#greenWarren – 490

qualcuno di occupa del programma di Elizabeth Warren, la più credibile dei candidati democratici alle prossime presidenziali del 2020 (ma non è detto che non verrà sabotata, proprio per questo, dalla dirigenza del Partito Democratico, come già avvenuto tre anni fa a Sanders).

è una posizione molto critica quella che leggo: protezionismo imperialista, verde e moralmente superiore.
https://phastidio.net/2019/10/30/il-protezionismo-imperialista-verde-e-moralmente-superiore-di-elizabeth-warren/

e siccome mi sono fatto fregare troppe volte dalla propaganda democratica buonista negli ultimi anni, voglio rifletterci su.

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Seminerio afferma che la Warren, sul commercio internazionale tenta, con grande equilibrismo, di conciliare due aspetti della politica americana: l’internazionalismo illuminato ed il protezionismo.
Intrigante, no?

per Warren, per riuscire a vendere negli Usa, gli altri paesi dovranno dimostrare di rispondere a standard minimi non solo riguardo a lavoro e diritti umani ma a libertà religiosa, contrasto al cambiamento climatico (adesione all’Accordo sul clima di Parigi) con programma di riduzione di emissioni verificato da una parte terza, eliminazione di ogni sussidio pubblico a combustibili fossili, partecipazione al progetto di contrasto ad evasione ed elusione fiscale promosso dall’Ocse, non comparire nella lista di “manipolatori valutari” aggiornata dal Tesoro statunitense. Ed altro.
Prevista anche una border carbon tax per “equalizzare” le importazioni da paesi che non rispettano i programmi di riduzione della CO2.

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sinceramente, a me pare un buon programma, e non sarebbe male che qualcosa di simile venisse adottato anche dall’Unione Europea: noi per ora poniamo dei limiti quasi solo all’importazione di prodotti alimentari che devono avere requisiti standard dal punto di vista della sicurezza sanitaria.

è un punto che tra l’altro non vedo elencato tra quelli del programma Warren che cita Seminerio, ma è sicuramente il più importante: la lotta in corso contro l’Unione Europea da parte di Trump è, fra l’altro, anche lotta per imporci i prodotti alimentari americani che non rispondono a questi standard minimi di sicurezza secondo noi.

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Warren propone anche la riforma della WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, con la nuova designazione di “economia non sostenibile” per i paesi che hanno standard di lavoro ed ambientali troppo bassi.

dice la Warren:
Oltre a richiedere l’implementazione dell’accordo di Parigi sul clima e l’eliminazione di sussidi ai combustibili fossili come precondizione per qualsiasi accordo commerciale, ho già proposto un Green Marshall Plan per dedicare 100 miliardi di dollari ad aiutare altri paesi ad acquistare ed installare la tecnologia energetica pulita prodotta negli Stati Uniti.

a me pare che un progetto simile sia molto migliore della situazione attuale che, con l’unica limitazione appena vista, ci vede assolutamente indifferenti nel commerciare ai valori politici ed ambientali che diciamo di volere difendere.

quanto al Green Marshall Plan, per Seminerio è semplice imperialismo aggiornato:
La minaccia per le “famiglie americane” non sono certo i ragazzi del Bangladesh che cuciono palloni. Quindi è probabile che servirebbero nuove asticelle etiche per legittimare il protezionismo. Ma siamo certi che Warren troverebbe qualcosa di moralmente superiore anche contro l’Unione europea, alla bisogna.
Sempre se fossimo cinici, diremmo che quello di Elizabeth Warren è il programma di Trump solo più smart, green e moralmente superiore, persino nella nuova versione di imperialismo che promuove. 

critica di destra travestita da estremismo di sinistra: vecchio giochetto.

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ma Seminerio osserva, in questo giustamente, che gli stessi Stati Uniti non rispettano tutte le “condizioni” di Warren, e dovranno quindi adeguarsi.

ottimo, verrebbe da rispondere: sarebbero bello che gli USA si adeguassero per primi a nuovi standard ambientali.

la sua critica al Green Marshall Plan della Warren non è troppo argomentata, peraltro, e si riduce ad un punto solo:
Idea tanto suggestiva quanto pressoché inapplicabile nella realtà.
Se pensate che questo sia il libro dei sogni, lo è.
Ma è un libro dei sogni che attira molto interesse anche nelle nostre misere lande, dove ci si batte come leoni contro il “neoliberismo”, meglio se con molte b, e dove ci sono politici convinti che chiedere l’allineamento degli “standard” dei paesi da cui acquistiamo sia il modo per evitare un declino economico che appare ormai difficilmente reversibile.

ma ora la critica di Seminerio alla Warren diventa chiaramente di destra e usa come argomento principale la difesa del libero mercato: espressione di una visione del mondo stitica, per dirla in una parola abbastanza espressiva.

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come si vede chiaramente, al centro delle preoccupazioni di questo critico piuttosto acido non sta la gestione del riscaldamento globale, ma la lotta al declino economico dell’Occidente.

la mente poco fervida dell’autore di Phastidio.net non è sfiorata neppure lontanamente dall’idea che il cosiddetto declino economico sia la vera economia del futuro – condizioni climatiche permettendo -, cioè che stia spontaneamente cercando di nascere nei paesi avanzati una nuova forma di economia che non si fonda più sull’espansione presuntamente infinita dei consumi, ma sulla loro gestione intelligente e misurata.

eppure questa appare tendenza abbastanza comune nelle economie mature.

non è forse un logico sviluppo dei risultati ai quali sono arrivate? in società affluenti, tendenzialmente in via di invecchiamento della popolazione, dal benessere consolidato (mediamente parlando, anche se non equamente diffuso), qualcuno sa spiegarmi perché dovrebbe esserci quell’ulteriore incremento dei consumi dei ricchi, al quale tendono tutte le politiche economiche attuali, anziché mirare piuttosto ad una migliore eguaglianza sociale, semmai?

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ma Seminerio ha qualche altra strategia da proporre per realizzare quella urgente svolta verde dell’economia che è indispensabile per tentare almeno di contrastare il riscaldamento globale?

no, non ne ha: e sostanzialmente perché non gliene importa niente.

invece la prospettiva eventuale di avere, se fosse possibile, una presidente americana (finalmente donna!) che quanto meno è attenta a questi temi è già da sola una ragione sufficiente per fare il tifo per la sua elezione impossibile.

vedrete….

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del resto un presidente americano ecologista era già stato regolarmente eletto nel 2000:

era Al Gore, che non solo prevalse nel voto popolare, ma sarebbe stato eletto se i brogli elettorali del governatore della Florida, fratello del presidente eletto Bush, non avessero attribuito a lui i seggi decisivi di quello stato per proclamare eletto quest’altro (271 a 266).

poi la Corte Suprema americana rifiutò di riesaminare le schede che diedero col trucco 537 voti di maggioranza a Bush, perché non vi era tempo per farlo; lo fecero a loro spese dei giornalisti tempo dopo, però, e i  brogli furono provati.

inutile chiedersi che cosa sarebbe stata la storia del XXI secolo e del mondo senza questa che resta una vera e propria truffa elettorale, anche in un sistema costituzionale come quello americano che sembra fatto apposta per far vincere la destra repubblicana anche con una minoranza di voti e far perdere il Partito Democratico, se non ha una maggioranza più che netta.

AOC Green Dem-Communism


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