Eleazar strappato alla morte. ottava testimonianza. – L’annuncio del nuovo regno 18 – 521

col cap. 11 del Vangelo secondo Giovanni inizia la testimonianza successiva delL’Annuncio del Nuovo Regno il suo nucleo originario, che sto cercando di ricostruire – e cambia anche l’organizzazione complessiva del testo che, da questo momento in poi assume effettivamente in andamento cronologico (fino, quasi, alla fine, come vedremo).

entriamo infatti nel cuore della narrazione e nei suoi passaggi decisivi.

tuttavia si nota una cosa strana: la formula tradizionale di passaggio da una testimonianza all’altra, Dopo di questo, oppure Poi, qui si trova soltanto al versetto 7.

questo ci induce a guardare con attenzione l’inizio del capitolo:
11 [1] Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella.
[2] Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.
[3] Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, ecco, il tuo amico è malato”.
[4] All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato”.
[5] Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro.
[6] Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava.

questo ci porta alle seguenti osservazioni:

1. il versetto 2 è chiaramente una aggiunta successiva: infatti si riferisce ad una informazione che non è stata ancora data e che compare soltanto nel capitolo successivo; quindi palesemente non appartiene alla fase originaria del testo, e dobbiamo prescinderne.

2. allo stesso modo è chiaramente una aggiunta successiva il versetto 4, che rappresenta, come al solito, una tarda interpretazione aggiuntiva del teologo che rimaneggiò il testo nel secondo secolo.

3. rimane dunque una parte di testo formata dai versetti 1, 3, 5-6, che è narrativamente coerente e sembra fare da introduzione.

ma, esaminando meglio questa parte, c’è pure da dubitare che sia originaria:

Eleazar, il protagonista principale forse delL’Annuncio del Nuovo Regno nel suo insieme, ma certamente di questa parte, profondamente amato da Jeshu, viene indicato al versetto 1 come “un certo Eleazar” – cosa assolutamente inconcepibile nel testo originario, proprio perché in seguito si sottolinea al contrario il legame molto profondo che Jeshu ha con lui, che del resto due versetti dopo viene definito davanti a Jeshu come “il tuo amico”.

ci rimane, naturalmente, la domanda sul perché questo avvenga, cioè perché si cerchi di far passare Eleazar per uno qualunque, a scapito del testo stesso successivo, che descrive una realtà ben diversa: ma a questo si risponderà più tardi.

Betania, luogo chiave degli avvenimenti e anche di quelli successivi, viene indicato il villaggio di Maria e di Marta, cioè delle sorelle, e non come il suo; e anche questo è assurdo.

inoltre, se Maria, come risulta probabile dal complesso del racconto, intrecciandolo con altre tradizioni, è la moglie di Jeshu, sposata all’inizio della sua azione pubblica, a Cana, oltre che la sorella di Eleazar, allora proviene da Magdala, e non da Betania.

anche il versetto 5 ha tutto l’aspetto di un riempitivo.

quanto al versetto 6, è privo di senso comune, e sembra avere soltanto la funzione di collegare tutto quello che è stato aggiunto in premessa al “Dopo di questo” che introduce il versetto 7; si tratta di dargli una parvenza razionale: dicendo che Jeshu avrebbe incomprensibilmente aspettato due giorni a recarsi dall’amico malato, senza peraltro che si preoccupi neppure di dire perché, e soltanto dopo questa attesa si sarebbe mosso.

dunque l’ipotesi più coerente è che tutta – tutta – questa parte sia un’aggiunta successiva, rimaneggiata a sua volta ulteriormente in momenti diversi.

però si deve notare che, se la si espunge, sparisce ogni accenno iniziale ad una malattia di Eleazar.

. . .

ma passiamo dunque all’inizio vero delL’Annuncio del Nuovo Regno, così come ci risulta adesso, e ai suoi sviluppi:
[7] Dopo di questo, – [Jeshu] disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”.
[8] I suoi seguaci gli dissero: “Rabbì, – maestro – poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”.
[9] Jeshu rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; [10] ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce”.

questa parte è indubbiamente originaria, per la difficoltà stessa di dare una interpretazione alle strane considerazioni di Jeshu, che però sono effettivamente riferite alla situazione di pericolo evidenziata dai seguaci.

togliendo di mezzo il riferimento spurio alla malattia di Eleazar, il nucleo della storia diventa un altro: è Jeshu che decide di tornare nella Giudea dalla regione aldilà del Giordano nella quale si era rifugiato; questa decisione va dunque motivata diversamente: è un gesto che ha un significato in se stesso.

e Jeshu, con la sua allusione al camminare di giorno e alla luce, che permette di evitare i pericoli, fa riferimento dunque al modo per rendere meno rischioso questo ritorno.

. . .

la formula introduttiva del versetto 11 dichiara apertamente che la parte che segue è un’aggiunta successiva:
[11] Così parlò e poi soggiunse loro: “Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo”.
[12] Gli dissero allora i discepoli: “Signore, se s’è addormentato, guarirà”.
[13] Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno.

questo scambio di battute non ha senso comune: i seguaci di Gesù replicherebbero che se Lazzaro dorme, guarirà, come se il dormire fosse una malattia.

[14] [Allora Jeshu disse loro apertamente:] “Eleazar è morto [15] e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!”.
[16] Allora il Gemello Tommaso, in ebraico –, chiamato Il fratello gemello Dìdimo, in greco – disse agli altri seguaci: “Andiamo anche noi a morire con lui!”.

dopo un breve formula di collegamento con il passo interpolato, il testo che presumo originale riprende con un chiarimento di Jeshu sul vero motivo del suo ritorno in Giudea, che non fa nessun riferimento a nessuna malattia di Eleazar, ma soltanto alla sua morte, e la risposta che il Gemello dà accenna stranamente alla possibilità di morire come lui, appropriata alla battuta di Jeshu del versetto 9, ma non certamente alla presunta malattia di Lazzaro introdotta dalle manipolazioni successive.

[17] Venne dunque Jeshu e trovò Eleazar che era già da quattro giorni nel sepolcro.
[18] Betània dista[va] da Gerusalemme meno di due miglia [19] e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello.
[20] Marta dunque, come seppe che veniva Jeshu, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
[21] Marta disse a Jeshu: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”

quest’ultima frase è una ripetizione alla lettera della frase che in maniera più appropriata dice Maria poco dopo: è dubbio che possa essere autentica.

il resto delle parole di Marta e delle risposte di Jeshu appartiene, sempre in modo molto evidente, alle successive elucubrazioni del secondo secolo:
[22] Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà”.
[23] Gesù le disse: “Tuo fratello risusciterà”.
[24] Gli rispose Marta: “So che risusciterà nell’ultimo giorno”.
[25] Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
[26] chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?”.
[27] Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”.

la narrazione originaria riprende qui:
[28] Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: “Il Maestro è qui e ti chiama”.
[29] Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui.
[30] Jeshu non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.
[31] Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: “Va al sepolcro per piangere là”.
[32] Maria, dunque, quando giunse dov’era Jeshu, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”.
[33] Jeshu allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: [34] “Dove l’avete posto?”.
Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”.
[35] Jeshu scoppiò in pianto.
[36] Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!”.
[37] Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?”.
[38] Intanto Jeshu, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra.
[39] Disse Jeshu: “Togliete la pietra!”.

segue una nuova aggiunta del secondo secolo, che interrompe ancora la linearità della narrazione:
Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni”.
[40] Le disse Jeshu: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”.

ed ecco, di nuovo, la parte originaria, direttamente collegata al passaggio originario precedente:
[41] Tolsero dunque la pietra.
Jeshu allora alzò gli occhi e

poi una nuova aggiunta edificante:
disse: “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato.
[42] Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”.
[43] E, detto questo,

l’originale prosegue:
gridò a gran voce: “Eleazar, vieni fuori!”.
[44] Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario.
Jeshu disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.
[45] Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.
[46] Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quel che Jeshu aveva fatto.
[47] Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: “Che facciamo? Quest’uomo compie molti segni. [48] Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione”.

adesso, ancora un’aggiunta edificante:
[49] Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse loro: “Voi non capite nulla [50] e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”.
[51] Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione [52] e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.

la prima battuta introduce qui – successivamente – una considerazione che ha altra fonte riconoscibile nella tradizione successiva.

riprende il testo originario:
[53] Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
[54] Jeshu pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli.

un nuovo inserimento successivo, che ripete quasi alla lettera una situazione già vista:
[55] Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione andarono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi.
[56] Essi cercavano Jeshu e stando nel tempio dicevano tra di loro: “Che ve ne pare? Non verrà egli alla festa?”.

poi riprende il testo originario:
[57] Intanto i sommi sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunziasse, perché essi potessero prenderlo.

. . .

riporto quindi adesso il testo originario ricostruito, nella parte che è sicuramente autentica, eliminando anche i passi dei quali si può sospettare ma senza una certezza assoluta, perché si possa verificarne la compattezza e linearità, oltre che la coerenza stilistica.

[7] [Jeshu] disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”.
[8] I suoi seguaci gli dissero: “Maestro, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”.
[9] Jeshu rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; [10] ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce”.
[…] [14] Eleazar è morto [15] e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!”.
[16] Allora il Gemello disse agli altri seguaci: “Andiamo anche noi a morire con lui!”.
[17] Venne dunque Jeshu e trovò Eleazar che era già da quattro giorni nel sepolcro.
[18] Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia
[19] e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello.
[20] Marta dunque, come seppe che veniva Jeshu, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
[21] Marta
[…] [28] […] se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: “Il Maestro è qui e ti chiama”.
[29] Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui.
[30] Jeshu non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.
[31] Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: “Va al sepolcro per piangere là”.
[32] Maria, dunque, quando giunse dov’era Jeshu, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”.
[33] Jeshu allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: [34] “Dove l’avete posto?”.
Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”.
[35] Jeshu scoppiò in pianto.
[36] Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!”.
[37] Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?”.
[38] Intanto Jeshu, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra.
[39] Disse Jeshu: “Togliete la pietra!”.
[…]
[41] Tolsero dunque la pietra.
Jeshu allora alzò gli occhi e
[…] gridò a gran voce: “Eleazar, vieni fuori!”.
[44] Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario.
Jeshu disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.
[45] Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.
[46] Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quel che Jeshu aveva fatto.
[47] Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: “Che facciamo? Quest’uomo compie molti segni. [48] Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione”.
[…]
[53] Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
[54] Jeshu pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli.
[…]
[57] Intanto i sommi sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunziasse, perché essi potessero prenderlo.

. . .

ma il testo, così ricostruito, pone tali e tante questioni, che bisognerà dedicare a queste un prossimo post tutto intero.

masada-palazzo-erode-terrazza-bassa

i resti della fortezza di Masada

perché concludo con questa foto sarà chiarito nel prossimo post.


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