l’Australia in fumo: una testimonianza diretta – 564

incontro mia figlia Marta ieri, in occasione delle feste di compleanno unificato delle sue due bambine, Vera e Lucia, e siamo nella sede del Telefono Azzurro e Rosa di Brescia sotto alcuni tendoni predisposti per occasioni di questo tipo, dove si possono raccogliere i compagnetti d’asilo, a giocare in un posto quasi magico per loro, tra scivoli, distese di palle di plastica morbide da tirarsi addosso come se fossero di neve, e capanne di marzapane nel bosco, peccato soltanto che mancano sia il bosco sia il marzapane e anche loro sono di plastica.

è la prima volta che vedo Marta da quando è tornata dalle sue due settimane in Australia, dove ha lavorato dieci anni fa come ricercatrice all’università di Brisbane, e dove è tornata ancora, dato che mantiene contatti con quell’ambiente anche dal suo nuovo posto di lavoro in Italia, per ricerche sul cervello nelle quali spera di collaborare a distanza.

ma aldilà delle notizie su questi contatti e ai pettegolezzi su come sono andate, intanto, le lotte di potere dentro quell’università, è un’altra l’esperienza che a Marta interessa di più condividere, e che anche a me sembra importante socializzare, per quel tanto che mi è possibile.

mi parla infatti degli incendi che dilagano in tutta l’Australia e che sono arrivati a mettere in pericolo le stesse città; e guarda caso oggi ritrovo la notizia anche sulla stampa: anzi, se possibile, peggiorata ancora, nel frattempo, da quando lei è rientrata.

images (1)

. . .

perché, quando Marta era a Brisbane, le temperature erano di 40 gradi, ma ieri sono arrivate a 42, il record assoluto da quando si misurano.

4851838_1526_incendi_australia_koala_ultime_notizie_oggi_sabato_9_novembre_2019

e gli incendi, alimentati da una siccità di mesi, continuano a dilagare devastando tutto il continente e mettendo in pericolo anche le città; e non parlo tanto dei voli aerei sospesi perché il fumo e la polvere possono fermare i motori, e neppure del pericolo che gli incendi attacchino anche le case della periferia di Brisbane, costruite in legno su palafitte, come rimedio alle frequenti alluvioni di un tempo – sono pronti addirittura dei piani di evacuazione per milioni di abitanti; à l’aria che preoccupa.

tutto dipende dal vento, mi dice Marta: se soffia verso l’interno, il fumo di questi roghi si disperde nel continente disabitato, ma se la direzione cambia e il vento spinge le fiamme verso il mare, allora la città viene avvolta da una densa nube nera e lì dentro si soffoca; quando lei era lì, è capitato un giorno solo, ma lei l’ha passato a tossire, sperando solo che il vento cambiasse presto.

. . .

e fino a qui, che cosa dire? l’Australia è un continente fragile, non è stato fatto per l’uomo, anche se l’uomo lo ha colonizzato lo stesso, ma ha dovuto fermarsi più o meno alle coste: l’interno resta impenetrabile, nelle sue foreste disabitate o negli aridi deserti, che si estendono per migliaia di chilometri: la civiltà aborigena riusciva a mantenere circa un milione di uomini in un territorio grande quasi come l’Europa; oggi gli abitanti sono diventati 25 milioni, ma prevalentemente concentrati in città artificiali.

la sensazione che dà il paese è di essere appeso ad una vita provvisoria e precaria; la potenza della natura lo sovrasta, l’isolamento dal resto del mondo accentua il senso di abbandono.

basta poco, pochissimo, a distruggere un equilibrio che sembra provvisorio.

. . .

ecco, di questo parlavamo, dello sconcertante panorama selvaggio che scorre sotto i tuoi occhi mentre arrivi col volo, delle scarpe che devi toglierti all’aeroporto per farle ripulire dai microbi che potrebbero portare malattie sconosciute, della vegetazione bizzarra di forme sconosciute, degli animali mai visti altrove: cioè della solitudine dell’Australia, e della sua autodistruzione.

bene, ma proprio in questo continente che sarà certamente la prima vittima del riscaldamento globale e il primo da cui scompariranno gli uomini, così come è stato l’ultimo ad essere scoperto alla civiltà, la popolazione ha eletto un governo che è decisamente di negazionisti climatici, che si occupa piuttosto di fermare l’immigrazione, che nega il cancro che corrode il nostro vivere attuale.

. . .

e io rifletto, per l’amore delle osservazioni paradossali che mi caratterizza, che quanto più il riscaldamento globale si manifesta indiscutibile, tanto più chi ne viene colpito più a fondo ha bisogno di negarlo, di rifiutarne l’idea, di attaccarsi alla convinzione, ma chiamiamola pure fede o speranza, che non ci sia nulla di vero.

niente più obbligarci a convivere con la percezione della fine imminente: quindi, mettiamo anche questo nel conto: più la devastazione climatica si farà sentire, più crescerà il bisogno di dire che non c’è niente di vero, che è meglio occuparsi d’altro.


2 risposte a "l’Australia in fumo: una testimonianza diretta – 564"

  1. Io noto che la saggezza globale latita nelle popolazioni di colonizzatori usciti dall’europa: brasile, USA, Australia.
    Un insegnante diceva sempre che prima di giudicare gli usa bisogna ricordarsi che è un paese fondato da fuorilegge e prostitute.
    E’ un’esagerazione, però…

    "Mi piace"

    1. un’esagerazione per gli USA, in cui nella prima colonizzazione hanno avuto parte anche i Padri Pellegrini, ma per l’Australia forse no.
      comunque credo che tu abbia azzeccato nel collegare il colonialismo di rapina originario di queste popolazioni con la loro mancanza di sensibilità ecologica: sono popoli che si sono formati trovandosi mezzi continenti o continenti interi a disposizione, difficile pensare, in effetti, che il rispetto per l’ambiente sia una loro caratteristica culturale originaria.

      "Mi piace"

Lascia un commento, soprattutto se stai scuotendo la testa. Un blog lo fa chi lo commenta. E questo potrebbe diventare il tuo blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.