settima (?) testimonianza, la conclusione. – L’annuncio del nuovo regno 17 – 519

il resto del cap. 10 del Vangelo secondo Giovanni sembra introdurre un nuovo episodio, visto che inizia descrivendo la collocazione di quel che avviene, che di solito inizia un racconto:
22 Ricorreva allora a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno.
23 Jeshu camminava nel tempio, nel portico di Salomone.

e sembra poi cominciare a descrivere un nuovo e diverso incontro fra Jeshu e i Giudei:
24 Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
25 Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. 26 Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. 27 Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28 Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29 Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30 Io e il Padre siamo una cosa sola».

ma questa tirata è semplicemente la ripetizione condensata di quanto detto appena in precedenza, integrata dalla affermazione di essere non solo il figlio di Dio, ma addirittura una cosa sola col Padre: e questo è totalmente estraneo alla sua predicazione originaria, e appartiene dunque alla rielaborazione teologica del secondo secolo.

31 Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo.

questa è pure la ripetizione già vista di un momento raccontato in precedenza:
8, 59 Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui.

e due tentativi di lapidazione falliti di seguito appaiono decisamente un po’ troppi.

anche la parte successiva si ricollega, oltre che all’idea della tentata lapidazione, anche alla integrazione del secondo secolo che abbiamo appena visto:
32 Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?».
33 Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
34 Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? 35 Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata -, 36 a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: «Tu bestemmi», perché ho detto: «Sono Figlio di Dio»? 37 Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; 38 ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre».

è del tutto inconcepibile che lo Jeshu storico si rivolga ai suoi interlocutori ebrei parlando della “vostra legge”; quindi tutta questa parte è una interpolazione del secondo secolo.

è invece autentico quel che segue:
39 Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
40 Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase.
41 Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero».
42 E in quel luogo molti credettero in lui.

. . .

in sostanza quel che è derivato nel testo attuale dalL’Annuncio del Nuovo Regno è soltanto questa parte:

22 Ricorreva allora a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno.
23 Jeshu camminava nel tempio, nel portico di Salomone.
39 Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
40 Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase.
41 Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero».
42 E in quel luogo molti credettero in lui.

è dunque evidente che si tratta semplicemente della conclusione dell’episodio precedente, di cui, in modo un po’ particolare, viene data la localizzazione, ma anche la collocazione temporale, soltanto nella parte finale per il suo stretto collocamento tematico col racconto della testimonianza precedente; la formula conclusiva, che ribadisce il successo di fede conseguito da Jeshu, è simile a quella che abbiamo trovato alla fine di altre testimonianze.

. . .

questo episodio, come detto, appare collegato al precedente, che si svolgeva però durante la festa dei tabernacoli, che era nel primo mese del calendario ebraico, cioè tra settembre e ottobre; la festa della dedicazione, o delle luci, invece, era a cavallo tra i mesi di kislev e tevet, e dunque si svolgeva in dicembre.

hannukah

questo indica una presenza abbastanza prolungata di Jeshu nel tempio di Gerusalemme, in un momento diverso da quello della Pasqua, che era in primavera, quando viene narrato l’attacco di Jeshu ai mercanti, all’inizio, nella seconda testimonianza.

i vangeli sinottici, successivi rispetto alL’Annuncio del Nuovo Regno, secondo la cronologia innovativa della quale sono convinto, si distaccano decisamente da questo racconto ed unificano in un solo ingresso a Gerusalemme i momenti diversi di presenza di Jeshu nella città, che troviamo testimoniati qui: tre almeno, se le Pasque di cui si parlava in questo testo non erano a loro volta diverse, altrimenti ancora di più (a parte quel che si dirà sulla narrazione finale della Pasqua di Jeshu in Gerusalemme).

questo corrispondeva evidentemente alla necessità di ridefinire successivamente la storia di Jeshu secondo uno schema narrativo più efficace e denso di valori simbolici, mentre la veridicità storica non aveva nessuna importanza per chi scriveva quei testi.

. . .

colgo l’occasione per chiarire un punto importante, a conclusione di questa parte.

la critica tradizionale del Vangelo secondo Giovanni non ha capito che si tratta di una raccolta di libere testimonianze diverse che non seguono necessariamente un ordine cronologico preciso, come ho già detto varie volte, ma piuttosto un’esigenza interna di chiarire la posizione del movimento che si ispirava a Jeshu rispetto ai suoi interlocutori ebraici; quindi intende disporre i fatti in una sequenza cronologica rigorosa e stretta, e così facendo approda all’idea di una “missione” di Jeshu che si sarebbe svolta nell’arco di tre anni.

ma non c’è nessuna prova interna al testo che confermi questa ipotesi: è anzi probabile che questo racconto faccia riferimento ad una azione svoltasi in un arco temporale ben più ampio.

. . .

un indizio viene anche dal fatto che nel racconto della precedente presenza di Jeshu nel tempio durante la festa dei tabernacoli (che dal racconto risulta anche essere la prima, dato che i fratelli di Jeshu lo esortano a manifestarsi), risulterebbe che Jeshu è vicino ai cinquant’anni, ma non li ha ancora compiuti.

se facciamo l’ipotesi che questi siano dati storici e ci rifacciamo alla ricostruzione che colloca la nascita di Jeshu nel 6 a.C. circa, ci troveremmo dunque nell’anno 44 d.C. (ben lontani da Pilato, dunque, rimosso dalla Palestina nel 36 d.C.).

ma questo anno risulta storicamente cruciale perché fu proprio in quell’anno che, a stare al racconto di Giuseppe Flavio, fu avviata una dura azione repressiva contro il movimento degli zeloti da parte di Cuspio Fado.

fu l’anno della morte improvvisa di Erode Agrippa, in seguito alla quale i romani decisero di riportare la regione sotto il loro controllo diretto, e venne inviato a governare la Palestina come procuratore proprio Cuspio Fado, che vi rimase fino al 46, e in questo periodo catturò e decapitò il predicatore Teuda:

Libro XX:97 – V, I. – Durante il periodo in cui Fado era procuratore della Giudea, un certo sobillatore di nome Teuda persuase la maggior parte della folla a prendere le proprie sostanze e a seguirlo fino al fiume Giordano.
Affermava di essere un profeta al cui comando il fiume si sarebbe diviso aprendo loro un facile transito.
98 Con questa affermazione ingannò molti.
Fado però non permise loro di raccogliere il frutto della loro follia e inviò contro di essi uno squadrone di cavalleria che piombò inaspettatamente contro di essi uccidendone molti e facendone altri prigionieri; lo stesso Teuda fu catturato, gli mozzarono la testa e la portarono a Gerusalemme.
99 Questi furono gli eventi che accaddero ai Giudei nel periodo in cui era procuratore Cuspio Fado.

rileggiamo ora quel che si dice sopra nelL’Annuncio del Nuovo Regno su Jeshu che ritorna nel luogo in cui predicava Giovanni (cioè Teuda?) e tra le righe possiamo leggere che a questo punto effettivamente Giovanni era morto, e questo ritorno di Jeshu ha tutto il significato di una raccolta della sua eredità.

. . .

ma non basta: a Cuspio Fado segue nell’incarico Tiberio Alessandro, dal 46 al 48 d.C.

Libro XX:100 – 2. Il successore di Fado fu Tiberio Alessandro […]
101 Fu sotto l’amministrazione (di Tiberio Alessandro) che in Giudea avvenne una grave carestia
[…]
102 Oltre a ciò, Giacomo e Simone, figli di Giuda Galileo, furono posti sotto processo e per ordine di Alessandro, vennero crocifissi; questi era il Giuda che – come ho spiegato sopra – ­aveva aizzato il popolo alla rivolta contro i Romani, mentre Quirino faceva il censimento in Giudea.
– cioè nel 6 d.C.

questo episodio è raccontato da Giuseppe Flavio come immediata prosecuzione del precedente, e la contiguità non appare soltanto cronologica, ma anche tematica.

ma noi sappiamo che Jeshu aveva due fratelli, che si chiamavano appunto Simone e Giacomo, anche se la tradizione cristiana ne racconta la vita in modi totalmente incompatibili con questo racconto: può trattarsi di una semplice coincidenza, i nomi in fondo sono abbastanza comuni, anche se una coincidenza doppia restringe di molto il tasso di probabilità casuale.

. . .

insomma, se in questa parte del racconto delL’Annuncio del Nuovo Regno si fa davvero riferimento, come pare, a qualche azione compiuta da un personaggio storico effettivamente esistito e chiamato Jeshu, diventa logico supporre che si tratti di una figura ben diversa da quella in cui venne trasformato dalla successiva tradizione evangelica e cristiana.

un cinquantenne che attraversa, fortunosamente indenne, un tumultuoso periodo della storia della Palestina in cui perdono la vita prima il suo maestro, il predicatore Giovanni (cioè Teuda), sia, probabilmente, i suoi due fratelli che erano proprio quelli che, secondo questo racconto, lo avevano incitato a passare all’azione diretta.

e, se questa ricostruzione è plausibile, aiuta molto a comprendere il significato esatto e i sottintesi del racconto di quella incertezza che aveva portato Jeshu prima a rifiutare quell’invito e poi ad aderirvi malvolentieri e in modo pur sempre limitato.

è come se il narratore avesse voluto accennare ad ascoltatori che potevano intenderlo la straordinaria preveggenza di Jeshu, che aveva rifiutato di scatenare una aperta rivolta in un momento sbagliato, si era limitato a diffondere il suo messaggio a parole e che si era salvato proprio per questa sua capacità profetica che gli aveva fatto dire che il suo momento non era ancora giunto.


Lascia un commento, soprattutto se stai scuotendo la testa. Un blog lo fa chi lo commenta. E questo potrebbe diventare il tuo blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.