il cieco guarito di sabato. settima (?) testimonianza. – L’annuncio del nuovo regno 16 – 513

l’ipotesi che trovo più convincente nella distribuzione degli ultimi materiali visti è che l’episodio dell’adultera fosse in origine una testimonianza autonoma, che venne però inserita nel corpo della sesta e non in coda, come altre, e questo avvenne in una fase intermedia tra la prima redazione delL’Annuncio del nuovo Regno, la redazione originaria di quello che oggi è noto come Vangelo secondo Giovanni, e la sua radicale rielaborazione ed integrazione ad opera di un Giovanni di Efeso, teologo del secondo secolo.

è una suggestione che non può essere dimostrata, comunque mi atterrò dubitativamente ad essa nel calcolo delle testimonianze.

l’episodio che segue, invece, anche se manca l’introduzione canonica “Dopo di questo”, mi pare che definisca chiaramente una testimonianza diversa e successiva.

. . .

9,1 Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».
3 Rispose Jeshu: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio». […]
6 Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato.
Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8 Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?».
9 Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia».
Ed egli diceva: «Sono io!».
10 Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?».
11 Egli rispose: «L’uomo che si chiama Jeshu ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va’ a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista».
12 Gli dissero: «Dov’è costui?».
Rispose: «Non lo so».
13 Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14 era un sabato, il giorno in cui Jeshu aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
15 Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista.
Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo».
16 Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato».
Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?».
E c’era dissenso tra loro.
17 Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?».
Egli rispose: «È un profeta!».
18 Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista.
19 E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?».
20 I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21 ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé».
22 Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto – Jeshu, naturalmente – come il messia, venisse espulso dalla sinagoga.
23 Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
24 Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo – ancora Jeshu – è un peccatore».
25 Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».
26 Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?».
27 Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».

28 Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29 Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia».
30 Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31 Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32 Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».
34 Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?».
E lo cacciarono fuori.
35 Jeshu seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?».
36 Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?».
37 Gli disse Jeshu: «Lo hai visto: è colui che parla con te».
38 Ed egli disse: «Credo, Signore!».
E si prostrò dinanzi a lui.
39 Jeshu allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».
40 Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?».

41 Jeshu rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane». 10,1 «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2 Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4 E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
6 Jeshu disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
7 Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. 11 Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12 Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13 perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. […]
19 Sorse di nuovo dissenso tra i Giudei per queste parole.
20 Molti di loro dicevano: «È indemoniato ed è fuori di sé; perché state ad ascoltarlo?».
21 Altri dicevano: «Queste parole non sono di un indemoniato; può forse un demonio aprire gli occhi ai ciechi?». 

. . .

le parti che considero interpolate successivamente, e le motivazioni a questo punto le considero già di per se stesse chiare (si tratta di ampliamenti di concetti già espressi):

9, 4 Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5 Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo.

14 Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15 così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16 E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 17 Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18 Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

. . .

siamo di fronte ad una specie di duplicato della guarigione del paralitico,

Jeshu e gli abitanti della Giudea. quarta testimonianza – L’annuncio del nuovo regno 8 – 396

anche quella avvenuta di sabato e, come questa, vicino a una piscina: quella di Betzatà, alle porte della città; questa invece fuori dal recinto delle mura e adibita a lavacri rituali prima di varcare le mura per il pellegrinaggio (è stata riportata in parte alla luce nel 2005).

Siloe5

possiamo considerare accertato che questa insistenza sul mancato rispetto del sabato serve a rimarcare l’appartenenza di Jeshu alla corrente nazarena degli esseni (richiamando la testimonianza su di loro di Epifanio nel Panarion), che appunto si caratterizzavano per il rigetto del rispetto formalistico del sabato, oltre che in generale della pretesa del rispetto fanatico e letterale delle disposizioni della legge mosaica: il che finalmente dà piena ragione del fatto che i farisei, nonostante una certa apertura dottrinaria documentata dalla seconda testimonianza, sono al centro della polemica di questo testo.

sorge allora la questione se questa ripetizione di due miracoli simili abbia un significato specifico e un valore particolare, e per rispondere alla domanda non resta che riesaminare i due testi mettendoli a confronto.

il primo è più conciso ed essenziale, ma ruota attorno allo stesso conflitto concettuale tra i farisei che esigono il rispetto del sabato e Jeshu che lo viola per compiere un miracolo, ordinando poi al miracolato di prendere il suo lettuccio, operazione altamente profana secondo i fanatici interpreti ebraici del rispetto assoluto del sabato; e lì ci si accontenta di dire che i giudei perseguitavano Jeshu perché non rispettava il sabato.

qui, invece, il tema è sviluppato da un punto di vista più concettuale e con riferimento all’impossibilità per i farisei che qualcuno che non rispetta il sabato, e per ciò stesso è impuro, possa compiere un miracolo: e l’episodio si dilunga a dimostrare che di fatto aveva invece ragione Jeshu; e qui il conflitto con “alcuni dei farisei” diventa aperto e bene argomentato: il fronte dei farisei, identificati poi complessivamente con gli abitanti della Giudea, appare però frammentato in due correnti diverse, una ostile a Jeshu, ma una favorevole.

. . .

evidenziare la presenza di una corrente di farisei che dà credito a Jeshu appare lo scopo principale di questo secondo racconto di un miracolo compiuto di sabato: nella versione del miracolo del paralitico i Giudei apparivano un fronte compatto.

diverso è anche l’atteggiamento del miracolato: nel caso del paralitico, questo, per tutto ringraziamento, va a riferire ai Giudei che è stato Jeshu a guarirlo, facilitando il tentativo di perseguitarlo; qui il cieco, invece, dimostra una forte fede in Jeshu.

ma la differenza più marcata, che diventa anzi contraddizione aperta, si verifica attorno ad un altro punto, introdotto da un inciso secondario nel racconto del miracolo del paralitico e qui invece sviluppato fino a diventare un ulteriore elemento di differenziazione fra Jeshu e i farisei.

a conclusione del miracolo del paralitico, Jeshu dice a costui: Non peccar più, affinché non ti avvenga di peggio. 5,14; in altre parole, Jeshu suggerisce che la paralisi sia la punizione inflitta a lui da dio per i suoi peccati.

in questo episodio, invece, Jeshu nega recisamente che la cecità sia una punizione per i peccati del cieco o dei suoi genitori.

ma non credo che si tratti del rifiuto in assoluto di questa interpretazione della malattia o delle menomazioni, il che introdurrebbe una insanabile disparità di vedute: credo che si tratti semplicemente di due giudizi concreti diversi, riferiti a due persone dalle caratteristiche diverse:

il paralitico è un uomo vile, che tradisce subito Jeshu, e nel suo caso la paralisi è effettivamente una punizione dei suoi peccati (rimarrebbe allora soltanto da capire perché Jeshu lo salva); nel caso del cieco, che invece crede in Jeshu, la sua privazione della vista dalla nascita è veramente soltanto funzionale alla dimostrazione della potenza taumaturgica di Jeshu.


13 risposte a "il cieco guarito di sabato. settima (?) testimonianza. – L’annuncio del nuovo regno 16 – 513"

  1. @ ricco&spietato

    quindi, è meglio, un nome, scriverlo giusto d’impulso, senza controllare, oppure avere bisogno di un controllo per smentire un’ipotesi sbagliata di cui però non si è sicuri?

    io direi la prima che ho detto!

    ma qui oramai siamo nel filosofico: del resto Socrate dicendo che è saggio colui che SA di non sapere si è tirato la zappa sui piedi da solo: se SA di non sapere, deve sapere per forza, altrimenti come saprebbe che quel che sa è sbagliato?

    io avrei detto che il più sapiente degli uomini è quello che dubita di non sapere, perché solo in questa forma l’ignoranza è davvero autentica e completa.

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    1. bisogna leggere il passo:

      12 Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: «Prendi e cammina»?».
      13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Jeshu infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
      14 Poco dopo Jeshu lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».
      15 Quell’uomo se ne andò e riferì agli abitanti della Giudea che era stato Jeshu a guarirlo.
      16 Per questo gli abitanti della Giudea perseguitavano Jeshu, perché faceva tali cose di sabato.
      17 Ma Jeshu disse loro: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco».
      18 Per questo gli abitanti della Giudea cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre
      […].

      io non sto esprimendo un giudizio mio, sto analizzando un testo per evidenziare il pensiero di chi lo ha scritto; e non mi pare dubbio che la rappresentazione di questo personaggio del paralitico miracolato è negativa: un omuncolo viscido e per nulla riconoscente, a differenza del cieco; e va di sua spontanea iniziativa, perfino, a denunciare Jeshu, quando nessuno gli chiede più niente.

      e lo gnosticismo?

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                1. no no, l’acca va benissimo sia in latino che in greco; è in italiano che manca, ma tu citavi il latino.

                  però mi ha divertito che, se scrivi anathema nel motore di ricerca, google ti dà come risultato un gruppo musicale.

                  degrado del sapere, ormai…

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                    1. ma figurati! perfino io che sono laureato in lettere classiche sono andato a controllare se in latino usavano mettere l’acca oppure no (e non avrei dovuto avere dubbi, visto che lo insegnavo; per il greco ero sicuro, ma del resto mi sono laureato proprio in questa lingua).

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