l’undicesima testimonianza – L’annuncio del Nuovo Regno 25 – 23

l’undicesima testimonianza si riferisce a quel che avviene dopo la crocifissione: è piuttosto breve, ma decisamente complessa e non priva di contraddizioni narrative.

prima di tutto propongo di leggerla per come ci è giunta, usando la traduzione CEI:

19, 38 Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù.
Pilato lo concesse.

Allora egli andò e prese il corpo di Gesù.
39 Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe.
40 Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura.
41 Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto.
42 Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
20, 1 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
3 Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro.
4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7 e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
10 I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa.
11 Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva.
Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12 e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?».
Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù.
15 Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?».
Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo».
16 Gesù le disse: «Maria!».
Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!».
17 Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: «Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
18 Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.
E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».
22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
25 Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!».
Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso.
Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
27 Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
28 Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
30 Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro.
31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. 

. . .

l’inizio è molto contorto: prima narra che Giuseppe di Arimatea – assolutamente sconosciuto in questo Vangelo fino a questo momento – chiede a Pilato il corpo di Jeshu;  ottiene l’autorizzazione da lui – ma è assolutamente inverosimile che il governatore romano si occupasse personalmente di inezie simili – così come è assurdo che della sepoltura di Jeshu si occupino degli estranei e non i suoi diretti familiari o il seguace più amato, rappresentati come presenti fino a poco prima sotto la croce.

Giuseppe porta il corpo, non viene detto dove esattamente; poi compare anche il personaggio di Nicodemo, che è invece era già stato presentato in questo Vangelo, nella seconda testimonianza, in un passo peraltro che non pare possa essere stato parte della redazione originaria; ed è introdotto con una strana espressione “Vi andò pure”, che fa intendere che si reca anche lui al luogo, non specificato, dove Giuseppe avrebbe portato il corpo di Jeshu.

quanto a Pilato, analizzando la testimonianza precedente, abbiamo verificato che lì il riferimento a lui è successivo alla versione originaria; Nicodemo poi compie un’azione meramente complementare a quella di Giuseppe, cioè si procura addirittura trenta chili di una mistura di mirra ed aloe, per procedere ai riti della sepoltura secondo le usanze dei Giudei: ma qui la parola Giudei è usata in un modo differente da quello in uso nelle parti originarie del testo: indica cioè in generale gli ebrei e non in particolare gli abitanti della Giudea in contrapposizione a Galilei e Samaritani; e che Jeshu, galileo, fosse sepolto secondo riti particolari degli abitanti della Giudea è assurdo, mentre che lo fosse secondo i riti ebraici è invece assolutamente normale.

tutto questo porta a dire che siamo di fronte ad una integrazione successiva, ed è facile anche indicarne l’origine: il Vangelo di Nicodemo, un apocrifo del II secolo, che nei primi 11 capitoli contiene i cosiddetti Atti di Pilato, in cinque capitoli successivi (12-16) le traversie subite da Giuseppe di Arimatea per la sepoltura data a Jeshu, e poi (17-29) la discesa agli inferi di Jeshu.

ma la stessa tradizione si ritrova anche nel Vangelo di Pietro, pure del II secolo, che abbiamo sia in una tarda copia del VII o VIII secolo, sia, probabilmente, in un frammento papiraceo, il P. Oxy. 2949, datato al II-III secolo e conservato ad Oxford, che ne riproduce parzialmente il versetto II, 3: «[Si trovava là Giuseppe], l’amico di Pilato [e del Signore. E allorché vide che lo avrebbero crocifisso, andò da Pilato e gli chiese il corpo del Signore] per la sepoltura».

è ragionevole dunque ritenere che questa parte del Vangelo secondo Giovanni sia dovuta ad esigenze di raccordo con la parallela tradizione su Giuseppe e Nicodemo che si andava formando nel secondo secolo e dunque ripristinare la versione originaria dell’Annuncio del Nuovo Regno così, per l’inizio di questa testimonianza:

19, 38 Dopo questi fatti […] – è la forma prevalente che segna il passaggio da una testimonianza all’altra nell’Annuncio del Nuovo Regno.
41 Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto.
42 Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Jeshu. –
il riferimento alla Pasqua dei Giudei qui va invece inteso, probabilmente in contrapposizione al sistema di datazione della Pasqua degli esseni, ai quali apparteneva anche la setta particolare dei Nazareni, di cui era membro anche Jeshu.

(a questo riguardo vale la pena di annotare qui che nel V secolo Teodoreto di Cirro nel suo Haereticarum fabularum compendium II, 2, scrive della setta dei Nazarei, che «sono Giudei che onorano Cristo e usano il vangelo chiamato secondo Pietro»): tema tutto da approfondire questo di una corrente ebraica e non cristiana, che venera pure Jeshu, ma facendo riferimento proprio a quel Vangelo di Pietro che viene in qualche modo richiamato anche qui.

quanto al soggetto dell’azione della sepoltura, esso era rappresentato dai seguaci e familiari di Jeshu e non da Giuseppe e Nicodemo, come nella versione attuale risultante dall’inserimento del piccolo brano precedente.

. . .

è di sicuro autentica, invece, tutta la parte successiva:
20, 1 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
2 Corse allora e andò da Simone Macigno e dall’altro discepolo, quello che Jeshu amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
3 Macigno allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro.
4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Macigno e giunse per primo al sepolcro.
5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
6 Giunse intanto anche Simon Macigno, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7 e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
10 I seguaci perciò se ne tornarono di nuovo a casa.

questo racconto appartiene, in modo perfino umoristicamente simbolico, alla storia delle dispute nascenti tra i seguaci di Jeshu e alle contrapposizioni tra diverse leadership, che caratterizzano fin dalla sua prima nascita quello che diventerà il cristianesimo e sono già state ben testimoniate anche in altri passaggi della seconda parte, soprattutto, dell’Annuncio del Nuovo Regno.

. . .

l’episodio successivo lascia invece qualche dubbio di autenticità per il forte rilievo dato alla figura di Maria di Magdala, poco compatibile con la gerarchia tra i seguaci che è appena stata delineata nel passo precedente.

centralità che la vide addirittura come punto di riferimento di un suo vangelo, a noi giunto frammentariamente.

Gospel_of_Mary

aumenta i dubbi sul carattere originale di questo passaggio il riferimento all’ascensione, di cui non c’è altra traccia nel testo.

sono quindi propenso ad attribuirlo alla stessa mano che ha introdotto, in precedenza l’episodio della Maddalena e qualche altro simile.

11 Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva.
Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12 e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Jeshu.
13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?».
Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
14 Detto questo, si voltò indietro e vide Jeshu, in piedi; ma non sapeva che fosse Jeshu.
15 Le disse Jeshu: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?».
Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo».
16 Jeshu le disse: «Maria!».
Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!».
17 Jeshu le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: «Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
18 Maria di Màgdala andò ad annunciare ai seguaci: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

. . .

torniamo poi ad una parte di nuovo sicuramente autentica con l’episodio successivo:
19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Jeshu, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.
E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
21 Jeshu disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».

i due capoversi successivi sono chiaramente non parte autentica della prima versione, dato che ne spostano completamente l’ottica e appartengono al manipolatore teologo:
[22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».]

. . .

l’episodio successivo segna una precisa presa di distanza dell’organizzatore di questo testo dalla figura di Giuda il Gemello, noto da noi come Tommaso, cioè con la parola ebraica che significa gemello, al quale viene fatta risalire l’interpretazione gnostica della figura di Jeshu:

è una contrapposizione netta tra la lettura tutta politica e rivoluzionaria che della figura di Jeshu dà colui che qui si presenta come il suo seguace prediletto, Eleazar, e chi invece si fa forte di una fratellanza addirittura gemellare, che non gli aveva peraltro impedito un ruolo abbastanza defilato finora, almeno in questa versione della storia; e ne fa invece un maestro morale, in cui la portata rivoluzionaria del messaggio non è affatto sminuita, ma trasferita piuttosto nel campo delle visioni del mondo e della vita. 

appare strano che questa polemica sotterranea fosse già evidente al primo formarsi della tradizione su Jeshu e questo non è privo di decisive implicazioni sulle quali mi riservo di tornare più avanti; e tuttavia questa parte del racconto è talmente ben collegata al passo precedente, che lo anticipa nel riferimento esatto alle ferite della crocifissione alle mani e nel costato, che, se dovessimo considerarla successiva, questo trascinerebbe con sé anche il racconto precedente.

24 Il Gemello [in ebraico][uno dei dodici, chiamato il Gemello [in greco; chiara glossa per lettori greci], non era con loro quando venne Jeshu.

25 Gli dicevano gli altri seguaci: «Abbiamo visto il Signore!».
Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26 Otto giorni dopo i seguaci erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Gemello.
Venne Jeshu, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
27 Poi disse al Gemello: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
28 Gli rispose il Gemello: «Mio Signore e mio Dio!».
29 Jeshu gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

tuttavia non è senza significato il riconoscimento finale, che segna quasi una volontà di conciliazione tra queste due prospettive.

. . .

la conclusione del capitolo sembra quasi la conclusione del libro, come per definirne con chiarezza lo scopo stesso:
30 Jeshu, in presenza dei suoi seguaci, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro.
31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Jeshu è il Messia, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

questo ha indotto alcuni a ritenere che il cap. 21, cioè la parte successiva del Vangelo secondo Giovanni, che contiene la dodicesima testimonianza dell’Annuncio del Nuovo Regno, sia stato aggiunto dopo, ma è una interpretazione ingenua: e lo esclude prima di tutto il valore quasi magico che ha il fatto che le testimonianza siano esattamente dodici, non una di meno; inoltre non è detto che la seconda conclusione del testo attuale sia per ciò stesso anche la seconda in ordine cronologico; il manipolatore può avere aggiunto anche la conclusione che nel testo attuale viene per prima.

e perché lo avrebbe fatto? per togliere importanza e mettere in ombra, per quanto poteva, la conclusione vera.

vediamo meglio.

una frase simile ritorna alla conclusione del capitolo successivo, che appare come una seconda conclusione del libro, che ripete la prima, con una amplificazione retorica molto forte:
21, 25 Vi sono ancora molte altre cose compiute da Jeshu che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

ma questa ripresa dello stesso motivo serve a mettere in ombra la frase che la precede, e che era a mio parere la vera conclusione dell’Annuncio del Nuovo Regno: lo vedremo meglio analizzando la dodicesima testimonianza.

. . .

ed ecco in conclusione, nella sua veduta d’insieme, il testo restaurato di questa testimonianza, come credo di poterla ricostruire.

19, 41 Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto.
42 Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Jeshu.

20, 1 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
2 Corse allora e andò da Simone Macigno e dall’altro discepolo, quello che Jeshu amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
3 Macigno allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro.
4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Macigno e giunse per primo al sepolcro.
5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
6 Giunse intanto anche Simone Macigno, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7 e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
10 I seguaci perciò se ne tornarono di nuovo a casa.
[…]
19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Jeshu, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.
E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
21 Jeshu disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». […]
24 Il Gemello […] non era con loro quando venne Jeshu.
25 Gli dicevano gli altri seguaci: «Abbiamo visto il Signore!».
Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26 Otto giorni dopo i seguaci erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Gemello.
Venne Jeshu, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
27 Poi disse al Gemello: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
28 Gli rispose il Gemello: «Mio Signore e mio Dio!».
29 Jeshu gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»


2 risposte a "l’undicesima testimonianza – L’annuncio del Nuovo Regno 25 – 23"

Lascia un commento, soprattutto se stai scuotendo la testa. Un blog lo fa chi lo commenta. E questo potrebbe diventare il tuo blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.