l’allucinante spettacolo di Fioramonti: verso le Sardine verdi? – 568

un politico coerente, che fa quello che dice e si dimette?

nella terra dei voltagabbana continui alla Renzi, Di Maio e Salvini?

un esempio insopportabile di rispetto degli elettori.

un politico incisivo nei comportamenti e nelle proposte, che non guardano alla convenienza elettorale spicciola del giorno dopo, in terra politica di sinistra?

inaudito.

un politico che riesce a mantenere la coerenza suoi temi suoi senza diventare per questo la mamma isterica d’Italia come la Meloni sui suoi?

ma la destra italiana, tra Berlusconi, Bossi, Salvini, Meloni è sempre stata la migliore risorsa dela sinistra, così caciarona, ignorante, arruffona ed isterica, e ha sempre permesso alla cosiddetta sinistra di vivere anche semplicmente di rendita, semplicemente perché è burina in maniera inaccettabile per la gestione di un paese moderno.

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non ho commentato qui nei mesi passati l’azione politica di Fioramonti come ministro dell’Istruzione, perché da quando sono in pensione e dunque scivolato fuori dal mondo della scuola, cerco di astenermi da giudizi che potrebbero non essere al passo con i tempi.

certo, nel brevissimo tempo della sua gestione del ministero, ha dato segnali forti e costruttivi, dico oggi da semplice cittadino e non da addetto ai lavori: uno dei migliori ministri dell’Istruzione che abbia avuto l’Italia – e mi conforta che il giudizio sia condiviso anche da quell’Associazione dei Dirigenti Scolastici alla cui nascita avevo collaborato a suo tempo, prima che finisse per arenarsi per qualche anno in una politica para-berlusconiana.

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Fioramonti ha eliminato l’obbrobrio delle tre buste simil-quiz-televisivo fra cui gli studenti hanno dovuto scegliere, mi auguro per un anno soltanto, l’argomento del colloquio agli esami di stato.

e ha introdotto in Italia, primo paese al mondo a farlo, l’educazione allo sviluppo sostenibile. cioè una formazione in campo ambientale (tralascio il fatto che allo sviluppo sostenibile non credo affatto, che la formula mi sembra un ipocrita e inconsistente compromesso tra le istanze capitalistiche del progresso infinito del profitto, mascherato da benessere, e la coscienza dei limiti concreti che devono portare ad una limitazione dei consumi, sopratutto di quelli non soltanto inutili, ma perfino dannosi).

due azioni incisive, che spero non vengano cancellate subito da chi prenderà il suo posto.

le altre azioni che Fioramonti rivendica nell’andarsene, pur se importanti e meritevoli, appartengono ad una routine ministeriale, ma gli va dato atto di avere comunque agito positivamente anche nella gestione ordinaria del ministero: lo stop ai tagli, la rivalutazione degli stipendi degli insegnanti (insufficiente ma importante), la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei, un approccio efficiente e partecipato per l’edilizia scolastica, il sostegno ad alcuni enti di ricerca che rischiavano di chiudere.

aggiungiamo al quadro una sua proposta parzialmente bocciata, per quell’opportunismo e coccolamento dell’ignoranza pubblica il cui principale alfiere a sinistra (?) si conferma Renzi: la sugar tax sulle bevande zuccherate e sulle merendine a scuola, come in Svezia, addirittura: bevande tassate, sì, ma più in là: le merendine no, scherziamo?

quanto all’idea di destinare propria alla scuola i proventi, era troppo sensata per accettarla, e Fioramonti giocava di fioretto:
“Fermi tutti. Allora non era un’idea così campata in aria, no? Non mi aspetto di essere ringraziato dal governo per aver portato questa idea nel Paese, ma mi aspetto che i proventi vadano tutti a scuola, università e ricerca come nell’idea iniziale. Sarebbe il minimo sindacale”.

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conferma il giudizio positivo su Fioramonti la propaganda ferocecontro un ministro colto (docente in una università estera), attento, consapevole e coraggioso, condotta in questi mesi dalla destra che lo ha ridicolizzato in tutti i modi e oggi lo attacca per i mancati rimborsi al Movimento 5Stelle.

con la tipica impostazione della nostra propaganda politica, che è la concentrazione sul demenziale e sul puerile, che sembra sia l’unica cosa che l’elettore beota è in grado di sentire.

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ora invito a fare attenzione alle prossime mosse di Fioramonti e al suo progetto di costituire un movimento che raccolga le istanze originarie più positive dei 5Stelle nell’ottica europea della creazione di un partito autenticamente ecologista.

lui dice: “Fino all’ultimo cercherò di portare avanti i contenuti del Movimento, che nacque progressista e ambientalista”.

è ora, infatti, di togliere la gestione del tema dell’ambiente alle demenziali combriccole verdastre che ne hanno fatto strazio in questi anni e hanno impantanato l’autentica problematica del disastro climatico e dello sfacelo del territorio sotto i colpi della speculazione.

ambientalismo è diventato in Italia sinonimo di fanatismo localistico settario e fanatico, capace soltanto di nostalgie del come era verde la mia vallata e non all’altezza della proposta di un autentico modello alternativo di gestione della modernità: quell’ambientalismo confuso che ha fatto della fideistica battaglia anti-TAV il suo cuore perso, senza neppure accorgersi che era un drappo rosso che rinchiudeva il suo sguardo in un isolamento senza prospettiva alcuna e lo portava ad essere infilzato dai media.

insomma da Fioramonti e da un nuovo ambientalismo aperto mentalmente e ostile alle derive settarie, mi aspetto che nasca non soltanto un autentico Partito Verde italiano di impianto europeo, finalmente, ma una liberazione delle istanze democratiche e ambientaliste autentiche oggi soffocate nella deriva clientelare alla Di Maio dei 5Stelle.

Fioramonti ha criticato nei giorni scorsi Casaleggio junior: “Mi chiedo che relazione c’è tra noi e un’azienda privata che non si capisce a quale titolo gestisce parte delle nostre risorse e che si inserisce nell’agenda politica?”

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attorno a Fioramonti potrebbe nascere la proiezione politica diretta delle istanze del movimento delle Sardine, e una futura base elettorale forte per il presidente del Consiglio, Conte.

in ultima istanza, l’inizio di quel rinnovamento profondo della sinistra italiana che cerco da anni, con la scomparsa per auto-dissoluzione del Partito Democratico e per una nuova fase della politica italiana.

qualcosa che non sarà mai maggioritario in questo paese conservatore e ampiamente clientelare, ma capace di incidere a fondo, o almeno di fare una opposizione pulita e costruttiva.

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speranze esagerate? voglia di continuare ad illudersi?

lo diranno i prossimi mesi; dipende anche da ciascuno di noi, ma per ora sperare non costa nulla.

e neppure prepararsi a buttare dalla finestra, tra pochi giorni, le cose inutili, come il PD e i 5Stelle, per non parlare delle piccole cricche Verdi che continueranno a sbecchettarsi fra loro, giustamente ignorate da tutti coloro che hanno una testa.

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il comunicato di Fioramonti:

La sera del 23 dicembre, ho inviato al Presidente del Consiglio la lettera formale con cui rassegno le dimissioni da Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Mi sono ovviamente messo a completa disposizione per garantire una transizione efficace al vertice del Ministero, nei tempi opportuni per assicurare continuità operativa. Per rispetto istituzionale, avevo deciso di attendere qualche altro giorno prima di rendere pubblica la decisione, ma visto che ormai la notizia è stata filtrata ai media, mi sembra giusto parlare in prima persona.
Prima di prendere questa decisione, ho atteso il voto definitivo sulla Legge di Bilancio, in modo da non porre tale carico sulle spalle del Parlamento in un momento così delicato. Le ragioni sono da tempo e a tutti ben note: ho accettato il mio incarico con l’unico fine di invertire in modo radicale la tendenza che da decenni mette la scuola, la formazione superiore e la ricerca italiana in condizioni di forte sofferenza.
Mi sono impegnato per rimettere l’istruzione – fondamentale per la sopravvivenza e per il futuro di ogni società – al centro del dibattito pubblico, sottolineando in ogni occasione quanto, senza adeguate risorse, fosse impossibile anche solo tamponare le emergenze che affliggono la scuola e l’università pubblica.
Non è stata una battaglia inutile e possiamo essere fieri di aver raggiunto risultati importanti: lo stop ai tagli, la rivalutazione degli stipendi degli insegnanti (insufficiente ma importante), la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei, un approccio efficiente e partecipato per l’edilizia scolastica, il sostegno ad alcuni enti di ricerca che rischiavano di chiudere e, infine, l’introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile in tutte le scuole (la prima nazione al mondo a farlo).
La verità, però, è che sarebbe servito più coraggio da parte del Governo per garantire quella “linea di galleggiamento” finanziaria di cui ho sempre parlato, soprattutto in un ambito così cruciale come l’università e la ricerca. Si tratta del vero motore del Paese, che costruisce il futuro di tutti noi. Pare che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica.
L’economia del XXI secolo si basa soprattutto sul capitale umano, sulla salvaguardia dell’ambiente e sulle nuove tecnologie; non riconoscere il ruolo cruciale della formazione e della ricerca equivale a voltare la testa dall’altra parte. Nessun Paese può più permetterselo. La perdita dei nostri talenti e la mancata valorizzazione delle eccellenze generano un’emorragia costante di conoscenza e competenze preziosissime, che finisce per contribuire alla crescita di altre nazioni, più lungimiranti della nostra. È questa la vera crisi economica italiana.
Alcuni mi hanno criticato per non aver rimesso il mio mandato prima, visto che le risorse era improbabile che si trovassero. Ma io ho sempre chiarito che avrei lottato per ogni euro in più fino all’ultimo, tirando le somme solo dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Ora forse mi criticheranno perché, in coerenza con quanto promesso, ho avuto l’ardire di mantenere la parola.
Le dimissioni sono una scelta individuale, eppure vorrei che – sgomberato il campo dalla mia persona – non si perdesse l’occasione per riflettere sull’importanza della funzione che riconsegno nelle mani del Governo. Un Governo che può fare ancora molto e bene per il Paese se riuscirà a trovare il coraggio di cui abbiamo bisogno.
Il tema non è mai stato “accontentare” le mie richieste, ma decidere che Paese vogliamo diventare, perché è nella scuola – su questo non vi è alcun dubbio – che si crea quello che saremo. Lo sapeva bene Piero Calamandrei quando scriveva che “se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento, della Magistratura, della Corte Costituzionale”.
Alle persone con cui ho lavorato, dentro e fuori dal Ministero, dalla viceministra e sottosegretari ai tanti docenti, sindacati, imprese e fino all’ultimo dei dipendenti, va tutto il mio ringraziamento per avermi accompagnato in questo percorso. Alle ragazze ed ai ragazzi che fanno vivere la scuola e l’università italiana chiedo di non dimenticare mai l’importanza dei luoghi che attraversano per formarsi, senza arrendersi alla politica del “non si può fare”.
Come diceva Gianni Rodari, dobbiamo imparare a fare le cose difficili. Perché a volte bisogna fare un passo indietro per farne due in avanti.
Il mio impegno per la scuola e per le giovani generazioni non si ferma qui, ma continuerà – ancora più forte – come parlamentare della Repubblica Italiana.


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