clima: per chi viaggia in direzione ostinata e contraria. – 491

il giorno nel quale Trump rende effettivo il ritiro degli USA dal Trattato di Parigi per la limitazione delle emissioni di gas serra, 11mila scienziati di tutto il mondo lanciano l’allarme più grave che si sia letto negli ultimi anni.

È un obbligo morale per noi scienziati lanciare un chiaro allarme all’umanità in presenza di una minaccia catastrofica. La Terra è in piena emergenza climatica. Indicibili sofferenze umane sono inevitabili.

avrebbero potuto farlo anche prima – ma non è detto che serva neppure adesso: il potere del mondo ce l’ha una cricca di maschilisti ignoranti che pensano di risolvere i problemi cercando di imporre il proprio paese contro gli altri, quando il pianeta e il suo destino sono comuni.

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chi mi legge non ha certo bisogno di ascoltare il mio parere per sapere quanto sia grave la situazione, anche alla luce della tendenziale uscita in tempi sia pure astronomici del pianeta Terra dalla fascia di abitabilità del sistema solare, che mi permetto di sottolineare, per diminuire l’arroganza antropocentrica di chi si ostina a ritenersi protagonista assoluto del destino del pianeta.

e questo rende ancora più urgente l’azione per contrastare la fine che attende comunque la civiltà umana entro un milione di anni al massimo: non molti considerando che è durato sei milioni di anni il percorso che ha portato a noi che ci definiamo sapiens sapiens, anche se alla fine siamo una variante di scimpanzé o pan: e siamo quindi verso la fine del percorso della nostra specie.

annoto per me, piuttosto, i dati nuovi di questo appello, e finalmente osservo che, sia pure all’ultimo punto, per la prima volta, a mia memoria, si ha il coraggio di parlare del suicidio demografico in corso: il che significa scontrarsi con le chiese che ancora sostengono la crescita demografica umana come comando di Dio.

6. Infine – sesta raccomandazione – c’è la crescita della popolazione, che continua. Bisogna invertire la rotta perché la popolazione umana aumenta ancora di oltre 200.000 persone al giorno. Ciò va fatto applicando approcci che garantiscano giustizia sociale ed economica.

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vengo infatti ad uno dei segreti meglio custoditi del dibattito sull’effetto serra, ed è il contributo diretto, biologico, prima che tecnologico, della massa della popolazione umana all’incremento del tasso di anidride carbonica nell’atmosfera; e c’è voluta tutta la mia mitica ostinazione per venire a capo dei dati – e spero di averli analizzati in modo giusto.

quando espiriamo emettiamo ogni volta nel nostro fiato il 4% di anidride carbonica, che manca quasi completamente nell’aria inspirata; e siccome respiriamo circa 20 volte al minuto circa mezzo litro d’aria alla volta, questo significa che produciamo in tutto 10 litri d’aria espirata al minuto: emettendo il 4% di anidride carbonica ogni volta, in due ore e mezza produciamo un litro di anidride carbonica: è in questo modo che espelliamo principalmente i grassi che consumiamo, trasformandoli in gas, mentre li bruciamo nel nostro corpo.

così facendo, ogni essere umano produce circa 10 litri di anidride carbonica al giorno, e siccome ogni litro di CO2 gassosa pesa 2 grammi, questi corrispondono a circa 20 grammi di anidride carbonica pro capite al giorno: 7 kg all’anno a testa per più di 7 miliardi di persone: sono 50 milioni di tonnellate di CO2 l’anno prodotte dalla semplice respirazione umana.

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fino a questo momento abbiamo portato il livello dell’anidride carbonica nell’aria a 30 miliardi di tonnellate, per una concentrazione di CO2 di più di 400 parti per milione; per limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi, secondo quanto previsto dagli accordi di Parigi, rinnegati da Trump, occorre non superare il limite di 450 ppm – a cui ci siamo peraltro avvicinando piuttosto rapidamente: siamo a 416 ppm adesso.

in poche parole, abbiamo a disposizione soltanto altri 4 miliardi di tonnellate di CO2 da riversare in atmosfera; al ritmo di 50 milioni di tonnellate in più l’anno soltanto per la respirazione umana, questo significa mezzo miliardo di tonnellate in più ogni decennio semplicemente per i nostri fiati; e in mancanza di altre misure, basterebbero soltanto ottant’anni per raggiungere il limite soltanto a forza di respirare.

naturalmente questo discorso è semplificato al massimo e ampiamente discutibile (sperando che almeno i calcoli non siano sbagliati): sia perché troppo positivo, dato che, oltre all’anidride carbonica prodotta dalla respirazione umana, si deve calcolare quella prodotta dagli altri esseri viventi e in particolare, per quel che riguarda noi, dagli animali da allevamento: e poi perché non tiene conto degli altri gas che producono riscaldamento globale e che vengono calcolati in equivalenti della CO2; sia perché, dal lato opposto, non tiene conto delle residue capacità di assorbimento delle piante, degli oceani e di altri fattori, senza i quali saremmo spacciati.

tra l’altro studi recenti hanno rivelato il ruolo sorprendentemente decisivo che hanno nella riduzione della CO2 le balene, che ne sono un potentissimo fattore di assorbimento, ma che noi stiamo sterminando, indifferenti al loro valore ecologico insostituibile.

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le altre raccomandazioni degli scienziati sono queste:

1. La prima riguarda il settore energetico. Bisogna sostituire i combustibili fossili con fonti rinnovabili a basse emissioni, lasciare sotto terra le rimanenti scorte di gas e petrolio, eliminare i sussidi alle compagnie petrolifere, e imporre tasse sul carbonio sufficientemente elevate per scoraggiare l’impiego degli idrocarburi.

2. La seconda comporta la riduzione, e rapida, di emissioni di metano, polveri sottili, idrofluorocarburi e altri inquinanti climatici non persistenti. Questo potrebbe ridurre di oltre il 50% la tendenza al riscaldamento globale a breve periodo.

3. Poi, terza, viene la natura. Secondo gli esperti si deve ripristinare e proteggere ecosistemi come foreste, praterie, torbiere, zone umide e mangrovie e consentire a questi ecosistemi sequestrare l’anidride carbonica atmosferica.

4. Tocca poi al cibo, la quarta raccomandazione. Come nel recente rapporto IPCC, il nostro modo di mangiare sta erodendo le riserve del pianeta. È necessario passare ad una dieta più bilanciata e a base di vegetali (riducendo soprattutto le carni rosse). Il cambiamento dietetico ridurrebbe notevolmente le emissioni di metano e altri gas serra e consentirebbe la coltivazione di cibo per il nostro consumo piuttosto che per l’alimentazione del bestiame.

5. La quinta tocca l’economia. È arrivato il momento di convertirsi a una economia carbon-free per riavvicinare l’umanità alla biosfera e allontanarla dall’obiettivo, ormai superato, incentrato sulla crescita del prodotto interno lordo. Solo così si possono sfruttare gli ecosistemi in modo da mantenere a lungo la sostenibilità delle risorse della biosfera. Pensare che l’economia non sarà toccata dalla crisi climatica è una illusione: la crisi climatica colpirà anche il mondo della finanza. I fallimenti delle banche saranno più frequenti.

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aggiungo un punto, pure frequentemente trascurato, e anche qui: quanto pesa la rete informatica nel bilancio energetico globale e dunque sull’inquinamento da gas serra?

e in particolare quale è il peso dello sviluppo delle criptovalute e dell’intelligenza artificiale in questo bilancio?

le criptovalute, come è noto, hanno un peso energetico imponente; quanto all’intelligenza artificiale, cito:

Per assimilare una cosa tanto complessa come il linguaggio è necessario processare un’immensa quantità di dati. Un approccio comune consiste nel far in modo che il sistema legga migliaia di milioni di testi per vedere il significato delle parole e la costruzione delle frasi. Questo richiede un’enorme capacità di elaborazione, memorizzazione ed energia. Ciò non significa che il sistema comprenda quello che legge, ma alla fine potrà imitare l’uso che noi facciamo del linguaggio.
Lo studio fa un paragone con altre fonti di emissioni di CO2. Un’automobile, ad esempio, emette in media 57 tonnellate di CO2 nel suo ciclo di vita. L’addestramento di un’unità di intelligenza artificiale che sia in grado di decifrare e padroneggiare il linguaggio potrebbe richiedere l’emissione di 284 tonnellate di carbonio, vale a dire cinque volte di più. Questo equivale a 315 volte le emissioni di un volo da una costa all’altra degli Stati Uniti e a 56 volte il consumo medio di energia di un essere umano in tutta la sua vita.
Le grandi imprese di piattaforme digitali, come Amazon, Microsoft e Google, cercano di fare in modo che parte dell’energia da loro utilizzata provenga da fonti rinnovabili, ma questo non è neppure lontanamente sufficiente di fronte alla crescita esponenziale della domanda che provocano.
Per quanto grave, questo è solo uno degli esempi della mostruosa domanda di energia per lo sviluppo dell’era digitale, che si aggiunge ad altri impatti che generalmente non vengono associati ad essa.

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insomma, ci sono tutti i presupposti per essere consapevolmente pessimisti; ma questo non significa affatto che si debba essere anche rassegnati.

continuiamo a muoverci in direzione ostinatamente contraria.

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14 risposte a "clima: per chi viaggia in direzione ostinata e contraria. – 491"

  1. “eliminare i sussidi alle compagnie petrolifere, e imporre tasse sul carbonio sufficientemente elevate per scoraggiare l’impiego degli idrocarburi.”
    “allontanarla dall’obiettivo, ormai superato, incentrato sulla crescita del prodotto interno lordo.”
    Ci volevano degli scienziati, per spiegare alle torme di ecologisti “comprate una borraccia per salvare il pianeta!” che il problema ecologico è innanzitutto un problema economico. Ed il problema è che, come cantavano i Ratti della Sabina, “c’è chi pranza e cena, e chi ha il pane a malapena”: leggevo tempo fa che tutti i governi del mondo sono d’accordo a ridurre le emissioni, ma purché a ridurle siano gli altri. Stiamo anteponendo il nostro benessere artificiale alla sopravvivenza della nostra specie, e lo stiamo facendo con gusto: ed infatti chi vince le elezioni è chi parla di “restituire potere d’acquisto”, chi nega il riscaldamento climatico e chi addita come nemico le vittime di questa catastrofe che il nostro benessere ha causato.

    Scusa le banalità.

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    1. su queste cose stiamo tutti dicendo cose banali e nel modo più banale possibile, visto che pare che serva la banalità per farsi capire da una cerchia più ampia di persone.

      non serve a molto: l’essere umano decide in base agli interessi e agli appetiti, non in base alla razionalità.

      ed oggi è facile diventare popolari proprio chiamando il popolo a protestare contro chi cerca dei rimedi, che sono ovviamente anche delle limitazioni.

      occorrerà che la gente cominci a morire, qui, e non in Africa o in Medio Oriente, perché si smuova qualcosa?

      ammesso e non concesso che allora la gente ci veda chiaro e non preferisca dare la colpa al Soros di turno, allora però sarà troppo tardi: l’effetto serra è cumulativo e tende ad autoalimentarsi nei tempi brevi e medi; poi, oltre un certo limite diventa irreversibile; sul pianeta Venere pare sia successo 700 milioni di anni fa, secondo le ultime ricerche, e che prima quel pianeta fosse verde ed abitabile.

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  2. Quindi se si facesse fuori metà della popolazione terrestre potremmo stare molto meglio. Per cui chi si adopera in tal senso è un benefattore! E’ un paradosso ma se effettivamente fossimo la metà non solo respireremmo meno ma consumeremmo anche molto meno e quindi bruceremmo molto meno. Fa pensare questa cosa…

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    1. non dico proprio di farla fuori, eh? anche se di sicuro chi non fa niente contro l’effetto serra, conta che sia questo a risolvergli il problema.

      ma un bel blocco delle nascite servirebbe molto, anche se oramai è troppo tardi e andava fatto forse trent’anni fa, o forse anche prima, quando uscì I limiti dello sviluppo nel 1973.
      solo che un crollo delle nascite mette in crisi il sistema pensionistico e come hanno visto anche in Cina, dove hanno dovuto abbandonare la politica del figlio unico.

      non rimarrebbe – dico come Swift diceva di mangiare i neonati per risolvere il problema della carestia, cioè sarcasticamente – che imporre una dolce morte agli ultra 65, così risolviamo anche il problema delle pensioni troppo basse… 🙂 – autolesionista, eh?

      in mancanza, possiamo sempre contare su qualche violenta epidemia, oppure, al limite, sulla guerra nucleare; o infine su una nuova glaciazione, che dovrebbe in effetti arrivare, ma che ci creerebbe problemi opposti.

      scusa se rido amaro.

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      1. Propongo un emendamento per elevare l’età della dipartita almeno a 75.
        Ricordi quel film dove, dopo una catastrofe nucleare, i superstiti erano andati a vivere sotto terra però ad un certo punto venivano “terminati” (da giovani, peraltro)?
        Certo la crescita demografica sembra inarrestabile, le proiezioni sono impressionanti, e la regolazione non è all’ordine del giorno… quindi per via “naturale” realisticamente c’è da aspettarsi poco.
        Nell’attesa di una catastrofe liberatoria, cerchiamo di limitare i danni… quello che c’è da fare ormai lo sanno tutti, ci vuole solo la volontà di farlo…

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        1. l’emendamento non mi garba molto, perché mi lascerebbe poco più di tre anni davanti e non mi bastano per finire di sistemare tutto quello che ho scritto finora, aahah, mentre un limite che ho alle spalle mi pare che mi dia invece una specie di sicurezza psicologica strana…, come se dovessero cominciare ad applicarlo soltanto a quelli che devono ancora varcarlo, ahha

          certo, se un limite simile esistesse, poi occorrerebbe prevedere qualche eccezione particolare per persone delle quali sarebbe un peccato privarsi in anticipo, metti Lino Banfi, rappresentante permanente dell’Italia presso l’UNESCO, e a quel punto saremmo al punto di prima..; poi immaginarsi che cosa succederebbe se la decisione dovesse essere affidata ai nostri politici…

          è evidente che siamo di fronte a problemi insolubili: dopotutto siamo soltanto scimmie ammaestrate, e perdipiù da noi stessi scimmie.

          credo che noi siamo stati una generazione molto fortunata: la catastrofe liberatoria ci può togliere oramai poco, per quanto possa essere prossima, e la lasciamo in eredità a figli e nipoti.

          non sono però niente affatto sicuro che tutti sappiano quello che c’è da fare (io per esempio non lo so):
          qualcuno non sa nemmeno che il problema esiste,
          qualcuno lo sa così vagamente che è come se non lo sapesse,
          qualcuno lo sa ma non ci crede,
          qualcuno lo sa ma fa finta di non crederci perché non gli importa niente degli esseri umani del futuro,
          qualcuno lo nega anche,
          o perché è convinto che la terra sia anche piatta
          o per gusto di fare l’eccentrico,
          qualcuno lo sa bene, ma è come se non lo sapesse,
          qualcuno non ha le capacità logiche per ragionarci su,
          qualcuno non ha conoscenze specifiche,
          qualcuno crede al signoraggio bancario e preferisce occuparsi di questo,
          qualcuno crede di avere capito tutto,
          qualcuno ha capito tutto e si è già suicidato prima…

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  3. “in un caso solo i cadaveri producono grandi quantità di anidride carbonica: quando vengono bruciati”
    cos’è la decomposizione se non un enorme banchetto per vermi, batteri, funghi, acari, e insetti vari? essendo la maggior parte di questi organismi aerobi come lo siamo noi uomini, emettono anidride carbonica proprio come noi.
    Solo in caso di fossilizzazione il carbonio organico non torna in atmosfera sotto forma di co2, ma la fossilizzazione è cosa rara.

    Per questo bruciare carbone o petrolio a mio modo di vedere è diverso dal bruciare legna (o altra materia organica), il legno nella stragrande maggioranza dei casi, in tempi relativamente brevi rilascia comunque anidride carbonica (e altri gas serra) anche se viene lasciato decomporre nel bosco, il carbone/petrolio invece solo se lo bruci. E affinchè il combustibile fossile si riformi spontaneamente ci vorranno milioni di anni, mentre il ciclo del legno è molto più rapido.
    Ma questa è solo teoria, ovviamente la nostra economia energivora non potrebbe mai funzionare a legna (se per assurdo fosse possibile, si verrebbero a creare disastri ecologici anche peggiori del global warming), l’esempio mi serve solo per spiegare perchè piantare alberi non può essere una soluzione.

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    1. tu dici che, se il cadavere non produce direttamente anidride carbonica, la producono gli organismi che se ne cibano: ci può stare, ma se hai giudicato irrilevante la CO2 prodotta dalla respirazione di un essere umano nel corso della sua vita, figurati quanto rilevante potrebbe essere quella prodotta dai vermi che si cibano del suo cadavere… (qui siamo passati, decisamente, ad argomenti splatter).

      piantare alberi non è certamente LA soluzione, al livello di produzione di CO2 al quale siamo arrivati, ma certamente ne riduce l’impatto, per quanto già detto; in questo senso è certamente UNO strumento efficace, per consenso universale degli scienziati, del resto.

      buona serata.

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      1. Certamente anche l’anidride carbonica rilasciata dai vermi è irrilevante nel bilancio dell’ecosistema, quello che volevo dire è che il principale fattore perturbante nel bilancio della co2 è la combustione di fossili(carbone, petrolio) e gas naturali. L’aumento della popolazione mondiale sicuramente contribuisce al global warming, ma perché abbiamo bisogno di tantissima energia per garantire un certo standard di “benessere materiale” a quante più persone possibile, e perché il sistema agricolo necessario per produrre cibo in abbondanza per tutti produce molti gas serra(non solo co2, ma anche protossido di azoto e metano). Non certo perché espiriamo anidride carbonica!

        Per quanto riguarda il piantare alberi, secondo me viene promosso perché è facile(piantare senza curarsi se ci siano o meno le condizioni affinché gli alberi crescano è facilissimo) e mette tutti con la coscienza a posto senza alcuno sforzo in ricerca scientifica, senza bisogno di rinunciare a nulla, anche se probabilmente non serve a un bel niente(dal punto di vista del riscaldamento globale intendo).Un po’ come i veicoli elettrici, che vengono tanto promossi solo perché funzionali al mercato, ma del tutto ininfluenti ai fini di mitigare il global warming.

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        1. primo punto. sono sgomento: ho forse detto che la CO2 prodotta dalla respirazione umana è il fattore più grave che produce l’effetto serra? assolutamente no; ma non è neppure un fattore totalmente trascurabile: infatti ho detto che a popolazione invariata (nota bene. invariata e non crescente!, altrimenti i tempi si dimezzano) occorrerebbero 80 anni a raggiungere il livello di CO2 nell’atmosfera che gli accordi di Parigi considerano il limite massimo accettabile; con le altre attuali fonti di inquinamento, invece, basterà una decina d’anni. però, siccome da anni rifletto che senza blocco della crescita demografica ogni lotta all’effetto serra è inefficace, ho voluto festeggiare che per la prima volta si affronti il tema anche da parte degli scienziati.
          e questo significa che il Vaticano, ad esempio, non basta che faccia un’enciclica ecologista, ma deve cambiare la propria morale sessuale e la propria etica familiare.

          2) non c’è una soluzione sola al riscaldamento globale, a meno che non vogliamo pensare ad una guerra atomica, col conseguente inverno nucleare. piantare gli alberi può essere quello che dici tu, fermare la distruzione delle foreste (che dipende soprattutto dallo sviluppo demografico) è già più significativo. comunque anche piantare alberi serve, purché non si pensi di risolvere l’effetto serra così.

          3) sono d’accordo con te: gira molto buonismo ecologista stupido che pensa di risolvere il problema facendo qualche fioretto qua e là; ma ovviamente il peggio è chi ha deciso di lasciarlo fare, e pensa di morire prima di vederlo.

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  4. Scusa, ma la questione della respirazione umana mi sembra una stronzata, o per dirla in maniera meno volgare un falso problema. Da dove viene l’anidride carbonica che espiriamo? per semplificare, fondamentalmente dal cibo!
    Se invece di mangiarlo lasciassimo il nostro cibo nei campi, e facessimo morire gli animali di vecchiaia cosa succederebbe? che il cibo andrebbe in decomposizione.
    E con la decomposizione cosa avviene? viene liberata anche anidride carbonica!
    Insomma, il ciclo biologico del carbonio è un ciclo chiuso.

    Dunque per lo stessi principio anche piantare alberi purtroppo è una falsa soluzione, che al massimo può servire a mitigare leggerissimamente il problema, a prendere qualche anno di tempo, ma se continuiamo a bruciare combustibili fossili (carbonio stoccato nel sottosuolo da centinaia di milioni di anni, da molto prima che esistesse la specie umana), è tutto vano.

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    1. scusa, ma questa volta hai fatto una obiezione che veramente non sta in piedi e oltretutto ti tiri la zappa sui piedi da solo!

      certo che il ciclo del carbonio è chiuso, come quello di ogni altro elemento, esclusi quelli radioattivi che decadono in altri elementi: ti risulta che il carbonio possa diventare ferro o piombo?
      ma l’anidride carbonica, evidentemente, non è il carbonio, e il suo non è affatto un ciclo chiuso!

      se noi prendiamo, appunto, del carbonio contenuto in altre combinazioni e lo trasferiamo nell’anidride carbonica, con la combustione o con la respirazione (che è sempre una forma di combustione controllata, in ultima analisi), aumentiamo l’anidride carbonica che c’è, e soprattutto quella che c’è nell’aria (o sciolta negli oceani), visto che sulla terra l’anidride carbonica esiste principalmente allo stato di gas.

      se non fosse così, perché ti preoccupi tanto della fine che fanno i combustibili fossili? tanto, bruciandoli, il carbonio non aumenta, no?
      verissimo: infatti aumenta solo l’anidride carbonica nella quale finisce il carbonio che in loro era contenuto in altre combinazioni, cioè in altre sostanze.

      e le piante che cosa fanno, allora? semplice: alla luce del sole respirano anidride carbonica e assimilano il carbonio, per crescere, scomponendo la CO2 ed emettendo ossigeno: lo fanno per tutto l’arco secolare della loro esistenza.
      in altro modo e attraverso processi che sarebbe lungo spiegare, anche le balene accumulano nel proprio corpo l’anidride carbonica sciolta nell’oceano che si trasferisce nel plancton del quale si nutrono ed accumulano così enormi quantità di carbonio nel proprio corpo, che è formato anche di quello; quando muoiono poi depositano sul fondo dell’oceano i loro corpi, che sono diventati dei filtri di gigantesche quantità di anidride carbonica che loro hanno scisso trasferendo il carbonio in altre sostanze, di nuovo.

      vero è che poi tutti i corpi viventi, basati sul carbonio, si decompongono alla morte, e restituiscono il carbonio all’ambiente, ma il CARBONIO, non l’anidride carbonica, perché non risulta che questa sia tra i prodotti principali della decomposizione; in un caso solo i cadaveri producono grandi quantità di anidride carbonica: quando vengono bruciati.

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