il colpo di stato in Bolivia e la sinistra italiana: gradassa, enfatica, irrimediabilmente maschilista – 504

Giù le mani dalla Bolivia meticcia, proletaria, popolare!

chi ha scritto questa frase immonda?

non per quel che dice, che ha un fondo di verità, ma per come lo dice.

c’è una metafora sottintesa: uno stupro da impedire, e poco conta che la Bolivia stuprata sia meticcia e lo stupratore bianco e yankee: l’ossessione mentale profonda è la stessa del fascismo repubblichino e di Forza Nuova.

italy-racist-rape-poster

ma c’è qualcosa di peggiore ancora: con queste frasi roboanti, il militante di sinistra classico, in Italia, comunica soprattutto se stesso: maschio, virile, sprezzante del pericolo, ma soprattutto fanfarone, parolaio, impotente.

. . .

il colpo di stato in Bolivia è una cosa triste: qui a Trump è riuscito quel colpo che in Venezuela è abortito; ma l’errore di Morales, che pure ha governato in modo esemplare per quasi un quindicennio, è stato grave: non fai un referendum per cambiare la costituzione e renderti rieleggibile, e poi, dopo averlo perso, ti fai dichiarare ricandidabile dalla Corte Costituzionale lo stesso, a Costituzione invariata: che follia renzina è questa? che smania di potere?

e se devi andare al ballottaggio alle elezioni politiche, perché hai preso il 47% dei voti, ci vai: ed eviti di evitare il ballottaggio grazie al voto all’estero – perfino se fosse andata così davvero.

ma di sicuro la Bolivia, ricca di minerali indispensabili per lo sviluppo del digitale, e popolata soltanto da sei milioni di persone, non ha la forza del Venezuela.

questi sono i problemi di una sconfitta pesante che segna per la prima volta in tre anni un eccesso di Trump in politica estera; e non saranno certo i proclami umoristici dei nostri spavaldi da cortile a fermarlo.

. . .

la sinistra di cui parlo nel titolo è quella che ad esempio produce dichiarazioni come quella appena vista.

i media la chiamano l’estrema sinistra, ma è ridicolo: l’unica realtà che appare vagamente ispirata ai valori storici dei movimenti operai e di liberazione nel mondo in Italia è la massa variegata dei gruppuscoli, quasi mai rappresentati in parlamento e da decenni in feroce lotta fra loro.

e parlo proprio di loro, quando dico che sono gradassi, enfatici, irrimediabilmente maschilisti perfino quando agitano il femminismo – purtroppo imitati in questo da quella variante di maschilismo al femminile che è buona parte del femminismo militante – e scusate se mi diverto con i giochi di parole.

siccome da Mc Luhan in poi il medium è il messaggio, dovrebbe essere acquisito da tempo che il vero messaggio che dai quando dici qualcosa non è quello che dici ma come lo dici.

insomma, comunicando noi esprimiamo alla relazione degli altri soprattutto il nostro stile: affermazione grave per me, dato che io nego sempre con decisione di avere uno stile letterario, per quanto mi riguarda – e a volte, per dirlo, nego semplicemente di avere uno stile nella mia scrittura, parlando con i numerosi lettori e lettrici nel blog, che sono molti e alcuni di grande valore, ridotti a rintanarsi qui per le condizioni dell’editoria italiana, specchio del paese: che, se pubblica qualche opera narrativa nostra, puoi essere sicuro che sia una boiata nel 90% dei casi e si lascia sfuggire autori esemplari, perché non troverebbero lettori, credono, in un popolo che considerano di beoti.

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la nostra sinistra – intesa così – oramai da tempo si confonde con la destra, ne condivide valori, linguaggio, a volte perfino obiettivi; si differenzia su punti particolari, ma la sua visione del mondo è la stessa.

è diventata una variante di sinistra del fascismo come sistema mentale, come ne sono sempre esistite.

qualche anno fa era in condizioni simili Die Linke, la sinistra tedesca: con un fondo di razzismo bianco anti-immigrati; era forte nella Germania Orientale, l’ex DDR; ha spianato la strada ai neonazisti che si sono gradualmente impadroniti di Alternative fuer Deutschland in quei Laender e poi in tutta la Germania.

in Italia la stessa debolezza della tradizione democratica: gli operai degli anni Cinquanta che esaltavano baffone non erano meno populisti di quelli che oggi si nutrono a razzismo e nutella; e forse non a caso erano esaltati da una variante locale russa del fascismo autoritario degli anni Trenta: un fascismo di estrema sinistra.

ci si aspetterebbe che la sinistra fosse qualcosa di diverso; e parlo da nostalgico militante, in tempi oramai antichi, del Manifesto: alla ricerca ancora di un marxismo critico, che vada oggi, ragionando, anche oltre il marxismo e i suoi errori di fondo (l’ecologia assente dalla teoria del valore di Marx!)

ma quando il culto della rivoluzione proletaria diventa un pretesto per il look di maschi incerti e parolai…


2 risposte a "il colpo di stato in Bolivia e la sinistra italiana: gradassa, enfatica, irrimediabilmente maschilista – 504"

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