la dodicesima e ultima testimonianza – L’annuncio del Nuovo Regno 26 – 30

l’analisi di questo capitolo ultimo del Vangelo secondo Giovanni e della dodicesima testimonianza dei suoi seguaci in esso contenuta, per restaurare il testo originario dell’Annuncio del Nuovo Regno, è piuttosto semplice: lascio in corsivo le parti che sono a mio parere della prima stesura e trascrivo invece in carattere normale, tra parentesi quadre, le glosse e le aggiunte successive; in fondo spiego le motivazioni di queste scelte.

21, 1 [Dopo questi fatti,] Jeshu si manifestò di nuovo ai seguaci sul mare di Tiberìade.
E si manifestò così: 2 si trovavano insieme Simone Macigno, il Gemello [detto Gemello – in greco], Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due seguaci.
3 Disse loro Simone Macigno: «Io vado a pescare».
Gli dissero: «Veniamo anche noi con te».
Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
4 Quando già era l’alba, Jeshu stette sulla riva, ma i seguaci non si erano accorti che era Jeshu.
5 Jeshu disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?».
Gli risposero: «No».
6 Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete».
La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci.
7 Allora quel seguace che Jeshu amava disse a Macigno: «È il Signore!».

Simone Macigno, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare.
8 Gli altri seguaci invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
9 Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.
10 Disse loro Jeshu: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora».
11 Allora Simone Macigno salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci.
E benché fossero tanti, la rete non si squarciò.
12 Jeshu disse loro: «Venite a mangiare».
E nessuno dei seguaci osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore.
13 Jeshu si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.
[14 Era la terza volta che Jeshu si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.]
15 Quand’ebbero mangiato, Jeshu disse a Simone Macigno: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?».
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».
Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
16 Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?».
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».
Gli disse: «Pascola le mie pecore».
17 Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?».
Macigno rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene».
Gli rispose Jeshuu: [«Pasci le mie pecore. 18 In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».]
[19 Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio.
E, detto questo, aggiunse:] «Seguimi».
20 Macigno si voltò e vide che li seguiva quel seguace che Jeshuu amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?».
21 Macigno dunque, come lo vide, disse a Jeshuu: «Signore, che cosa sarà di lui?».
22 Jeshuu gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? [Tu seguimi».
23 Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel seguace non sarebbe morto.
Jeshu però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?]».
24 Questi è il seguace che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.
[25 Vi sono ancora molte altre cose compiute da Jeshuu che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.]

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annotazioni:

al v. 1 la solita formula di trapasso da una testimonianza all’altra: Dopo questi fatti.

al v. 2 si trova la solita glossa successiva, per ascoltatori greci, che traduce dall’ebraico Toma nel greco Didimo la stessa parola, che significa fratello gemello.

al v. 14 una glossa per affermare che Jeshu era effettivamente risorto dai morti, fisicamente, mentre questo racconto, come il primo dei tre ai quali qui si accenna, tende piuttosto a dare una raffigurazione simbolica della sua sopravvivenza; siamo nello stesso contesto mentale nel quale I detti di Jeshu scritti da Giuda il Gemello si riferisce a Jeshu come il Vivente.

il tema della resurrezione fisica di Jeshu come corpo è ancora estraneo a questa prima tradizione; e del resto, dicendo che era la terza volta che Jeshu compariva, si legittima come autentica la seconda apparizione, quella che coinvolge il dubbioso “Tommaso”, che abbiamo già visto essere inserimento successivo.

al v. 18 una profezia dal significato oscuro, che è assolutamente incoerente e rivela da sola di essere stata scritta molto tempo dopo: infatti, da un lato si pone come profezia, dall’altro descrive Simone come già vecchio: “quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi”.

è molto probabile che questa appartenga a qualche successiva polemica interna al nascente movimento cristiano ed appare volta a svalutare e delegittimare l’azione di Simone figlio di Giovanni, che invece il testo originario affianca sempre rigorosamente a quella di Eleazar, il seguace prediletto, che a conclusione dell’opera viene apertamente indicato come il successore di Jeshu, che resterà in vita fino al suo ritorno e il garante della veridicità del racconto.

al v. 19 una glossa aggiunta ulteriormente all’aggiunta del versetto precedente.

al v. 22 l’ultima battuta, Tu seguimi, è una aggiunta spezza la connessione logica del racconto e sposta su Simone l’ordine di Jeshu, che era invece rivolto a Eleazar: infatti quando Jeshu dà l’ordine, Simone si volta e vede che Eleazar sta effettivamente seguendo Jeshu. 

v. 23: anche questa è una evidente aggiunta successiva, oramai riferita alla figura di Giovanni, che sostituisce, come discepolo prediletto, l’imbarazzante figura di Eleazar, nelle trasformazioni successive del testo e nelle sue nuove interpretazioni.

v. 25: ce ne siamo già occupati a proposito della testimonianza precedente: ripete un concetto simile, già inserito alla fine di quella testimonianza e di quel capitolo allo scopo di confonderne il messaggio conclusivo autentico, che era invece quello contenuto qui: è Eleazar il seguace designato da Jeshu a guidarne i seguaci in attesa del suo ritorno imminente.


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