il testo completo. l’Annuncio del Nuovo Regno 27 – 34

esaurita l’analisi del Vangelo secondo Giovanni, capitolo per capitolo, alla ricerca del suo strato originario profondo, cioè dell’Annuncio del Nuovo Regno (come significava originariamente la parola vangelo), non rimane che presentare il testo complessivo della ricostruzione compiuta, dalla quale sono stati ulteriormente esclusi alcuni passaggi, anche se nei post precedenti venivano indicati come semplicemente dubbi.

in questo modo si arriva ad un testo che contiene sicuramente le parti più antiche e originarie, sulle quali in seguito diverse mani lavorarono per produrre il testo finale che abbiamo oggi – anche se non è detto che siano tutte: siamo pur sempre nel campo di una ricostruzione congetturale.

lo espongo al giudizio non solo degli altri, ma anche mio, per verificare se è dunque almeno garantita la coerenza e l’omogeneità del messaggio.

ma un’analisi più dettagliata di questo aspetto viene rinviata ai prossimi interventi.

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1 In principio c’era la parola di Dio,
e questa parola era presso Dio.
3 Tutto è stato fatto per mezzo di lei
e senza di lei nulla è stato fatto di ciò che esiste.
4 In lei era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5 la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
6 Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Yehohanan.
7 Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce.
8 Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
9 Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
15 Yehohanan gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me è avanti a me,

perché era prima di me».

prima testimonianza:

1, 19 Questa è la testimonianza di Yehohanan, quando gli abitanti della Giudea gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».
20 Egli confessò e non negò.
Confessò: «Io non sono il messia».
21 Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?».
«Non lo sono», disse.
«Sei tu il profeta?».
«No», rispose.
22 Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?».
23 Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Rendete diritta la via del Signore,
come disse il profeta Isaia».
24 Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei.
25 Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il messia, né Elia, né il profeta?».
26 Yehohanan rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27 colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
28 Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Yehohanan stava battezzando.
29 […] Vedendo Jeshu venire verso di lui, disse:
«Ecco […] colui del quale ho detto: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me». 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». […]
35 […] Yehohanan stava ancora là con due dei suoi adepti 36 e, fissando lo sguardo su Jeshu che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!».
37 E i suoi due adepti, sentendolo parlare così, seguirono Jeshu.
38 Jeshu allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?».
Gli risposero: «Maestro […], dove dimori?».
39 Disse loro: «Venite e vedrete».
Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
40 Uno dei due che avevano udito le parole di Yehohanan e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simone Macigno.
41 Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» […] 42 e lo condusse da Jeshu.
Fissando lo sguardo su di lui, Jeshu disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Macigno».
43 […] Jeshu volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!».
44 Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
45 Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: […] Vieni e vedi».
47 Jeshu intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità».
48 Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?».
Gli rispose Jeshu: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi».
49 Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!».
50 Gli rispose Jeshu: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
2, 1 […] Vi fu festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Jeshu.
3 Venuto a mancare il vino, la madre di Jeshu gli disse: «Non hanno vino».
4 E Jeshu le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora».
5 Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
6 Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale […], contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri.
7 E Jeshu disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo.
8 Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto».
Ed essi gliene portarono.
9 Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10 e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
11 Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Jeshu; egli manifestò la sua gloria e i suoi adepti credettero in lui.

seconda testimonianza:

13 Si avvicinava […] la Pasqua dei Giudei e Jeshu salì a Gerusalemme.
14 Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
15 Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16 e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
17 I suoi seguaci si ricordarono che sta scritto: “Lo zelo per la tua casa mi divorerà”.
18 Allora gli abitanti della Giudea presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?».
19 Rispose loro Jeshu: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
20 Gli dissero allora gli abitanti della Giudea: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». […]
23 Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome.
1 Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei.
Costui andò da Jeshu, di notte, e gli disse: «Maestro, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui».
Gli rispose Jeshu: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
Rispose Jeshu: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
10 Gli rispose Jeshu: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? […] 12 Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?  19 […] La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. 21 Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

terza testimonianza:

22 Jeshu andò con i suoi adepti nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava.
23 Anche Yehohanan battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. 
[…]
25 Nacque allora una discussione tra gli adepti di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale.
26Andarono da Yehohanan e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui».
27 Yehohanan rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. 
[…] 29 Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. 30 Lui deve crescere; io, invece, diminuire. 31 Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra». […]
1 Jeshu venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: «Jeshu fa più adepti e battezza più di Yehohanan».
[…]
3 Lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea.
4 Doveva perciò attraversare la Samaria.
5 Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe.
Jeshu dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo.
Era circa mezzogiorno.
7 Giunge una donna samaritana ad attingere acqua.
Le dice Jeshu: «Dammi da bere».
8 I suoi adepti erano andati in città a fare provvista di cibi.
9 Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?».
10 Jeshu le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
11 Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
13 Jeshu le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».
15 «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
16  Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui».
17Gli risponde la donna: «Io non ho marito».
Le dice Jeshu: «Hai detto bene: «Io non ho marito».18 Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
19 Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20 I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
21 Jeshu le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre.».
25 Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia 
[…]: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa».
26 Le dice Jeshu: «Sono io, che parlo con te».
27 In quel momento giunsero i suoi adepti e si meravigliavano che parlasse con una donna; nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?».
28 La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29 «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il messia?».
30 Uscirono dalla città e andavano da lui.
31 Intanto gli adepti lo pregavano: «Rabbì, mangia».
32 Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete».
33 E gli adepti si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?».
34 Jeshu disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35 Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36 Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37 In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38 Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».
40 E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni.
41 Molti di più credettero per la sua parola 42 e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

quarta testimonianza:

[…] A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
[…] Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato.
6 Jeshu, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?».
Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me».
8 Jeshu gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina».
9 E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato.
10 Dissero dunque gli abitanti della Giudea all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella».
11 Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: «Prendi la tua barella e cammina»».
12 Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: «Prendi e cammina»?».
13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Jeshu infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
14 Poco dopo Jeshu lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».
15 Quell’uomo se ne andò e riferì agli abitanti della Giudea che era stato Jeshu a guarirlo.
16 Per questo gli abitanti della Giudea perseguitavano Jeshu, perché faceva tali cose di sabato.
17 Ma Jeshu disse loro: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco».
18 Per questo gli abitanti della Giudea cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre 
[…].

quinta testimonianza:

6, 1 […] Jeshu passò all’altra riva del mare di Galilea […], 3 […] salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi adepti. […]
5 Jeshu, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». […]
7 Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
8 Gli disse allora uno dei suoi adepti, Andrea, fratello di Simone Macigno: 9 «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?».
10 Rispose Jeshu: «Fateli sedere».
C’era molta erba in quel luogo.
Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
11 Allora Jeshu prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
12 E quando furono saziati, disse ai suoi adepti: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».
13 Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14 Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». […]
16 Venuta intanto la sera, i suoi adepti scesero al mare, 17 salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
Era ormai buio e Jeshu non li aveva ancora raggiunti; 18 il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
19 Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Jeshu che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura.
20 Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
21 Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.
22 Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che […] 24 […] Jeshu non era più là e nemmeno i suoi adepti, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Jeshu.
25 Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Maestro, quando sei venuto qua?».
26 Jeshu rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 27 Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo.
28 Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?».
29 Jeshu rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
30 Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? 31 I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo».
32 Rispose loro Jeshu: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero». »
[…]
34 Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
35 Jeshu rispose loro:  […] 47 In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. 48 Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti.[…] 58 Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
59 Jeshu disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.
60 Molti dei suoi adepti, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
61 Jeshu, sapendo dentro di sé che i suoi adepti mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza?
  […] 63 […] Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. 64 Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». […]
66 Da quel momento molti dei suoi adepti tornarono indietro e non andavano più con lui.

sesta testimonianza:

7, 2 Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne.
3 I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va’ nella Giudea, perché anche i tuoi adepti vedano le opere che tu compi. 4 Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!».
[…]
6 Jeshu allora disse loro: « Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto.». […]
10 Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui. […]
14 Quando ormai si era a metà della festa, Jeshu salì al tempio e si mise a insegnare.
15 I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?».
16 Jeshu rispose loro: 
[…] « 19 Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! […] 21 Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. 22 Per mezzo di questa legge Mosè vi ha dato la circoncisione […] e voi circoncidete un uomo anche di sabato. 23 Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? 24 Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!». […]
31 E molti della folla credettero in lui, e dicevano: «Il messia, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?».
32 Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. […] 44 , ma nessuno mise le mani su di lui.
45 Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?».
46 Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!».
47 Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? 48 Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? 49 Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
50 Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: 51 «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». […]
53 E ciascuno tornò a casa sua.

12 Di nuovo Jeshu parlò loro e disse:  21 […] «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire».
22 Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: «Dove vado io, voi non potete venire»?». […]
25 Gli dissero allora: «Tu, chi sei?».
Jeshu disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. […] 32 Se rimanete nella mia parola, […] 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
33 Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: «Diventerete liberi»?».
34 Jeshu rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35 Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre.
[…] 37 So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38 Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
39 Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo».
Disse loro Jeshu: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40 Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. 41 Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!».

42 Disse loro Jeshu: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43 Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44 Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45 A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46 Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47 Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
48 Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?».
49 Rispose Jeshu: «Io non sono indemoniato. 
[…] 50 […] In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».
52 Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: «Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno». 53 Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
54 Rispose Jeshu: «[…] Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. 56 Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
57 Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». […]
59 Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui.

settima testimonianza:

9,1 Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».
3 Rispose Jeshu: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio». […]
6 Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato.
Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8 Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?».
9 Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia».
Ed egli diceva: «Sono io!».
10 Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?».
11 Egli rispose: «L’uomo che si chiama Jeshu ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va’ a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista».
12 Gli dissero: «Dov’è costui?».
Rispose: «Non lo so».
13 Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14 era un sabato, il giorno in cui Jeshu aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
15 Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista.
Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo».
16 Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato».
Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?».
E c’era dissenso tra loro.
17 Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?».
Egli rispose: «È un profeta!».
18 Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista.
19 E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?».
20 I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21 ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé».
22 Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il messia, venisse espulso dalla sinagoga.
23 Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
24 Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore».
25 Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».
26 Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?».
27 Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».

28 Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29 Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia».
30 Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31 Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32 Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».
34 Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?».
E lo cacciarono fuori.
35 Jeshu seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?».
36 Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?».
37 Gli disse Jeshu: «Lo hai visto: è colui che parla con te».
38 Ed egli disse: «Credo, Signore!».
E si prostrò dinanzi a lui.
39 Jeshu allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».
40 Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?».

41 Jeshu rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane». 10,1 «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2 Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4 E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
6 Jeshu disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
7 Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. 11 Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12 Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13 perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. […]
19 Sorse di nuovo dissenso tra i Giudei per queste parole.
20 Molti di loro dicevano: «È indemoniato ed è fuori di sé; perché state ad ascoltarlo?».
21 Altri dicevano: «Queste parole non sono di un indemoniato; può forse un demonio aprire gli occhi ai ciechi?». […]
39 Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
40 Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase.

41 Molti andarono da lui e dicevano: «Yohanaan non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Yohanaan ha detto di costui era vero».
42 E in quel luogo molti credettero in lui.

ottava testimonianza:

[7] [Jeshu] disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”.
[8] I suoi seguaci gli dissero: “Maestro, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”.
[9] Jeshu rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; [10] ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce”. […] [14] Eleazar è morto [15] e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!”.
[16] Allora il Gemello disse agli altri seguaci: “Andiamo anche noi a morire con lui!”.
[17] Venne dunque Jeshu e trovò Eleazar che era già da quattro giorni nel sepolcro.
[18] Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia [19] e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello.
[20] Marta dunque, come seppe che veniva Jeshu, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
[21] Marta […] [28] […] se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: “Il Maestro è qui e ti chiama”.
[29] Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui.
[30] Jeshu non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.
[31] Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: “Va al sepolcro per piangere là”.
[32] Maria, dunque, quando giunse dov’era Jeshu, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”.
[33] Jeshu allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: [34] “Dove l’avete posto?”.
Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”.
[35] Jeshu scoppiò in pianto.
[36] Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!”.
[37] Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?”.
[38] Intanto Jeshu, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra.
[39] Disse Jeshu: “Togliete la pietra!”. […]
[41] Tolsero dunque la pietra.
Jeshu allora alzò gli occhi e […] gridò a gran voce: “Eleazar, vieni fuori!”.
[44] Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario.
Jeshu disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.
[45] Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.
[46] Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quel che Jeshu aveva fatto.
[47] Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: “Che facciamo? Quest’uomo compie molti segni. [48] Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione”. […]
[53] Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
[54] Jeshu pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli. […]
[57] Intanto i sommi sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunziasse, perché essi potessero prenderlo.

nona testimonianza:

12 [1] Sei giorni prima della Pasqua, Jeshu andò a Betània, dove si trovava Eleazar, che egli aveva risuscitato dai morti.
[2] E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Eleazar era uno dei commensali.
[3] Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Jeshu e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
[4] Allora Giuda il Sicario 
[…], che doveva poi tradirlo, disse: [5] “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. […]
[9] Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Jeshu si trovava là, e accorse non solo per Jeshu, ma anche per vedere Eleazar che egli aveva richiamato in vita dai morti.
[10] I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Eleazar, [11] perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Jeshu.
12 Il giorno seguente, la grande folla che era venuta per la festa, udito che Jeshu veniva a Gerusalemme, 13 prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore,
il re d’Israele!».
14 Jeshu, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:
15 Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene,
[…] 17 Intanto la folla, che era stata con lui quando chiamò Eleazar fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli dava testimonianza.
18 Anche per questo la folla gli era andata incontro, perché aveva udito che egli aveva compiuto questo segno.
19 I farisei allora dissero tra loro: «Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!».
20 Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci.
21 Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Jeshu».
22 Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Jeshu.
23 Jeshu rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. […]
28 […] Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
29 La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». […]
35 Allora Jeshu disse loro: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. 36 Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce».
Jeshu disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro.
37 Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, 38 perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia:
Signore, chi ha creduto alla nostra parola?
E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?
39 Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse:
40 Ha reso ciechi i loro occhi
e duro il loro cuore,
perché non vedano con gli occhi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano, e io li guarisca!
41 Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui.
42 Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga.
43 Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.

decima testimonianza:

13, 1 Prima della festa di Pasqua Jeshu […] 2 durante la cena […] 4 si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita.
5 Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei seguaci e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
6 Venne dunque da Simone il Macigno e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».
7 Rispose Jeshu: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo».
8 Gli disse il Macigno: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!».
Gli rispose Jeshu: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».
9 Gli disse Simone il Macigno: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». […]
12 Quando ebbe lavato loro i piedi, Jeshu riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? […] 16 In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. […] 20 In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».
21 Dette queste cose, Jeshu fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
22 I seguaci si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse.
23 Ora uno dei seguaci, quello che Jeshu amava, – cioè Eleazar – si trovava a tavola al fianco di Jeshu.
24 Simone il Macigno gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava.
25 Ed egli, chinandosi sul petto di Jeshu, gli disse: «Signore, chi è?».
26 Rispose Jeshu: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò».
E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone il Sicario.
27 Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Jeshu: «Quello che vuoi fare, fallo presto». […]
30 Egli, preso il boccone, subito uscì.
Ed era notte.
31 Quando fu uscito, Jeshu disse: […] 33 “Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. […] 14 18 Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. […] 27 […] Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. […] 29 Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. 30 Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, 31 ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui».
1 Dopo aver detto queste cose, Jeshu uscì con i suoi seguaci al di là del torrente Cedron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi seguaci.

2 Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Jeshu spesso si era trovato là con i suoi seguaci.
3 Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi.
4 Jeshu allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?».
5 Gli risposero: « Jeshu, il Nazareno».
Disse loro Jeshu: «Sono io!».
Vi era con loro anche Giuda, il traditore. […]
10 Allora Simone il Macigno, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro.
Quel servo si chiamava Malco.
11 Jeshu allora disse a Macigno: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».
12 Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Jeshu, lo legarono 13 e lo condussero prima da Anna, […] che era sommo sacerdote quell’anno. […]
15 Intanto Simone il Macigno seguiva Jeshu insieme a un altro seguace.
Questo seguace era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Jeshu nel cortile del sommo sacerdote.
16 Il Macigno, invece, si fermò fuori, vicino alla porta.
Allora quell’altro seguace, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Macigno.
17 E la giovane portinaia disse a Macigno: «Non sei anche tu uno dei seguaci di quest’uomo?».
Egli rispose: «Non lo sono».
18 Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche il Macigno stava con loro e si scaldava.
19 Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Jeshu riguardo ai suoi seguaci e al suo insegnamento.
20 Jeshu gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. 21 Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto».
22 Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Jeshu, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?».
23 Gli rispose Jeshu: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». […]
25 Intanto Simone il Macigno stava lì a scaldarsi.
Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi seguaci?».
Egli lo negò e disse: «Non lo sono».
26 Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».
27 Il Macigno negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
28 Condussero poi Jeshu […] nel pretorio. […]
19, 16 […] Essi presero Jeshu 17 ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, 18 dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Jeshu in mezzo. […]
23 I soldati poi, quando ebbero crocifisso Jeshu, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica.
Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo.
24 Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: Si sono divisi tra loro le mie vesti / e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.
E i soldati fecero così.
25 Stavano presso la croce di Jeshu sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
26 Jeshu allora, vedendo la madre e accanto a lei il seguace che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!».
27 Poi disse al seguace: «Ecco tua madre!».
E da quell’ora il seguace la accolse con sé.
28 Dopo questo, Jeshu, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete».
29 Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.
30 Dopo aver preso l’aceto, Jeshu disse: «È compiuto!».
E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
31 Era il giorno della Parasceve […]
32 Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui.
33 Venuti però da Jeshu, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34 ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.
35 Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.
36 Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.
37 E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.

undicesima testimonianza:

19, 41 Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto.
42 Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Jeshu.

20, 1 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
2 Corse allora e andò da Simone Macigno e dall’altro discepolo, quello che Jeshu amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
3 Macigno allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro.
4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Macigno e giunse per primo al sepolcro.
5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
6 Giunse intanto anche Simone Macigno, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7 e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
10 I seguaci perciò se ne tornarono di nuovo a casa. 
[…]
19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Jeshu, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.
E gli adepti gioirono al vedere il Signore.
21 Jeshu disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». […]

dodicesima testimonianza:

21, 1 Jeshu si manifestò di nuovo agli adepti sul mare di Tiberìade.
E si manifestò così: 2 si trovavano insieme Simone Macigno, il GemelloNatanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due seguaci.
3 Disse loro Simone Macigno: «Io vado a pescare».
Gli dissero: «Veniamo anche noi con te».
Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
4 Quando già era l’alba, Jeshu stette sulla riva, ma gli adepti non si erano accorti che era Jeshu.
5 Jeshu disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?».
Gli risposero: «No».
6 Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete».
La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci.
7 Allora quell’adepto che Jeshu amava disse a Macigno: «È il Signore!».

Simone Macigno, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare.
8 Gli altri adepti invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
9 Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.
10 Disse loro Jeshu: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora».
11 Allora Simone Macigno salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci.
E benché fossero tanti, la rete non si squarciò.
12 Jeshu disse loro: «Venite a mangiare».
E nessuno degli adepti osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore.
13 Jeshu si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. […]
15 Quand’ebbero mangiato, Jeshu disse a Simone Macigno: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?».
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».
Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
16 Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?».
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».
Gli disse: «Pascola le mie pecore».
17 Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?».
Macigno rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene».
Gli rispose Jeshu: «Pasci le mie pecore”.
E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
20 Macigno si voltò e vide che li seguiva quel seguace che Jeshu amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?».
21 Macigno dunque, come lo vide, disse a Jeshu: «Signore, che cosa sarà di lui?».
22 Jeshu gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?
24 Questi è il seguace che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.


Una risposta a "il testo completo. l’Annuncio del Nuovo Regno 27 – 34"

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