padano è il formaggio: noticina per una visita a Lodi – 573

mi si chiede una breve nota sulla Padania, in occasione di una visita a Lodi fra qualche giorno, alla quale non potrò partecipare.

padano significa “riferito al Po”, in latino Padus, ed ovviamente si parla da allora, correttamente, di Val Padana, o Valle del Po.

per i greci, invece, esisteva un fiume settentrionale, non sempre ben identificato, chiamato Erìdano, Ἠριδανός, Hēridanós: a volte era il Po, altre il Rodano (al quale indubbiamente è più vicino foneticamente), oppure addirittura qualche altro fiume della Germania; per Virgilio era semplicemente un fiume del regno dei morti; ma indubbiamente il nome deriva da una radice rdn, che ritroviamo anche nei nomi del Rhein, il Reno, o del Donau, il Danubio.

da dove derivi il nome Padus, invece, non è chiaro: l’idea di collegarlo a pades, in nome celtico della resina prodotta da certi pini delle montagne da cui nasce, non è molto convincente; personalmente trovo più suggestiva semmai, ma niente più che suggestiva, l’assonanza con palus, la palude, tenendo conto del fenomeno fonetico della trasformazione della d in l nel passaggio dal greco antico al latino (Odisseus diventa Ulisse; quindi un ipotetico antico modo di leggere padus per i greci sarebbe stato palus); ma siamo nella pura fantasia, con niente di scientifico.

presso l’Erìdano cade – secondo il racconto che ne fa Ovidio nelle Metamorfosi, 2, 340 ss., Fetonte, il figlio di Helios, il dio Sole, cresciuto con la madre, che ottiene dal padre di poterne guidare il carro nel cielo, per dimostrare di non essere un bastardino, come veniva deriso, ma il figlio di un dio; però perde la rotta e incendia il cielo, chi dice creando la via Lattea, chi invece inaridendo la Terra e formando i deserti: che è come una spiegazione della variazione climatica di 12mila anni fa che pose fine all’era glaciale ed effettivamente fece del Sahara, prima verde pianura, il deserto attuale; e alla fine lo fulmina Zeus, per evitare guai peggiori.

presso il fiume lo piangono le sorelle, trasformate in pioppi, ma anche da morto Fetonte continua ed emanare fumo, forse la nebbia, che oscura l’aria.

. . .

quel che è certo è che il Po non venne mai considerato un dio, nel mondo greco o romano (e che in quello germanico è usato come sinonimo familiare di ben altro significato, che è meglio lasciare sottinteso, ma ritroviamo anche nella sua forma raddoppiata nell’italiano speciale che si usa con i bambini piccoli).

il mito di Fetonte ci restituisce un’immagine della regione attorno al Po oscura e semi-barbarica; una Valpadana un poco misteriosa e ancora selvaggia, immersa nei vapori di dense foschie sconosciute alla solarità mediterranea dei Greci.

e tale appare ancora nelle Bucoliche di Virgilio, il mantovano: dieci poesie della sua età più giovanile, di ambientazione agro-pastorale, che restituiscono l’immagine di un territorio ancora semi-selvaggio, ricco di paludi, piccoli rilievi, boschi, e ben diverso dalla spianata fruttifera realizzata nei secoli del medioevo, che oggi qualcuno fraintende come paesaggio naturale della Bassa, e e che è invece il frutto di una bimillenaria trasformazione del territorio per esigenze produttive.

. . .

padana dunque la grande e ampia vallata creata da Po, che dopo la fine dell’era glaciale si ridusse drasticamente, visto che in precedenza si estendeva fino all’Abruzzo, occupando almeno metà dell’attuale Mare Adriatico, per il livello del mare allora più basso di 120 metri.

e padano indubbiamente anche il formaggio prodotto nella parte più bassa di questa moderna pianura dimezzata: inventato, pare, dai monaci dell’abbazia di Chiaravalle (in quei secoli i monasteri funzionavano anche da primi caseifici), ma anche allora il grana, o caseus vetus, come lo chiamavano i monaci, formaggio antico, aveva nomi differenziati a seconda della zona: parmigiano, reggiano, ma anche altri meno famosi come il lodesano.

il grana padano venne inventato, come denominazione ufficiale, soltanto nel 1964, dopo la Convenzione europea di Stresa del 1951 dei produttori di formaggi europei che aveva approvato il “Parmigiano Reggiano” e il formaggio “di Grana Lodigiano”, che poi è diventato il Grana Padano.

per voi che andate a Lodi, e non solo, ecco un frammento in cui l’arte si confonde con la storia: parlo di quella forma d’arte speciale e vilipesa e degradata che è la gastronomia, ma è arte anche questa.

forse senza artisti individuali, forse arte collettiva senza protagonisti, per secoli, con nome e cognome, ma grande arte del gusto, e forse non è un caso se l’Italia ha un ruolo speciale nel mondo non solo per la pittura, per la scultura e per l’architettura, ma anche per l’arte di mangiare bene.

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troppo frammentata la pianura tra centri di potere e modi culturali diversi, per ricondurla ad unità: Piemonte, Lombardia, e soprattutto Veneto, del tutto distinto, perfino per lingua, e poi Emilia e poi Romagna, molto più legata al Po che oggi, nel tempo in cui, fino all’inizio del Medioevo, in cui il Po sfociava a Ravenna, che era il grande porto sulla sua foce, prima che i terremoti ne spingessero, e ne spingano tuttora, il corso sempre più a Nord, verso l’Adige.

ancora Napoleone, che pure tentò di unificare politicamente la Valle Padana non trovò altro nome da darle che quello generico di Repubblica Cisalpina, repubblica aldiquà delle Alpi:  niente di più preciso, ma certamente meglio di Padania.

chi ha inventato la Padania come termine è stato Francesco Miglio nel 1975, il teorico della Lega poi espulso dal quel partito, e se ne impadronì l’astuto mestatore Bossi per farne un indubbio efficace strumento di propaganda di una proposta politica oggi caduta nel nulla, e dal 1997 lo usò addirittura nel nome del suo effimero movimento politico, la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

chi ricorda nemmeno più oggi che il 15 settembre 1996 la Lega Nord proclamò la dichiarazione di indipendenza della Padania con il nome ufficiale di Repubblica federale padana? e perfino un Parlamento padano, con sede a Mantova?

ma l’Italia, ben più cinica e saggia della Spagna oggi con la Catalogna, lasciò che fossero le ceneri del tempo a ricoprire questi proclami da barzelletta.

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quasi a dimostrare l’inconsistenza del tutto, la Lega si diede allora come simbolo la cosiddetta Rosa delle Alpi, o Rosa Camuna, sulla quale si aprirebbe un altro ampio discorso, che risparmio, rinviando eventuali appassionati qui:
https://bortocal.wordpress.com/2010/09/21/316-colpi-di-sole-alpini/
https://bortocal.wordpress.com/2010/12/02/421-condannare-il-sole-delle-alpi/

mescolò, sotto il simbolo della Padania, la bassa pianura aperta e le montagne chiuse e un poco selvatiche.

simbolo antico, presente perfino in una lapide romana di Clusone, ma alpestre, non di pianura.

220px-fiore_6_petali_clusone_-_m_bergamo_foto_luca_giarelli

ma le vallate alpine che furono e sono il cuore dell’amore – leghista? – per l’autonomia, possiamo forse considerarle Padania?

sinceramente, a me scappa da ridere.

comunque il nome è stato inventato e rimane, ma soltanto come segnalibro di una invenzione momentanea e senza futuro.


2 risposte a "padano è il formaggio: noticina per una visita a Lodi – 573"

  1. Mi vuoi dire che un tempo la val Padana era una specie di giungla? 🙂

    (L’unica cosa buona che ha prodotto la parola “Padania” è una bellissima canzone degli Afterhours, che cito spesso).

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    1. Val Padana come foresta originaria? direi proprio di sì: per me è un concetto assolutamente ovvio! 🙂

      la canzone sono andato a cercarmela: eccola!

      (devo approfittare di ogni occasione per allargare la mia miseranda cultura musicale…)

      "Mi piace"

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