brexit, la democrazia della minoranza coi soldi – 555

finalmente gli inglesi se ne andranno davvero dall’Unione Europea: finita una farsa, ora ne inizia un’altra, tutta da scoprire.

e magari, a sorpresa, perfino un’hard brexit, ora che Johnson potrà farla.

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ma quando escono i risultati delle elezioni, sfugge l’essenziale: si guardano i seggi, ma si dovrebbero guardare i voti; eh già, perché se guardiamo questi, i voti dei conservatori sono solo 300mila in più che due anni fa, e quelli della destra pro-brexit tutta insieme 200mila in più in tutto, e fa il 46,4%.

chi vince non è l’elettore, ma il sistema elettorale: è questo che determina i risultati.

e qui, in un maggioritario, siccome tra i due partiti brexiter c’è stata desistenza e tra i remainer no, il destino di queste elezioni era comunque segnato.

. . .

che la democrazia sia il governo della maggioranza è una favola: le opinioni sono troppo differenziate perché possa crearsi normalmente una maggioranza che vuole le stesse cose.

quindi la democrazia parlamentare partitica è soltanto il regno della minoranza più forte, e la regola comunque implicita diventa più chiara con un sistema elettorale maggioritario.

poi da quando i social danno la forza alla massa degli stupidi, perché è quella che rende meglio economicamente e consuma più avidamente le bufale che la condizionano, è il destino della democrazia parlamentare più in generale che è segnato:

diventa il regno dei bruti, che si scelgono capi simili a loro.

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miei scarsi lettori che, ciononostante, scuotete la testa, non ve la cavate dicendo che questo è lo sfogo di un vecchio estremista frustrato e bisbetico, per il trionfo in seggi di Johnson nel Regno (ancora per poco, forse) Unito, perché chi mi legge sa che sono sempre stato favorevole alla brexit, come liberazione per l’Unione Europea da una zavorra.

non che l’Unione sia in buone acque, ma ora il Regno Unito dovrà legarsi agli United States, diventare quasi una Portorico europea, dipendente ma senza possibilità di decidere: auguroni!

e l’Europa rischia il solito schiacciamento strategico fra l’Asia e l’America: impossibile resistere su due fronti; è geopolitica, prima che politica pura.

quindi che l’Inghilterra profonda e ancora nostalgica del suo impero di rapina se ne vada a cercare qualche nuovo futuro sui mari non mi dispiace affatto: direi che è la sua storia.

anche se comunque mi impressiona, non lo nascondo, la mobilitazione entusiasta ed ostinata di una grande fetta del popolo inglese (e non certamente scozzese, ma anche poco gallese, nord-irlandese e londinese) per farsi sicuramente del male.

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però, su questo fatto e sulla rielezione di Trump fra un anno, una riflessione si rende necessaria sulla democrazia parlamentare e su come funziona nell’età di internet.

se il modello attuale di democrazia non è capace di produrre un buon governo, ma produce invece democratura, cioè la spazzatura della politica con leader bugiardi, arroganti, portatori di bufale, e anche corrotti, perché le elezioni vivono di finanziamento e la politica diventa necessariamente affarismo plutocratico, e di fatto l’eguaglianza formale dei cittadini produce invece una democrazia del censo, dove occorre essere miliardari per candidarsi, allora è la democrazia che va ripensata assieme alla favola dell’uguaglianza politica tra chi sa e chi non sa, cioè di chi ha e chi non ha.

la democrazia storica, quella vera, quella delle città stato, di Roma prima dell’impero, dei comuni medievali o delle città anseatiche, quella delle piccole comunità delle valli alpine, non ha mai funzionato sulla favola dell’uno vale uno, che diventa una bugia populista quando palesemente non è vero, neppure nelle consultazioni online.

occorrono nuove soluzioni, una nuova architettura dei poteri, che ridia ad una comunità il gusto della responsabilità collettiva vera e delle scelte condivise e competenti.

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ed ecco come immagino possa rigenerarsi la democrazia (sognare non costa molto, ed è sempre meglio che guardare la televisione o cliccare compulsivamente sulle varie piattaforme social: io scrivo per chi è capace di staccarsene, o forse essenzialmente per me stesso)…

libertà dell’attività politica di base dei cittadini in aggregazioni politiche di varia natura e sua gratuità completa entro precisi parametri di spesa massima per gruppo.

istituzione della patente individuale elettorale a punti, anche con valore differenziato del voto in base alle competenze dimostrate, ed esclusione dal voto per reati non colposi puniti col carcere ed evasione fiscale dimostrata, oltre che per tossicodipendenze di qualunque natura, esattamente come per la patente automobilistica; perdita dei diritti politici a vita degli attivisti di partiti coinvolti in attività di corruzione o in altri delitti politici, compresa l’apologia del fascismo; il punteggio attribuito alla patente da verificare ogni cinque anni.

rappresentanza attribuita ai genitori anche per i figli minori, esclusi dal voto: voto a quattordici anni.

voto assembleare di piccole comunità entro il limite di 1.000 abitanti per l’elezione di tre rappresentanti per ogni comunità, su candidature individuali e non su liste di partito, ed elezioni successive, sempre assembleari, dei rappresentanti di grado più elevato da parte di questi.

diritto di revoca del rappresentante eletto da parte dell’assemblea che l’ha votato, per specifiche violazioni del patto elettorale e su richiesta da un terzo dei partecipanti alla assemblea elettorale originaria.

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una ipotesi simile di riorganizzazione delle scelte politiche porta ad un modello molto simile a quello con cui si sono governate ad esempio nei secoli passati queste valli, in una delle quali ora vivo, con le assemblee – allora – dei capifamiglia.

quindi è una favola democraticista che la rivoluzione francese abbia portato anche qui la democrazia, abbattendo il potere dell’aristocrazia e del clero; la resistenza antifrancese, almeno in queste zone, fu il tentativo di difendere una autonomia e una democrazia di fatto più avanzata (anche se il modello non è certamente generalizzabile ad altre realtà, ma era una particolarità locale).

se l’effetto serra distruggerà la globalizzazione e la società tecnologica avanzata, io non so con certezza, ma immagino, che questo modello diventerà di nuovo attuale, almeno da queste parti, dove oscuramente è rimasto in qualche parte non detta della coscienza popolare.

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e con questo rinchiudetemi pure subito, tanto ho ben poco da perdere,

lo diceva Socrate, che pure morì un po’ più giovane di quanto sono io oggi, e sacrificò un gallo ad Esculapio, il dio della medicina, che gli aveva risparmiato l’estrema vecchiaia.

. . .

VOTI alle elezioni europee di maggio nel Regno Unito: i brexiter allora al 40% circa in un sistema elettorale proporzionale, in elezioni comunque meno significative per la scarsa partecipazione

partito                                                                  voti                     %        seggi
Brexit Party                                                       5.248.533       30,52      29
Liberal Democratici                                         3.367.284       19,58      16
Partito Laburista                                              2.347.255       13,65       10
Partito Verde                                                     2.023.380       11,76         4
Partito Conservatore                                       1.512.147         8,79        15
Partito Nazionale Scozzese                               594.553          3,46         3
Plaid Cymru Verdi                                              163.928          0,95         1
Sinn Féin                                                               126.951          0,74         1
Partito Unionista Democratico                         124.991          0,73         1
Partito dell’Alleanza dell’Irlanda del Nord    105.928          0,62         1


12 risposte a "brexit, la democrazia della minoranza coi soldi – 555"

  1. So già che è una prospettiva poco gradita… ma a me sembra che nel commento alla vittoria di Johnson manchi un punto: quando le proposte di sinistra si presentano come incisive (nazionalizzazione di ferrovie, poste, acqua e gas, tasse universitarie azzerate, salario minimo 10 sterline, rimettere la tassa di successione, etc.) la sconfitta è certa e regolarmente più sonante del previsto, perché la società, succube dei mass media (vecchio capitale) e dei social media (nuovo capitale), semplicemente non è pronta per esse e vota a destra più pesantemente del solito.
    E allora il solito problema: meglio una Warren o un Sanders, destinati a sicura sconfitta, o un centrista liberal, sul solco di Obama, poco di sinistra ma almeno attento ad alcune istanze sociali (salute, diritti, salario minimo, etc.) che potrebbe forse farcela a battere Trump? Come dice appunto Obama: “Attenti a non spostare i democratici troppo a sinistra.”.
    Parlo degli USA perché bene o male tutto il mondo occidentale, volente o nolente, va poi a ruota.
    La lezione Inglese insegna che si può puntare su Warren/Sanders solo se si preferisce una molto dignitosa sconfitta assolutamente certa alla possibilità di vincere con un programma… annacquato quanto si vuole, ma vagamente di centro-liberal.
    C’è, chi preferisce la prima alternativa, io preferisco la seconda.

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    1. Io mi sono stufato di questa democrazia che costringe a scegliere turandosi ogni volta il naso perché chi ha i capitali (vecchi o nuovi) per condizionare il voto con il possesso dei media e delle cricche partitiche ( Vedi in Italia PD, IV, FI etc) controlla le nazioni…
      Non mi adatto chinando la testa ( I centrosinistri in italia sono stati una costola delle destre, ne sanno qualcosa i lavoratori e l’ambiente) per cui… sono nettamente per una bortocrazia…

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    2. una critica ben ragionata e documentata è sempre gradita, caro Roberto, e tu qui poni un problema fondamentale, perché la causa principale della vittoria della destra, sempre pronta a compattarsi – in qualunque modo, va sempre bene – è la divisione attuale della sinistra mondiale tra due prospettive difficilmente conciliabili.

      il tuo assunto, però, secondo me fa acqua proprio nel punto fondamentale: dà cioè per scontato che una linea più moderata faccia vincere le elezioni; ma purtroppo – sottolineo purtroppo – non è affatto così: la Clinton lo dimostra, anche se il maledetto sistema elettorale americano è il responsabile principale della sua sconfitta – come, prima di lei, i brogli elettorali in Florida, convalidati dalla Corte Suprema che rifiutò il riconteggio delle schede, avevano tolto la vittoria conquistata sul campo ad Al Gore.
      ma Obama non vinse affatto come candidato moderato, anzi! lui moderato lo è diventato dopo; né moderato era Al Gore, vincitore reale, ma non di fatto.
      la Clinton era predestinata alla sconfitta proprio perché troppo moderata, o meglio ancora: troppo compromessa con la gestione del potere; le cose sarebbero andate meglio senza le manovre torbide del suo partito nell’ala clintoniana che tagliarono le gambe a Sanders? non lo sappiamo, onestamente: perché alla fine, in questo tipo di elezioni, conta anche molto la personalità del candidato e il suo carisma personale: chi appare troppo “politico” è rifiutato dagli elettori.
      anche sulla brexit, la vittoria dei brexiter al referendum non è affatto la vittoria dei moderati, ma degli estremisti di destra; che cosa c’era di più moderato a sinistra dell’idea di restare semplicemente nell’Unione Europea? eppure, a sorpresa, vinse l’idea molto estremista, ma di destra, di mandarla a …

      insomma, la grande domanda è come si combatte l’estremismo populista e sovranista di destra nel mondo: con la proposta sensata di politici mediatori, oppure con una alternativa altrettanto radicale di sinistra?
      io non credo che nessuno abbia la ricetta sicura, anzi sono convinto che le decisioni a prendere sono diverse caso per caso e non troppo facili da individuare; però, certamente, caro Roberto, dare per scontato che si vince sempre al centro non è la risposta giusta: non funziona più così automaticamente come una volta: se ti sposti troppo al centro perdi la sinistra e quindi perdi lo stesso.
      vedi, da noi Renzi, che peraltro non ha ancora finito di spostarsi e presto dal centro finirà semplicemente nella destra.

      in ogni caso io do per scontata la vittoria di Trump l’anno prossimo, e sai perché? perché ha già dalla sua Bill Gates, che ovviamente vede come il fumo negli occhi il rischio di una Warren presidente, decisa a fare i conti con queste nuove potenze oramai quasi statali…
      ma la questione centrale, oggi, diventa questa: ci stiamo a combattere queste corporation per salvare lo stato di diritto, oppure le lasciamo fare?
      che a lasciarle fare sia uno di destra oppure qualcuno che si definisce di sinistra a me, sinceramente, interessa poco.
      per questo, onestamente, e lo scrissi tre anni fa, se fossi stato in America non avrei votato Clinton, e nella sostanza non sono convinto tuttora che il mondo sarebbe stato migliore con una Clinton presidente, a parte certe apparenze; anzi, forse nella sostanza avremmo avuto perfino una politica estera molto più aggressiva e militarista.

      con questi ultimi accenni so di di rischiare a mia volta di risultare sgradevole, anzi sgradito, ma spero che questo non impedisca una tua replica, critica quanto vorrai.

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      1. Siamo nel campo delle opinioni.
        Lasciamo stare la Clinton, che pure, nonostante la sua antipatia e le campagne di fake contro di lei, ha avuto secondo me molti più voti di quanto ne avrebbe avuto Sanders.
        Al Gore è un ‘obiezione più seria, perché da posizioni piuttosto radicali (beh, radicali sui temi ambientali, per il resto neanche troppo…) era andato piuttosto bene.
        Comunque guardando al futuro secondo me un candidato con contenuti alla Obama avrebbe molte più chances di vincere (o almeno non perdere malamente) di uno alla Warren.
        Ma certo che con la Warren come candidato Bill Gates appoggia Trump, e con lui tanti, tantissimi americani attenti al loro “particulare” e con un atavico terrore del comunismo.
        E se il candidato fosse centro-liberal, Bill Gates appoggerebbe ancora Trump? Visto il film “Dentro la mente di Bill Gates” direi proprio di no. Secondo me la posizione di Bill Gates conferma la mia tesi.
        Ma siccome il candidato sarà uno solo … centro-liberal o alla Warren … sarà difficile verificare chi ha più ragione… salvo, nel caso la Warren vada in finale, misurare l’entità della sua sconfitta, che secondo me sarà grande.
        Beh, comunque tutti possiamo sbagliare.

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        1. premessa e conclusioni sono un punto di necessario consenso.
          direi che la politica non è una scienza esatta; assomiglia alla medicina più che alla chimica… 🙂

          hai trascurato però l’obiezione fondamentale: che almeno le prime elezioni del 2008 Obama le vinse con una piattaforma elettorale di sinistra, alla Warren, per intenderci; fu come presidente che poi annacquò molto il suo programma . anche per necessità, del resto, visto che, tranne i primi due anni, non ebbe più grani appoggi nel Congresso.

          col che arriviamo a un altro punto importante, però: aldilà delle differenze caratteriali, che pure contano qualcosa, quanto davvero un presidente è in grado di decidere davvero da solo?
          ricordo che Kennedy, l’ultimo presidente americano eletto – per il rotto della cuffia – su un programma alquanto aperto e democratico, ispirato alla volontà di fermare la guerra fredda con l’URSS, e che non si piegava ai comandi del complesso politico-militare che governa i fatto l’America, fece una brutta fine, a cui certamente non fu estranea la CIA.
          temo che questo sia tuttora un monito perenne per chi sale alla presidenza degli USA e varie volte mi è sembrato di vedere sul volto di Obama questa paura.

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    1. no, non l’ho visto.
      però trovo inquietante l’accostamento col mio post… ;-.)
      che ovviamente va contro questa prospettiva, anzi forse rappresenta una modesta proposta in senso contrario alla suddivisione già in atto ad opera dei supremi tecno-feudatari che stanno sostituendo il loro potere a quello degli stati.
      anche se al culmine del pessimismo, dico che la società divisa in caste non tornerà più, dato che i residui gruppi umani in lotta per la sopravvivenza fra mezzo secolo non avranno niente di sovrabbondante su cui fondarla.
      e se resterà un’èlite asserragliata in qualche ristretta oasi climatica sostenuta tecnologicamente, avrà ben poco da occuparsi di loro.
      la divisione in classi, già pienamente realizzata con effetti di notevole bellezza artistica, infatti è nata solo quando l’agricoltura ha permesso un certo accumulo di ricchezza; da noi, direi, più o meno con i Celti, che hanno lasciato (in Germania) mezzo millennio prima di Cristo, qualche tomba di principi di strepitosa ricchezza:

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