come si mettono le Sardine in scatola – 550

il sistema mediatico è in moto per distruggere al più presto il fenomeno delle Sardine.

ma come?, mi obietterà qualche lettore critico (ne ho diversi, uno più valido dell’altro): non è stato il sistema mediatico a crearle?

no, amici cari: a cavalcarle, piuttosto, ma loro si sono fatte largo altrove, attraverso i social, e adesso bisogna rapidamente riportarle all’ovile della stupidità, per farle sparire il prima possibile.

. . .

premetto che ho visto le Sardine come la reazione spontanea – in tempi di salvinismo alle corde, nonostante le apparenze (queste è la mia analisi personale) – all’incredibile degrado italiano del dibattito che vorrei dire politico, se ci fosse politica vera in queste chiacchiere, ma non è altro che mediatico:

un frastornante frastuono di fesserie per gente senza prospettiva, una rissa continua, una disinformazione programmata sulle cose che contano.

sta di fatto che la mattina oramai ho preso l’abitudine di aprire per prima la stampa tedesca, se voglio sapere del mondo: di qua, nel truce dominio universale della cronaca nera più minuta, ho l’alternativa tra la stampa tutta politica della destra, che è soltanto propaganda gridata mescolata a bufale una più sonante dall’altra, e dall’altro lato il ciarpame che rimane della stampa un tempo progressista, ora ridotta a catalogo colorata da supermarket per un pubblico benestante, consumista e beota.

riusciremo a raddrizzare la barca che affonda dell’informazione italiana?

per ora pare di no.

. . .

dunque rappresentano un pericolo mortale per il sistema informativo italiano, controllato peraltro da poco più di un paio di monopoli dell’informazione, queste Sardine che dicono – come mi sono sentito quasi maestro inascoltato -: basta, non se ne può più, torniamo alla politica vera, fatta anche di un diverso uso del linguaggio e di rispetto degli avversari.

come vedete, personalmente non sto al gioco schifiltoso di chi si esercita a dire di loro tutto il male possibile: che sono vuoti di prospettiva (appunto), che non sono politici (appunto), che finiranno male, come i girotondi, come gli arancioni (probabile, visto che hanno gli stessi nemici).

. . .

io invece sento in loro la stessa freschezza anti-politica che ci animò cinquant’anni fa, quelle altre Sardine che allora erano i capelloni, i contestatori, gli extraparlamentari del Sessantotto: semplici e ingenui, ma visti come un pericolo mortale:

sono cinquant’anni in questi giorni dalla strage di piazza Fontana, un probabile incidente sul lavoro dei servizi segreti che allora usavano frenare un’agitazione sociale, forse molto più dirompente, con gli attentati da addebitare al movimento studentesco.

(quella sera a Brescia Dario Fo doveva fare teatro al Sociale, la recita fu sospesa; retate nelle case; io corsi a consegnare in questura la pistola da ufficiale di mio padre, morto un anno prima, che era rimasta in un armadio, prima che la trovassero loro:

quel pomeriggio finì forse la nostra giovinezza, ed entrammo nel clima strisciante della guerra civile che sarebbe durata almeno un decennio, fino all’omicidio di Moro, col quale si seppellì definitivamente ogni rischio di svolta a sinistra in Italia).

. . .

oggi, per fortuna, si usano altri metodi; ma allora, ecco il problema: come impedire che questo messaggio delle Sardine, spontaneamente scese in piazza, arrivi?

come impedire che si diffonda questo elementare rifiuto di stare a quel gioco truccato che ci viene imposto come una intossicazione quotidiana?

semplice: una banale manovra avvolgente: prima li si ospita nei salotti televisivi, gli si fa da cassa di risonanza, per distogliergli dalla loro strumentazione alternativa efficace, e poi, lì dentro, si comincia a lavorarli ai fianchi.

doppia manovra, come nel più classico degli Annibali:

da destra parte la fanteria delle accuse di essere di sinistra; ma nello stesso tempo da destra parte anche la cavalleria delle proposte di coinvolgimento, che attacca però dal lato opposto: ecco addirittura l’amante di Berlusconi che fa sapere che FORSE POTREBBE scendere in piazza con loro; ma si decida, o con me o contro di me, che cosa sono queste, non sai se minacce o moine?

adesso ecco anche la cavalleria pesante di Casa Pound; manovra diversiva: o li lasci entrare e dissestano il fronte, o li respingi e allora ti scopri sul fianco.

neppure manca la fanteria che attacca sulla sinistra, con le sue scontate litanie: sono un partito, o stanno per diventarlo:

ed ecco, per ultimi, al centro, i tiratori scelti, i frombolieri punici, i sondaggisti che avvisano che le Sardine potranno rubare consenso a sinistra e a pseudo-sinistra.

saranno come i grillini di dieci anni fa? quelli che volevano aprire la scatola di tonno del parlamento e ora hanno il problema di mettere in scatola le Sardine?

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e le vecchie cariatidi (come me) prodighe di consigli?

. . .

io intanto, in dissenso familiare interno contro chi fa il muso critico, dico alle Sardine: brave, andate avanti; intanto avete tolto la scena mediatica a Salvini, e neppure le battute orribilmente stupide sulla Nutella sono riuscite a darne un’idea positiva e a fargli recuperare il boccascena, dove la recita insulsa e sempre uguale comincia a stancare.

il consenso, care Sardine, ce l’avete proprio perché non siete politiche nel senso di questi sordidi comitati d’affari che sono diventati i partiti italiani: inutile dirvi di continuare a parlare il linguaggio semplice delle cose, perché lo sapete da voi.

inutile anche suggerirvi proposte su come continuare: avete bisogno del vostro percorso; noi, di altre generazioni, possiamo solo insegnarvi i nostri errori; anche noi fummo rapidamente raggiunti dai maestri della generazione precedente, e sinceramente oggi penso che ci portarono fuori strada.

. . .

per questo, non badateci troppo, parlo di noi vecchi maestri di tante sconfitte, se non per imparare dai nostri errori, e il primo è stato mortale l’ideologia.

rifiutare l’ideologia non vuol dire non avere idee, al contrario: vuol dire averne di libere e non incasellate in qualche sistema che, proprio perché è tale, è sempre fuorviante.

io sto con voi, ma muto: non ho niente da insegnarvi e molto da imparare; vi dico soltanto state alla larga da questo dibattito mediatico che cerca di distrarvi: andate avanti con le vostre battaglie e con i vostri slogan, cioè con le vostre lucide emozioni, che coinvolgono anche chi come me vi guarda da un mezzo secolo addosso in più.

. . .

avanti alla ricerca di una politica onesta, non gridata, consapevole, informata, che è la premessa della democrazia e quasi una esigenza costituzionale.

 


15 risposte a "come si mettono le Sardine in scatola – 550"

  1. Oddio, ho visto qualche foto e non è che siano tutte di primo pelo ‘ste sardine… c’è anche qualche bel capelluccio grigio nel branco.
    Bene, bravi, anche perché degli attuali partiti non se ne può più, diventeranno partito? Scombussoleranno le carte?
    O tra sardine e Fff non cambierà niente, se non chiariscono idee scopi obiettivi e non si strutturano per attuarli (perché chiedere semplicemente ai partiti: dovete ascoltarci o ci state rubando il futuro temo proprio non basti).
    Riconosco che in questo momento ce n’era un gran bisogno, dato il torpore generalizzato dove il massimo del (non) dibattito sono le tasse sulle bottigliette di plastica; mi aspetto che tra poco compaiano le sardine-piu’-sardine, le sardine verdi, le sardine autonomiste, le sardine progressiste, i pensionati sardina… e via a chi è più sardina dell’altro.

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    1. ottimo, siamo d’accordo noi due pantere grigie – oddio, io oramai quasi bianca, ma pantera bianca non fa più effetto…
      si sarei andato anche io a Brescia, se non mi avesse tenuto a casa la tosse più un guasto alla macchina, del resto.
      e spero come te che ci saranno presto le sardine verdi, le sardine autonomiste, le sardine progressiste, i pensionati sardina: io, si sa, farò parte di tutte queste sfaccettature!

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      1. Proseguo nella metafora…
        In questo sconfinato oceano liberista ogni dieci anni sorgono banchi di sardine, saraghi e salpe che aspirano ad acque pulite e prive di squali, ma le orche guardiane li circondano fino a ché senza unità d’intenti e chiara direzione si disperdono … per sopravvivere in acque più profonde.
        Piacerebbe non finisse ancora così…

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  2. Ho visto bene il movimento delle sardine, perché avevano riportato la gente in piazza; ciò che tuttavia adesso non mi piace di loro è che non hanno una prospettiva POLITICA: va bene non farsi mettere il cappello sopra da nessuno (ma, stranamente, quelli invitati a parlare nei salotti come “leader” sembrano tutti vicini al PD…), ma bisognerebbe almeno fare il passo semplice di dire che si è di sinistra. Questo passo non mi sembra sia arrivato.

    Il secondo motivo per cui non mi piacciono le sardine non è colpa loro, ma della disinformazione che giustamente vituperi: il rischio ora è proprio l’effetto 5 Stelle, cioè la tendenza a credere che ogni movimento di piazza sia connesso alle sardine.

    (L’amante di Berlusconi può avergli fatto moine/minacce… ma, seguendo un malcostume recente, almeno qualcuna delle sardine ci ha tenuto a far sapere che loro “accettano tutti”. Ecco perché dico che dovrebbero darsi una prospettiva politica: eviterebbe loro questi trappolozzi).

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    1. ahah, replay della discussione domenicale con mio figlio, vedo, che ha posizioni simili alle tue (con questo non è detto che io voglia adottare anche te 🙂 )

      non è vero che le Sardine non hanno una posizione politica, semplicemente ne hanno una molto elementare, nel senso di centrata sull’elemento che giudicano (giustamente) fondamentale, ed è il rifiuto del sovranismo populista, o in parole povere del nuovo neofascismo dolce (per ora).
      è qualcosa di simile al fronte antifascista della Resistenza: ci stavano dentro anche i monarchici, oltre ai cattolici, e sarebbe stato un errore assumere posizioni che li escludessero: si vuole difendere la democrazia, intesa come separazione dei poteri (per tornare a una nostra recente discussione):
      quindi fanno bene a non avere posizioni politiche che potrebbero spaccare questo fronte; questo non toglie che chi aderisce a questa protesta le possa avere in proprio (insomma, li vedo un po’ come un CNL).
      tu dirai: ma allora i partiti dove sono? fuori, perché i partiti italiani sono tutti populisti (anche se non tutti sovranisti) e dunque oggi si deve fare un movimento di liberazione dal populismo pluralista, ma senza partiti. (è molto populista anche la variegatissima sinistra italiana…)

      quindi, no, non si è necessariamente di sinistra per essere antipopulisti e sarebbe sbagliata una resistenza al populismo che escluda chiunque vi vuole partecipare…

      io, ad esempio, secondo te, sono di sinistra? 🙂

      se poi ci saranno altri movimenti di piazza, ben vengano; ma al momento non se ne vedono molti, a parte i no-TAV; però sembra che anche gli operai ricomincino a muoversi, almeno.

      – comunque questo è soltanto un mio punto di vista, magari la storia prossima vi darà ragione (dico a te e a mio figlio): speriamo di no; io comunque preferisco tifare per il no, al momento.

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      1. Ma io infatti non sono per “schifare” le Sardine, sono per fargli assumere una coscienza politica un po’ più matura. La posizione non può essere: schifo Salvini, schifo i partiti politici… venite pure Casapound, non sono daccordo con le tue idee ma Voltaire e bla bla bla. Magari questa è una semplificazione giornalistica; d’altronde un movimento politico dovrebbe essere abbastanza bravo da non prestarsi a questi giochetti.

        Alla tua domanda preferisco non rispondere :-). Credo di sì, ma forse non siamo di sinistra allo stesso modo :-). Il che non significa che la “mia” sinistra sia “meglio” della tua.

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        1. alla mia domanda hai risposto, eccome, e nel migliore dei modi: 1) dubitativamente 2) sottolineando che si può – forse si deve – essere di sinistra non tutti allo stesso modo.

          il che forse vale anche da premessa per il primo punto?

          certo che le Sardine devono allargare il discorso politicamente, e il primo terreno su cui spingersi senza perdere quell’idea di CNL ideale è certamente (per me) il contrasto alla deriva climatica, col che anche il movimento giovanile italiano andrebbe a ricongiungersi con quelli mondiali…

          (nel Sessantotto l’Italia fu avanguardia mondiale, assieme a Stati Uniti e Francia, oggi siamo nelle retrovie: passiensa, come si dice da queste parti…).

          certamente il rapporto delle Sardine con Casapound fa parte dell’offensiva mediatica CONTRO le Sardine: basta trovare il pirla di turno che dice una cavolata – ne è pieno ogni movimento – e spararlo in prima pagina, è così che si fa…

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            1. sicuramente: due generazioni fa c’erano le mitiche “scuole quadri”, bella occasione di stare assieme quando le si faceva estive e stanziali (ma chi poteva venirci?), incredibili rotture di palle negli stanzoni fumosi, possibilmente semi-interrati…

              oggi ci dovrebbe essere una qualche forma di formazione online? ma te lo vedi un giovane di oggi che si stacca dai social? e soprattutto dai loro contenuti attuali?

              tu pensa che io, quasi un quindicennio fa, mi ero addirittura inventato una serie di post a questo scopo (credo finiti al numero 4)…

              però sarebbe bella una serata virtuale online sul colonialismo (a giudicare dai nostri dibattiti altrove).

              mi è venuta la tentazione di pubblicare sul blog certe foto dall’Africa di mio padre, a proposito di colonialismo…

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                1. sì, certo: nessuna coincidenza, salvo quella che mi sono accapigliato su quel blog prima di te con l’animosa fanciulla amica degli indiani, ahha…
                  e così ho anche verificato di essere molto meno paziente di te con i pazienti… 🙂

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                  1. Anche io mi ci ero già accapigliato in passato. Cerco di lasciarmi mai andare a quelli che si chiamano flame, perché la trovo una cosa piuttosto patetica… ma penso ci scriverò il mio prossimo articolo :-).

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