trent’anni fa, un muro di meno – 488

1989, novembre.

per una coincidenza in quei giorni ero in Germania Est.

non è troppo interessante dire perché, ma è curioso: ero lì a conoscere il sistema scolastico della Repubblica Democratica Tedesca per una visita quasi ufficiale che mi era stata organizzata, in quanto preside, dall’Associazione per l’Amicizia con la DDR (credo che si chiamasse pressapoco così) – ironia della storia, vero?

in quella settimana di soggiorno mi godetti a Lipsia le più grandi manifestazioni di massa per la caduta del regime che avessi mai visto dopo quella per i funerali degli ammazzati nella strage di Piazza Loggia nella mia città 15 anni prima; e rientrai poco prima che a Berlino Est, qualche giorno dopo, venisse abbattuto il muro.

credo che equivocai sul grido Wir sind das Volk, Noi siamo il popolo, che 400mila persone scandivano tutti i giorni alle sei della sera nella piazza principale della città; ma li guardavo comunque con simpatia.

tre decenni che sono più di tre generazioni quasi, e forse anche di tre vite.

da qualche parte, forse, ma chissadove, ci deve essere il reportage che scrissi per Rossoscuola.

Stamps_of_Germany_(DDR)_1990,_MiNr_3315

. . .

se ci pensiamo oggi, potrebbe venirci il dubbio che il populismo sia nato in quei giorni lì, nei quali cadeva la democrazia che si definiva popolare e la democrazia dei soviet, che era diventata la caricatura di se stessa.

viene comunque voglia di non drammatizzare troppo se oggi, in nome della parola popolo, i popolo della terra si agitano come è inevitabile al crollo preannunciato del loro mondo di benessere – per quelli che si cono arrivati.

gridano tutti: prima noi, prima noi.

allora si distruggevano muri, ora si costruiscono di nuovo.

. . .

il muro di Berlino non impedì il crollo dell’Unione Sovietica, i nuovi muri di oggi faranno la stessa fine, cioè non serviranno a niente.

i muri non hanno impedito di fuggire, non impediranno a nessuno di entrare, e quando cercheremo dove fuggire dal riscaldamento globale, i muri non ci diranno dove andare.

anche i romani, alla fine del loro impero, si misero a costruire più di un muro di confine o limes, poi i barbari lo fecero a pezzi lo stesso.

depositphotos_5880019-stock-photo-antique-limes-wall-in-germany

Limes, il confine, Eredità Culturale Mondiale</em
in italiano, non a caso, si dice invecePatrimonioCulturale Mondiale


2 risposte a "trent’anni fa, un muro di meno – 488"

  1. 290
    MURO

    Il muro è fatto da singoli mattoni
    Il muro chiude fuori chi non è dentro
    Il muro chiude dentro chi non è fuori
    Il muro è duro come il muro
    Il muro resiste ai colpi che battono
    Le mura sono un muro al cubo
    Il muro può essere fatto di leggi
    Murare significa rinchiudere tra i muri
    Mettere al muro è fucilare
    I muri li fa il muratore, ma non solo
    Il muro si può scavalcare
    Il muro si può anche abbattere
    Abbattere i muri significa liberare.

    Il muro si può anche non costruire.

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