la guerra mondiale impossibile di Trump – 3

Trump deve la sua elezione anche a Facebook che permise una campagna elettorale mirata verso certi settori di elettorato stomacati dal bellicismo soft della Clinton e dal rischio che una sua eventuale presidenza vedesse crescere le tensioni con la Russia in maniera insopportabile: fu lo spostamento di piccoli settori pacifisti qua e là a determinare certamente la vittoria di Trump in alcuni stati chiave, e peraltro di minoranza su scala nazionale.

ma alla sua rielezione di quest’anno a novembre quei gruppi non servono più: niente sarà più certo del consenso attorno ad un presidente che guida un paese in guerra, dopo avercelo intenzionalmente portato, e molto più solido un appoggio bellicista di massa, verso un nemico nuovo, l’Iran.

. . .

ma davvero Trump, pur di farsi rieleggere, vuole portare l’America ad un rischio di guerra globale?

ora contro l’Iran, che è alleato di Russia e Cina e stava giusto facendo manovre militari congiunte nel Golfo Persico, mentre la Russia annuncia di avere costruito il missile più potente di sempre e la Corea del Nord rompe la tregua unilaterale dell’anno passato per riprendere la sua particolare corsa agli armamenti? di paese che comunque è alleato della Russia e della Cina…

uccidendo prima l’uno e poi qualche altro dei leader reali della strana democrazia teocratica sciita iraniana, Trump forse ha voluto lanciare un messaggio di intimidazione al possibile fronte globale avversario, oltre che creare nel suo paese il clima politico giusto per essere rieletto?

Donald Trump

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nel caos della situazione mondiale, ben rappresentato anche dal suo personale caos mentale, è difficile dirlo: infatti, contemporaneamente, Trump va ad un congresso di suoi sostenitori evangelici – cioè luterani – per sostenere che questi omicidi, ben poco coerenti col quinto comandamento cristiano, sono azioni fatte per proteggere la pace e anzi impedire la guerra.

ma sono menzogne propagandistiche di routine, si direbbe, per un presidente che ha reso di routine il concetto di vendetta nel quadro del suo America first., attraverso uccisioni simbolicamente ordinate dal suo campo di golf.

tutto resta indecifrabile e male interpretabile, perché malcalcolato, si direbbe e deciso ad istinto. 

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in nome della sua pace omicida Trump manda intanto 2.500 soldati in più in Iraq, mentre la coalizione internazionale che interviene in quel paese a fianco degli USA sospende il programma di addestramento delle forze di sicurezza irakene contro l’ISIS.

intanto la decisione turca di intervenire militarmente in Libia apre un secondo fronte di una potenziale guerra globale almeno nel Medio Oriente:

ma in questo caso la guerra sarà tra alleati americani, tra Turchia, pro Serraj, ed Egitto, pro Haftar, che già si combattono da mesi per interposte milizie libiche e per decidere se la rinascita islamista sunnnita della regione debba essere a guida araba o di un rinato impero ottomano, cioè turco, che comincia a riprendersi dopo un secolo l’ultima regione araba che gli venne portata via (dall’Italia=.

ma nel caos di quella regione e mondiale da questa contraddizione non si esce: chi agisce contro il maggior nemico dell’ISIS sunnita, cioè contro il fronte sciita iraniano-siriano, agisce anche come alleato del califfato islamista.

e una guerra mondiale classica di uno schieramento contro l’altro è diventata impossibile, perché l’unica oggi realistica è quella di tutti contro tutti…

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analisi troppo complesse per un elettorato guidato da facebook, il regno virtuale degli incolti: basta esaltare la rozza violenza, l’omicidio mirato, sventolando rosari o bibbie evangeliche, per acquistare consensi.

c’è stato soltanto un caso recente di mancata rielezione di un presidente americano in carica – di solito gli USA, questo faro della democrazia mondiale, si sono sempre storicamente liberati con l’omicidio politico di qualche presidente diventato scomodo o di qualche candidato che rischiava di diventarlo: scelta molto più adatta alla civiltà dei cowboy e dei gangster.

però, però: Carter, appunto, pagò nel 1979 l’incapacità di liberare gli ostaggi americani in Iran, con la sconfitta elettorale che aprì le porte all’elezione di Reagan e in prospettiva alla svolta mondiale verso il crollo dell’Unione Sovietica e il trionfo del neo-liberismo.

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vedremo se la rozza reazione istintiva e non calcolata, almeno in apparenza, di Trump gli porterà davvero massicci consensi americani: certamente sta avvenendo al momento, ma la domanda è se succederà anche sulla distanza un pochino più lunga dei dieci mesi che ci separano dalla sua rielezione?

oppure gliene porterà via giusto quei pochi che serviranno a liberarsi definitivamente del sovranismo americano e ad aprire una nuova fase storica nel mondo?

ne dubito, visto che intanto stiamo precipitando nel riscaldamento globale: che è il motore principale del caos nel quale trionfano i sovranismi populisti di menti umane altrettanto surriscaldate.

 

 


16 risposte a "la guerra mondiale impossibile di Trump – 3"

  1. Vorrei essere così ottimista: ma noi facciamo parte della Nato, e se guerra sarà non ci sarà facile tirarci fuori, anche per le basi che abbiamo purtroppo in Italia (e che sarebbe ora di discutere…).
    Oggi il nostro ministro della difesa faceva tenerezza, a proclamare che il drone che ha ucciso Soleimani non è partito da Sigonella: come se chiedessero permesso a lui da dove e quando fare partire qualunque cosa.

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    1. l’Europa è sostanzialmente poco e male armata e in maniera tale da essere comunque militarmente subalterna agli USA, ma ha anche un’opinione pubblica molto restia all’idea di armarsi davvero, in modo autonomo e di svolgere un ruolo politico-militare nel mondo: quindi, di che cosa dovremmo meravigliarci?
      a settant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale siamo, in quanto europei e ancor di più in quanto italiani, di fatto una colonia americana dal punto di vista militare.
      per discutere davvero le basi militari americane in Italia (lo abbiamo fatto, personalmente, per cinquant’anni) occorre avere una forza reale di deterrenza per cacciarle; è una banale verità politica che non vogliamo guardare in faccia e preferiamo qualche dichiarazione verbale che lascia il tempo che trova, sia che sia radicale, come quelle che possiamo fare tu ed io, sia che sia contorta e pavida, come quelle dei nostri governanti.

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  2. Trump non è coraggioso ma è ampiamente incosciente e attaccato al culto della sua personalità che potrebbero non servire le prossime elezione perché l’Iran potrebbe stimolarlo alla guerra molto prima.
    Con gli Usa non puoi vincere ma solo pareggiare.
    Purtroppo psicologicamente utilizzare l’atomica è molto più accettabile oggi rispetto a qualche decennio fa.
    Quindi il pareggio potrebbe non essere possibile.
    Senza Cina o Russia che intervengano il pazzoide non si fermerà.

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    1. mi sembra che il commento che ho appena scritto per rispondere a giomag59 valga anche per te in larga parte, mentre il borforisma di dieci anni che ho appena ripubblicato ci mette in guardia dal sottovalutare troppo l’indubbia stupidità personale di Trump e la sua sindrome di Napoleone.
      chi fa la guerra contro tutti non può che perderla.
      i pareggi di cui parli in guerra sono in realtà le tregue, ma le tregue non sono affatto pacifiche per definizione; indubbiamente siamo in un periodo nel quale la Russia, ma soprattutto la Cina puntano a mantenere una situazione di tregua, perché consente loro il logoramento progressivo degli USA: per questo Trump è costretto ad agitare minacce di guerra inconsistenti ora contro questo ora contro quello, in nome del puro interesse americano, che è un modo di condannarsi da solo al totale isolamento politico, e quindi di non poter fare proprio la guerra che continuamente si agita come spauracchio.
      chi aveva capito bene che l’essenza della politica di Trump avrebbe ridotto l’America al ruolo di spaventapasseri è stato Putin, che non a caso ha prodotto la sua rielezione come il male minore e la scelta più vantaggiosa per la Russia.
      conclusione: l’America è tutt’altro che invincibile, anzi è sulla via del declino.

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      1. Da un punto di vista militare in una guerra aperta, dove non devi centrare obiettivi specifici, sono imbattibili.
        Guai a sottovalutarli.
        Forse solo la Russia può reggere un confronto.
        Nel caso specifico Trump potrebbe anche mirare a una dimostrazione di forza nel caso l’Iran provi a rispondere.
        Un’atomica sulle centrali nucleari Iraniane?
        Dopotutto ai bambini come Trump fu insegnato che per vincere i Giapponesi funzionò.
        Non gli serve occupare l’Iran.
        L’Iran dall’altra parte è schiacciato economicamente e ora pure sfidato apertamente.
        La cosa furba sarebbe non fare nulla ed aspettare.
        Però probabilmente il popolo spingerà per la vendetta immediata.

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        1. veramente gli interessi americani in quella regione hanno appena ricevuto un duro colpo con la distruzione di importanti pozzi petroliferi nell’Arabia Saudita strettamente alleata; tu mi dirai che colpire degli alleati non è la stessa cosa; eppure gli USA sono prudenti anche nel rapporto con la Corea del Nord, mentre le ripetute minacce contro il Venezuela sarebbero facilmente riconoscibili come il fallimento epocale di un piane male abborracciato, se soltanto i media decidessero di occuparsene, e non pare che tutto questo dipenda da una particolare mitezza d’animo, ma dalla paura delle reazioni.
          gli USA sono indubbiamente capaci di distruggere, ma anche i loro avversari possono riuscirci, e una guerra non dipende soltanto da quante distruzioni sei in grado di infliggere al nemico colpendolo a caso; ma sicuramente l’Iran può bloccare il commercio mondiale del petrolio nel Golfo Persico, e se ne astiene soltanto perché il blocco colpirebbe anche la sua economia.
          non voglio sottovalutare il parere di una persona tutto sommato più esperta di me nel settore, però resto molto in dubbio sulla portata reale della potenza americana, che di recente sta passando di smacco in smacco, e non ne spunta una, nonostante ripetute azioni di forza a casaccio; in ogni caso a me non pare che Trump o i suoi uomini abbiano grandi capacità di strateghi, anche perché lui si è liberato degli strateghi migliori che aveva, visto che non erano disposti ad un atteggiamento servile nei suoi confronti,

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          1. La storia, e soprattutto le leggende, è piena di esempi dove la motivazione dei combattenti è più forte del numero o della tecnologia dell’avversario.
            Cos’è che rende questo caso diverso?
            Probabilmente il tipo di armi oggi a disposizione molto più distruttive.
            F-35 tanto deriso per esempio è molto utile nella guerra strategica. Scarso nel combattimento aereo, perderebbe sicuramente un duello con l’Eurofighter, è un complesso integrato con droni satelliti e altre armi. Per beccarlo devi prima trovarlo e quando lo trovi è troppo tardi perché hai già dei missili in arrivo.
            Trump non mollerà il potere senza aver dimostrato di essere il maschio alfa.
            Può darsi che il leone sia anziano e stia battendo un po’ la ritirata… ma è sempre un leone no?
            Per l’Iran mi sembra che la sua economia sia ampiamente in difficoltà e sta nascendo anche un po’ di malcontento. La vendita del loro petrolio si è ridotta più della metà.

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            1. sul primo punto ti sei fatto l’obiezione da solo: lo dimostra il Venezuela; e la domanda è_ come mai lì Trump non sta usando le sue armi distruttive? può davvero usarle in Iran? la minaccia mostruosa di distruggere i principali monumenti dell’Iran è effettivamente praticabile senza ridurre gli USA nell’immaginario mondiale ad una riedizione del nazismo?
              io non ho mai creduto che Trump sia un leone e non ci credo tuttora; è un mezzo criminale disposto a tutto, ma questo non basta affatto a fare di lui un leone; penso che potrà vincere abbastanza facilmente le prossime elezioni e fare danni agli USA per altri quattro anni, salute permettendo, ma questo non basta a fare di lui un leone vero, al massimo è un maschio alfa da reality show.
              però qui potrebbe avere fatto l’errore che gli rovina la campagna elettorale; gli iraniano sono indubbiamente più deboli, ma ben sostenuti da Russia e Cina e indubbiamente più abili politicamente.
              insomma, per me la partita è aperta e per niente scontata, e se devo fare una previsione azzardata propendo più per un nuovo scorno dell’America che per una sua vittoria.
              comunque si vedrà.

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              1. sta minacciando di colpire siti culturali dell’Iran.
                Ok… possiamo lasciare che lo faccia a patto che riesca a individuali da solo 😀
                Non ce la farà a resistere alla tentazione della mossa dimostrativa esagerata.
                È un bambinone narcisista…

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                1. buona la battuta.
                  la mossa dimostrativa esagerata l’ha già fatta, e qualcuno deve avergli già detto che era troppo; allora ha lanciato delle minacce più esagerate ancora, che è sempre una buona tecnica per distrarre da quello che ha effettivamente fatto.
                  la reazione iraniana ci sarà, ma più sotto elezioni, quando potrà fargli molto più male, e quando per lui potrà diventare molto più pesante elettoralmente fare davvero quel che ha promesso di fare.

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                    1. ma in realtà questa mossa contro l’Iran non è stata un colpo di testa di Trump, ma qualcosa di concordato in una riunione di governo ai massimi livelli. vero che questi se li sceglie lui a sua immagine o per l’abilità di dirgli sempore di sì, ma l’immagine del Trump pazzoide non è troppo vera.
                      vera è la sua indole criminale, questo sì.

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  3. Gli uomini che ha tolto dalla Siria quindi li manda in Iraq, se no rimanevano disoccupati poverini.
    Per fortuna in America i presidenti stanno al potere al massimo 8 anni, ma di danni ne possono fare tantissimi in quel lasso di tempo…
    non riesco a immaginare una guerra all’Iran, una civiltà millenaria, che causerebbe enormi distruzioni, per non parlare dei morti.
    Eppure… i resti di Al Qaeda e delle varie fazioni, nonché quelli dell’Isis, perché non sguinzagliarglieli contro, si starà chiedendo qualche “stratega” a stelle e strisce?
    Intanto noi è meglio che cominciano ad occuparci seriamente della Libia, che è a due passi, e prepararci anche militarmente, perché se cominciano toccherà stare attenti alla quarta sponda…

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      1. Il bello è che gli sciiti in Iraq li hanno fatti andare al potere loro , e dalle reazioni irakene non è detto che la bravata non provochi proprio la cacciata degli americani con ulteriore rafforzamento iraniano…
        un bel rebellot, e secondo me nemmeno loro sanno quello che vogliono…

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        1. ecco, questo è il punto: che per andare in guerra devi inventarti un nemico – e possibilmente non due.
          parlo in termini di schieramento globale: il singolo nemico può anche essere una coalizione di stati con valori e strutture politiche ed economiche simili.
          emblematica fu la seconda guerra mondiale: Hitler vinse fino a che ebbe un nemico solo, le democrazie occidentali, e rimase alleato dell’URSS; ma quando si creò, come secondo nemico lo stalinismo – per diversi aspetti simile a lui – rimase imbottigliato in una guerra su due fronti contro democrazia e stalinismo, che non poteva che perdere.
          ma oggi, uno dei vantaggi della globalizzazione per le grandi potenze è che, su scala planetaria la guerra è sempre geometricamente su due fronti; ma quel che decide se se sei accerchiato oppure no è la dimensione dello schieramento.
          così gli USA dalla fine della seconda guerra mondiale hanno sempre circondato lo schieramento continentale asiatico, grazie al loro dominio dei mari, così che una guerra contro il “blocco comunista” era comunque possibile (Corea, Vietnam); ma proprio nel corso della seconda di queste guerre il loro schieramento ha cominciato a sfrangiarsi, e questo ha reso possibile l’incredibile vittoria del Vietnam contro gli USA.
          in seguito gli USA hanno combattuto guerre locali: Afghanistan, prima e seconda guerra del Golfo, vincendole; ma attraverso la prima di queste vittorie hanno anche vinto la terza guerra mondiale, quella “fredda” contro l’URSS, e parevano diventati gli indiscutibili padroni del mondo.
          ma oggi? se la Russia è diventata un nemico, costretta a riavvicinarsi alla Cina, e un nemico è l’Iran, ma un quasi nemico sono anche i quasi alleati turchi e i teoricamente alleati d’Europa; così l’unica guerra globale possibile di Trump diventa una guerra da accerchiato nel ridotto americano, cioè una guerra o impossibile o suicida.
          è la globalizzazione che rende impossibile una guerra mondiale a Trump perché sarebbe la guerra dell’America contro tutto il resto del mondo, una riedizione di Napoleone a Waterloo.
          ora, se il tuo slogan è America first, metti l’America contro tutti, e quindi la guerra globale non la puoi fare, perché non hai un nemico, ma ne hai troppi.

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