la storia maledetta dello zucchero e l’invenzione del diabete – 518

avete mai pensato alla storia del mondo dal punto di vista dello zucchero?

scommetto di no: neppure a me era mai venuta in mente sino a qualche tempo fa; poi mi è stato diagnosticato il diabete, cioè un eccesso di zucchero nel sangue, e ho cominciato a chiedermi come poteva essere successo.

non mettete zucchero in google, per arrivarci: vi esce il cantante:

download

il percorso è un po’ più contorto; ma se per caso l’argomento vi interessa, vi conviene restare addirittura qui.

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gli antichi greci e i romani non conoscevano lo zucchero, questo lo sapete forse: per dolcificare gli alimenti usavano il miele e questo spiega l’enorme importanza che avevano allora le api; basta pensare che Virgilio scrive un poema in quattro libri dedicato all’agricoltura e uno intero, il quarto delle Georgiche, è dedicato all’allevamento delle api.

veramente lo zucchero non era completamente sconosciuto: lo si ricavava dalla canna di zucchero, una pianta che fu diffusa in Cina e in India dai polinesiani; e poi Dario I, l’imperatore di Persia, la introdusse anche nel suo impero: se ne faceva uno sciroppo, che veniva fatto evaporare dai raggi del sole, lasciando sulle foglie dei cristalli; e, conquistando l’impero persiano, anche Alessandro Magno conobbe “questo miele che non ha bisogno di api”.

ma per secoli rimase soltanto una costosissima curiosità, anche quando furono gli arabi a diffonderlo nel loro impero, e dunque anche ad Occidente, e Federico II iniziò a far coltivare la canna in Sicilia; Genovesi e Veneziani lo importavano ancora dall’Oriente come spezia preziosa, riservata ai ricchi.

le cose cominciarono a cambiare con la scoperta dell’America: qualcuno pensò di introdurre anche lì la coltivazione della canna, grazie allo schiavismo: le navi partivano dall’Europa cariche di prodotti da vendere in Africa in cambio di schiavi, questi venivano trasportati in America Latina per essere messi a lavorare e morire nelle piantagioni; le stesse navi tornavano in Europa cariche di zucchero.

lo zucchero dunque diventò un po’ meno caro e più popolare grazie agli schiavi e alla distruzione delle civiltà del centro e sud America e africane: si calcolano solo in Africa 100 milioni di morti in tre secoli in un mondo che attorno al 1500 aveva meno di 600 milioni di esseri umani, un dodicesimo della popolazione attuale: la devastazione demografica fu così imponente che qualcuno recentemente ha perfino fatto dipendere da questa diminuzione della popolazione umana il calo delle temperature del pianeta che va sotto il nome di piccola glaciazione: tesi poco persuasiva, però.

sì, questo è stato l’enorme costo umano dello zucchero nella storia, e insomma, lo schiavismo moderno è stato soprattutto dovuto alla diffusione dello zucchero:

zucchero e sangue; a questo non avevo mai pensato.

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la scoperta, a metà Cinquecento, che lo stesso processo artigianale di produzione dello zucchero si poteva ripetere con la barbabietola coltivata in Europa non fu interessante economicamente e fu trascurata, allora; solo a metà Settecento un chimico tedesco mise a punto un procedimento di laboratorio per farlo, ma anche questa rimase una curiosità.

occorse Napoleone per cambiare la storia dello zucchero: gli inglesi imposero un blocco navale attorno all’Europa napoleonica, ma lo zucchero dà dipendenza, come bene sappiamo tutti, è una bomba energetica, che nutre particolarmente il cervello, anche con sensazioni di benessere, ed è penoso rinunciarci; ed ecco che nel 1802 vengono rapidamente tirate fuori dai cassetti le scoperte dimenticate dei tre secoli precedenti e comincia in Slesia, Germania, la produzione industriale di zucchero da barbabietola.

sparito dopo una quindicina d’anni Napoleone e con lui il blocco navale, il commercio dello zucchero con le Americhe poté riprendere, ma oramai lo zucchero da bietola prodotto in Europa era competitivo e costava di meno; anzi, per sbaragliare del tutto la concorrenza, il Congresso di Vienna decise magnanimamente di abolire la schiavitù (lo aveva già fatto la Francia rivoluzionaria nel 1784, ma Napoleone l’aveva reintrodotta nel 1802); ci volle del tempo, ma alla fine anche l’America del diritto universale alla ricerca della felicità (schiavi esclusi) arrivò a tanto, anche se questo le costò una guerra civile e un milione di morti.

da allora lo zucchero prodotto industrialmente, e non importa se ricavato dalla canna o dalla bietola, è diventato un consumo di massa: possiamo dire che imperversa?

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abbandoniamo la storia a questo punto e veniamo alla medicina.

possiamo dire che lo zucchero industriale sta generando un’epidemia mondiale di diabete?

non che la malattia fosse sconosciuta nel mondo antico, naturalmente: il suo nome stesso viene dalla Grecia classica, infatti, e significava in origine “sifone”, dal verbo diabaino, passo attraverso: forse per l’urina che trabocca troppo di frequente nel diabetico, oppure per il sapore dolce che hanno le urine dei diabetici, perché piene di zucchero che non viene totalmente assorbito dall’organismo e passa attraverso i reni.

la spiegazione moderna del diabete è che il corpo produce poca insulina – soprattutto da una certa età in poi, col declino delle capacità del pancreas; non è troppo contemplata l’idea che il pancreas sia a sua volta messo in crisi dal fatto che ingeriamo troppi zuccheri o troppi alimenti capaci di trasformarsi a loro volta in zuccheri; e neppure l’idea che il lavoro diffuso sia diventato troppo intellettuale e dunque per svolgerlo noi uomini moderni d’ufficio o di concetto abbiamo bisogno di più zucchero del normale per tenere sempre vigile il cervello.

insomma, aspetto che arrivino frotte di medici a smentirmi, ma non succederà, visto che non sono attendibile e non ho competenze specifiche, ma ho il sospetto che il diabete, che colpisce milioni di persone oramai, sia una tipica malattia indotta da alimentazione industriale e da eccessi di zuccheri, più che da crisi del pancreas che non produce insulina abbastanza, per strani problemi suoi.

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questo significa che per combattere il diabete non si dovrebbe pensare a pilloline e insulina dai sessant’anni in poi, ma a diminuire drasticamente il consumo di zuccheri prima.

lotta allo zucchero come droga, come (non) si fa quella al fumo o all’alcool, allora?

ecco un mangiatore compulsivo di nutella zuccheratissima che si autocelebra come uomo sano e sbeffeggia come morto per la droga che fa male chi è stato ammazzato per le botte prese in una stazione dei carabinieri, e non sa che parla da perfettamente drogato della droga zucchero, contro chi è drogato di marijuana.

ma vedo che la sto buttando in politica come sempre; non era la mia intenzione, giuro, e non immaginavo neppure che ci sarei finito quando ho iniziato il post.

(ah, non c’entra nulla, ma qui confesso che personalmente sono un cacao-dipendente: rigorosamente senza zucchero, però; solo cacao amaro; ma se non piglio la mia dose quotidiana di 20 grammi ogni mattina verso le dieci, l’umore mi finisce sotto le scarpe).

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dalla storia alla medicina; ma adesso veniamo alla chimica.

nella produzione industriale dello zucchero la sostanza di base viene fatta reagire con latte di calce, anidride carbonica, acido solforoso e coloranti; in questo modo vengono distrutte le proteine, gli enzimi e i sali di calcio.

secondo alcuni questo significa che lo zucchero bianco iper-raffinato sottrae al nostro organismo vitamine e sali minerali, in particolare di calcio e cromo, per ricostituire le sostanze distrutte in fase di raffinazione.

probabilmente sono esagerazioni, ma comunque è abbastanza accertato che causa nel processo digestivo processi fermentativi con alterazione della flora batterica, stress ormonali e perfino indebolimento del sistema immunitario.

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ma stiamo semplicemente alle valutazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che indica un fabbisogno di circa 90 g. di zuccheri totali al giorno, quantitativo apportato già di per sé da una normale alimentazione: lo zucchero, infatti, oltre che presente nelle bevande, soprattutto quelle industriali, è anche il componente di numerosi altri alimenti, quali i biscotti, i prodotti di pasticceria, lo yogurt, le caramelle, i gelati e molte bibite.

altro zucchero, del resto, viene poi elaborato direttamente nell’organismo, a partire da altre sostanze come i carboidrati, cioè il pane o la pasta, oppure la frutta o il latte.

quindi, tutto quello che supera questa dose fa male, è veleno, dategli tempo e fa diabete, salvo pochi, geneticamente protetti.

e adesso pensate al gesto col quale rigirate ogni volta nel caffè, voi che lo bevete, un cucchiaino di zucchero, cioè 5 grammi; sappiate avete diritto, al massimo, a tre cucchiaini al giorno, senza altro zucchero puro!

sempre che vogliate ancora ingerire di questa sostanza così “raffinata” (maledetti inganni delle parole!), semplicemente perché è dolce, e che non vi faccia un po’ senso sapere come è stata ricavata.

zucchero-5

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e con questo spero almeno di avere posto qualche rimedio a quell’immagine pubblicitaria del mio alter ego che consiglia la Nutella.


18 risposte a "la storia maledetta dello zucchero e l’invenzione del diabete – 518"

  1. Oggi ho riletto questo post dopo avere preso in mano un panetto di sciroppo di glucosio e altri zuccheri destinato alle api. Ho avuto la perfetta percezione che quella è DROGA quando ho avuto un forte impulso ad assaggiarne un po come ho fatto altre volte. Lo sciroppo di glucosio è una sostanza pericolosissima, più dello zucchero.
    Il tuo post mette in fila tutte cose note ma, come al solito, solo quando sono in fila ci si chiede come si è fatto a non vederle prima in questa prospettiva. Ottimo lavoro.

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    1. spero anche che tu ti sia trattenuto dall’assaggiare quel maledetto sciroppo, ricordandoti del mio post 😉

      grazie dell’apprezzamento: sì, molto spesso è soltanto un problema di prospettiva e occorre scegliere punti di vista insoliti per vedere quello che non si riusciva a scorgere.

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  2. @ gaberricci
    Ma il punto è che non puoi fare un provvedimento così alla cieca: dovresti dimostrare caso per caso che chi si è messo in quelle situazioni era pienamente consapevole di quanto faceva e del rischio che correva.

    può darsi che le difficoltà di applicazione pratica rendano inattuabile un principio astrattamente efficace.
    però, tanto per cominciare, la prima condizione per applicarlo è appunto quella che dici tu: campagne mirate, martellanti, forti, specifiche sui rischi legati a certi comportamenti.

    aggiungo che la piena consapevolezza non è dimostrabile mai: basta una presunta consapevolezza anche parziale mediamente ipotizzabile.

    – da qui in poi mi sono fatto prendere la mano dal bisogno di mettere meglio a fuoco alcuni aspetti del problema; chiedo scusa se non cancello tutto, ma non ti chiedo neppure di leggere; effettivamente ho una certa capacità innata di rendermi sgradevole… 😉

    per ora lo stato si occupa di questo problema soltanto in due modi: criminalizzando l’uso delle cosiddette droghe, cioè delle droghe non tradizionali, e mette assieme droghe che non danno dipendenza fisica e droghe che ne danno: qui ne criminalizza lo spaccio, ma non l’uso a determinate condizioni e obbligando ad avvertenze per il fumo attivo.
    come sai, sono anti proibizionista, cioè contrario a punire i consumatori, sanzionandoli legalmente, il che non significa ammettere il commercio di sostanze effettivamente e gravemente pericolose; la sanzione legale del consumo personale non sembra efficace come strumento di dissuasione; ma questo non significa che non si possano, anzi si debbano, cercare altri strumenti legali per diminuire la propensione all’uso per quelle sostanze che fanno male dal punto di vista medico in maniera documentata.
    un concorso nelle spese sanitarie conseguenti migliorerebbe la propensione all’uso di queste sostanze? sinceramente penso di no oppure in maniera molto marginale: ci sono già strumenti di dissuasione forti, che tuttavia non sono efficaci in tutti i casi, inutile pensarlo.

    invece rispetto a sostanze come il tabacco o l’alcool ci si limita – e solo nel primo caso – alla stampa di avvertenza e a qualche blanda campagna; la commercializzazione è ammessa, anzi in un caso compiuta persino dallo stato stesso. in questo campo (molto vasto) credo che un provvedimento simile avrebbe una sua modesta efficacia, comunque significativa vista la loro diffusione.
    ma in questo stesso campo dobbiamo mettere sedativi vari e psicofarmaci che stanno diventando una emergenza mondiale.
    di positivo vedo che non avrebbe nessun aspetto di criminalizzazione, peraltro impossibile per consumi così diffusi.

    infine ci sono problemi sanitari legati all’abuso di sostanze per se stesse innocue in dosi modeste: lo zucchero, appunto, per esempio.
    in questi casi dimostrare l’abuso diventa particolarmente difficile – salvo casi specifici particolari: mi viene in mente il diabete di Craxi, che rifiutava ostentatamente ogni cura e ci rimise le penne – e ci si dovrebbe limitare a campagne informative.

    mi si potrebbe obiettare che anche il caso dell’abuso di alcool o di psicofarmaci è simile al caso di abuso di zucchero, cioè che la sostanza in se stessa non fa danno se presa in dosi controllate; ma a me pare, invece, che l’alcool (e simili) produce effetti potenzialmente negativi già a dosi basse: sono percepibili, anche se giudicati soggettivamente gradevoli.
    qui c’è poi il problema di quel 3% della popolazione privo geneticamente degli enzimi per scioglierlo, al quale probabilmente anche io, da astemio forzato, e che finiscono in stato di ebbrezza immediato anche con dosi molto modeste.

    non credo di avere replicato dimostrando la bontà della mia ipotesi, ma di avere messo sul campo diversi aspetti di questa proposta che andrebbero certamente approfonditi.
    del resto in qualche paese nordico, mi dice l’altro commentatore, idee simili sono state messe politicamente sul tavolo, e poi alla fine sono state abbandonate perfino in contesti culturali più aperti a questo tipo di soluzioni del nostro.

    quindi può darsi che siano sparate vagamente qualunquistiche, però non ne sono ancora convinto.

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  3. “non è troppo contemplata l’idea che il pancreas sia a sua volta messo in crisi dal fatto che ingeriamo troppi zuccheri”
    Sono arrivato a smentirti :-).
    La verità è che è abbastanza noto che l’eccessivo introito di zuccheri può concorrere all’instaurarsi del diabete (confermo che il diabetico urina di più) mellito (cioè dolce: perché effettivamente le sue urine sono dolci) :-).

    Molto interessante però.
    Ti segnalo che in una sua conferenza, Barbero parlava di Marc Bloch e di una sua intenzione di scrivere la “storia della marmellata”: ed il suo interesse per questo argomento nasceva dal fatto che (almeno ai suoi tempi) la marmellata “fatta in casa” era un’invenzione recente, perché, appunto, lo zucchero era “roba da ricchi”.
    Non sei stato il primo, insomma, ma comunque hai avuto un signor predecessore! (Tra l’altro… ma quanto è bello I re taumaturghi di Bloch?)

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    1. be’, dai, se ne ho azzeccate due su tre, da profano di medicina qual sono, potrei anche accontentarmi; e siccome non credo di avere altri medici che te che mi leggono, è chiaro che la mia era quasi una richiesta di verifica ad personam.
      però poi anche il punto in cui mi critichi potrebbe essere difeso un pochino: non ho detto, infatti, che in assoluto non è contemplata l’idea che il pancreas sia a sua volta messo in crisi dal fatto che ingeriamo troppi zuccheri, ho detto che non è contemplata troppo; e questo troppo in fondo è soggettivo.
      mi spiego meglio col mio caso completo: è chiaro che dal momento in cui si sono scoperti quei valori di zucchero nel sangue oltre il limite il medico mi ha indicato una dietro in cui l’apporto di zucchero era controllato; ma nessuno me l’aveva detto prima, di mangiare poco zucchero; quando avevo vent’anni, cioè mezzo secolo fa, una volta feci l’esame del sangue; l’analista uscì con gli occhi sbarrati, convinto che avessi un tipico diabete giovanile, per i valori altissimi del mio zucchero, e commentò – me lo ricordo ancora bene – che disgrazia fosse la mia; mi ricordai allora che rientrando a casa alle due di notte dopo una serata brava con gli amici, mi ero mangiato un barattolo di pesche sciroppate da mezzo chilo e il dottore poté tranquillizzare se stesso e me; ma nessuno mi disse allora che, continuando a quel modo, il diabete me lo sarei fatto venire davvero: mi ricordo la mia vacanza a Merano da solo, proprio a vent’anni, dove vissi una settimana mangiando solo gelati.
      insomma, aneddoti a parte: ci sono certamente le campagne contro il fumo, ma nessuna campagna contro lo zucchero e sulle scatole di cioccolatini non trovi la scritta “troppo zucchero fa male”.
      considerando il costo sociale del diabete e che chi si becca una cancro al polmone fumando vive poco, ma chi ha il diabete può vivere anche decenni se si cura e ha anche culo, la trovo una stranezza.

      – quanto ai paragoni successivi, al solito li considero soltanto un modo elegante da parte tua di darmi delle preziosi indicazioni bibliografiche, che sottolineano i buchi vistosi delle mie conoscenze.
      ho inserito le parole chiave giuste in google, naturalmente, e ho trovato questa intervista a Barbero: https://www.iltascabile.com/linguaggi/storia-barbero/
      Mi sono letto la corrispondenza fra Marc Bloch e Lucien Febvre, altro grande storico e suo collega. E nel 1933 Bloch scriveva a Febvre, più o meno: Mi sto interessando di una cosa a cui non avevo mai pensato: la storia dell’alimentazione. Ma non solo, la storia delle conserve in particolare. Hai mai pensato al problema della marmellata? La marmellata che ci sembra una tradizione di sempre. Però per fare la marmellata bisogna che ci sia lo zucchero a buon mercato, e da quand’è che c’è lo zucchero a buon mercato in Francia? Da quando c’è la barbabietola, perché prima era un genere coloniale e costosissimo. Quindi la marmellata della nonna sì, ma la bisnonna la faceva la marmellata o no? Ed era il più grande storico del Novecento che discuteva di questo.

      per fortuna che non lo sapevo, altrimenti non avrei avuto mai la faccia tosta di scrivere il post… 🙂

      – che poi è stato un modo indiretto per me per risalire alle radici vere del colonialismo, sulla scorta di un testo davvero straordinario, ma certamente finito fuori mercato, temo: Roberto Ivaldi, Storia del colonialismo, Roma, 1997, Newton & Compton; ma non nel senso che io abbia derivato le mie notizie da qui, ma al contrario, perché mi è venuta la voglia di integrare questo aspetto che lì non è mai toccato; e si parla nel libro di schiavi, di miniere d’oro e d’argento, ma poi si trascura questo oro bianco che ha plasmato l’economia di paesi interi (Cuba!) fino ai giorni nostri.

      grazie a te degli apporti, sempre, e di questo in particolare.

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      1. Vero. Se vuoi saperlo, comunque, io non dico ai miei pazienti nemmeno di smettere di fumare: credo che siamo arrivati ad un punto in cui le persone ne hanno fin sopra i capelli di inviti a seguire una vita sana. Come mi piace dire: se avessi voluto fare il missionario avrei studiato teologia, non medicina.

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        1. forse dissento, forse no.

          dirgli di smettere di fumare non lo farei neppure io: dopo tutto ogni scelta di vita va rispettata e impicciarsi di contrastarla è un fastidio sia per l’impicciato sia per chi si impiccia.

          informarli dei rischi che corrono, questo invece lo farei; e mi sembra una cosa sostanzialmente diversa, perfino amichevole.

          se poi mi chiedessero loro, di loro iniziativa, qualche aiuto per smettere, ne sarei contento e sarei ovviamente a disposizione, per quel tanto che si può tentare.

          (ti ho mai detto che dopo la laurea in lettere classiche mi iscrissi a medicina, per le pressioni di mia madre che sperava di avere un figlio medico in casa?)

          aggiungo – per farmi odiare del tutto – che io non vedrei male che si imponesse una quota maggiore di partecipazione alla spesa sanitaria per chi ha condotte iatrogene: per esempio, non trovo giusto pagare due euro le mie pilloline anti-diabete e poi non rinunciare ai gelati perché non so farne a meno.

          se chi fuma e si becca il cancro al polmone o una bronchite cronica oppure l’alcolizzato per la cirrosi dovessero pagare una quota, che so? del 10% del suo reddito, per l’assistenza sanitaria, la cosa avrebbe un effetto dissuasivo efficace e non metterebbe comunque in discussione la libertà di scelta, la collocherebbe semplicemente in un quadro di responsabilità.

          so benissimo che sei in totale disaccordo, chiedo scusa; dev’essere l’irresistibile formazione in un contesto semi-tedesco come il Sued Tirol che mi torna a galla ogni tanto…

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            1. no, che collega? mai fatto un esame, né fatto un’ora di lezione…
              del resto, poco dopo mia madre si ammalò di cancro e non aveva tempo di aspettare che mi laureassi in sei anni o più.
              non so se sarei stato un buon medico.

              – quanto alla tua obiezione è respinta, ahha: non si tratta di dare giudizi morali, ma di prendere provvedimenti sociali.
              allo stesso modo penso, di sicuro in modo perverso dal tuo punto di vista, che chi si mette in situazioni estreme e poi ha un incidente, debba concorrere almeno in parte alle spese di soccorso.
              allo scopo di evitare discriminazioni sociali questi concorsi di spesa dovrebbero però essere sempre in percentuale di reddito e non di spesa,
              magari il ricavato potrebbe essere specificamente destinato, ad esempio, a garantire cure particolarmente costose agli indigenti.
              (mi scuso della replica: non sto cercando di avere ragione a tutti i costi, ma semplicemente di perfezionare la mia proposta ai miei stessi occhi, recependo quegli aspetti della critica che posso condividere).

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              1. Ma il punto è che non puoi fare un provvedimento così alla cieca: dovresti dimostrare caso per caso che chi si è messo in quelle situazioni era pienamente consapevole di quanto faceva e del rischio che correva.

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  4. Molto interessante questo post!
    Non c’è dubbio che le nostre abitudini, alimentari e non solo, causino molte delle malattie che ci affliggono. Mangiamo troppo e ci muoviamo poco, assumiamo troppo zucchero, raffinato o no, da mattina a sera.
    Il troppo stroppia sempre, del resto ho sentito di gente morta per aver bevuto troppa acqua… 😊
    Quindi sei favorevole alla tassa sulle merendine, giusto? Non creerà un mercato nero, una resistenza di mamme che rimpinzano i figli di torte fatte in casa?
    Il cioccolato, quello sì dà assuefazione… anche a casa mia non manca mai… fondente, 75% …
    Sulla Nutella di Salvini sai, e’ forse l’unica cosa che me lo rende simpatico… prima c’era anche la Isoardi, però.

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    1. acuto e divertente, al solito, il tuo commento: fa buon sangue e potrebbe essere un’idea di sostituirli a zucchero e cacao per combattere i pensieri neri…
      (aspetto sempre con terrore che scoprano quanto male può fare il cacao…: io comunque ho trovato confezioni al 98%; è amarissimo e spero che faccia anche benissimo).

      tassa sulle merendine: non è una cattiva idea, ma andrebbe combinata con una campagna di sensibilizzazione di massa che pesti bene i piedi alla Coca Cola e anche ai Mc Donald, perché si può morire di troppo zucchero anche soltanto mangiando cibo spazzatura, e non sarebbe male estendere la tassazione integrativa anche alle patatine fritte… 😉

      ma abbiamo perso la grande occasione di usare in maniera selettiva l’aumento dell’IVA lasciandola aumentare su alcuni prodotti dannosi ambientalmente come i SUV o dal punto di vista sanitario, e comunque sui prodotti di lusso: questo avrebbe reso meno visibile l’intervento specifico contro l’abuso di zucchero, che acquista senso soltanto se ci sono medici autorevoli che vanno in una televisione pubblica non commerciale a spiegare quanto zucchero si debba mangiare e come preferibilmente – e come vedi sono scivolato senza rimedio nel campo dell’utopia più scatenata del semplice buon senso in un paese di pazzoidi.

      dici che questo creerebbe il proibizionismo e il traffico clandestino di dolcificanti guidato dalle Brigate Dolci di mammistica formazione?

      a me basta che non proibiscano le tavolette di cacao amaro al 98%, pensando alle quali qualunque mangiatore di Nutella mi fa lo stesso effetto di chi non si intende di gastronomia vera e fa il populista anche in questi campi 😉

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      1. Sono d’accordo sull’Iva; ci stiamo impiccando a quel benedetto non aumento, quando bisognerebbe per prima cosa togliersi il laccio dal collo, e intanto aumentare dove ha senso e magari diminuire dove si può…
        il cacao finora non ha controindicazioni, ma chissà che qualche “scienziato” non se ne esca con qualche boiata, per farci prendere le pillole anche per la cacaina…
        ho letto sopra l’idea di far pagare di più la sanità a chi si ostina nei comportamenti a rischio: rischiosa, non nuova perché mi pare che nei paesi anglosassoni se ne era parlato, e andrebbe a colpire i poveracci che si rimpinzano di schifezze perché non si possono permettere roba buona…
        c’entra molto l’educazione, senz’altro, e lo stile di vita.
        Qualche tempo fa vidi il film-documentario Oversize me, sconvolgente…
        io metterei direttamente fuori legge Coca Cola, Pepsi e mc Donald’s, che fanno più morti della droga (e non solo per le sostanze che spacciano…)

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        1. la discussione si fa appassionante e dura: ottimo!
          purtroppo siamo troppo largamente d’accordo, il che lascia aperta la domanda se siamo due poveri pazzi che soffrono dello stesso disturbo, oppure se il buonsenso è andato a farsi fottere definitivamente in questo paese…
          la statistica dovrebbe portarci a pensare che è la prima che ho detto.

          veniamo ai punti:

          1. tagliare il debito, perdio; senza sfracelli sanguinosi, ma smettendo di pensare che qualche modesto rincaro di qualcosa qua e là sia la fine del mondo: purtroppo la paranoia delle mani nelle tasche degli italiani introdotta da Berlusconi è diventata linguaggio universale;
          e nessuno sottolinea che la peggiore delle tasse che paghiamo è quella della pubblicità che serve soltanto a venderci schifezze: basterebbe mettere fuorilegge la pubblicità per un paio d’anni (cassa integrazione per i dipendenti delle relative aziende) e fare incamerare allo stato come imposte la quota che nei prodotti paghiamo per farceli pubblicizzare, per dare una bella botta al debito, senza sacrifici per nessuno salvo che per chi vende pubblicità.

          2. il cacao sta per sparire per l’effetto serra, le coltivazioni sono allo stremo; nessuno perderà tempo per combattere contro un prodotto destinato a finire di morte propria, neppure per incarico della concorrenza; ci propineranno piuttosto qualche sostituto sintetico, sicuramente più igienico e sano…

          3. ovviamente l’idea che chi ha comportamenti iatrogeni se ne prenda anche in carico almeno in parte le conseguenze riguarda casi comprovati di abuso: tabagismo, alcoolismo, abuso di farmaci e di altre droghe, sesso compulsivo non protetto, abuso di farmaci non giustificato da alterazioni psichiche, e altro che di sicuro i moralisti escogiterebbero; è un terreno scivoloso, me ne rendo ben conto sul confine tra proibizionismo – da escludere – e assunzione di responsabilità – da sostenere -, però a me pare che sarebbe un tema da approfondire.
          così come il ritiro della patente, sul serio a cocainomani e affini: anni fa ho rischiato di essere ammazzato a colpi di bastone da un gruppo di invasati in autostrada che tentarono di buttarmi fuoristrada in autostrada e poi cercarono di bloccarmi per non so bene che sgarbo avessi fatto loro nella loro testa malata: ammetto di essere rimasto molto impressionato e di vedere ancora oggi in giro abbastanza spesso gente che guida in stato di evidente alterazione psichica.
          (tra parentesi, il blocco momentaneo della patente o del cellulare e di internet, oppure multe adeguate, potrebbero sostituire molto più efficacemente il carcere per molti reati minori).
          tutto ovviamente sempre e soltanto in percentuali sul reddito, che potrebbero essere anche ridotte per chi si trova in situazioni di indigenza.

          4. girando il mondo trovai un solo paese dove la Coca Cola era proibita: era la Siria. vedi la fine che ha fatto.
          sono contrario al proibizionismo in ogni forma, comunque, o hai una solida dittatura per farlo davvero rispettare, oppure alimenta soltanto il traffico illegale; invece trovo più efficace la dissuasione attraverso strumenti economici.
          diverso è il caso, però, in cui i danni alla salute sono evidenti, dirai tu: ma allora dobbiamo proibire anche fumo, alcool e cocaina.
          comunque, se tu riuscissi a farle proibire tutte non sarei scontento, salvo poi vedere il divieto rispettato: cosa che non mi pare stia succedendo, anzi.

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          1. In pratica proponi di fare quello che già fanno le assicurazioni: ti copro solo se non adotti comportamenti “a rischio”… se ti vuoi assicurare anche per quelli devi pagare mooolto di più. Chi stabilisce poi quali sono i comportamenti e se la malattia è dovuta a tuo abuso o a disfunzioni (penso al diabete, ad esempio…). Comunque in tempi di privatizzazioni selvagge, ci si arriverà, temo.
            La faccenda del debito secondo me è un enorme imbroglio. E’ vero, l’Italia ha un debito pubblico alto ma al 70% con gli italiani; inoltre gli italiani possederanno anche una quota di debito pubblico dell’estero, no? Penso ai fondi di investimento, specialmente. Perciò è vero, il debito ci costa in quanto gli interessi si potrebbero usare per fare altro, e diminuirlo farebbe bene: ma non sotto il continuo ricatto o così o pomì… che con il Mes di cui si discute potrebbe pure aggravarsi.
            Sul cacao mi dici una cosa bruttissima, ma è vero? Quindi il prezzo dovrebbe salire parecchio, se ce n’è poco (almeno non dicono questo i guru del mercato?). Per ora vedendo il supermercato sotto casa non pare, farò incetta!
            Purtroppo io non posso e non riesco a proibire niente, nemmeno a me stesso: predico bene e razzolo male, per dire… dovrei abolire salami e formaggi tanto per cominciare … 🙂

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            1. 1. sinceramente non vedo perché, se uno sceglie di diventare alcoolista, per fare un esempio, il resto della collettività debba farsi totalmente carico dei costi delle sue scelte.
              è vero che da un punto di vista filosofico, personalmente non credo affatto nel libero arbitrio; e tuttavia l’intero sistema sociale si basa su questo presupposto indimostrato e il ladro e l’assassino vengono puniti anche se forse non sono interamente responsabili dei loro atti; ma proprio per questo prevedo un concorso alle spese sanitarie abbastanza contenuto e in percentuale sul reddito, pur se in grado di esercitare un blando effetto dissuasivo, se ci può essere.
              la logica quindi non è affatto quella economica delle assicurazioni che devono fare quadrare i conti, ma quella di una società che cerca di indurre a comportamenti più responsabili.
              io spero che ci si arrivi in questa logica; sarebbe meglio che arrivarci in quella che dici tu.
              sono anche sicuro che l’irresponsabilismo nazionale vedrebbe questo come fumo negli occhi: per l’italiano medio la libertà è anarchia e l’idea che l’anarchia è il contrario della libertà non la capisce poco.

              2. ah quindi il debito è un complotto.
              lo sospettavo.
              è la cosa migliore a cui possa credere l’indebitato.
              ma chi ha indebitato l’indebitato?

              3. se vuoi metterti al sicuro col cacao, controlla bene la data di scadenza delle confezioni.
              la crisi c’è, ma per ora ne prevedono effetti a scadenza non troppo ravvicinata:
              https://www.huffingtonpost.it/entry/entro-i-prossimi-30-anni-il-cioccolato-potrebbe-scomparire-dalla-faccia-della-terra-per-colpa-del-surriscaldamento-globale_it_5cc1df8ae4b0aa856c9e3233

              nell’immediato le cose non stanno andando male:
              https://www.ilpost.it/2019/06/05/cacao-raccolto-2019/

              ciao!

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              1. Sulle dipendenze però il discorso è parecchio complesso… a me dà fastidio che il SSN curi i ludopatici, ma mi rendo conto che il problema non è solo loro ma anche e a volte soprattutto di chi hanno vicino… un problema sociale, insomma.
                Sul cacao meno male, mi rassereni.
                Il debito un complotto? Si, si può chiamare anche così, sicuramente come e’ gestito ora lo e’, ne sono convinto.

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                1. 1. ah, vedi: a te dà fastidio che il Servizio Sanitario Nazionale curi i ludopatici; a me no, per niente, anzi: mi dà solo fastidio che li curi completamente gratis, perché, santo dio, una certa componente di responsabilità ce l’avranno pure anche loro, no?, nella loro condizione… partecipazione alla spesa del 20-25% entro il limite massimo del 10% del reddito che supera la soglia di povertà? ci starebbe, per loro e per altre dipendenze simili.
                  ma certo parlando di fumo o di alcool non andiamo più a toccare minoranze, ma rischiamo di toccare qualcuno nel vivo e il consenso finisce.
                  però personalmente troverei più giusto finanziare la sanità in questo modo che con ticket uguali per tutti per certe spese costose.

                  3. figurati se mi sogno di disturbare la tua solida convinzione che il problema del debito è come viene gestito e non come è stato fatto e perchè?
                  viviamo in un’Italia di pazzi: abbiamo un’Unione Europea che propone delle regole per garantire anche noi nel caso facessimo un patatrac; a tutti gli altri paesi vanno bene, pare, ma noi, che siamo quelli messi peggio, urliamo contro chi si dichiara disponibile a caricarsi il nostro debito che le regole alle quali ci dovrà prestare i soldi le vogliamo fissare noi.
                  e con i partiti che fanno a gara tra loro a chi grida più forte.
                  ma sono tutti ubriachi fradici? o sfatti di cocaina?
                  se il problema è così grave, basta rinunciare a farsi salvare no? dov’è la questione?

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