Trump: come va la lotta contro il populismo in Occidente – 515

la lotta decisiva contro il populismo non la stanno facendo le sardine, con tutto il rispetto per un movimento di esasperata protesta che Salvini può ringraziare sarcasticamente per la pubblicità gratuita che gli sta facendo.

ovviamente mi sono stancato di ripetere, sostanzialmente a me stesso, che una vera lotta politica a Salvini non si fa in questo modo, presentandosi come dei Salvini altrettanto emotivi e poco credibili, ma contrapponendo degli argomenti veri e cercando di riportare il dibattito politico italiano ai problemi e alle loro soluzione, e non alle emozioni.

quindi, se devo parlarmi addosso da solo, preferisco farlo su argomenti più piacevoli per me, e se devo informarmi continuo a lasciar perdere la stampa italiana col suo infimo livello oramai di pura propaganda, salvo pochissime eccezioni, e rivolgermi altrove.

la vera lotta al populismo è in corso soprattutto negli USA e assume l’aspetto di una scontro epocale tra le regole della democrazia parlamentare, la separazione dei poteri e il rispetto della legge, e la barbarica pretesa di calpestare la tradizione occidentale con le sue radici razionali e filosofiche per contrapporle l’idea di un rozzo ritorno alle signorie assolute.

non c’è da essere ottimisti per principio sull’esito di questo scontro, però è interessante che almeno esso è in corso, quanto meno negli USA e, in minore misura, nel Regno Unito, cioè in sostanza nel mondo anglosassone, dove il populismo si è momentaneamente affermato al potere, pur senza essere davvero maggioranza; ed è altrettanto ovvio che la nostra stampa le dedichi una attenzione sostanzialmente distratta, lasciando i cittadini coscienti disinformati.

una disattenzione così profonda e sconcertante, da potere essere spiegata in un modo solo: sotterraneo sostegno a Trump, di cui si vuole nascondere la debolezza; mettendo nel conto anche il provincialismo cronico di chi si sente, per ignoranza, il centro del mondo.

del resto siamo l’unico paese occidentale in cui il populismo non è di una chiara minoranza sia pure significativa, ma raccoglie al momento consensi larghissimi e probabilmente maggioritari – siamo simili in questo ai paesi ex-comunisti e balcanici, per una analoga fragilità profonda della nostra cultura democratica: non a caso siamo il paese che ha inventato il fascismo.

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il procedimento per la destituzione di Trump dall’incarico di presidente per sostanziali violazioni dei principi della legalità repubblicana procede in modo incalzante: rimane praticamente certo che non avrà un esito concreto, dato che il Partito Repubblicano continua a difenderlo e, senza la defezione di una parte importante dei senatori repubblicani, la destituzione non potrà avvenire; però sta spostando l’opinione pubblica che oggi appare in maggioranza contraria al presidente.

non è detto che questo si traduca anche in una mancata rielezione di Trump, data la difficoltà del Partito Democratico di trovare una sintesi tra le sue diverse anime – male comune nel mondo; però apre dei quesiti molto interessanti.

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nel procedimento l’attenzione si sta lentamente spostando dal tema della richiesta di Trump al presidente ucraino di indagare sulla possibile (per non dire probabile) corruzione dei Biden, figlio e padre: questa richiesta – continuo a sostenere controcorrente – è in se stessa legittima e metterla sotto accusa non porta da nessuna parte.

però il centro dell’inchiesta stanno diventando, invece, le mosse con le quali Trump ha cercato di dare forza alla sua legittima domanda: avere sospeso gli aiuti militari all’Ucraina, impegnata in un duro confronto con la Russia, ha chiaramente messo in pericolo la sicurezza nazionale americana – almeno dal punto di vista della sua politica anti-russa – per un obiettivo che a questo punto sembra avere interessato il presidente in modo eccessivo.

sullo sfondo ci sta palesemente l’instabilità caratteriale di Trump, il suo disprezzo delle regole, l’abitudine ad irridere gli avversari, il maschilismo personale ostentato, e insomma tutto quello che è diventato l’armamentario universale nel mondo del populismo e dei suoi leader, tanto più apprezzati da un popolo che meglio va chiamato in questo caso volgo e feccia (come faceva perfino Marx, col suo Lumpenproletariat, il proletariato straccione, se mancava la coscienza di classe).

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ieri la posizione di Trump ha cominciato a vacillare più nervosamente del solito a seguito della testimonianza di un ufficiale collaboratore del Servizio Nazionale di Sicurezza, ferito da una bomba in Iraq e che – ironia della storia – è di origine ucraina, oltre che ebreo!

House Permanent Select Committee on Intelligence public hearing on the impeachment inquiry into US President Donald J. Trump, Washington, USA - 18 Nov 2019
Mandatory Credit: Photo by MICHAEL REYNOLDS/EPA-EFE/REX (10479698f)  Jennifer Williams (L) and Director for European Affairs of the National Security Council, US Army Lieutenant Colonel Alexander Vindman

ora si pensa di trasferirlo con la famiglia in una base militare per garantirne la sicurezza.

testimone della telefonata afferma che quello che sentito è semplicemente incredibile, ma – afferma speranzoso – a conclusione della sua testimonianza durata tre giorni: “Questa e l’America: qui conta quel che è giusto”.

il tempo ci dirà se non era troppo ottimista.

 

 

 


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