decima testimonianza, prima parte: la cena -pasquale? – di Jeshu – L’annuncio del Nuovo Regno 21 – 559

eccoci alla testimonianza più importante e anche più complessa, e palesemente la più rielaborata: è quella che racconta la cena pasquale – si noti bene, perché questo punto è centrale – attorno a Jeshu, e il successivo precipitare degli eventi.

questo racconto si estende per ben sei capitoli e 27 versetti del settimo, che è il 19, e viene a costituire quasi un terzo della redazione attuale del Vangelo secondo Giovanni.

tuttavia vi chiedo di accettare al momento che i tre capitoli dal 15 al 17 sono integralmente frutto della rielaborazione del teologo del secondo secolo al quale dobbiamo la redazione manipolata definitiva di questo vangelo: non vi chiedo un atto di fede, nonostante l’evidenza ad una semplice lettura, ma rinvio l’analisi e l’esposizione degli indizi (molto stringenti) al momento nel quale raccoglierò in un quadro organico tutte le interpolazioni che mi paiono attribuibili a lui per ricavare un profilo attendibile dei motivi salienti del suo intervento.

anche così rimane comunque un testo molto ampio di cui occuparsi (capp. 13-14 e 18-19, 27) e i problemi che questa parte del testo presenta non ne sono per nulla semplificati: altrettanto complessa, del resto, doveva essere la gestione di questa testimonianza anche per chi la mise per iscritto, che deve avere trovato difficoltà non minori a costruire una versione attendibile dei fatti.

vi propongo dunque un’analisi suddivisa in due parti, iniziando dalla cena.

. . .

riportando il testo, come lo abbiamo ricevuto, indicherò tra parentesi quadre i passi che, già ad un primo esame, mi sembrano estranei alla redazione originaria; e di seguito a ciascuno ne darò le motivazioni.

13, 1 Prima della festa di Pasqua Gesù [, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. ]
si introduce un motivo che distrae dal tema generale che è la spiegazione di come finisce nel nulla la rivendicazione del regno di Israele che era al centro della testimonianza precedente.

la cena, per antonomasia, non può essere altro che la cena pasquale, che si svolgeva alla vigilia della festa; ma questo viene negato comunemente dalla critica (ad esempio in Bart D. Ehrmann, Prima dei vangeli, 2017, p. 133 – che nega l’attendibilità di questa informazione e considera storicamente fondata invece la versione dei vangeli sinottici che non considerano la cena quella pasquale), dato che renderebbe assolutamente impossibile tutto quello che viene raccontato dopo; ma la mia domanda provocatoria è questa: siamo sicuri che questo sia sufficiente per affermare che quella non era la cena pasquale?

2 Durante la cena [, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, 3 Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava,]

quanto al riferimento al diavolo, che ha già messo il tradimento nel cuore di Giuda il Sicario, è in contraddizione col punto successivo della narrazione, versetto 27, che attribuisce la decisione di Giuda di consegnare Jeshu solo più tardi e dopo che ha mangiato il boccone che Jeshuu stesso gli ha dato.

4 si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita.
5 Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei seguaci e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
6 Venne dunque da Simone Macigno e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».
7 Rispose Jeshuu: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo».
[8 Gli disse Macigno: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!».
Gli rispose Jeshuu: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».]
9 Gli disse Simone Macigno: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!».

la scena sembra abbastanza assurda e incomprensibile: Jeshuu si spoglia delle vesti e si cinge con un asciugamano, poi, con questo stesso asciugamano, asciuga i piedi ai suoi seguaci: non si capisce bene come faccia, se lo indossa; quindi, verosimilmente, se lo leva di dosso e rimane nudo o quasi a lavare i piedi dei suoi seguaci.

questa interpretazione del testo è così sconcertante che nessuna delle raffigurazioni artistiche di questa scena che si sono susseguite nei secoli mostra Jeshuu che lava i piedi dei suoi seguaci e poi li asciuga, da spogliato; quindi è difficile anche persuadere che questa lettura del testo è plausibile, visto che abbiamo tutti in mente, visivamente, una scena diversa.

images

l’unica interpretazione plausibile è che si tratti di un rito, un rituale molto speciale, che ricorda irresistibilmente quello che racconta la versione originaria, poi censurata, del Vangelo secondo Marco, quella che ho già ricordato di un rito di iniziazione condotto da Jeshuu con Eleazar, “nudo con nudo” e proprio in un contesto simile.

nello stesso tempo, questo rituale, apparentemente incomprensibile al momento, come Jeshuu stesso afferma, è talmente fondamentale che chi lo rifiuta non potrà “avere parte” con lui.

(tuttavia il versetto 8 potrebbe essere interpolato, come fa sospettare il cambiamento del modo in cui viene chiamato Simone).

parte di che cosa? io credo della immortalità che Jeshuu garantiva attraverso il suo insegnamento.

si tratta dunque, probabilmente, di un rituale per assicurare una specie di immortalità? questa è la mia ipotesi.

da essa consegue che i due versetti successivi siano da considerare una aggiunta successiva di chi non era più in grado di comprendere il significato di questo rituale e gli attribuisce semplicemente il valore di un gesto di estrema umiliazione di Jeshu e lo interpreta alla stessa maniera, come esempio morale di umiltà, amore e dedizione (si veda dunque anche l’interpolazione dell’inizio alla stessa maniera, come dovuta alla stessa interpretazione).

[10 Aggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti».
11 Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».]

12 Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi?
qui Jeshuu sottolinea, ma invano, che il suo gesto ha un significato molto importante e particolare; l’interprete successivo ribadisce la sua lettura riduttiva di una azione dimostrativa a scopo edificante come esempio morale.

[13 Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. 15 Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.]
16 In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato.

questa ultima frase è indubbiamente originaria per l’intercalare introduttivo che è tipico del parlare di Jeshuu in una serie di detti che gli sono attribuiti, potrebbe appartenere ad un inserimento posteriore di alcuni di questi detti nel racconto; certo suscita una difficoltà quasi insuperabile di interpretazione: d’altra parte l’affermazione di Jeshuu è talmente ovvia in se stessa che va interpretata solo collocandola nel contesto.

ma se eliminiamo ulteriori aggiunte che aumentano la confusione e le contraddizioni logiche (di nuovo si parla del tradimento di Giuda come se fosse già avvenuto), nell’ultima frase al versetto 20, che cita di nuovo una frase nello stesso stile espressivo di Jeshuu, troviamo la chiave di volta della situazione.

[17 Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. 18 Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. 19 Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono.] 20 In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

dice Jeshuu: siccome, ovviamente, un servo non vale di più del suo padrone e un inviato non di più di chi lo ha mandato, chi accoglie l’inviato accoglie a maggior ragione anche chi lo ha mandato, che vale di più.

e dunque, lavando i piedi, perché siano puri, Jeshu manda i suoi seguaci nel mondo, dando loro la stessa dignità sua, e lui a sua volta, ha ricevuto la sua dignità da Dio, che lo ha mandato.

ed è inteso che, come Dio garantisce a Jeshuu l’immortalità, così Jeshuu la trasmette ai suoi seguaci con questo rito di purificazione.

l’affastellamento di motivazioni eterogenee e confuse con cui i redattori successivi seppelliscono questo nucleo così sconcertante anche per loro bene manifesta l’imbarazzo e la difficoltà di comprendere di chi leggeva questo testo qualche anno dopo i fatti.

21 Dette queste cose, Jeshuu fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
22 I seguaci si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse.
23 Ora uno dei seguaci, quello che Jeshuu amava,
– cioè Eleazar – si trovava a tavola al fianco di Jeshuu.
24 Simone Macigno gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava.
25 Ed egli, chinandosi sul petto di Jeshuu, gli disse: «Signore, chi è?».
26 Rispose Jeshuu: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò».
E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota.
27 Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Jeshuu: «Quello che vuoi fare, fallo presto».
[28 Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; 29 alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri.]

è possibile che questi due ultimi versetti siano una glossa, ma non ci sono elementi interni precisi per affermarlo con sicurezza, salvo una complessiva probabilità nel contesto narrativo.
certo, crea qualche sospetto che dica che nessuno dei presenti capisce le parole di Jeshuu a Giuda, dato che dovevano essere ben chiare almeno per il seguace amato, cioè per Eleazar.

30 Egli, preso il boccone, subito uscì.
Ed era notte.
31 Quando fu uscito, Jeshuu disse: [«Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32 Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.]

ripetizione dei concetti sulla glorificazione già espressi nella testimonianza precedente.

33 Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. [34 Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».]
i versetti 34-35 servono sempre a distrarre dal nucleo essenziale del racconto.

36 Simone Macigno gli disse: «Signore, dove vai?».
Gli rispose Jeshuu: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».
37 Macigno disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!».
38 Rispose Jeshuu: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.

i versetti 37 e 38 sono problematici (come mostra anche il cambiamento del nome del personaggio) e credo che appartengano ad una fase successiva di polemica con i suoi seguaci; tutto questo episodio spezza il ritmo del racconto; se invece consideriamo tutto aggiunto dopo l’episodio dei versetti 36-38, considerando anche quanto malamente sia inserito, rispetto all’inizio del cap. 14, allora si coglie bene la continuità tra il versetto 35 del cap. 13 e il versetto 1 del cap. 14.

14 1 Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»? 3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4 E del luogo dove io vado, conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».
6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11 Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. 12 In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, [perché io vado al Padre. 13 E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò. 15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16 e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.] 18 Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. [20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
22 Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
23 Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24 Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 25 Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26 Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 27 Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.] Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. [28 Avete udito che vi ho detto: «Vado e tornerò da voi». Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me.] 29 Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. 30 Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, 31 ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui».

tuttavia, questa stratificazione è secondaria, in quanto ritengo che anche quasi tutto il cap. 14 è frutto di una interpolazione successiva, come cercherò di dimostrare nel prossimo post.

è comunque perfino clamoroso che i tre capitoli successivi, dal 15 al 17, in cui Jeshu continua a parlare dopo avere detto “andiamocene”, sono un inserimento successivo addirittura sfacciato.

. . .

pertanto ecco il quadro riepilogativo della prima parte della decima testimonianza  che ritengo facesse parte delL’annuncio del Nuovo Regno, dedotta dall‘attuale Vangelo secondo Giovanni:

13, 1 Prima della festa di Pasqua Jeshuu […] 2 durante la cena […] 4 si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita.
5 Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei seguaci e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
6 Venne dunque da Simone il Macigno e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».
7 Rispose Jeshuu: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». […]
9 Gli disse Simone il Macigno: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». […]
12 Quando ebbe lavato loro i piedi, Jeshuu riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? […] ».
21 Dette queste cose, Jeshuu fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
22 I seguaci si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse.
23 Ora uno dei seguaci, quello che Jeshuu amava, – cioè Eleazar – si trovava a tavola al fianco di Jeshuu.
24 Simone il Macigno gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava.
25 Ed egli, chinandosi sul petto di Jeshuu, gli disse: «Signore, chi è?».
26 Rispose Jeshu: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò».
E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone il Sicario.
27 Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Jeshu: «Quello che vuoi fare, fallo presto». […]
30 Egli, preso il boccone, subito uscì.
Ed era notte.
31 Quando fu uscito, Jeshu disse: […] 33 “Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. […] 14 18 Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. […] 27 […] Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. […] 29 Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. 30 Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, 31 ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui».


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