violenza sulle e delle donne, e magari anche sui maschi che non c’entrano – 527

si celebra oggi la giornata della violenza contro le donne, e scusate se non trovo verbo più adeguato di celebrare: infatti è una messa cantata.

giornata in cui bisogna staccarsi da whatspp, per amore o per forza, per non essere investiti da valanghe di video e foto kitsch come a natale.

intanto possiamo guardare in faccia i fatti?

grazie a questa intensa campagna risulta che nell’ultimo anno i femminicidi, cioè gli omicidi al femminile, sono leggermente aumentati in Italia.

non so se nei femminicidi sono calcolati anche gli omicidi di donne compiuti da donne, vallo a sapere, ma sembrerebbero in crescita anche loro, a giudicare dalle crude cronache; e poi non so che posto hanno gli omicidi di maschi compiuti da donne o i bambini ammazzati dalle loro madri: ma questi non fanno numero, non contano, al momento.

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l’incremento del numero di maschi che uccidono una donna è l’esito più logico e prevedibile di campagne come queste, ma a chi le conduce importa poco.

logico, perché, se uno arriva ad ammazzare la compagna o l’ex, non è che si faccia impressionare dai giornali, vero?

e chi è sul confine di farlo si sente incoraggiato, semmai, proprio dalla forza del numero e dagli esempi che vengono continuamente fatti presenti mediaticamente alla sua mente in bilico.

ovviamente colpiti dalla campagna sono soltanto i maschietti sensibili, quelli che non toccherebbero una donna neppure con un fiore, additati, in quanto maschi e quindi violenti, al disprezzo dell’altra metà del cielo, o di quella parte della metà che va dietro a queste cazzate (e non è poca, credetemi) .

e va be’.

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il fatto tragico è che campagne di questo tipo sono prive dei requisiti minimi di analisi e comprensione della realtà psicologica degli esseri umani, e scusate se la butto più che sul filosofico sullo scientifico, partono da presupposti sbagliati, e quindi fanno più danno che bene.

1. il primo e più grave errore è pensare che gli esseri umani siano sempre completamente coscienti e responsabili delle loro azioni, e non è vero: l’impulso alle azioni è quasi sempre irrazionale e istintivo, il massimo che l’essere umano può fare – se e quando ci riesce – è di reprimere alcuni di questi impulsi, quando già sono attivi, non certo smettere di provarli.

e non è neppure sano che li reprima tutti o anche soltanto troppi: l’inibizione eccessiva si trasforma in nevrosi, e può portare a cedimenti improvvisi dei meccanismi di controllo.

quindi oggi non abbiamo affatto una epidemia di violenza maschile insolita, tutt’altro: in generale, anzi, il maschio è diventato molto meno violento che in passato; abbiamo una società che richiede in generale molto più autocontrollo, e dunque tende a renderci tendenzialmente più nevrotici, e nello stesso tempo NON EDUCA al controllo degli impulsi, anzi moltiplica a fini di profitto il consumo di sostanze (alcool e altre droghe) che lo rendono più difficile.

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2. il secondo presupposto sbagliato è pensare che i maschi siano più aggressivi delle femmine: invece l’aggressività di base è una caratteristica biologica che si trasmette geneticamente, senza differenze sostanziali tra i sessi, e viene poi adattata in maniera selettiva attraverso l’educazione e per motivi culturali, e dunque anche attraverso stereotipi sessisti: vero quindi che nel maschio occidentale si trasforma più facilmente in aggressività fisica, che sfocia anche in atti violenti talvolta: la caratteristica dell’aggressività maschile è di essere di tipo esplosivo e di essere superata più facilmente e dimenticata; l’aggressività femminile, che pure esiste, è invece prevalentemente di tipo psicologico, tende a diventare manipolazione emotiva e crudeltà; se i maschi tendono ad essere violenti, le femmine tendono ad essere crudeli: esprimono una aggressività di lunga durata e ricordano i torti subiti a lungo. 

quindi una educazione sentimentale al contenimento dell’aggressività deve essere condotta parallelamente sui due sessi, e le donne dovrebbero prendere coscienza del modo in cui questa si manifesta in loro, soprattutto in giornate come questa.

spiace dirlo, ma pazienza: ci sono anche donne che alla fine vengono ammazzate, ma che hanno costruito il loro omicidio – pardon: il loro femminicidio -, con costanza e pazienza, con lunghi anni di tormenti inflitti al partner che alla fine cede alla follia del momento; quindi una azione efficace di prevenzione di questa brutta fine passa anche attraverso la presa di coscienza delle femmine dei guasti eventualmente presenti nei loro comportamenti: lo dico prima di tutto nell’interesse femminile, dato che evidentemente una uccisione è un male estremo da riprovare e la vittima comunque da compiangere, anche quando se l’è proprio cercata.

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3. terzo e più grave errore: mi sono occupato, per l’emozione che mi provocava, di diversi casi di donne assolutamente innocenti uccise da uomini disturbati – che nessuna campagna di stampa avrebbe potuto ricondurre alla ragione: lo facevo volentieri e spontaneamente, prima che iniziasse questa insulsa campagna del conformismo di massa; e ho sempre constatato la profonda indifferenza burocratica verso le tragiche richieste di aiuto preventive di queste vittime; sono state lasciate sole, nonostante le loro denunce; la polizia sembra che in questo paese abbia troppe scartoffie da curare prima di occuparsi della sicurezza dei cittadini in generale e delle donne in particolare.

questa campagna è dunque anche un alibi vergognoso contro le inefficienze pubbliche anche in questo campo: mi piacerebbe che dalle promotrici di questa martellante propaganda, che personalmente trovo stolida per la sua genericità, venissero invece precise denunce di situazioni di abbandono di donne in pericolo, con nomi e cognomi di chi rifiuta di intervenire a difendere una donna che teme di essere ammazzata, PRIMA che la ammazzino.

altrimenti, mi perdoni dio o chi per lui, date proprio la sgradevole impressione di aspettare la prossima morta e il prossimo caso di psicosi maschile per mettervi a gridare contro il maschio assassino, mentre noi maschietti che non lo siamo proprio giriamo la testa infastiditi dall’altra parte.

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oh, io dico dunque che la lotta giusta alla violenza contro le donne si fa così: 1. educando uomini e donne al migliore controllo della loro aggressività; 2. educando anche le donne a saper gestire la loro aggressività, per le forme in cui si manifesta, in modo da non mettersi in pericolo; 3. con nomi e cognomi di chi ha l’obbligo di intervenire per proteggerle e non lo fa.

ci servono azioni concrete e non un altro 8 marzo di mimose.

e adesso, avanti: aspetto soltanto il commento che mi dica: ma allora tu non sei contro la violenza contro le donne!

sì, lo sono, ma sono anche contro la violenza delle donne che colpevolizzano i maschi in generale: un tipico esempio da manuale di aggressività femminile subdola e psicologica, abbastanza stomachevole e istigatrice di reazioni violente nei maschi che non si sanno controllare (non io).


5 risposte a "violenza sulle e delle donne, e magari anche sui maschi che non c’entrano – 527"

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