il mio gattino mezzo handicappato – bortoblog 1

solo due mesi fa ero pieno di gatti e temevo di essere sulla strada di diventare un gattaro: la Blu, la storica, affettuosissima gatta, che mi aveva adottato cinque anni fa, quando ero venuto ad abitare qui, abbandonando la casa di una vicina per trasferirsi da me, visto che – dal suo punto di vista – era infestata di bambini, continuava a sfornare gattini ad un ritmo infernale di più di mezza dozzina l’anno.

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e l’ultima volta non ero riuscito a darne via neppure uno; dopo l’ultimo bidone, tipico, della gente che ti messaggia due o tre volte al giorno, ti chiede le foto in uno stato apparente di crisi di astinenza da gattini, e tu ne fai un paio da schianto, perché un pochino ci sai fare, e poi questi tipi spariscono nel nulla senza neppure rispondere più, ho mollato: fosse quel che dio voleva, me li tenevo.

e dio ha provveduto, veglia su di me; con la stessa preveggenza con la quale mi decima il pollaio, visto che io non ho il coraggio di farlo da me, e ad esempio ha voluto che un’altra gallina morisse: si è strangolata da sé, infilando la testa nella rete e poi restandoci impiccata, fino a che dei turisti di passaggio (rarissimi!) non me l’hanno fatto notare: che fosse un caso di suicidio?

e non ha avuto il cuore tenero, Lui, neppure con la Blu, che pure non aveva mai peccato, e un giorno, meglio, un sabato pomeriggio, a veterinari tutti assenti, ce l’aveva fatta apparire davanti con la bava alla bocca e scossa da un tremito, evidentemente avvelenata; poi era riapparsa la mattina del lunedì, apparentemente in buona salute, per poi sparire nel nulla per sempre, come del resto anche la gattina figlia, che prometteva altrettanto bene come lei.

dopo qualche giorno, invece, era riapparso il fratellino più stupido, bianco e nero, ma totalmente traumatizzato dalle sevizie a cui aveva dovuto assistere, presumibilmente, e ben deciso a tenersi lontano dagli uomini (bravo!): bastava che io apparissi da lontano per risvegliargli miagolii da spavento ed innescare una strana marcia a ritroso, tutta sua e di nessun altro gatto, con la quale si allontanava strisciando all’indietro, fissandomi però sempre per tenermi sotto controllo.

solo la fame, quando lo riduceva agli estremi, poteva indurlo a tornare, ma altro modo di nutrirlo non c’era che mettergli le crocchette in una stanza della parte di casa disabitata e gelida e andarsene; ce n’è voluto di tempo perché mi lasciasse avvicinare e da ultimo anche accarezzare, ma sempre facendo prima il rito del terrore con qualche passetto di marcia retrograda: addirittura adesso, finito il retrocedere pro forma, vuole un poco di coccole, prima di mangiare, e se non viene la grattatina sulla nuca non mangia: sta imparando anche ad entrare nella parte di casa riscaldata e proprio ieri ha scoperto la comodità del cuscino vicino al camino.

ma perché racconto queste cose, tirandola alla lunga? perché sto gatto, che adesso avrà sette o otto mesi e, se non è proprio handicappato, poco ci manca, tanto è stato traumatizzato, ed è certamente almeno nevrotico grave, proprio per questo mi sta catturando perché è psicologicamente più carente di madre e fratelli, che erano comunque indipendenti e autonomi; lui dipende proprio tutto da me.

non avevo mai capito prima il legame strano che si crea in certi genitori (non in tutti) con un figlio gravemente menomato mentalmente; ora li capisco un po’ di più; certo, continuo a pensare che questo avviene in loro perché vedono il bambino non come un essere umano in qualche modo mancato, ma come un esserino semplicemente vivo e animato, che ha bisogno di loro.

ecco, tutti (forse) abbiamo bisogno di chi ha bisogno di noi, e questa è la morale di tutta la storia.

. . .

il titolo bortoblog ha già informato i pochissimi habitué, che questo è il post in cui per qualche giorno scriverò appunti sulla mia vita di piattaforma.

ma, siccome l’anno nuovo non si festeggia adeguatamente senza qualche cambiamento, ecco come modifico lo schema di questo tipo di post:
in primo piano gli
articoli e i post utili della settimana
poi i post che mi sono piaciuti alla lettura
poi gli eventuali montaggi video miei su Youtube (eventuali per modo di dire perché sto rieditando i videoclip del mio viaggio in Sri Lanka del 2004),
infine i miei commenti su blog altrui, ad esempio, questa settimana:
la discussione sul comico con gaberrici,
o quest’altra:
quando comincia il decennio?
e poi…

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articoli e post utili:

Tutto, ma proprio tutto, quello che hai studiato sull’evoluzione di ‘homo sapiens’ è falso. Nuove scoperte lo confermano

https://aspoitalia.wordpress.com/2020/01/06/agricoltura-italiana-limiti-produttivi-e-caos-climatico/

https://aldoanghessa.org/2020/01/07/centrali-nucleari-svedesi/
credevo di avere letto male io, ma invece ha digitato male lui: il post parla delle vecchie centrali nucleari americane in svendita, un affare molto lucroso.

https://zonadidisagio.wordpress.com/2020/01/02/una-lezione-di-storia-la-classifica-della-nostra-vergogna/

https://lospiegone.com/2020/01/01/guida-alle-primarie-usa-2020/

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post che mi sono piaciuti:

https://rossatinta3puntozero.wordpress.com/2020/01/10/alla-mia-eta/

https://zariele.wordpress.com/2020/01/09/ad-algoritmo-algoritmo-e-mezzo/

La nevicata del secolo

https://rossatinta3puntozero.wordpress.com/2020/01/08/nel-nebbione-storia-di-batteri/

Il primo post del 2020

https://massimobotturi.wordpress.com/2020/01/05/ida-2

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2020/01/05/oggetti-culturali-non-identificati-ma-forse-e-solo-la-morte-nera/

Il capodanno in cui ho conosciuto dolce consorte. Era destino ma non quella sera…. Seconda parte

https://ilbandolodelmatassa.wordpress.com/2020/01/01/crash/

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video miei su Youtube:

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miei commenti su post altrui:

https://monkeystale.ca/2020/01/08/tayronas-lost-city-cuidad-perdida/

BORTOCAL January 8, 2020
wonderful post!

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https://gabrieleserra.com/2020/01/06/porto-una-delle-destinazioni-migliori-da-visitare-in-europa/

bortocal15 7 gennaio 2020 alle 9:47
bellissime le tue foto, oltre che il racconto.
confermo completamente le tue impressioni, stupito quasi della coincidenza così stretta con le mie.
sono stato a Porto tre anni fa e anche io ne sapevo poco o niente e sono rimasto molto colpito dalla sua bellezza poco conosciuta (impressione simile con Vilnius, Lituania).
sono stato quasi in tutti i posti che citi, ma mi sono perso la visita guidata alla favolosa stazione, la casetta fra le due chiese e quella spiaggia; sono stato anche io in riva all’oceano, ma dall’altro lato del fiume, mi pare: e soprattutto, ci sono andato a piedi!
aggiungi che nei tre giorni che ci sono stato ho fatto a tempo a farmi un amico, un giovane artista (che tra l’altro ti somiglia un poco, a giudicare dalla foto), al quale ho promesso di tornare a trovarlo, se non verrà prima lui da me in Italia.
insomma, mille motivi per tornare a Porto!

gabriele serra 7 gennaio 2020 alle 18:32
Porto è troppo bella per non piacere 🙂
Sono felice che ti sia ritrovato in quello che ho scritto.
Visto che non sei stato in quella spiaggia adesso hai un motivo in più per tornare a visitare questa bella città.

bortocal15 7 gennaio 2020 alle 20:56
😉 certamente.
aggiungi che tutte le foto della città sono andate rovinate per un errato trasferimento su scheda fattomi a Braga…
sono andato a rivedermi gli appunti di viaggio 2018, molto sintetici e senza foto, maledizione!
non giudicarmi invadente se ti metto due link: non voglio farteli leggere, anche perché c’è ben poco da leggere, rispetto alla bellissima descrizione che hai fatto tu.
https://corpus15.wordpress.com/2018/04/10/viaggiare-a-porto-al-tempo-di-whatsapp-139/
https://corpus15.wordpress.com/2018/04/11/porto-di-sorpresa-in-sorpresa-fino-alla-libreria-di-harry-potter-143/

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https://veronicaiovino.com/nepal-il-trekking-piu-alto-del-mondo/

corpus05 06/01/2020 at 21:17
niente like possibili sul tuo post, confermo. 😦
sono andato in Nepal dodici anni fa, purtroppo in agosto, non avevo altra scelta, lavorando, cioè nel pieno del monsone e l’Himalaya l’ho visto soltanto dall’aereo: in tre settimane di piogge quasi continue non ci fu un’ora di schiarita verso le montagne; un tentativo di avvicinamento in un viaggio sul tetto di un pullman si risolse in un puro gesto dimostrativo, con immediato ritorno a Kathmandù.
non mi andò meglio dal Sikkim, dieci anni fa, visto che ci arrivai nello stesso periodo, e lo trovai immerso nella nebbia; ma almeno mi sono goduto di recente le splendide foto del trekking fatto da lì da un mio ex alunno, col quale abbiamo organizzato una serata comune qui nel piccolo comune dove sto, di presentazione dei nostri viaggi paralleli a un decennio di distanza.
confermo comunque che il Nepal è un paese dalla bellezza straordinaria; il Sikkim pure è maestoso, ma c’era quasi sempre nebbia fitta in quel periodo dell’anno.

Veronica 06/01/2020 at 21:27
Ma c’è un angolo di mondo dove tu non sia stato carissimo Mauro???
Sei INCREDIBILE…e mi sorprende come i nostri gusti in fatto di viaggi siano praticamente uguali
🤣🤣🤣
Anche se non sei riuscito nell’impresa già il solo essere tra quei giganti deve essere stata un’esperienza grandiosa… che spero vivamente di fare anche io in un futuro non troppo lontano così magari ti farò vedere anche io qualche splendida foto anche se non riescano a contenere quella grandezza che hai avuto la fortuna di vedere dal vivo😉
Quanto ai like è ancora più strana questa cosa perché alcuni mi sono arrivati…solo tu e Manuel avete avuto questo nuovo problema ma sto indagando e spero di svelare il mistero 😅
Ti abbraccio forte e grazie come sempre della tua preziosa testimonianza

bortoround 07/01/2020 at 08:07
il like adesso è ricomparso, e lo clicco doverosamente, ahha.
forse solo manuel e io abbiamo avuto il problema, perché abbiamo cercato di metterlo per primi, e successivamente il problema è stato risolto dalla piattaforma?
mi pare l’ipotesi più ovvia…
invece è sparito il tasto rispondi…, tanto per darci sempre come argomento di conversazione secondario il funzionamento di wordpress, ahaha.

bortoround 07/01/2020 at 08:09
che stupido io, sono entrato con un altro blog.
evidentemente l’accesso al rispondi nella coda è limitato a chi ha già fatto il commento precedente…

bortoround 07/01/2020 at 08:11
sì, compare il tasto, però non funziona, non mette i commenti in coda;
basta, lo farò io nel mio blog per ricostruire la conversazione, comunque sto qui ridendo come uno scemo.
– mi pare comunque che Maggie and Richard abbiamo viaggiato ben più di me; io conosco benino solamente l’Asia…

. . .

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2020/01/01/un-punto-di-vista-e-un-po-di-memoria/

bortocal15 January 1, 2020 at 10:10 am
non credo che andrò mai a vedere un film di Zalone, che del resto non conosco assolutamente, ma ti ringrazio di avermi dato qualche motivo più che dignitoso per questa scelta; diciamo meglio che erano tutte cose che intuivo oscuramente, per come se ne parla nei media, e che ora stano squadernate bene e ben argomentate davanti a me.
colgo lo spunto per una confessione autobiografica: la comicità italiana in genere non mi fa assolutamente ridere; non so se è un fatto genetico come l’arrotolamento della lingua, dove invece riesco benissimo, o culturale – ma propendo per questa seconda interpretazione per via della mia formazione parzialmente tirolese.
è universalmente noto, infatti (tranne che agli italiani), che la cosiddetta comicità italiana, che in genere si riduce ad una aggressione con parolacce e sfottò a qualcun altro, non viene assolutamente capita all’estero e infatti i nostri film comici non sono esportabili: uno spettatore normale non italiano infatti non trova nulla di divertente nell’aggressione a qualcun altro, mentre gli italiani la trovano divertentissima.
ammetto dunque volentieri che Zalone non è un caso speciale, ma solo un esempio di una cosa che accenni anche tu in questo post: cioè che la nostra comicità ha molto a che fare con i nostri mali nazionali e col nostro delirio aggressivista che da secoli inquina la nostra vita pubblica e privata.
così considererei volentieri Crozza una dei peggiori criminali che abbiano calcato le scene televisive, se non fosse che in genere aggredisce stando dalla mia parte, e dunque – amaramente confesso – quando lo guardo mi diverto anche io, se non altro per la larga componente italiana della mia formazione.
ma questo rischio, certamente, con Zalone non lo corro, e dunque sono sicuro che a vedere questa comicità con un piede in due scarpe, mi incazzerei soltanto.
(buon anno)

gaberricci January 1, 2020 at 12:53 pm
Condivido il fatto che pochi comici italiani facciano ridere, ma non condivido affatto che la sola comicità italiana attacchi qualcuno: anzi, mi sembra che la comicità italiana sia spesso edulcorata a livelli patologici, e pensata per essere rassicurante, e che anzi questo sia il solo modo in cui pare che possa essere; da ciò, ovviamente, escludo gli attacchi banali alle solite categorie bersaglio (immigrati, donne, omosessuali… bionde e carabinieri, se è per quello, ma senza che ciò costituisca reale motivo di critica, e sì che per i carabinieri ce ne sarebbero di cose da dire).
Per il resto, la stand up comedy americana è fatta di attacchi, e d’altronde Aristofane non si vantava di “attaccare chiamando per nome” le persone?
Ciò che davvero dovrebbe fare il discrimine (ed anche questa è un’idea che mi viene da Luttazzi) è chi attacchi, e perché.

bortocal15 January 1, 2020 at 1:41 pm
eccoci a uno dei nostri dissensi (costruttivi, dici tu, bontà tua).
non conosco la stand up comedy americana, però da qualche cosa vista nel passato posso ammettere che da quelle parti circoli abbastanza aggressività, bonaria però; e prescindo per il momento da Aristofane, ma lo riprenderò.
vengo ai grandi comici classici della storia del cinema, da Chaplin a Buster Keaton, dalla coppia Hardy Laurel, a Tati e a Belushi, o tra i recenti a Jim Carrey o mister Bean; ma per restare in Italia a Totò: ti risulta che mai in loro la sostanza della comicità stia nella satira o peggio nel sarcasmo sugli altri? anzi, la sostanza della vera comicità sta nell’autoironia.
proprio questa autoironia manca completamente nella comicità pecoreccia italiana.
che poi uno degli aspetti della comicità stia anche nell’ironia verso gli altri è vero; ma in Italia sembra che si sia persa la capacità di distinguere tra l’ironia e l’offesa, così che c’è un interscambio continuo tra le due categorie: offese sanguinose e imperdonabili, lesive dell’umanità, vengono fatte passare per scherzetti innocenti, e viceversa ironie sofisticate e sottili passano per offese sanguinose.
quindi non accetto l’idea che il vero umorismo è quello che attacca i nostri nemici, anche se ammetto che mi fa piacere godermelo.
e Aristofane, allora? domandi giustamente tu. hai le tue ragioni, ma se fosse proprio lì l’origine di quella tradizione della comicità come strumento di attacco politico diretto e violento?
ma, senza scomodare Aristofane, pensiamo a Dario Fo e alla sua comicità politica indubbiamente aggressiva.
be’, lì attorno a quegli anni, si teorizzava che quel tipo di comicità era legittimo se attaccava il potere, ma diventava squallido se serviva ad attaccare i poveracci; su questo ci potremmo ritrovare, con le tue conclusioni.
io direi che la comicità più autentica è quella rivolta a se stessi, ma che, quando è rivolta ad altri, è comico l’attacco al potere, squallido l’attacco agli oppressi, e in questo caso non so tratta di comicità, ma di violenza verbale.

gaberricci January 1, 2020 at 3:14 pm
Che è proprio la distinzione che diceva Luttazzi tra satira e sfottò fascistoide 🙂.
Comunque, penso che ci sia un problema di fondo: la comicità e la satira non sono la stessa cosa.
E forse è per questo che prende un abbaglio chi interpreta le canzoni e i film di Zalone con quella categoria.

bortocal15 January 2, 2020 at 10:42 am
sono d’accordo sulla fondamentale distinzione che hai introdotto, tra satira e comicità; e a me pare che l’Italia abbondi di satira, ma non di comicità.
e forse servirebbe anche un’ulteriore distinzione fra umorismo e comicità.
ma siccome col resto del commento dilagherei in maniera forse poco opportuna, continuo da me.

è incredibile infatti lo spessore che può assumere la discussione e il rischio che diventi filosofica, addirittura.

ci sono due o tre testi fondamentali sul tema, che io ricordi: Il riso: Saggio sul significato del comico, 1900, di Bergson, e il Saggio sull’umorismo, 1908, di Pirandello, ma certamente bisogna considerare anche, e forse soprattutto Umberto Eco e Il nome della Rosa.

Bergson collega rigorosamente il riso al senso del comico, e osserva (riassunto di wikipedia): Il riso è tipicamente umano, si ride soltanto di ciò che è umano. La vita è flessibile, ma si ride di ciò che vi è in essa di rigido: comico è ad esempio il movimento meccanico che fa sembrare un corpo umano un meccanismo, e per lo stesso motivo è comica la ripetizione, che fa sì che una persona sembri una cosa. Il riso è la sospensione dell’empatia: per ridere di qualcuno bisogna staccarsi da lui e vederlo come oggetto. Il più grande nemico del riso è l’emozione. Il riso è un fenomeno sociale, si ride in gruppo e mil riso rafforza i rapporti sociali di quel gruppo. Il riso è inconscio. Si ride perché ci sente superiori a chi troviamo comico: il riso è una specie di vessazione sociale.

Pirandello scrive il suo saggio L’umorismo pochi anni dopo, 1908, poi edizione aumentata 1920, ed è certamente influenzato da Bergson, ma sviluppa considerazioni diverse, anche se molto meno radicate filosoficamente; è lui che distingue il comico dall’umoristico; ma la riflessione di Pirandello è interessante proprio come spiegazione (inconsapevole) del senso del comico tipicamente italiano: infatti Pirandello definisce il comico come l’avvertimento del contrario, e l’esempio che fa, famoso, della vecchia signora imbellettata come personaggio comico, è significativo: per lui è comico tutto quello che sfida le convenzioni comuni; è comico tutto quello che è COME NON DOVREBBE essere; è in Pirandello che il comico si definisce come arma del conformismo di gruppo; l’umoristico, invece, è il sentimento del contrario, cioè una forma attenuata del comico, che lui ha appena definito come precisa aggressione di gruppo: in questo caso il riso si trasforma in sorriso, l’aggressione in compatimento.

Nel Nome della rosa, 1980, di Umberto Eco, la visione del riso cambia radicalmente e qui Eco è chiaramente influenzato da Dario Fo, anche se non conosco testi di Fo dove lui abbia teorizzato sulla funzione del riso; ed entrambi guardano al Sessantotto: Una risata vi seppellirà; per Eco (e per Fo) il riso è pericoloso – per il potere -, perché mette in discussione ogni valore e ordine esistente; il riso colpisce l’autorità, togliendole ogni sacralità; la funzione del riso sia quella di “far ridere la verità”,  e per questo il riso risulta un prezioso alleato della conoscenza: i fanatici non ridono e il riso è l’arma migliore contro ogni fanatismo.

io proverei a partire dal riso, come fenomeno umano chiaramente connesso alla aggressività: il riso è una forma di aggressività trasposta, la risata è parente del digrignar di denti o del gesto con cui comunque l’animale scopre i denti per manifestare intenzioni aggressive; e una prima distinzione va fatta col sorriso, che è soltanto un riso attenuato.

si ride di tutto ciò che ci risulta comico, ma si ride per non aggredire e comunque come forma di aggressione trasposta: ma che cosa ci risulta comico?

la risposta non è astrattamente universale, ma dipende dalle culture; nella cultura italiana, come bene ha evidenziato Pirandello, si ride di tutto ciò che non è conforme: il riso qui ha molto a che fare col conformismo; si ride come modalità condivisa per rafforzare il conformismo e i valori in cui si crede: i film di Pierino!, dove si ride tanto più volentieri in quanto i valori della vita in cui crede il pubblico sono pubblicamente considerati vergognosi e da nascondere; ride diventa un modo per rivendicarli.

in altre culture si ride, invece, di ciò che è troppo conforme.

quindi non esiste, a mio parere, un valore universale del riso, ma dipende dall’uso che ogni cultura ne fa; nelle culture anglosassoni, in genere, l’attore comico esibisce se stesso alla risata del pubblico, che viene invitato a ridere di lui; nella cultura italiana l’attore comico sta dalla parte del pubblico e lo invita a ridere con lui di qualcun altro.

. . .

la satira ha a che fare col riso soltanto parzialmente, in generale: la satira, infatti, è sostanzialmente un uso consapevole e politico del riso, usato come arma contro un avversario, e con la satira l’umorismo diventa aggressività diretta.

in questo senso in Italia c’è ben poca comicità autentica e molta molta satira.

naturalmente, siccome la satira utilizza il riso, come appena detto, produce effetti simili: di rafforzamento dell’identità comune di chi ride assieme: ma in Italia, negli ultimi anni, in genere non di se stesso e dei propri difetti, ma preferibilmente di qualcun altro.

in questo senso la satira rischia sostanzialmente di essere conformista e tende al fascismo, cioè all’aggressione del dissidente dal proprio gruppo, anche quando è politicamente corretta e si rivolge contro il conformismo al potere; certo, in questi casi, i rischi che corre sono un poco minori.

. . .

https://nonsonoipocondriaco.wordpress.com/2020/01/02/lerrato-concetto-di-nuovo-decennio/

bortocal15 2 gennaio 2020 alle 10:18
non per dire, ma ho avuto a che dirci anche io su un altro blog.
ma che dire del Presidente della Repubblica, che ha negli auguri di fine anno ha fatto lo stesso errore? 😦
stiamo diventando un paese ignorantissimo: secondo una recente indagine simo i più ignoranti d’Europa e al dodicesimo posto, partendo dal fondo, nel mondo.

https://gabrieleromano.blog/2019/12/31/year-2020-beginning-of-the-decade-20/

bortocal15 31 DECEMBER 2019 AT 21:33
chiedo scusa, ma la decade inizia nel 2021, così come il millennio non è cominciato nel 2000, ma nel 2001.
del resto il primo numero di una decade, nella matematica tradizionale, è l’1 e non lo zero; forse è sbagliato, ma siamo abituati così.

gabrieleromano 1 JANUARY 2020 AT 16:04
l’ho scritto nell’articolo! L’inizio della decade è inteso in senso formale come anni ’20

sarà, ma io quella precisazione non l’avevo proprio vista, e comunque che precisazione è?


8 risposte a "il mio gattino mezzo handicappato – bortoblog 1"

  1. “in questo senso in Italia c’è ben poca comicità autentica e molta molta satira.”

    Continuiamo ad essere profondamente in disaccordo su questo punto :-).
    Ma credo c’entri il fatto che diamo due definizioni diverse (in certo modo, antitetiche) di ciò che è la satira.

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    1. non capisco bene: a me pare, invece, che le nostre due definizioni di satira siano molto simili:
      tu hai scritto: “ciò che differenzia la satira dalle altre forme di comicità” è che “la satira ha il coraggio di farsi interprete di un punto di vista”.
      io dico, mi pare parallelamente o quasi: “la satira è sostanzialmente un uso consapevole e politico del riso, usato come arma contro un avversario”.

      a me pare che dove ci distinguiamo non è nella definizione, ma nella valutazione: tu infatti ritieni che, se il punto di vista – politico da cui muove la satira è giusto, allora anche la satira sia positiva; io invece sottolineo il rischio intrinseco che la satira, anche se politicamente corretta (sempre dal proprio punto di vista), sia comunque sempre uno strumento per il rafforzamento di una identità di gruppo, e non lo vedo come un fenomeno troppo positivo in nessun caso.

      il giudizio particolare da cui dissenti è poi l’applicazione che faccio io del concetto generale al caso italiano, dove la satira, dilagante ovunque, prende volentieri il posto dell’umorismo, ed è lo strumento principe dei contrapposti conformismi di massa, svolgendo un ruolo sociale negativo, a mio parere, ed attizzando le tifoserie politiche, cioè l’anti-politica vera.

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      1. In realtà tu distingui tra satira e comicità, mi pare, anche sulla base di chi è il bersaglio del riso: gli altri nel primo caso, se stessi nel secondo; ecco, per me questo non corrisponde a verità, per come la vedo io nella satira il bersaglio è comunque il potere, e quindi il fine della satira è sempre positivo. Certo, sta alla sensibilità del satirico individuare qual è il potere, ed è lì che iniziano i problemi; d’altronde, io penso che la satira distrugga, e non cementi, le relazioni di gruppo, perché è impossibile avere le stesse idee su tutto. A meno che non si appartenga una setta, nel qual caso comunque si userà di rado la categoria del comico (e quando lo si farà, si ricadrà, probabilmente, nello sfottò fascistoide).

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        1. grazie della risposta, chiarisce e mi permette di chiarirmi.
          no, non distinguo TRA comicità e satira, dato che ritengo la satira un sottoinsieme all’interno della categoria del comico; dico che il comico in generale è una trasposizione – o una sublimazione, direbbe Freud – dell’aggressività, dalla quale deriva.
          poi la comicità può esprimersi facendo ridere degli altri o facendo ridere di se stessi: queste sono due varianti del comico.,
          all’interno del primo tipo di comicità ci sta la satira, che è il far ridere degli altri con un preciso intento: insomma una forma di comicità mirata, che diventa la satira di qualcuno che si ritiene avversario.
          questo avversario, secondo me, PUO’ essere il potere, ma può essere anche proprio chi è escluso dal potere; in questo caso la satira diventa sfottò e persino derisione fascistoide del debole.
          ma questo tipo di satira non ha meccanismi propri intrinsecamente diversi dall’altra, usa le stesse forme comunicative e gli stessi strumenti: insomma si può mettere alla berlina tanto l’imperatore quanto il poveraccio, ma lo si farà sempre allo stesso modo.

          ecco, il punto dove dissentiamo è proprio qui, siamo arrivati a circoscriverlo e a definirlo molto meglio; è abbastanza chiaro che il giudizio differente è proprio legato a questo punto.
          se la satira è sempre e per definizione satira del potere (secondo l’idea di Dario Fo e in fondo anche di Umberto Eco), allora la satira è sempre buona.
          ma con questo tipo di teorizzazione stiamo semplicemente dicendo, in altra forma, che la nostra satira è l’unica vera satira ed è buona per definizione, mentre quella degli altri (la satira al servizio del potere e rivolta contro i suoi oppositori, la satira di Aristofane, ad esempio, che se la pigliava con Socrate) non è vera satira, è qualcosa di inferiore e non va bene.
          è un punto di vista che non mi piace: ci vedo il rischio del dogmatismo, in prospettiva.

          ciao, e grazie comunque della discussione, nonché della pazienza nel rispondermi.

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            1. peccato, però capisco di essere nella discussione in una posizione di indebito vantaggio, dico soltanto sul piano del tempo disponibile (almeno dal momento in cui oggi pomeriggio hanno lasciato la mia casa sei nipotini e cinque genitori adulti), visto che tu lavori e io no.
              ma non è neppure sempre possibile discutere a voce, come siamo riusciti a fare di recente in modo decisamente più completo e di soddisfazione.
              però sinceramente mi dispiace non sentire le tue altre argomentazioni e magari essere anche indotto a riconoscere di avere torto e di essere caduto in qualche errore logico.

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