nona testimonianza (oppure seconda parte dell’ottava?): Jeshu NON entra in Gerusalemme – L’annuncio del nuovo regno 20 – 546

il testo del Vangelo secondo Giovanni di cui oggi disponiamo si presenta così nel cap. 12.

questa parte potrebbe essere la prosecuzione e conclusione dell’ottava testimonianza delL’Annuncio del Nuovo Regno, che stiamo cercando di ricostruire come strato originario di questo testo evangelico, oppure, più probabilmente, una nona testimonianza, però strettamente connessa alla precedente.

abbiamo visto infatti che, appunto dalla parte precedente, il racconto, arrivato al suo punto saliente, prende un andamento cronologico, quale non aveva mai avuto prima.

ciononostante questa parte non è rigorosamente collegata alla prima dal punto di vista cronologico, ma si accontenta di una collocazione cronologica nel tempo sacro delle festività ebraiche, ma nessuna indicazione, neppure vaga, è riferibile all’anno in cui si svolgerebbero i fatti narrati, che dunque hanno una dimensione piuttosto simbolica e metastorica.

. . .

12 [1] Sei giorni prima della Pasqua, Jeshu andò a Betània, dove si trovava Eleazar, che egli aveva risuscitato dai morti.
[2] E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Eleazar era uno dei commensali.
[3] Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Jeshu e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
[4] Allora Giuda il Sicario Iscariota,
in ebraico, [uno dei suoi seguaci], che doveva poi tradirlo, disse: [5] “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”.
tra parentesi quadre ho messo una glossa evidente.
[6] [Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.]
questa frase potrebbe essere una glossa, cioè un commento inserito nel testo.
anche la frase successiva è un’aggiunta, perché contraddittoria col resto del racconto: l’olio è già stato usato, né risulta poi usato a questo scopo!

[7] [Jeshu allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.]
[8] [I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”.]
e anche questa seconda frase ha l’apparenza di una glossa: una glossa alla glossa precedente.
[9] Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Jeshu si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Eleazar che egli aveva richiamato in vita dai morti.
[10] I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Eleazar, [11] perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Jeshu.
12 Il giorno seguente, la grande folla che era venuta per la festa, udito che Jeshu veniva a Gerusalemme, 13 prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore,
il re d’Israele!».
14 Jeshuu, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:
15 Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene,
seduto su un puledro d’asina.
* [16 I suoi seguaci sul momento non compresero queste cose; ma, quando Jeshuu fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte.]
17 Intanto la folla, che era stata con lui quando chiamò Eleazar fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli dava testimonianza.
18 Anche per questo la folla gli era andata incontro, perché aveva udito che egli aveva compiuto questo segno.
19 I farisei allora dissero tra loro: «Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!».
20 Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci.
21 Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Jeshuu».
22 Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Jeshuu.
[23 Jeshuu rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. * 24 In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25 Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. 26 Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. 27 Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! 28 Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
29 La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato».
* 30 Disse Jeshuu: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31 Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32 E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me».
* 33 Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.
* 34 Allora la folla gli rispose: «Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come puoi dire che il Figlio dell’uomo deve essere innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo?»]
questo passaggio sembra appartenere ad un clima culturale diverso, c’è perfino un esplicito rinvio alla Lettera agli Ebrei; difficilmente appartiene al livello originario, per il riferimento al sacrificio, che è chiaramente successivo alla catastrofe finale della guerra contro i romani; inoltre l’avvio del versetto 23 e del versetto 35 sono praticamente identici; il versetto 33 è poi una glossa aggiunta dopo ancora.
35 Allora Jeshuu disse loro: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. 36 Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce».
Jeshuu disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro.
37 Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, 38 perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia:
Signore, chi ha creduto alla nostra parola?
E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?
39 Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse:
40 Ha reso ciechi i loro occhi
e duro il loro cuore,
perché non vedano con gli occhi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano, e io li guarisca!
41 Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui.

questo passo 37-41 è in contraddizione diretta col successivo e non può essere della stessa mano, ma successivo: afferma che i Giudei non credevano in lui – e con questo giustifica, richiamandosi anche alle profezie, il mancato ingresso di Jeshuu nella città e il sostanziale fallimento di questa sua azione, mentre subito dopo nel v. 42 afferma il contrario, che molti credevano in lui, anche fra i capi, ma avevano paura a manifestarlo: questa seconda sembra una parziale correzione di tiro, come per ridare fiducia ai seguaci in vista di una nuova azione imminente.

42 Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga.
43 Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.
* [44 Jeshuu allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; 45 chi vede me, vede colui che mi ha mandato. 46 Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. 47 Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. 48 Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. 49 Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. 50 E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».]

* sono chiaramente inserimenti successivi, per la loro forma evidente di glosse o di ampliamenti narrativi i versetti 16, 33 e 44-50, che ho messo nel testo tra parentesi quadre.

molto complicata è dunque la situazione di questa parte del testo, in particolare per quanto riguarda il lungo passo 23-34: appare come un inserimento successivo, perché la prospettiva ideologica è completamente diversa da quella del resto del passo: al messia accolto come re di Israele si sovrappone l’immagine del maestro sofferente, destinato alla morte, ma che attraverso di essa acquisterà maggiore visibilità

se, come penso, L’annuncio del Nuovo Regno precede la guerra giudaica, è evidente che questa seconda prospettiva non appartiene alla sua versione originaria, visto che dà implicitamente per scontata la sconfitta non solo di Jeshuu, ma del suo stesso movimento, e appartiene dunque alla fase della rielaborazione dell’accaduto; dall’altro lato, però esso appare indispensabile alla sequenza narrativa.

la soluzione che ho individuato è dunque di considerare spuri i versetti 23-34.

. . .

in conclusione ci rimane, nel testo di base, un racconto davvero spoglio ed essenziale, che tuttavia dice molto egualmente.

12 [1] Sei giorni prima della Pasqua, Jeshuu andò a Betània, dove si trovava Eleazar, che egli aveva risuscitato dai morti.
[2] E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Eleazar era uno dei commensali.
[3] Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Jeshuu e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
[4] Allora Giuda il Sicario
[…], che doveva poi tradirlo, disse: [5] “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. […]
[9] Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Jeshuu si trovava là, e accorse non solo per Jeshuu, ma anche per vedere Eleazar che egli aveva richiamato in vita dai morti.
[10] I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Eleazar, [11] perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Jeshuu.
12 Il giorno seguente, la grande folla che era venuta per la festa, udito che Jeshu veniva a Gerusalemme, 13 prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore,
il re d’Israele!».
14 Jeshuu, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:
15 Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene,
[…] 17 Intanto la folla, che era stata con lui quando chiamò Eleazar fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli dava testimonianza.
18 Anche per questo la folla gli era andata incontro, perché aveva udito che egli aveva compiuto questo segno.
19 I farisei allora dissero tra loro: «Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!».
20 Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci.
21 Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Jeshuu».
22 Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Jeshuu. […]
35 Allora Jeshu disse loro: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. 36 Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce».
Jeshuu disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro.
37 Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, 38 perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia:
Signore, chi ha creduto alla nostra parola?
E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?
39 Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse:
40 Ha reso ciechi i loro occhi
e duro il loro cuore,
perché non vedano con gli occhi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano, e io li guarisca!
41 Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui.
42 Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga.
43 Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.

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il testo ricostruito è scorrevole e coerente, ma ci pone di fronte ad una prima netta discordanza dalla tradizionale rappresentazione della cosiddetta settimana santa, che si fonda essenzialmente sui vangeli sinottici; nell’ordinamento voluto dalla Chiesa, il Vangelo secondo Giovanni è collocato per ultimo, così che noi lo leggiamo irresistibilmente alla luce dei precedenti.

ma se rovesciamo la prospettiva cronologica e leggiamo il suo nucleo come la narrazione più antica, allora ci accorgiamo di un fatto che potrà sembrare abbastanza sconvolgente: Jeshu non entra in Gerusalemme!

lo si dice chiaramente: è la folla che, sentendo che lui viene a Gerusalemme, gli si reca incontro, e il testo non lascia dubbi: la folla, dice, uscì: dalla città, naturalmente; e più esattamente si tratta della folla, che era stata con lui quando chiamò Eleazar fuori dal sepolcro, cioè del gruppo alquanto numeroso degli aderenti al suo messaggio.

del resto, come sarebbe stata possibile una occupazione di Gerusalemme da parte di Jeshu e dei suoi seguaci, senza che ne parli Giuseppe Flavio, lo storico del tempo?

. . .

ma, ristabilito questo elemento di valutazione, non può non colpirci il fatto che, così esattamente definita, la narrazione di questa nona testimonianza, viene a coincidere perfettamente con quel che ci racconta Giuseppe Flavio della spedizione a Gerusalemme del profeta egiziano!

riporto esattamente i due passi di Giuseppe Flavio che lo riguardano:

il primo dalla sua prima opera, La guerra giudaica:
Libro 2, 258 – 13, 4. Oltre a questi, – la corrente dei sicari tra gli zeloti – si formò un’altra banda di delinquenti: le loro mani erano meno lorde di sangue ma le loro intenzioni non erano meno empie, sì che il danno da essi inferto al benessere della città non restò inferiore a quello arrecato dai sicari.
259 Individui falsi e bugiardi, fingendo di essere ispirati da Dio e macchinando disordini e rivoluzioni, spingevano il popolo al fanatismo religioso e lo conducevano nel deserto promettendo che ivi Dio avrebbe mostrato loro segni premonitori della liberazione.
260 Contro costoro Felice, considerandoli come istigatori alla ribellione, mandò truppe a cavallo e a piedi e ne fece grande strage.
Libro 2, 261 – 13, 5. Ma guai ancor maggiori attirò sui giudei il falso profeta egiziano. Arrivò infatti nel paese un ciarlatano che, guadagnatasi la fama di profeta, raccolse una turba di circa trentamila individui che s’erano lasciati abbindolare da lui,

262 li guidò dal deserto al monte detto degli ulivi e di lì si preparava a piombare in forze su Gerusalemme, a battere la guarnigione romana e a farsi signore del popolo con l’aiuto dei suoi seguaci in armi.
263 Felice prevenne il suo attacco affrontandolo con i soldati romani, e tutto il popolo collaborò alla difesa sì che, avvenuto lo scontro, l’egizio riuscì a scampare con alcuni pochi, la maggior parte dei suoi seguaci furono catturati o uccisi mentre tutti gli altri si dispersero rintanandosi ognuno nel suo paese.

nelle successive Antiquitates Iudaicae gli stessi episodi sono raccontati piu` estesamente in questo modo:
Libro 20, 160 – 5. Intanto gli affari della Giudea stavano andando di male in peggio; perché la regione era nuovamente infestata da bande di briganti e impostori che ingannavano la gente.
161 Non passava giorno che Felice non prendesse e condannasse a morte molti di questi impostori e ribelli. Con un inganno catturò anche Eleazaro, figlio di Dineo, che aveva organizzato una compagnia di ribelli: con la promessa che non avrebbe corso alcun pericolo, Felice lo indusse ad andare da lui; Felice poi lo catturò e lo mandò a Roma in catene.
[…]
167 – 6. I ribelli infestarono la città di tante simili contaminazioni. Perciò impostori e truffatori incitavano la plebe a seguirlo nel deserto; 168 promettendo di mostrare loro indubbi prodigi e segni che sarebbero stati realizzati in armonia del disegno di Dio. Molti si lasciarono persuadere e pagarono il castigo della loro follia; furono, infatti, portati alla presenza di Felice, il quale li punì.
169 In quel tempo venne dall’Egitto a Gerusalemme un uomo che diceva di essere un profeta e suggeriva alle folle del popolino di seguirlo sulla collina chiamata Monte degli Ulivi, che è dirimpetto alla città, dalla quale dista cinque stadi.
170 Costui asseriva che da là voleva dimostrare come a un suo comando sarebbero cadute le mura di Gerusalemme e attraverso di esse avrebbe aperto per loro un ingresso alla città.
171 Udita tale cosa, Felice ordinò ai suoi soldati di prendere le armi; e con una notevole forza di cavalleria e di fanti, uscirono da Gerusalemme e si lanciarono sull’egiziano e sui suoi seguaci uccidendone quattrocento e catturando duecento prigionieri.
L’Egiziano fuggì dalla battaglia e si dileguò. 

mi sono già occupato di questo tema qui:
https://corpus15.wordpress.com/2017/08/12/johannes-il-battezzatore-e-jeshu-legiziano-in-giuseppe-flavio-il-profeta-egiziano-9-296/

. . .

come si vede i fatti si svolgono sotto il procuratore Felice, liberto della famiglia imperiale di Claudio: governò la Palestina dal 52 al 60.

ma è qui che ritroviamo esattamente il clima in cui si svolge la predicazione di Jeshuu, con l’esatta descrizione di una svolta, per così dire di tipo pacifista, o meglio millenarista, nei movimenti di protesta anti-romana:

all’azione violenta di guerriglia endemica condotta dai sicari attraverso piccoli attentati quasi quotidiani agli uomini del potere, si affianca l’attesa di un diretto intervento divino miracoloso, che provochi la caduta delle mura di Gerusalemme – in una specie di ripetizione, del resto, del miracolo della caduta delle mura di Gerico, che aveva segnato l’inizio della conquista della Palestina per gli ebrei.

Article_015

questo consentirà l’ingresso nella città per l’instaurazione del Nuovo Regno di Dio, detto dei Cieli per aggirare il divieto ebraico di pronunciare il nome di Dio:

nuovo impero universale, centrato sugli ebrei, ma riconosciuto come tale anche dai pagani (di qui la centralità in questo racconto della richiesta di alcuni Greci di conoscere Jeshuu, che fa da pretesto alla sua glorificazione diretta ad opera di Dio).

come nelL’annuncio del Nuovo Regno, questo ingresso tuttavia non si verifica, anche se il racconto dei fatti di questo testo trascura, ovviamente, di dare troppo rilievo a questa tremenda smentita del messaggio di Jeshuu, e per il momento lo lascia, fuori della città, in attesa degli eventi.

. . .

ma nel nostro testo ritroviamo anche i personaggi principali della narrazione di Giuseppe Flavio:

ritroviamo Jeshuu, nelle vesti del personaggio che lui definisce sprezzantemente l’Egiziano,

ritroviamo, forse, la predicazione di Giovanni Battista, visto come iniziatore di questa tendenza, che convince i suoi seguaci a seguirlo e a ritirarsi nel deserto (se questi non era invece il Teuda del decennio precedente, a cui era stata mozzata la testa, come ho ipotizzato altrove);

ma ritroviamo perfino, adeguatamente storicizzato, perfino anche Eleazar, Lazzaro, nelle vesti del capo rivoltoso figlio del sacerdote Dineo, che viene catturato e spedito prigioniero a Roma, senza essere giustiziato, evidentemente in grazia della sua posizione sociale elevata.

. . .

naturalmente, l’identificazione di Jeshuu col profeta egiziano di Giuseppe Flavio ha molti dati in contrario, a cominciare dalla cronologia tradizionale, e bisognerà esaminarli con cura.

ma, fino a questo momento almeno, il testo che stiamo esaminando non ne presenta nessuno, e intendo procedere con ordine; del resto li incontreremo presto, ma li analizzeremo nel quadro di un esame filologico dei testi che li introducono.

per ora immaginiamo che effettivamente lo Jeshuu di cui parla questo testo sia il profeta egiziano, scampato alla morte sotto il procuratore Felice, e che questo testo sia stato scritto pochissimi anni dopo proprio con l’intenzione di chiarire ai suoi seguaci la sua posizione, dopo la grave sconfitta subita ad opera dei Romani, e per preparare la riscossa contro gli occupanti.

in effetti, riflettendoci, non avrebbe avuto molto senso scrivere L’annuncio del Nuovo Regno riferendosi ad una vicenda di trent’anni prima e un rapporto con fatti precedenti di pochi anni è molto più ragionevole.

. . .

altro problema aperto è che non è ben chiaro che cosa intendesse Giuseppe Flavio quando scrisse l’egizio riuscì a scampare con alcuni pochi, oppure che fuggì dalla battaglia e si dileguò.

possiamo anche dare per scontata una precisa ed evidente ostilità di Giuseppe Flavio verso tutti i diversi movimenti rivoltosi della Palestina del suo tempo, e quindi non possiamo dare affatto per scontata la sua imparzialità di storico: anche la sua opera ha carattere propagandistico, a favore dell’imperatore, e dunque possiamo attenderci che la sua rappresentazione dei fatti sia tendenziosa.

però il suo racconto lascia aperte alcune questioni: se l’Egiziano scampò, che fine fece?

fuggì dalla Palestina? morì? si chiuse nella più completa clandestinità, senza essere riconosciuto? e come sarebbe stato possibile questo?

lo sviluppo dell’analisi, con riferimento ai passi successivi, dovrà dare qualche risposta a questi e ad altri interrogativi.


3 risposte a "nona testimonianza (oppure seconda parte dell’ottava?): Jeshu NON entra in Gerusalemme – L’annuncio del nuovo regno 20 – 546"

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