il Testimonium slavianum, in margine alla sesta testimonianza – L’annuncio del nuovo regno 15 – 495

a questo punto della mia ricerca sulL’Annuncio del Nuovo Regno, il nucleo originario del Vangelo secondo Giovanni, non posso sfuggire ad una domanda: di fronte a quest’ultima testimonianza che parla di un Jeshu in contrasto (parziale) con i suoi fratelli, come si può ancora sostenere che questa figura è mitica?

è vero che il tema è biblico, nella parte finale del libro della Genesi: qui Giuseppe è il figlio di secondo letto di Giacobbe, prediletto dal padre, e per questo i fratelli, o meglio fratellastri, prima cercano di ucciderlo e poi lo vendono come schiavo in Egitto, in una storia peraltro alquanto confusa, essendo la fusione di due antiche versioni differenti, elohista e jahvista.

però questo non è sufficiente a spiegare un riferimento così concreto nelL’Annuncio del Nuovo Regno, che peraltro sembra ideologicamente più vicino ai fratelli, che lo spingono all’azione, che a Jeshu stesso, presentato in tutta questa testimonianza in una luce non del tutto positiva.

insomma, se fossimo di fronte all’invenzione dal nulla di una figura ideale, questi particolari non si spiegherebbero bene.

. . .

ma che effetti ha, allora, questa testimonianza sulla mia ipotesi?

io penso che in questo testo – questo primo evanghelion, “vangelo” cioè Annuncio del Nuovo Regnoche a mio parere è il più antico che traccia la sua storia – la figura di Jeshu sia l’immagine che nasce di una mescolanza di episodi che riguardano figure diverse e in parte sono inventati (ma non qui, evidentemente), e che questa sia stata presa come base per le invenzioni successive degli altri “vangeli”, quando il significato politico esatto della parola si era in parte offuscato.

ma allora si ritorna all’eterna domanda: come è possibile che questa figura, almeno per la parte in cui si riferiscono di lei fatti realmente accaduti, non sia mai nominata nelle due accurate e dettagliate opere dello storico quasi contemporaneo Giuseppe Flavio? sostengo infatti che il cosiddetto testimonium flavianum, che accenna a lui, è un falso del IV secolo, dovuto a Eusebio di Cesarea, quando sistematizzò il quadro “storico” della figura di Jeshu…

il silenzio dello storico ebreo del primo secolo non si giustifica: dobbiamo quindi necessariamente identificare la figura di Jeshu, o almeno dello Jeshu di cui si parla qui, con qualche personaggio citato da lui?

insomma, sono costretto a ritornare su una questione che avevo già affrontato, per approfondirla di nuovo, ma sperabilmente senza dover rinnegare le affermazioni fatte sinora…

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il testo tramandato della parte delle Antichità Giudaiche che citerebbe Jeshu è questo – lo riporto ancora una volta:
Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se pure bisogna chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a se molti Giudei e anche molti dei Greci. Egli era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunciato i divini profeti queste e migliaia di altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani.
18.3.3

è da escludere tassativamente che in questa forma il testo possa essere autentico; Giuseppe Flavio sosteneva, dopo la fine della guerra giudaica, nella quale aveva combattuto contro i romani, salvandosi fortunosamente la vita, che l’unto di Dio, cioè in ebraico il mashiah, in greco il Christòs, cioè il re di Israele, che le profezie ebraiche avevano predetto come proveniente dalla Palestina, come era ovvio per gli ebrei, era nessun altro che l’imperatore Vespasiano Flavio, da cui aveva addirittura preso il suo nuovo nome romano: che qui affermasse che era invece il povero predicatore ucciso, come si diceva, dai romani, è assolutamente impensabile.

Origene, vissuto circa un secolo prima di Eusebio, scrive in varie opere che Giuseppe Flavio non credeva che Jeshu fosse il messia, e nessun altro autore cristiano prima di Eusebio fa mai riferimento a questo passaggio, quello esattamente delle Antichità Giudaiche che lui cita – a modo suo! –  nella sua Storia della chiesa.

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del resto nell’opera di Giuseppe Flavio il passo interrompe in modo incongruo la narrazione dei fatti principali avvenuti in Palestina sotto il governo di Pilato, e questi sono raccontati nella stessa sequenza nella sua prima opera, La guerra giudaica, qui senza nessun riferimento a Jeshu, anche se vi è poi un codice antico che inserisce arbitrariamente in questo contesto il Testimonium Flavianum letteralmente (a conferma di una certa disinvoltura degli amanuensi nella ricopiatura dei testi).

si aggiunga, infine, la strettissima vicinanza, decisamente sospetta, di questo passo ad uno del Vangelo secondo Luca:
Gesù il Nazareno che fu profeta potente in opere e parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
Lc 24:19-23

ma il Vangelo secondo Luca appartiene al II secolo, secondo quanto attesta indirettamente Papia, che non lo conosce tra le opere cristiane del suo tempo, attorno al 130: e allora era questo Vangelo che si ispirava forse a Giuseppe Flavio, vissuto nel secolo precedente? 

ma no: è molto più logico pensare che il falsario tardo manipolatore delle Antichità Giudaiche si sia ispirato a Luca; l’ipotesi che entrambi avessero una terza fonte comune non porta da nessuna parte.

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qualcuno sostiene, però, che effettivamente Giuseppe Flavio avesse citato Jeshu qui, ma in una forma ben diversa, che – eliminando interpolazioni cristiane successive – potrebbe essere ricostruita in questo modo:
“Ci fu verso questo tempo Jeshu, uomo saggio: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé molti Giudei e anche molti dei Greci. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. [Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani.]”

ma forse si dovrebbe considerare interpolata anche l’ultima frase che ho messo fra parentesi quadre.

ma ci rendiamo ben presto conto che attribuire a Jeshu anche soltanto opere straordinarie e la predicazione della verità rimane incompatibile con l’ortodossia ebraica di cui Giuseppe Flavio è rappresentante.

che cosa ci resterebbe a questo punto di autentico?

“Ci fu verso questo tempo Jeshu, uomo saggio ed attirò a sé molti Giudei e anche molti dei Greci. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato”.

sì, ma pare plausibile che Giuseppe Flavio interrompa la narrazione serrata dei gravi problemi politici suscitati dal modo di governare di Pilato per inserire una notazione così insignificante, obiettivamente? no.

e da che cosa risulterebbe mai, a Giuseppe Flavio, che Jeshu avesse avuto l’adesione anche di greci, visto che mai le altre fonti cristiane ne parlano, pur se avrebbero per prime l’interesse a farlo, e questa caratterizzazione del cristianesimo si adatta molto meglio a sviluppi ben più tardi del movimento? ed è strettamente legata alla figura di Paolo, formatasi a sua volta nella prima metà del secolo secolo, sostengo io…

per non dire che, comunque, questo Jeshu uomo saggio e maestro, è incompatibile col personaggio su cui stiamo leggendo le testimonianza delL’Annuncio del nuovo Regno: uno che provoca tumulti, attacca il tempio, polemizza con gli esponenti della religione ufficiale ebraica e che sembra quasi che venga lapidato per le sue affermazioni, più che essere crocifisso da Pilato (almeno in questa sesta testimonianza).

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è vero però che nell’alto Medioevo circolava nel mondo arabo una versione del testo che era effettivamente identica a quella che alcuni studiosi moderni ricostruiscono come possibile redazione originale non cristiana del passo.

Similmente dice Giuseppe l’ebreo, poiché egli racconta nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: “ci fu verso quel tempo un uomo saggio che era chiamato Gesù; egli dimostrava una buona condotta di vita ed era considerato virtuoso (oppure: dotto) ed aveva come allievi molta gente dei Giudei e degli altri popoli. Pilato lo condannò alla crocifissione e alla morte, ma coloro che erano stati suoi discepoli non rinunciarono alla sua dottrina e raccontarono che egli era loro apparso tre giorni dopo la crocifissione ed era vivo ed era forse il Messia del quale i profeti hanno detto meraviglie.”
Agapio di Ierapoli, nella Storia Universale, una cronaca del mondo dalle origini sino al 941-42 d.C. scritta in arabo e databile al X secolo dopo Cristo

ma è evidente che in un ambiente islamico Agapito aveva soltanto anticipato le riflessioni dei critici moderni, alla luce del buon senso, e aveva cercato, come molti di loro, di salvare l’autenticità del testo, correggendolo in modo da eliminare le incongruenze più vistose, almeno: ma questo non significa che avesse davvero a disposizione un testo dell’opera non manipolato, simile a questo, ed è evidente che anche nella versione araba vi sono delle interpolazioni.

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insomma, questa particolare versione dimostra soltanto quanto era facile manipolare questo passo, come del resto risulta da altre testimonianze:
In epoca medievale uscì spudoratamente una versione ebraica detta di Yosef ben Gorion (Yosippon) che risultò essere chiaramente un falso di fabbricazione ebraica.
Schlomo Pines ha poi dimostrato con una prova storica tangibile che esistevano delle versione arabe delle Antichità in cui il testimonium appariva in forma diversa, forse meno corrotta delle tradizionali versioni greche di Giuseppe Flavio.

Esiste poi una versione delle Antichità in antica lingua slava, chiaramente interpolata in più punti e in molte parti del tutto inattendibile.

https://digilander.libero.it/Hard_Rain/storia/Testimonium.htm

. . .

ma proprio di questa vorrei ora occuparmi, per concludere.

è il cosiddetto Testimonium Slavianum, documentato in codici molto tardi, tra il XV e il XVIII secolo, ma linguisticamente più antico.

download (1)

vediamone prima di tutto il testo, (ritradotto da me dal francese, quindi esposto a tutti i rischi di una traduzione plurima):

“A quel tempo apparve un uomo, se uno poteva chiamarlo così, la sua natura era umana, ma il suo aspetto più che umano, fece miracoli sorprendenti. [Tuttavia, data la natura che condivide con noi non lo chiamerò un angelo.] Tutto ciò che ha realizzato con il potere nascosto è stato con la forza della sua parola.
Alcuni dissero: “Il nostro primo legislatore – Mosè – è risorto, ha compiuto molte guarigioni”, altri dicevano che era un messaggero di Dio.
Eppure in molti modi ha disobbedito alla legge e non osservò il sabato secondo l’usanza degli antenati.
[D’altra parte, non ha fatto nulla di vergognoso o [incantesimi] con le sue mani; il discorso era il suo unico strumento.]
Molte persone lo hanno seguito e ascoltato il suo insegnamento; molte anime furono commosse, nel pensiero che le tribù ebraiche da lui potevano essere liberate dal giogo romano.
Di solito si trovava di fronte alla città, sul Monte degli Ulivi, e lì guariva.
Intorno a lui, aveva 150 discepoli e una moltitudine di persone.
Questi ultimi, vedendo che poteva fare ciò che voleva con la parola, gli rivelarono il loro desiderio: che doveva entrare in città, uccidere i soldati romani e Pilato e regnare su di loro.
[Ma non ci disprezzava.]
Quando i capi degli ebrei furono informati di ciò che stava accadendo, si incontrarono con il sommo sacerdote. “Siamo”, dissero, “troppo deboli per resistere ai romani. Ma poiché anche un arciere bendato ci può distruggere, comunichiamo a Pilato ciò che abbiamo saputo e ci lascerà in pace; poiché se lo viene a sapere dagli altri, saremo uccisi e derubati dei nostri beni e i nostri figli saranno dispersi”.
Così andarono e riferirono a Pilato.
Quest’ultimo mandò soldati e fece uccidere molte persone.
Fece poi portare l’autore dei miracoli davanti a sé e, dopo un’inchiesta, pronunciò un giudizio: [è un benefattore,] non è un malfattore, né un ribelle, né un aspirante alla regalità. E lo lasciò andare[, perché aveva guarito sua moglie morente].
E quello tornò dove si trovava di solito a fare le sue solite opere. E poiché più persone si radunavano attorno a lui, si vantava ancora di più con le sue azioni.
I dottori della Legge, divorati dall’invidia, diedero a Pilato 30 talenti per metterlo a morte. Questi prese i soldi e lasciò che facessero quello che volevano.
Lo presero e lo crocifissero secondo la legge degli imperatori.

è del tutto evidente che neppure questo testo può essere una versione originale di Giuseppe Flavio, anche perché ha dei punti di contatto, anche se molto vaghi, con la falsificazione di Eusebio: li ho evidenziati in corsivo, e sono davvero pochi.

altri passaggi, che ho indicato tra parentesi quadre, sono altrettanto evidentemente glosse e commenti inseriti nel testo; gli ultimi tre capoversi, invece, rappresentano una versione alternativa della stessa storia, inserita per conciliarla in qualche modo con la versione cristiana ufficiale.

. . .

per me la cosa sorprendente, tuttavia, è che, depurando il testo da queste manipolazioni eterogenee, ci troviamo di fronte ad una versione narrativa coerente e nettamente alternativa rispetto alle narrazioni evangeliche:

“A quel tempo apparve un uomo, fece miracoli sorprendenti. Tutto ciò che ha realizzato con il potere nascosto è stato con la forza della sua parola.
Alcuni dissero: “Il nostro primo legislatore – Mosè – è risorto, ha compiuto molte guarigioni”, altri dicevano che era un messaggero di Dio.
Eppure in molti modi ha disobbedito alla legge e non osservò il sabato secondo l’usanza degli antenati.
Molte anime furono commosse, nel pensiero che le tribù ebraiche da lui potevano essere liberate dal giogo romano.
Di solito si trovava di fronte alla città, sul Monte degli Ulivi, e lì guariva.
Intorno a lui, aveva 150 discepoli e una moltitudine di persone.
Questi ultimi, vedendo che poteva fare ciò che voleva con la parola, gli rivelarono il loro desiderio: che doveva entrare in città, uccidere i soldati romani e Pilato e regnare su di loro.
Quando i capi degli ebrei furono informati di ciò che stava accadendo, si incontrarono con il sommo sacerdote. “Siamo”, dissero, “troppo deboli per resistere ai romani. Ma poiché anche un arciere bendato ci può distruggere, comunichiamo a Pilato ciò che abbiamo saputo e ci lascerà in pace; poiché se lo viene a sapere dagli altri, saremo uccisi e derubati dei nostri beni e i nostri figli saranno dispersi”.
Così andarono e riferirono a Pilato.
Quest’ultimo mandò soldati e fece uccidere molte persone.
Fece poi portare l’autore dei miracoli davanti a sé e, dopo un’inchiesta, pronunciò un giudizio: non è un malfattore, né un ribelle, né un aspirante alla regalità. E lo lasciò andare.

questo racconto è molto chiaro, lucido e coerente: proviene chiaramente da un ambiente ebraico, come mostra il riferimento polemico alla mancata osservanza del sabato, che viene ripetutamente sottolineata come caratteristica del comportamento di Jeshu anche nelL’annuncio del Nuovo Regno ed era tipica della corrente essenica dei nazareni.

e tuttavia l’analisi di questa figura – di cui non si fa il nome! – è condotta con molto equilibrio e con un certo distacco.

ma soprattutto colpiscono alcuni punti di contatto con quello che Giuseppe Flavio racconta del profeta egiziano.

e qui mi scuso di riportare di nuovo questi passi delle sue due opere storiche, facendoli seguire secondo l’ordine cronologico della loro composizione:

Libro 2, 261 – 13, 5. Ma guai ancor maggiori attirò sui giudei il falso profeta egiziano. Arrivò infatti nel paese un ciarlatano che, guadagnatasi la fama di profeta, raccolse una turba di circa trentamila individui che s’erano lasciati abbindolare da lui, 262 li guidò dal deserto al monte detto degli ulivi e di lì si preparava a piombare in forze su Gerusalemme, a battere la guarnigione romana e a farsi signore del popolo con l’aiuto dei suoi seguaci in armi.
263 Felice prevenne il suo attacco affrontandolo con i soldati romani, e tutto il popolo collaborò alla difesa sì che, avvenuto lo scontro, l’egizio riuscì a scampare con alcuni pochi, la maggior parte dei suoi seguaci furono catturati o uccisi, mentre tutti gli altri si dispersero rintanandosi ognuno nel suo paese.
La Guerra giudaica, Libro 2

169 In quel tempo venne dall’Egitto a Gerusalemme un uomo che diceva di essere un profeta e suggeriva alle folle del popolino di seguirlo sulla collina chiamata Monte degli Ulivi, che è dirimpetto alla città, dalla quale dista cinque stadi.
170 Costui asseriva che da là voleva dimostrare come a un suo comando sarebbero cadute le mura di Gerusalemme e attraverso di esse avrebbe aperto per loro un ingresso alla città.
171 Udita tale cosa, Felice ordinò ai suoi soldati di prendere le armi; e con una notevole forza di cavalleria e di fanti, uscirono da Gerusalemme e si lanciarono sull’egiziano e sui suoi seguaci uccidendone quattrocento e catturando duecento prigionieri. L’Egiziano fuggì dalla battaglia e si dileguò.
172 Allora i ribelli ancora una volta incitarono il popolo a fare guerra contro i Romani, dicendo di non obbedire loro; e a quanti non li seguivano incendiavano e saccheggiavano i villaggi.
Antichita` giudaiche, Libro 20

i dati comuni sono la provenienza del protagonista dell’episodio da fuori, rispetto alla Palestina, generica nel Testimonium slavianum, dall’Egitto secondo Giuseppe Flavio; la sua fama acquisita di profeta; l’insediamento sul monte degli Ulivi; la raccolta attorno a lui di una moltitudine o di folle di seguaci (nel primo testo Giuseppe Flavio precisa addirittura che sarebbero stati trentamila); l’intervento militare di Pilato con la strage dei seguaci del profeta; la sorprendente sopravvivenza del profeta stesso.

nello stesso tempo esistono anche due differenze molto nette, almeno:

1. secondo Giuseppe Flavio il profeta egiziano fu protagonista attivo della vicenda:  si preparava a piombare in forze su Gerusalemme, a battere la guarnigione romana e a farsi signore del popolo; secondo il Testimonium slavianum, invece, quel profeta non era un malfattore, né un ribelle, né un aspirante alla regalità, come riconosciuto anche da Pilato, che lo lasciò andare; in questa versione né il profeta né i suoi seguaci tentano alcuna azione militare; del resto neppure Giuseppe Flavio li accusa di avere preso alcuna iniziativa militare concreta.

2. la collocazione cronologica delle due vicende è incompatibile: Giuseppe Flavio la colloca sotto Felice, procuratore romano in Palestina dal 52 al 60; il Testimonium slavianum sotto Pilato, che fu prefetto (e non procuratore!) della Palestina dal 26 al 36.

. . .

a questo punto ci rimangono aperte due ipotesi:

1. il profeta egiziano ripeté intenzionalmente molto da vicino l’azione che vent’anni prima aveva compiuto un precedente profeta, che forse si chiamava Jeshu, e nel raccontare la storia semi-immaginaria di questo, L’Annuncio del Nuovo Regno inserì fatti e vicende che si riferivano a quest’ultimo episodio, ma spostandoli a vent’anni prima, per poterli manipolare meglio.

2. il riferimento a Pilato è generico e con questo nome, associato peraltro alla carica di procuratore, che lui non rivestì mai, si indicava genericamente il funzionario romano che governava la Palestina pro tempore; oppure è uno spostamento intenzionale della vicenda, per confondere l’identità reale del protagonista e, più ancora, per farla coincidere con la profezia di Daniele delle settanta settimane che dovevano trascorrere per l’avvento del nuovo re di di Israele.

solo l’analisi della parte successiva delL’Annuncio del Nuovo Regno ci permetterà, forse, di sciogliere questo dilemma.

ma forse si può dire sin d’ora di non vedere nessun dilemma e di considerarle contemporaneamente vere entrambe, almeno in alcune loro parti.

. . .

rimane tuttavia accertato, a mio modo di vedere, che il Testimonium slavianum, pur se è una artificiosa ricostruzione molto tarda di versioni diverse, risale tuttavia in un suo nucleo originario a fonti informative molto antiche ed ebraiche: rimane misterioso di che testo si potesse trattare e soprattutto come possa essere arrivato nelle mani di qualche antico copista slavo cristiano, che si sforzò di conciliarlo col Testimonium flavianum, cioè con la falsificazione di Eusebio,  non prima del IX secolo, data in cui comincia la cristianizzazione di questi popoli.

faccio l’ipotesi che provenga dalla Storia della Palestina di Giusto di Tiberiade, contro cui Giuseppe Flavio polemizza duramente e che è andata perduta – ma era nota ancora, nel IX secolo, al tempo di Fozio, che ne parla nel suo Bibliotheca; è vero però che dice:
patendo del comune errore dei giudei, alla cui razza apparteneva, lui [Giusto] non menziona la venuta di Cristo, gli eventi della sua vita, o i miracoli da lui compiuti.

però l’anonimato che riscontriamo nel Testimonium slavianum può dare ragione di questa affermazione: come per Giuseppe Flavio – a parte il falso Testimonium flavianum  -, anche per Giusto il silenzio può essere soltanto apparente, e i cristiani che vissero dopo di loro affermarono che i due non parlarono di Jeshu semplicemente perché non seppero riconoscerlo quando entrambi ne parlarono.

ma in termini molto diversi: da ex sadduceo della classe sacerdotale, ostilissimo, Giuseppe Flavio; da coerente anti-romano, Giusto, simpatizzante occulto della resistenza ebraica all’impero romano anche dopo la sconfitta del 70.

è infatti piuttosto suggestivo che il testo di Giusto fosse ancora noto nel IX secolo, e cioè proprio a ridosso della data presumibile della nascita del Testimonium slavianum.

Nel IX sec. il patriarca di Costantinopoli Potius scrive:
“XXIII. Leggi la Cronaca di Giusto di Tiberiade, intitolata Una Cronaca dei Re dei Giudei nella forma di una genealogia.
Giusto di Tiberiade veniva da Tiberiade in Galilea, da cui prese il suo nome: inizia la sua storia con Mosè e la trasporta fino alla morte del settimo Agrippa della famiglia di Erode e l’ultimo dei re dei Giudei. Il suo regno, che gli fu conferito da Claudio, fu ampliato da Nerone , e ancora di più da Vespasiano. Morì nel terzo anno di Traiano, quando la storia finisce.
Lo stile di Giusto è molto conciso e omette moltissimo che è della massima importanza.
Soffrendo per colpa comune degli ebrei, la razza a cui apparteneva, non menziona nemmeno la venuta di Cristo, gli eventi della sua vita o i miracoli compiuti da Lui.
Suo padre era un ebreo di nome Pistus; lo stesso Giusto, secondo Giuseppe Flavio, era uno degli uomini più abbandonati, uno schiavo del vizio e dell’avidità.
Era un avversario politico di Giuseppe Flavio, contro il quale si dice abbia inventato diverse trame; ma Giuseppe Flavio, sebbene in diverse occasioni avesse il suo nemico in suo potere, lo rimproverò solo con le parole e lo lasciò libero.
Si dice che la storia che ha scritto sia in gran parte fittizia, soprattutto dove descrive la guerra giudaico-romana e la cattura di Gerusalemme”.


4 risposte a "il Testimonium slavianum, in margine alla sesta testimonianza – L’annuncio del nuovo regno 15 – 495"

  1. Grazie, è molto più di una risposta sul libro che probabilmente scriverai (continuerò ad insistere, secondo me il tuo libro sarebbe un arricchimento per molti). Con la tua risposta mi dai anche possibilità di leggere dei “testimonia” che al primo sguardo che ho dato loro mi sembrano assai rilevanti. Con affetto.

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    1. buona lettura, Roberto! sarebbe splendido se anche tu ti appassionassi a questi temi; immagino che discussioni uscirebbero, arricchenti per me.

      ma se penso al tuo bene, non me lo auguro…

      un abbraccio.

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  2. Molto interessante, più appassionante di un giallo…
    A quando un libro che apra una vasta discussione anche da parte di altri studiosi, come Romano Penna (cattolico sì, ma buon conoscitore dell’ “Ambiente storico culturale delle origini Cristiane”, che sto leggendo), su questo tema?

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    1. caro Roberto, grazie dell’apprezzamento e della rinnovata esortazione.

      scrivere un libro di carattere scientifico sull’argomento oramai è impossibile, non basterebbe una vita intera e non il poco tempo che oramai avanza; si tratta di districare un delirio di secoli di falsificazioni, demistificazioni, confusioni, aggrovigliamenti; se vuoi avere un’idea di che cosa significa affrontare il tema in modo più accademico vai a vedere questo studio, peraltro pregevole, che ho citato anche nel blog:
      https://digilander.libero.it/Hard_Rain/storia/Testimonium.htm

      i pochi punti fissi che credo di avere raggiunto e dimostrato in alcune ricerche particolari (Lettere di Paolo come raccolta epistolare pseudoepigrafica del secondo secolo; rifiuto cristiano originario del ripudio ebraico e non del divorzio, obbligatorio anzi quando il coniuge non era credente; occultamento del fatto che Jeshu era sostanzialmente l’esponente di una versione semi-pacifista del movimento zelota, da identificare col cosiddetto profeta egiziano e che suo figlio Menahim venne messe sul trono a Gerusalemme durante la rivolta ebraica, prima di essere ammazzato) sono stati affrontati in serie organiche di post, reperibili nel blog, che potrebbero essere già raccolti sotto forma di libro con pochi ritocchi; nel primo caso l’ho anche fatto e spedito ad una casa editrice, senza risposta; del resto oggi vedo bene alcune sue mancanze e dovrei integrarlo con almeno un paio di altri capitoli e forse ristrutturarlo; del resto non intendo certo pubblicarmi da me e a mie spese.

      scelgo una forma semi-divulgativa, per non affondare nel gioco accademico infinito delle citazioni, che dovrebbero essere al 99% polemiche, anche verso studiosi rispettabilissimi anche sul piano professionale, come il Penna che citi, ma che restano, lui compreso, totalmente invischiati in un dibattito aggrovigliato su stesso.

      le mie tesi sono troppo anomale per poter entrare nel circolo di una discussione che in Italia resta solo accademica; sinceramente non ho dubbi invece che un lavoro come il mio sarebbe pubblicato in Germania, accanto all’opera pluripremiata lì di Deschner, ad esempio, la sua Storia criminale del cristianesimo, che pure direi che è decisamente più debole, sul piano filologico, delle mie ricerche, almeno per questo periodo, e che pure vive benissimo senza l’apparato sterminato di note che viene richiesto da noi per essere presi sul serio.
      del resto, non mancano certo gli avventurieri confusionari che ai margini della cultura ufficiale fanno incredibili pasticci, coprendosi di ridicolo davanti a chi capisce (a cominciare da Cascioli, e via dicendo); ma anche uno studioso serio non accademico, come David Donnini, non è riuscito a farsi prendere in considerazione come merita: i due settori restano non comunicanti fra loro.

      né meglio è andata in Italia in passato ad Ambrogio Donini, allievo di Bonaiuti, che pure fu docente universitario, e senatore, ma le cui opere sono sostanzialmente dimenticate, per non dire censurate; figurati che spazio potrei avere io, dilettante allo sbaraglio su questi temi da 14 anni, quando nel mio primo viaggio in India leggendo un quotidiano tedesco scoprii, attraverso la recensione di un libro della Pagel, l’esistenza del fratello gemello di Jeshu, fuggito in India, a stare alla tradizione, e fu una illuminazione – che in Italia ti farebbe passare per pazzo.

      a me basterebbe solo riuscire a fare il controcanto ad Augias sul suo livello e a correggere le non poche sciocchezze che ha scritto sul tema; ma sarei mai altrettanto chiaro? e, soprattutto, verrei fatto a pezzi.
      non a caso Hitler mandava nei campi di sterminio, oltre a ebrei, zingari, comunisti e omosessuali, gli studiosi della Bibbia, in particolare i Testimoni di Geova, con la stella viola: metti che mi tocchi fare la stessa fine, di questi tempi….

      aggiungi che sono consapevole che qualcosa può anche essermi sfuggito; proprio dall’articolo che ti ho citato sopra ho ricavato un riferimento particolare che sembra mettere in dubbio in modo documentato la mia convinzione che anche il riferimento a Giovanni il Battista nelle Antichità Giudaiche vada riportato ad Eusebio di Cesarea; ora dovrei andare a documentarmi meglio, reperire nella mia biblioteca in fase di riordino l’edizione di Celso che mi smentirebbe e verificare davvero che cosa c’è scritto, ecc. ecc.

      il libro lo farò quando mi sentirò pronto a gestire tutti questi aspetti del problema, cioè mai.

      comunque tu continua ad insistere, chissà mai… 🙂

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