tra Iran e USA la teoria della guerra di von Clausewitz non funziona – 8

scrivevo nelle ore passate che una guerra globale scatenata tra Iran e Stati Uniti mi pareva impossibile, esprimendo una specie di moderato ottimismo razionale: avevo torto, eccola all’ordine del giorno come possibilità concreta.

ora dipende da Trump dare seguito alle sue minacce criminali dei giorni scorsi e precipitare il mondo nel caos oppure fare una marcia indietro che potrebbe significare la fine della sua improvvisata carriera politica.

continuo a pensare che dovrà trovare il modo di mascherare come successo una ritirata di fatto: ne potrebbe essere soltanto un primo assaggio il suo tweet grottesco di commento all’attacco iraniano a due basi americane, «Tutto bene! Missili lanciati dall’Iran in due basi militari situate in Iraq. Valutazione delle vittime e dei danni in corso ora. Fin qui tutto bene! Abbiamo di gran lunga i militari più potenti e ben equipaggiati del mondo! Farò una dichiarazione domani mattina».

ma non ne sono più tanto sicuro.

. . .

per fortuna non sbaglio soltanto io le mie analisi; anche la teoria della guerra di von Clausewitz è messa a dura prova dalla guerra di fatto iniziata tra Iran e USA.

nella sua frase più famosa von Klausewitz disse:
“La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”.

ma se la politica non c’è? se il disegno politico manca?

a me pare che Trump avrebbe messo in crisi von Klausewitz.

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. . .

von Klausewitz definiva la guerra come l’impiego illimitato della forza bruta.
«La guerra è un atto di violenza il cui obiettivo è costringere l’avversario a eseguire la nostra volontà.»
«Scopo dell’atto di guerra è disarmare l’avversario.»

e tuttavia l’impiego della forza, secondo lui, è la risultante di tre forze inseparabili: il cieco istinto (odio, inimicizia, violenza primordiale), la libera attività dell’anima (valore militare, gioco d’azzardo e calcolo delle probabilità, strategia) e la pura e semplice ragione (politica), che è l’unico elemento razionale.
«Il primo di questi tre aspetti riguarda particolarmente il popolo; il secondo, il comandante in capo e il suo esercito; e il terzo il governo.»

nella guerra iniziata adesso vediamo facilmente all’opera dalla parte di Trump la prima forza, l’istinto popolare cieco, ma non vediamo il terzo, cioè il ragionamento politico, che deve essere proprio di un governo.

quanto alla libera attività del governo, che determina le proprie scelte mediando tra gli altri due fattori, in questo caso manca: il capo del governo si appiattisce su scelte istintive alla ricerca del volubile consenso del popolo.

sono dunque inadeguate a valutare l’azione di Trump le conclusioni di von Klausewitz:
“La guerra non è, dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico.”

. . .

così, di fronte all’escalation in Iraq mi viene il dubbio di avere avuto torto nelle mie previsioni, per eccesso di fiducia in von Klausewitz, in fondo.

ma torto ho avuto certamente su un punto, quando ho affermato che la decisione di uccidere il generale iraniano Soleimani era stata presa dal governo americano in una riunione collegiale il 28 dicembre:
https://corpus15.wordpress.com/2020/01/06/a-proposito-ancora-della-guerra-americana-alliran-5/

questa informazione, che avevo trovato sullo Spiegel, ne correggeva un’altra mia contraria, che rappresentava la scelta di Trump come un atto inconsulto di rabbia, ma oggi viene di fatto corretta a sua  volta dallo stesso quotidiano, ma senza rilievo, in un successivo articolo.

risulta adesso che in quella riunione del 28 dicembre fu deciso soltanto l’attacco alle basi dei combattenti sciiti in Iraq scegliendola tra le diverse opzioni presentate a Trump dai suoi consiglieri, come la più estrema e puramente teorica; la successiva decisione di uccidere Solemaini sarebbe stata presa direttamente da Trump il giorno successivo, dal suo luogo di ferie in Florida, dopo l’attacco popolare di massa all’ambasciata americana a Tehran provocato da quella stessa decisione.

. . .

sforzarsi di ragionare con la propria testa espone all’errore, non mi faccio illusioni, e solo se questo è troppo frequente dovrebbe portare all’abbandono del tentativo di farlo.

per questo mi ostino a continuare a riflettere e documentarmi, sapendo bene che nessuno dei miei lettori, peraltro, mi considera un oracolo, altrimenti non leggerebbe me.

. . .

ora siamo di fronte ad una reazione iraniana eguale e contraria a quella americana di fine dicembre che ha scatenato questa escalation, ma volendo possiamo risalire ancora più all’indietro in una sequenza di fatti, che rende del tutto vano stabilire chi ha cominciato per primo.

comunque anche l’attacco iraniano di oggi alle basi americane in Iraq è un’azione criminale dal punto di vista del diritto internazionale, perché condotta sul territorio di un paese terzo, con le sue 80 vittime, dichiarate orgogliosamente – ma poi anche smentite! -, ma tutte irachene; e la ritorsione del biblico occhio per occhio, dente per dente non basta a giustificarla, a maggior ragione se ad essere ammazzati sono altri.

solo mettendosi da un punto di vista che consenta uno sguardo complessivo si può cercare di darsi un criterio di giudizio: una presenza militare americana nel Medio Oriente è semplicemente imperialistica e imposta con la forza a popoli che non la sopportano, ma risponde all’esigenza di continuare a controllare il petrolio della regione.

. . .

solo se questa scelta politica è in qualche modo “razionale”, von Klausewitz può pensare di avere qualche ragione nella sua teoria della guerra anche per la guerra tra Iran e USA.

ma se questa scelta è invece istintiva e razionale, allora tutta la sua teorizzazione crolla: perché questo nobile teorico considerava in fondo molto razionale la conquista imperiale, ma oggi non pare che possiamo più pensarlo.

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e la scelta del governo italiano di mantenere comunque le nostre truppe in Iraq dà ragione o torto a von Klausewitz?


4 risposte a "tra Iran e USA la teoria della guerra di von Clausewitz non funziona – 8"

    1. d’impulso vorrei dirti che hai ragione, anche perché ho l’impressione che i miei post su questa vicenda siano tutti sbagliati tranne che sul punto fondamentale, cioè che Trump è un omicida, assassino politico, in pratica un terrorista autorizzato.

      però – errori miei di valutazione a parte – mi trattengo.

      e non per il fatto che è oggi che apprendo che 700 psichiatri americani hanno scritto una lettera al Congresso chiedendo di sottoporre ad un esame clinico il presidente, dato che ad una osservazione empirica appare loro caratterizzato da instabilità mentale; in fondo questa definizione è troppo labile, non capisco bene che cosa intenda e soprattutto mi pare che la forza del potere imperiale sia tale da reggere bene anche le bizze caratteriali dell’imperatore, come bene dimostra la storia; anzi, forse gli imperatori che hanno realizzato le imprese più grandiose sono stati sempre i più instabili.

      peggio ancora, ritengo che chi si candida a gestire un impero debba necessariamente avere qualche grave turba psichica, quanto meno debba essere anafettivo, ma tutto il resto può venire in più, come accessorio: ritengo che il potere politico sia necessariamente psicotico.

      e qui siamo al motivo fondamentale per il quale vorrei dirti di no: perché è terribile questa riduzione della politica a pura violenza psicotica, e può pure avere successo nel breve periodo, chi dice di no è un illuso, anche se in tempi storici è sempre e comunque destinata alla sconfitta: non esiste impero che non sia crollato attraversando i secoli, ma a volte anche soltanto i decenni o gli anni: Napoleone e Hitler, Stalin è durato un poco di più.

      ma certamente l’impero che lotta contro tutti e che si fa circondare muore più in fretta.

      dici che non è vero?

      comunque non mi importa: voglio essere un illuso, sono un disadattato, non accetto il potere psicotico come si dovrebbe fare se si avesse un briciolo di buon senso.

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