Nick Bostrom e Matrix: siamo una simulazione? – 500

mai sentito parlare di lui, prima.

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ma nell’ultimo numero delLe Scienze leggo un impegnativo articolo, Il creatore della realtà – cioè il cervello -, che ovviamente mi affascina, dato che vi ritrovo delle idee che mi ero formato per mio conto, e arrivo anche a questa frase che parla di lui:

Il filosofo Nick Bostrom, della Università di Oxford, ha fatto scalpore quando ha affermato, basandosi soprattutto sulla statistica, che probabilmente noi viviamo in una simulazione al computer creata in un’epoca post-umana.

Anil Seth, l’autore dell’articolo, cita il film Matrix:
Morfeo gli mostra– a Neo –che quello che lui pensava fosse reale è, invece, una elaborata simulazione: il Neo reale giace invece in una fabbrica di corpi umani , un cervello in un vaso di vetro, come fonte di energia per una Intelligenza Artificiale distopica.

cavoli, mi sono detto: anche questo coincide con una mia precisa e ricorrente percezione, fondata su una serie di serendipity impressionante: di essere il personaggio di una storia condotta da qualcun altro, con grande abilità di sceneggiatore…

allora adesso la metto meglio a fuoco: vuoi vedere che sono il personaggio di uno spettacolo per alieni? che non si accontentano di qualche banale trasmissione televisiva, ma vogliono storie vere, nel senso letterale della parola vero – che peraltro nessuno sa più bene quale sia.

solo che finora non avevo mai pensato di collegare fra loro autobiografia e filosofia, la prima intuizione con la seconda impressione, e ora arrivo al dubbio che l’universo intero sia qualcosa che mi viene mostrato per rubarmi le mie emozioni, che producono una energia psichica di cui qualcuno lì fuori, nell’oltre-mondo, ha un bisogno vitale.

magari i miei post sono il carburante che fa funzionare un altro universo, ahaha.

tutto torna, allora: anche l’idea centrale dell’articolo delLe Scienze, sostenuta da adeguati esperimenti di laboratorio, che la realtà sia soltanto una allucinazione ben controllata.

. . .

ma dalle affermazioni di Bostrom si dissocia subito l’autore, Anil Seth:
Non condivido questo argomento. Presuppone che la coscienza si possa simulare – non credo sia una ipotesi fondata – ma è comunque intellettualmente stimolante.

all’inizio non ho capito questa frase: ma forse l’autore per coscienza intende la coscienza di qualche percezione? in ogni caso l’obiezione mi pare poco pertinente: le percezioni possono essere indotte, soprattutto se supponiamo tecnologie molto avanzate; ma, in mancanza, anche semplicemente con droghe, ad esempio.

e persino con le attuali modeste tecnologie umane di condizionamento del pensiero, oggi, ad opera della rete globale dell’informazione, è possibile far vedere a popoli interi fenomeni assolutamente inesistenti come immigrazioni alluvionali o signoraggio bancario, e far comparire il lugubre fantasma di Soros nelle situazioni più impensate.

aggiungete lo sconcertante esperimento costruito attorno a questa immagine:

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l’articolo dice che alcuni la vedono blu e nera, altri bianca ed oro.

ed io sono sconcertato, perché invece la vedo violacea e oro.

. . .

ma naturalmente il riferimento a Nick Bostrom – che ha un nome di battesimo che è già tutto un programma – mi ha incuriosito e sono corso su wikipedia per una sommaria informazione.

(il resto del capoverso credo che sia da saltare, salvo, al massimo, l’ultima frase…)

{\displaystyle f_{\text{sim}}={\frac {f_{\text{p}}NH}{(f_{\text{p}}NH)+H}}}

con questa equazione, secondo la voce a lui dedicata, Bostrom calcola quanti sono gli esseri umani che vivono in una realtà simulata, cioè la f sim.

e afferma che sono pari alla percentuale di tutte le civiltà umane che hanno raggiunto la capacità tecnologica di programmare simulatori di realtà (f p), moltiplicata per il numero medio di simulazioni di realtà da loro realizzate (N), moltiplicata per H, cioè per il numero medio di individui che hanno vissuto in una civiltà prima che questa fosse capace di sviluppare una tecnologia atta a programmare realtà simulate (??); il tutto diviso al denominatore per questo stesso numero, aumentato di H.

in altre parole, se la prima percentuale è del 3% e il secondo numero medio è di 1 e il numero medio di individui vissuti in età pre-tecnologica è di 10 miliardi, la probabilità sarà di 30 milioni su 10 miliardi e 30 milioni.

confesso di non capire questo calcolo (credo che sia sbagliata in wikipedia la definizione di H).

sono anche convinto che non esistano altre civiltà di tipo umano nell’universo a noi conoscibile, ma questo non esclude che possano esistere altre forme di vita intelligente, anche se probabilmente talmente diverse dalla nostra da non lasciarsi nemmeno riconoscere da noi.

quindi non escludo la possibilità che noi viviamo in una realtà simulata inventata, ma non la calcolerei a quel modo…

. . .

in ogni caso, secondo Bostrom, la possibilità che vi siano intelligenze che vivono in mondi virtuali dipende dal seguente teorema (!?), secondo wikipedia
“Se si pensa che gli argomenti (1) e (2) siano entrambi probabilisticamente falsi, si dovrebbe allora accettare come assai probabile l’argomento (3).”
si dimostra che almeno una delle seguenti affermazioni è probabilmente vera:
1. Nessuna civiltà raggiungerà mai un livello di maturità tecnologica in grado di creare realtà simulate.
2. Nessuna civiltà che abbia raggiunto uno status tecnologico sufficientemente avanzato produrrà una realtà simulata pur potendolo fare, per una qualsiasi ragione, come l’uso della potenza di calcolo per compiti diversi dalla simulazione virtuale, oppure per considerazioni di ordine etico (ritenendo, ad esempio, immorale l’utilizzo di soggetti tenuti “prigionieri” all’interno di realtà simulate).3. Tutti i soggetti con il nostro genere di esperienze stanno vivendo all’interno di una simulazione in atto.

in realtà è facile rendersi conto che questo è tutt’altro che un teorema, è un sofisma antropocentrico: infatti afferma che se una civiltà è in grado di creare una realtà simulata, lo farà certamente nei nostri riguardi, se non avrà qualche motivo per non farlo, e che quindi noi certamente viviamo all’interno di una simulazione creata da altri, se qualche simulazione è stata fatta.

non è minimamente considerata l’ipotesi che queste presunte civiltà avanzate che si dedicano a simulazioni di realtà abbiano di meglio da fare che farle vivere a noi:

insomma, in altre parole, quanto si addice a noi lo status di simulazione prodotta da una civiltà altamente avanzata?

possibile che non siano riusciti ad inventarsi di meglio?

. . .

liquidato il teorema di Bostrom come meritava, la sua ipotesi però non sparisce del tutto con lui: l’ipotesi che noi viviamo in una bolla di irrealtà non cade solo perché non è obbligatorio crederci come a una verità matematica.

l’ipotesi anzi diventa assoluta certezza se pensiamo che questa bolla di irrealtà non sia qualcun altro a crearla, ma siamo noi stessi a farlo.

e che abbiamo fatto dei passi giganteschi in questa direzione, inventandoci internet.

. . .

ma no, non scherziamo, se è vero quello che il resto dell’articolo dimostra, e cioè che il nostro cervello non registra passivamente gli input che gli provengono dall’ambiente, ma va a cercarseli sulla base delle proprie attese, per trovare le conferme delle sue ipotesi e dei suoi bisogni in quel tanto che può percepire dell’ambiente circostante.

a questo punto non è assurdo pensare che, in un universo probabilistico e indefinito, il nostro cervello scelga, attraverso l’osservazione, proprio quelle variabili esterne che meglio rispondono alle sue attese e ai suoi modelli mentali.

in sostanza, allora è vero sia che noi viviamo in una realtà simulata sia che noi siamo una storia e che esiste un autore di quello che ci succede:

peccato che questo autore misterioso siamo soltanto noi stessi, per noi.


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