viaggiatori = untori? turisti a casa propria, turisti a km zero – 35

mi colpisce parecchio ricevere da varie parti messaggi di disapprovazione per il mio prossimo viaggio ad Abu Dhabi da mia figlia (un caso di SARS in quello stato, finora) e poi in Sri Lanka e in India (sempre che il visto arrivi, perché per ora rispondono che le mie foto e quelle del passaporto non sono chiare).

ammetto che viaggiare in tempi di epidemia può essere rischioso, ma quanto di più che viaggiare in se stesso? viaggiare non è già rischioso di per sé?

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in ogni caso, a proposito del coronavirus, mi sembra giusto cercare di stabilire delle giuste proporzioni e cito questi dati, dopo averne ricordati di analoghi per la Germania: nel 2019 in Italia abbiamo avuto 192 morti per la normale influenza, che però salgono a 8-10.000 se si considerano coloro che sono morti per altre malattie dopo averla presa: in sostanza, su 8 milioni di malati abbiamo avuto una mortalità diretta e indiretta per influenza un poco superiore all’1 per mille.

nel caso del nuovo coronavirus, al momento attuale abbiamo una mortalità del 3%, prevalentemente di persone anziane o già malate: quindi è una malattia circa trenta volte più pericolosa; la SARS del 2003 aveva una mortalità del 10%, mentre la terribile spagnola di cent’anni fa aveva una mortalità inferiore, cioè del 5%: il che non le impedì di fare decine di milioni di morti, visto che colpì un terzo della popolazione mondiale di allora.

quindi al momento non sono totalmente sconvolto: del resto due estati fa nel basso Chiese c’è stata una epidemia di polmoniti con 1.200 malati e 8 morti, per il batterio della legionella; realisticamente dubito che il coronavirus possa fare di più.

conclusione: se le cose restano in questi termini, e se i visti arrivano, parto con la coscienza tranquilla: non porto virus dove andrò e non ne riporterò a casa.

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ma l’occasione è buona per ragionare sul fatto che ogni viaggiatore è guardato con sospetto, come se fosse un potenziale untore per i suoi capricci, e soprattutto da coloro che non sono viaggiatori, ma stanziali.

c’è sicuramente una radice genetica nella voglia di viaggiare e l’umanità è nomade e migrante per sua natura; non è neppure concepibile la storia, ma quasi neppure la preistoria, se non ci fossero esseri umani che si spostano, che cercano nuovi mondi, che sono curiosi e sprezzano un poco il pericolo: le civiltà sono nate così e i continenti sono stati popolati in questo modo.

ma questo non significa che TUTTI gli esseri umani siano desiderosi di viaggiare; anzi, il gruppo degli amanti dell’esplorazione e dell’avventura è una minoranza, e il suo comportamento rimane incomprensibile per gli stanziali.

la modernità ha diffuso il turismo, prima riservato a piccoli gruppi di privilegiati, e lo ha reso un fenomeno di massa; quindi oggi anche gli stanziali sono obbligati a spostarsi da questa moda: ma guardate come vi si adeguano: ridiventano immediatamente stanziali nel luogo dove si sono spostati, fanno shopping, le vasche e passano le ore a chiacchierare seduti come a casa, cercano di ritrovare il cibo al quale sono abituati e, possibilmente, tendono a tornare negli stessi luoghi anche in seguito.

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oggi diciamo che questi sono turisti, non viaggiatori, ma questo non rende del tutto giustizia ai fatti.

che differenza c’è, infatti, tra un turista e un viaggiatore?

fino a poco tempo fa il turista era semplicemente un viaggiatore un po’ particolare.

viaggiatore era chiunque si sposta dal suo luogo di residenza per qualunque motivo; turista chi viaggia “per diletto”, chi visita per svago un luogo diverso da quello in cui vive; chi viaggia non per motivi utilitari, ma per svago o per interesse culturale.

ho usato definizioni prese dalla rete, ma funzionano poco.

perché il turismo si confonde con la vacanza: chi semplicemente si trasferisce da un luogo all’altro, senza nessun interesse culturale, ma soltanto perché il clima è migliore oppure si può nuotare o sciare è un turista oppure no?

per l’albergatore sì; da altri punti di vista non so; per me è soltanto una persona che va in vacanza, di solito uno stanziale

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quindi si sente la necessità di distinguere fra tre concetti diversi: la vacanza, il turismo, il viaggio.

la vacanza è fare una vita senza obblighi di lavoro, ma senza altre sostanziali differenze a parte queste, e neppure se si va a trascorrerla da qualche parte che non è la propria solita.

turismo è, o dovrebbe essere, riempire questo tempo libero di curiosità culturali.

viaggio è una esperienza completa di cambiamento delle proprie abitudini di vita per la conoscenza di ambienti completamente nuovi.

si può fare vacanza, quindi, senza diventare turisti, ma si può diventare turisti anche senza viaggiare o senza viaggiare troppo: è quel che chiamo turismo a km zero, il turismo di chi scopre lo spessore culturale per lui sconosciuto anche dei luoghi dove vive di solito e che, forse per questo, gli risultano ancora più sconosciuti di altri, più famosi per la loro spettacolarità esteriore.

viviamo in un paese dove questo turismo a raggio ridotto ha delle enormi potenzialità e si sviluppa lentamente soltanto perché ci sono interessi economici molto forti che spingono verso modelli che comportano spese più elevate.

del resto anche qui domina il pregiudizio interessato e consumistico che la vacanza più bella sia per definizione la più costosa.

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sono personalmente impegnato, recentemente, invece, in progetti di riscoperta della ricchezza del territorio dove si vive: garantisco che dà molta più soddisfazione che portare a visitare monumenti che sconvolgono certamente per la loro bellezza, ma che – a volte proprio per questo – finiscono per essere delle esperienze estetiche o estetizzanti, ma circoscritte e prive di spessore conoscitivo autentico.

quindi, sì: non c’è bisogno di andare in aereo sul Mar Rosso, se vuoi semplicemente trascorrere una vacanza al mare, però vuoi farlo nel lusso di un paesaggio più esclusivo.

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però rimane necessario prendere l’aereo o la nave se vuoi esplorare qualche mondo lontano.

anche se ‘è una specie di più forte influenza in giro e contro questa non ti sei ancora vaccinato, perché il vaccino non l’hanno ancora trovato.

se poi la situazione dovesse diventare più grave, non tocca a me vietare i voli, e solo a me stesso: ci sono autorità pubbliche e governi, e tocca a loro decidere: io mi adeguerò certamente.

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per concludere, come se il post non fosse stato già abbastanza lungo e inutilmente riflessivo, ecco che ci aggiungo una lunga citazione di chi ha saputo trattare il tema meglio di me, un bellissimo blog sul turismo ecosostenibile:

Le differenze tra turista e viaggiatore in cinque punti

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Turista e viaggiatore: per molti possono sembrare dei sinonimi, altri possono pensare che vi siano delle differenze. Noi crediamo che ci siano delle differenze e che, durante un viaggio, si vedano nettamente. In cinque punti vi mostriamo quello che distingue un turista da un viaggiatore. E tu chi sei in vacanza?

1. Il turista ha già un programma organizzato. Ha lavorato un anno intero, ha solo una settimana di vacanza e vuole che sia tutto perfetto. Per questo, spesso si affida ad altri. Solo riposo, zero pensieri.

Il viaggiatore organizza il suo programma. A volte non lo ha neppure. Vuole un viaggio che gli appartenga, che sia suo e fatto a sua immagine e somiglianza. Non segue degli schemi, solo l’istinto.

2. Il turista cerca la comodità. A costo di portarsi dietro l’intero armadio, il turista vuole sentirsi a casa. Non desidera imprevisti, sbattimenti o brutte sorprese. È il suo benessere al centro delle vacanze.

Il viaggiatore cerca l’avventura. Ecco una delle principali differenze: il viaggiatore vuole vivere il luogo, è il posto che sta visitando il protagonista assoluto del viaggio. Cerca la sorpresa, l’imprevisto: sarà il prossimo aneddoto da raccontare ad amici e parenti una volta tornato.

3. Il turista vede un luogo. Ha un programma prefissato che svolge insieme a tanta altra gente. Tutto il suo itinerario è studiato fino all’ultimo dettaglio per mostrargli il meglio e nel miglior modo possibile. Tutto a portata di mano, spesso da dietro un finestrino.

Il viaggiatore vive un luogo. Si perde nelle vie della città e, anche se non visita un museo, se ne farà una ragione: magari il caffè al bar con il vecchio del paese è stata un’esperienza più interessante. Tocca tutto con mano e sente suo.

4. Il turista non vede l’ora di mostrare le foto di se stesso in vacanza. Tornato a casa, il turista mostrerà ad amici e parenti le sue foto in posa davanti all’albergo, vicino a quel famoso monumento, il selfie nella piazza principale. È lui il protagonista e non ne fa mistero.

Il viaggiatore ti mostrerà le foto di quello che ha visto. A vederle non ti sembreranno particolarmente belle o interessanti, ma per il viaggiatore sono state essenziali. Magari ha fotografato un bambino intento a giocare, una donna mentre stendeva la biancheria al balcone o un gatto sull’uscio della porta. Ecco le differenze: il viaggiatore è interessato solo all’esperienza che sta vivendo.

5. Il turista sceglierà sempre la strada più sicura. Difficilmente vedrete un turista su un mezzo pubblico o improvvisare qualcosa. Non importa il prezzo: la sicurezza e la comodità sono priorità e non è disposto a rinunciarvi.

Il viaggiatore preferirà sempre la scoperta. È sempre alla ricerca di percorsi e sentieri inesplorati. Le sue priorità sono l’avventura e, soprattutto, il low cost. Sa che, così facendo, potrà scoprire paesaggi e panorami irripetibili.

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ho soltanto tolto la parola mozzafiato nell’ultima riga: ecco una parola capace di distruggere da sola tutto il senso del bel post che ho riportato pari pari.

ecco, io aggiungerei che il viaggiatore non cerca il mozzafiato, anche se spesso lo trova, e più spesso dove non se lo aspetta o dove nessuno sa che ci sia.

a volte l’intensità di una esperienza sarà soltanto sua, a volte troverà quello che lo emoziona nella vita quotidiana e in un paesaggio discreto.

GVI-1093 Turista per Sempre V12 CV.JPG

 


12 risposte a "viaggiatori = untori? turisti a casa propria, turisti a km zero – 35"

  1. Aggiungo una mia definizione sul viaggiare.
    Sono stato turista, vacanziero e viaggiatore come forse tutti in varie occasioni e in misure variabili.
    Ma il discrimine fra il viaggio e l’uscita turistica e vacanziera è che secondo me il viaggio ti cambia. Quando torni da un viaggio “vero” sei cambiato dentro. Non è un semplice arricchimento culturale, questo lo sperimenta in parte anche il turista, o la distensione o esaltazione provata dai vacanzieri, è qualcosa d’altro. Quando torni fai cose e pensi cose in modi diversi da prima. Il viaggio cambia la vita.
    Per questo il viaggio da ansia ed è temuto ed evitato dai più.
    Capisci che secondo questa definizione qualunque uscita dal seminato è suscettibile di trasformarsi in viaggio anche se le probabilità piu alte si hanno in viaggi come quelli descritti nel tuo post – low cost, incertezza del domani, fai da te, zone ignote etc.- ma anche un’uscita minima come una visita ai parenti o una girnata FAI o l’Oktoberfest puo trasformarsi in viaggio.
    Conosco persone che ogni anno fanno viaggi intercontinentali, diciamo con il tuo stile, eppure non cambiano di una virgola, e il loro viaggiare diventa un collezionare luoghi piu che esperienze.
    Quando viaggi tanto negli anni rischi che il viaggio diventi un tuo modo di essere, serve piu a confermare chi sei piuttosto che a farti scoprire chi sei e chi potresti essere.

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    1. casualmente ogni tanto passo a controllare lo spam, più che altro per ripulire la casella e incomprensibilmente ho trovato questo tuo commento, ripetuto tre volte, e tre volte bloccato dalla piattaforma. questo per spiegare come mai libero dal blocco il tuo commento così tardi e ti rispondo solo adesso a considerazione che trovo belle e costruttive.

      sono completamente d’accordo con te: un vero viaggio ti cambia la vita, è una definizione perfetta.
      anche un trasferimento per vivere in montagna o in un altro paese per lavoro, da questo punto di vista, è un viaggio.
      ed effettivamente per me questo modo di essere ha preso via via sempre più spazio nella mia vita, anche se penso che non potrà avere tanti altri grandi sviluppi, per motivi anagrafici.

      questo modo di viaggiare per me ha coinciso con la separazione, trent’anni fa, e si è rafforzato col divorzio.
      uno potrebbe dire: ma se tanti viaggi ti hanno profondamente cambiato, ed è vero, come mai senti il bisogno di viaggiare ancora? cioè di cambiare ancora.
      non ti so rispondere, in fondo sono abbastanza in pace con me stesso: ma fa parte di questa pace conquistata il concepirmi come persona dinamica che continua a mettersi in discussione e anche alla prova, e un nuovo viaggio, sopratutto se importante, è tutto questo.

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  2. Faccio una precisazione: la legionella non è paragonabile al coronavirus novel, perché non si diffonde da persona a persona, ma solo in ambienti circoscritti, attraverso gli impianti di condizionamento dell’aria. Forse è anche fuorviante parlare di epidemia, in questo senso. Il coronavirus, invece, è pericoloso non tanto per la sua mortalità (che è comunque superiore a quella dell’influenza), ma per la sua contagiosità: la tubercolosi uccide molte più persone dell’ebola, anche se in se è meno letale, perché ne colpisce di più.

    Ciò detto, allo stato attuale non credo che il tuo viaggio rappresenti un problema. Credo infatti che questa volta la Cina ce la stia mettendo tutta per non ripetere la brutta figura fatta con la SARS.

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    1. so della legionella: una collega che avevo conosciuto al concorso a preside, che aveva superato come me, quindi fai conto 35 anni fa, se la beccò agli esami per via del condizionamento d’aria in hotel, e dopo due mesi di lotta vana ci rimise la vita, e quindi so che non si diffonde da persona a persona.
      non so se questo basta a delimitare il concetto di epidemia, non si parla di epidemia anche per la peste, diffusa dalle pulci dei topi? (anche se poi si arriva anche alla trasmissione da uomo a uomo). ma qui ne sai più di me e sto a quel che dici.

      in Cina al momento non vado, e per ora l’epidemia sembra limitata quasi a quel paese; ma vedremo meglio fra due settimane.

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  3. Posso solo aggiungere che l’uomo coltiva curiosità, interessi e passioni per questo anche in eta cosi matura da poter cadere come una pera mezza, ogni tanto desidera raggiungere un altro luogo più o meno vicino.
    Parto con la speranza di conoscere ed imparare altro da me o dal noto. Ce la farò? Non ne sono certa, pensiero svilente, unica certezza, ci proverò.
    Forse esiste una sorta di sfida con me stessa…
    E se potrò conoscere, attraverso anche solo pochissimi incontri, altra cultura, altre tradizioni, altre usanze, mi sarò arricchita un pò.
    Il viaggio per me è costituito da diversi fattori, emotivi personali e da fattori esterni la conoscenza diretta attraverso tutti i sensi e la mente cosi storia, geografia in una piccola parte di Terra che ho solo studiato e insegnato. Ho dimenticato il cuore!
    Lo farò attraverso persone e luoghi. Il tutto richiederebbe molto tempo, vorrei allungarlo senza timori, non sarà semplice, e in fondo non so se si tratterà solo di una settimana in più.
    Anche questo fa parte del viaggio.
    Un pochino mi avventurerò senza stupidi rischi.
    Ho sempre privilegiato i viaggi in auto o camper. I motivi sono intuibili.
    Stavolta ci sarà un cambio anche se non amo il viaggio in aereo.
    Troppo veloci le aquile con i motori, non amo gli aeroporti nè tutto quello che converge nel boom del mordi e fuggi.
    Riguardo alla reticenza di familiari e amici la comprendo, ma non serve discuterne.
    Le motivazioni avverse seguono una logica non errata e adeguata al momento.
    Va bene così non cerco consensi nè dissensi.
    Dopo due anni di stop e introspezione è l’oltre che mi spinge.
    Allora vado avanti, viaggiatrice sola ma non in solitudine, tutto qua
    Ciao, grazie

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    1. bella testimonianza, chissà se ce ne saranno altre, a viaggio in corso: sarebbe bello.
      dice di uno stato d’animo, che è quello della vigilia di ogni partenza impegnativa, e alcuni aspetti sono anche miei, come la paura di non farcela, per me per l’età che avanza.
      temo anche che per te, donna, non sarà facile, in Egitto, entrare in contatto con la cultura locale, o quanto meno potrebbe essere molto più difficile.
      ma chissà, aspetto curioso nuove notizie. e intanto ti auguro buona partenza.

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  4. Quando viaggio sono metà turista e metà viaggiatore, però a volte ho la sensazione di star dentro un turistificio e mi chiedo chi me lo faccia fare.
    Secondo me ci vorrebbe un patentino pure per fare i turisti, oppure bisogna ritornare al censo: altro che low-cost, altro che air-bnb!
    La scoperta dei luoghi vicini è una gran cosa, noto che ogni volta che ci sono eventi organizzati c’è sempre una grande affluenza (e in gran parte di gente davvero interessata, non solo curiosi).
    Ad esempio gli eventi del Fai, oppure l’anno scorso ricordo che una cooperativa sociale aveva organizzato delle visite agli orti urbani, giardini all’interno della città o addirittura sulle mura (proprio sopra! E chi lo sapeva…).
    O le visite ai luoghi sacri che organizza la diocesi, per dire.
    C’è sempre più offerta da questo punto di vista, fa ben sperare.
    Però un viaggio fatto bene rimane impresso per sempre, c’è poco da fare…

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    1. ecco, purtroppo le Giornate FAI sono diventate una specie di incubo, per il loro stesso (meritatissimo) successo: il fatto di poter visitare luoghi molto interessanti che altrimenti non potresti mai vedere comporta quella cosa che a me pare la negazione stessa del viaggio, che sono le code.
      io raramente le reggo e a volte rinuncio.
      per questo riescono molto meglio iniziative meno reclamizzate e gestite autonomamente in piccoli gruppi.
      ma noto complessivamente una carenza degli enti locali in queste cose: forse è perfino bene: ma i gruppi di base perché non sostenerli?
      sul resto hai ragione e hai detto molto bene, come sempre: sui viaggi indimenticabili non dirlo a me, che ci dedico un blog a parte…
      quanto al patentino per i turisti (ma io direi: per i viaggiatori), molti veri viaggiatori se lo danno da sé, perché non solo viaggiano, ma poi lo raccontano in vari modi; ecco, direi che una ulteriore caratteristica del viaggiatore la sua voglia di raccontare il viaggio!

      Piace a 1 persona

      1. Purtroppo sulle giornate del Fai hai ragione, richiamano tantissima gente e quasi sempre ci sono code lunghissime da affrontare. Io sono tesserato ma ai grandi eventi, come quello di primavera, a volte mi tocca rinunciare. Per fortuna tanti siti sono visitabili anche in altri periodi, e a Milano e dintorni ce ne sono, così si può approfittare…
        qui a Como il Comune brilla per indifferenza; anni fa il centrodestra puntava tutto sulle grandi mostre, che richiamava gente ma faceva felici solo i ristoranti; poi è arrivato il centrosinistra ed hanno ripiegato sui razionalisti (con la scusa della cultura radicata a Como: due palle…); adesso è tornato il CDx, ma più ignorante, e per non sbagliare finanzia solo i mercatini di Natale.
        Quindi da quelle parti c’è poco da aspettarsi, ma per fortuna come dicevo ci sono altre realtà che si danno da fare…

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        1. sì, e tra queste realtà metto Brescia – diverso è il caso della nostra provincia, in generale.
          ma, come accenni anche tu, si punta più sui grandi eventi per richiamare turisti da fuori che su una crescita di consapevolezza degli abitanti sulla loro città.
          insomma, si lavora per il turismo più che per la cultura; o meglio, quando si punta su questo lato, allora si tratta di cultura spettacolo.
          non dico che tutto questo non serve, non sono poi così snob, però…

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