la risorsa Salvini e i troll – 571

un troll lo è per vocazione, per un bisogno irresistibile di odiare, annidato nei meandri della sua psiche, per l’identificazione profonda del suo io non con se stesso (di cui dubita), ma col disagio ben più visibile e palpabile che provoca negli altri.

ma questo non toglie che chi è più lucido di lui sappia utilizzare questa sua particolare conformazione – per non dire deformazione – psichica a proprio vantaggio.

e questo è esattamente il rapporto che nella politica italiana, dopo agosto, è venuto a crearsi fra il troll Salvini e il primo ministro Conte, che Salvini – sbagliandole tutte – sta elevando a suo antagonista.

a ben guardare anche Conte è una macchietta, uno schizzetto caricaturale che abbozza una imitazione di quell’altro vero statista pugliese che fu Moro; ma come brilla la moderazione tutta democristiana di Conte, il suo parlar felpato senza alzare i toni, con cui sa seppellire l’avversario sotto una sfumatura lessicale, rispetto alla grossolanità da maschera comica del leghista smargiasso!

degno di stare accanto al dottor Balanzone o a Capitan Fracassa (con cui condivide titolo e grado), come grottesco burattino che spara fendenti a vanvera senza colpire mai veramente nessuno nel teatrino della politica italiana.

non ci fosse Salvini, Conte avrebbe dovuto inventarlo: chi può seriamente preferire Salvini a Conte, se l’alternativa è questa? è Salvini che tiene Conte in piedi!

non tanto nel potere reale, dato che Salvini l’hanno scaricato tutti, ma proprio tutti, ed è soltanto un fantasma che si crede vivo, ma perfino nell’opinione pubblica, che sta cominciando a stancarsi di lui, stabilizzando i consensi convinti attorno ad un terzo scarso e declinante dell’elettorato attento alla politica, cioè forse ad un sesto reale degli italiani.

. . .

detto questo, allora Salvini sta assolvendo egregiamente al compito che è già stato per vent’anni di Berlusconi: fare il drappo rosso (ma in questo caso nero) che si agita davanti al toro per tenerlo distratto.

la funzione di questi leader della destra mondiale come Trump, Johnson, la Le Pen, Salvini (con l’eccezione dei leader veri di destra come Putin o Erdogan) è quella di spararle continuamente grosse, di creare una indignazione continua, peraltro declinante nell’assuefazione, di spingerci come nostalgici del piccolo e buono mondo antico a rivendicare il buonismo del politically correct, mentre il mondo ci si inferocisce attorno senza che noi possiamo o sappiamo farci niente.

e intanto ci impediscono di ragionare sui problemi veri, che sono il riscaldamento globale, la moltiplicazione della diseguaglianza sociale con la creazione di potentati personali che sono autentici nuovi poteri feudali nella filigrana sempre più trasparente degli stati democratici, la tenaglia schizogenica tra disoccupazione e sviluppo dei consumi, le discriminazioni etniche e anche quelle legate alle identità sessuali, la crescita di una insofferenza di massa verso le forme di pensiero non conformi, la distruzione sistematica e ben perseguita della scienza e della cultura, la diffusione di forme di tossicodipendenze di massa che minano oramai alla base la convivenza sociale.

. . .

ma questo abbozzo di analisi non sarebbe completo se non facessimo ancora un passetto più avanti, verso una constatazione che ci è così sgradevole che facciamo fatica ad accettarla.

proprio perché sono così, proprio per la loro inconsistenza umana, proprio per la loro ignoranza esibita, la loro grossolanità manifesta, per l’arrogante sicumera che è poi la caricatura del maschio bianco ipocondriaco di mezza età, queste figure hanno successo.

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e questo significa una cosa sola: che non soltanto la massa si sta impoverendo relativamente dal punto di vista economico, proprio quando si è creata la convinzione soggettiva che tutto le sia dovuto, ma che sta diventando anche più triste ed ignorante che mai.

. . .

la deprivazione culturale è stata costruita nell’ultimo decennio non più soltanto con i media tradizionali, già maestri dell’intrattenimento condizionante delle masse di debole cultura e di povere capacità intellettuali, ma con la conquista e lo stravolgimento di internet, da strumento di diffusione dal basso della cultura condivisa a strumento semplificatore per eccellenza della comunicazione, via via ridotta a tweet, a selfie, a whatsapp.

questo capovolgimento delle speranze suscitate da internet, salutata vent’anni fa come la base per la nascita di un nuovo illuminismo, è avvenuta sotto i nostri occhi, senza che la massa se ne rendesse conto: come pecore siamo tutti, qual più qual meno, migrati verso i nuovi social della comunicazione sincopata, e non abbiamo capito che questo stava costruendo nel profondo una opinione pubblica becera, afasica, egocentrica e senza nessuna visione che non fosse quella della nullità del proprio ego, elevato a tutto.

. . .

termino qui: manca qualcosa?

certo che manca! sì lo so, ma quel che si dovrebbe dire a questo punto, onestamente non lo so dire: non ho soluzioni.

chi le ha, si faccia avanti, che qui siamo pronti a demolirle subito, se sono delle mere illusioni o delle parole al vento. 

 

 


6 risposte a "la risorsa Salvini e i troll – 571"

  1. Secondo me i social network comunque non hanno tutto questo peso: hanno solo dato possibilità di espressione a persone di cui, prima, non conoscevi le opinioni aberranti. Riguardo la bolla dei filtri, che favorisce personaggi come quelli descritti in questo post, io penso che esistesse già, e che gli elettori di progetti politici così schifosi ci si immergessero da soli, guardando solo Fox News o comprando solo il Giornale.

    Sono invece molto d’accordo sul fatto che questi bulli gradassi abbiano “successo” perché titillano l’ego del pubblico becero a cui assomigliano. A cui (come Berlusconi) in fin dei conti dicono: siete egoisti, approfittatori e ve ne fregate solo del vostro piacere immediato, che passa attraverso il consumismo? Anche il vostro presidente.

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    1. concentriamoci (ovviamente) sul dissenso, molto circoscritto peraltro.
      credo che la differenza di età, cospicua, sia determinante; d’altro lato l’esperienza esistenziale di un settantenne è un po’ come una moneta fuori corso: non circola più.
      è pacifico che gli idioti sono sempre esistiti e anche che sono sempre stati tantissimi, e probabilmente la maggioranza anche un tempo.
      tuttavia nelle moderne democrazie, per determinare gli equilibri del potere decisivi non sono tanto i grandi orientamenti di fondo, peraltro difficilmente modificabili, almeno in tempi brevi, quanto gli spostamenti marginali e più rapidi di piccoli gruppi, prevalentemente formati da persone incerte e maldefinite.
      su questi – e sugli orientamenti di lunga distanza – il peso dei social è determinante, proprio perché riescono a condizionare facilmente persone prive di identità forte e di convinzioni solide, e così facendo spostano gli equilibri politici a volte in modo determinante.
      e tutto questo avviene proprio perché i social hanno sdoganato l’espressione pubblica delle opinioni aberranti, che anche solo un decennio fa era molto meno tollerata; ricordo bene le mie battaglie isolate contro Facebook che lasciava libero campo ai nazisti e come mi davano la baia anche blogger di sinistra, più o meno illustri, peraltro, che mi accusavano di essere un nemico della libertà di espressione.
      questa era in realtà la libertà di Zuckerberg & company di lucrare sul fascismo; ma l’idea che la libertà di parola non implica la libertà di offendere o aggredire verbalmente non fa parte dell’imprinting culturale italiano.
      potrei dire: guardiamo il risultato, oggi.
      se poi vogliamo dire che i media sono sovrastruttura e quindi non determinanti in ultima istanza, allora siamo al marxismo-leninismo più classico e all’incapacità di questa chiesa materialistica di capire che la cosiddetta sovrastruttura è in realtà la struttura (e forse addirittura viceversa).
      ciao!

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    1. i social sono soltanto, ovviamente, una parte del problema.
      non credo che la soluzione sia piuttosto spegnerli, ma nazionalizzarli, cioè sottrarli alla logica del profitto, impedire profilazioni per incrementare i consumi, togliere ai privati queste armi di condizionamento sociale potentissime, o almeno provare a metterli sotto controllo; insomma riportare internet a una funzione sociale effettivamente utile: in poche parole il programma della candidata USA Warren, all’incirca.
      indubbiamente un controllo statale diretto crea altri rischi e preoccupazioni, però meglio essere controllati dallo stato che da potentati privati, visto che il primo è più esposto a controlli dei secondi.
      un tempo si parlava anche di imporre per legge giornate a rotazione di silenzio televisivo; non sarebbe male anche un giorno settimanale di digiuno social.
      dico queste cose senza paura di contraddirmi, perché so benissimo che non sono soluzioni, solo fantasie.

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      1. Mi hai fatto pensare che non so praticamente niente dei programmi dei candidati americani (anche dei nostri, ma quella è più colpa loro che mia).
        La regolazione dei social e la tassazione equa degli enormi guadagni dovrebbe essere una delle misure principali di intervento; si farà?
        Adesso come adesso mi pare difficile, finché non ci sarà un sistema di profilazione più a buon mercato; forse col 5G quando saremo tenuti sotto controllo ad ogni passo…

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        1. be’, forse è un principio di risparmio delle forze anche sano: aspettiamo almeno di vedere chi sarà il candidato democratico, alla fine, e comunque di Trump sappiamo alla fine tutto o quasi, e forse non ci serve neppure molto altro.

          è comunque di sicuro attuale il tema di un ritorno alla tassazione progressiva, anche molto forte, che è stata via via cancellata nel mondo almeno da Reagan in poi, ponendo le basi materiali dell’attuale ascesa irresistibile degli iperplutocrati, che in genere sono poi coloro che controllano variamente internet, costituendo dei nuovi monopoli di fatto.
          pensiamo a Bezos, il padrone di Amazon, che aspira addirittura a diventare il centro (privato) del commercio mondiale online.

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