sulla violenza alle donne ho ricevuto una bella mail – 530

mi permetto di pubblicarla, perché è veramente molto bella, e perché ha mille ragioni, mi pare.

eccola:

Ho letto con molta attenzione lo scritto di un “maschio” che sta dalla parte dell’indifeso (uomo o femmina che sia).

si riferisce a questo post mio:
https://corpus15.wordpress.com/2019/11/25/violenza-sulle-e-delle-donne-e-magari-anche-sui-maschi-che-non-centrano-527/

Sono d’accordo e condivido il pensiero, anche nella parte numero due, dove asserisce che nella quotidianità e con il comportamento limante, la femmina, può portare il partner allo stremo, tanto da non fargli avere più la lucidità per reprimere il proprio istinto…
Ma professore… Lei cosa ne sa del motivo per cui una donna rimane a fianco del proprio maschio, per anni e anni, con la frustrazione di sentirsi continuamente ripetere che sei una “stupida” e che non vali nulla….
con la paura di uno scatto d’ira, una corsa sulle scale, per poi finire in un angolo della camera con il suo pugno che ti sfiora la testa, o con gli sputi che ti colano sulle guance……?
Cosa ne sa dei pianti soffocati dal cuscino, o della voglia di farla finita, perché la vita vissuta in quel modo, non ha senso?
Moriamo piano piano, tutti i giorni… e quella fisica, è solo l’atto finale.
Ma si rimane lì, per anni e anni…. l’educazione, il senso del dovere che ti inculcano fin da quando sei bambina, la “sacra” famiglia che devi sempre preservare qualsiasi cosa accada, la paura del cambiamento,
o forse “l’abitudine” di essere trattati in quel modo.
Ci vuole coraggio professore, sì coraggio….
Coraggio, a raccontare prima timidamente, quasi fossi in torto, quello che ti sta succedendo… per poi arrivare ad urlare.
Coraggio, ad affrontare le “istituzioni” che ti rimpallano in quanto “non di loro competenza”.
Coraggio, in un memento di solitudine e sconforto, a continuare la strada in salita che hai intrapreso.
Coraggio, ad amarsi e a riconsiderare la tua persona, come unica e preziosa, e non permettere a nessuno di annientarti in quel modo.
Io, sono stata fortunata… in tutto questo.
Per prima cosa sono una donna libera, in quanto economicamente indipendente, e quindi libera di potermi permettere l’affitto di una nuova casa.
Sono fortunata perché ho avuto molti amici e soprattutto i miei figli, che mi hanno sostenuto nei momenti in cui vedi tutto nero e non senti nemmeno l’aria, di quel tunnel, che ti auguri finisca in fretta.
Sono stata fortunata, ad aver conosciuto all’inizio di questa trasformazione, un uomo di buoni sentimenti, che mi ha amato per quello che ero: una donna impaurita, spaesata e poco sicura di sé. Che mi ha fatto finalmente sorridere, e come dice lui, è stata la “batteria” che mi ha fornito energia costante ma a distanza, così da continuare il cambiamento con le mie sole energie.
Ora dopo sei anni, posso dire che rifarei tutto, sopporterei tutta la sofferenza una seconda, una terza volta… perché è impagabile l’energia della rinascita.
… quindi nella vita, professore, ci vuole coraggio e fortuna…
È riduttivo quindi, parlare di un argomento così complesso, rivestendo il solo ruolo di spettatore.
Diverso sarebbe essere l’attore di questa commedia drammatica: sentire il cuore che batte all’impazzata dalla paura, la frustrazione di sbagliare, lo smarrimento della novità…

Solo l’attore, spettatore ha una visione completa del teatro…: batte le mani più forte a quell’attore che magari ha sbagliato la battuta, conoscendo la frustrazione per  quell’errore e certo non sottolineerà quella imprecisione, e nel momento che rivestirà il ruolo dell’attore, malgrado la paura della scena, cercherà di essere il più disinvolto possibile per non fare trasparire le sue incertezze e cercherà di tenere sempre viva
la scena, per ricevere applausi sentiti.
Mi scusi professore, se mi sono permessa di scriverle queste righe, ma non ho resistito…molto probabilmente, faccio parte anch’io di quelli (uomini o donne che siano) che non riescono a tenere a bada…i propri istinti.
Spero di rivederla presto, con tanta simpatia.

. . .

non pubblicherò tutta la mia risposta: tocca temi troppo personali e anche dolorosi.

e forse anche riportare la conclusione è inutile, perché chi mi ha scritto ha indubitabilmente ragione, le sue mille autentiche e soffertissime ragioni: indiscutibili.

ma…

mi stacco dal vissuto personale per ribadire che siamo di fronte ad una strumentalizzazione ottusa (l’Italia è forse il penultimo o terzultimo paese dell’Europa intera per indici di violenza contro le donne e queste indagini dicono che in Germania il tasso di violenza concreto è il doppio del nostro).
non dico affatto che non si debba occuparsene, per questo, ma nel farne la questione principale di un paese allo sbando per ben altri motivi continuo ostinatamente a vedere una operazione mediatica di distrazione di massa e quindi qualcosa di losco, addirittura.
e questo mantenendo indubbiamente intatta la mia solidarietà a tutte le donne maltrattate, di cui la politica si accorge soltanto quando le fa comodo, forse per non parlare d’altro.


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