ero un bambino zebra (e non lo sapevo) – 39

esco ieri sera dalla visione dell’ultimo film di Ozon, Grazie a Dio, su un caso di pedofilia clericale a Lione pochi anni fa.

bel film: non perdetevelo, e seguite questo regista francese così interessante.

come mi ha coinvolto questa storia vera (anche se prudentemente il regista ha dovuto definirla di fantasia) di un violentatore seriale in tonaca di bambini che frequentano l’oratorio e gli scout, che alla fine la fa franca, assieme alla gerarchia ecclesiastica che lo ha coperto per decenni.

ma, in modo marginale rispetto al film, mi ha anche dato altro, socchiudendomi le porte di un mondo che non conoscevo e facendomi scoprire che era il mio.

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uno dei bambini oggetto delle concupiscenze del prete, che viene più danneggiato da questa sua infanzia devastata (ma un altro, da adulto si è suicidato) è proprio il più sensibile ed intelligente (QI 140, alle soglie della genialità, dicono) e lui nel film accenna a questo parlando dei cosiddetti bambini zebra, cioè quelli che hanno un’intelligenza superiore alla norma, per quel che vale una misurazione presunta oggettiva di questi fattori.

è proprio questa intelligenza, dice, che – assieme a quello che gli è capitato – gli ha reso la vita più difficile, facendone un disadattato, ed è comune per questi bambini zebra.

come mi ha allargato il cuore sentire un’altra voce che condivide il mio vissuto e la mia convinzione: l’intelligenza è una specie di handicap, dal punto di vista individuale: è certamente utile socialmente, se bene utilizzata (ma non tutte le società lo fanno: in Italia è particolarmente evidente che l’intelligenza è ferocemente combattuta ed emarginata dalla cricca predominante degli stupidi che si sostengono fra loro con familismo e clientelismo); ma dal punto di vista individuale un’intelligenza superiore alla norma è piuttosto un problema che un vantaggio.

tornato a casa, ancora ieri notte sono andato a curiosare in internet sulla condizione di questi bambini iperdotati.

istrionico1

e l’ho fatto per due motivi.

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il primo è di carattere generale: da tempo assisto ad una demonizzazione crescente di ogni forma di scostamento dalla norma in generale e nel campo delle prestazioni intellettuali in particolare.

da tempo ogni differenza di prestazioni è guardata con sospetto e ostilità, e – siccome non è disapprovabile moralmente – si tende almeno a ridurla a malattia, in modo che il gregge dei mediocri se ne tenga a debita distanza.

è sintomatico il concetto dilagante di autistico: l’autismo sarebbe una malattia, a dispetto del fatto che le varianti di questo comportamento sono molto vaste, tanto che si deve parlare piuttosto di spettro autistico: e una malattia o almeno un disturbo può coincidere con un’area sfumata che non riesce a trovare un preciso confine con quella che invece dovrebbe essere considerata la normalità, cioè la mediocrità?

Asperger, ecco il nuovo stigma del diverso; poco importa che una buona parte degli uomini che hanno fatto la storia dell’umanità, i cosiddetti geni, lo fossero; forse sarebbe il caso di riguardarsi The rain man, il vecchio film sull’autismo.

ma non occorre neppure essere definiti autistici per essere medicalizzati: ecco qui un esempio illuminante di come la semplice intelligenza superiore alla norma possa essere considerata un disturbo, tanto da portare a vere e proprie forme di terapia (ergoterapia, nel caso specifico):
http://tesi.supsi.ch/1133/1/Donati%20A%20_Chaignat%20C.pdf

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poco importa che, dove esiste intelligenza spiccata, è più che probabile che si sviluppino anche comportamenti difformi dalla media: perché se l’intelligente fosse uguale in quel che fa ai mediocri o perfino ai poco dotati, in che cosa consisterebbe la sua intelligenza?

ma viviamo nei tempi della riscossa degli stupidi (molto simili a quelli della decadenza dell’allora impero globale romano, dove la stupidità di massa non si chiamava internet ma cristianesimo).

e come alla fine dell’impero di duemila anni fa le masse incolte e superstiziose travolsero l’èlite civile e spalancarono le porte alla barbarie, che era prima interiore che venuta dall’esterno, con le migrazioni di allora, un poco più violente delle attuali, così oggi internet realizza con ben altra potenza di fuoco lo stesso processo, semplicemente perché la stupidità è più diffusa dell’intelligenza e paga meglio.

ma la lotta tipica del fascismo contro quell’anomalia che sono l’intelligenza e la cultura e contro ogni altra diversità dilaga di nuovo ai giorni nostri.

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mi si potrebbe obiettare che, anzi, la nostra civiltà occidentale, in quest’epoca è diventata straordinariamente tollerante, ad esempio nel campo delle identità sessuali; è vero, ma sfugge il significato più complessivo di questa che Marcuse cinquant’anni fa chiamava giustamente tolleranza repressiva.

è vero che la norma sessuale si allarga, fino a comprendere ad esempio i comportamenti omosessuali, che fino a poco tempo fa erano considerati un obbrobrio ed oggi sono quasi visti positivamente, oppure la pornografia, un tempo occulta e vergognosa, oggi celebrata fino a fare dei suoi protagonisti quasi degli eroi della nuova cultura di massa (Moana Pozzi o Rocco Siffredi, per quanto oramai datati).

ma le zone di confine del lecito si sono allargate molto perché la repressione sociale di ciò che sta oltre quel confine diventa molto più rigida e il rigetto delle perversioni escluse (necessariamente) dal quadro del lecito diventa molto più violenta e implacabile.

(in questo sta anche la bellezza del film – ci ritorno su un attimo: nel presentarci un quadro problematico, e per questo più sconvolgente, del pedofilo, che appare travolto nel suo male delittuoso quasi da un’onda incomprensibile di soggettiva, ispirata, innocenza.

era quella che si ritrovava in Pasolini, anzi si ritrova, a rileggere Atti impuri o Amado mio).

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ma si allargano le maglie per consolidare la rete; così alla riprovazione generica e sfumata di qualche decennio fa delle più che cinquanta sfumature di grigio delle variabili umane si va sostituendo la rigida contrapposizione in bianco e nero non del lecito e dell’illecito, ma del legale e dell’illegale.

e sta diventando illegale tutto ciò che non è legale: non esiste più quell’area di chiaroscuro tollerante dove si mescolava occultamente il disapprovato con il lecito: tutto deve salire alla luce del sole ed essere rigidamente separato in bene e male, sano e malato.

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il secondo motivo per il quale mi sono interessato ai bambini zebra è che anche io lo sono stato, chiaramente; per fortuna il QI cala con gli anni ed oggi credo di essere rientrato nella norma, o almeno di non esserne più fuori in maniera così marcata e quasi soltanto per un’abitudine oggi diventata impropria.

ma che emozione scoprire oggi, col QI che mi veniva diagnosticato allora non con misurazioni attraverso test, ma con  valutazioni intuitive, e più tardi anche in quell’altra maniera, che anche io rientravo in una casistica ben definita, e che certi guasti della mia vita hanno in fondo una spiegazione così semplice.

intelligenza superiore alla media e temperamento indomabile quanto originale e tutt’altro che banale sono dunque inestricabilmente connessi fra loro nei bambini zebra; ma questo si collega anche ad una ipersensibilità emotiva: questa esiste anche senza intelligenza spiccata, ma è normale che sia associata ad essa, quando questa c’è.

Gli individui zebra si sentono ripetere spesso che sono troppo gentili, troppo sensibili, in particolare alle ingiustizie, troppo curiosi, troppo entusiasti, che leggono troppo, che amano troppo o ancora che si pongono troppe domande, fanno troppe cose e nello stesso tempo si complicano troppo la vita. A forza di essere giudicati e criticati per ciò che sono veramente, si sentono spesso isolati.

. . .

il termine bambino zebra  stato introdotto da Jeanne Siaud Facchin in un suo studio dal titolo Troppo intelligenti per essere felici, i cui punti salienti trovo sintetizzati così:

Ecco, secondo l’autrice com’è organizzato il sistema cognitivo di una persona ad alto potenziale cognitivo:
– cervello in continuo stato di iperattività, dotato di connessioni fulminee che si dispiegano simultaneamente in tutte le regioni: un brulichio neurale costante che incrementa il potenziale cognitivo, ma che diventa molto difficile da canalizzare
– ricettività sensoriale esacerbata: il plusdotato è in grado di elaborare e analizzare un maggior numero di dati della stragrande maggioranza di noi
elaborazione arborescente delle informazioni con una ramificazione rapida di associazioni di idee che faticano a trovare una struttura; in pratica, l’elaborazione delle informazioni provenienti dall’esterno e dall’interno è simultanea, il che significa che ogni messaggio viene processato insieme a tutti gli altri.
– deficit di inibizione latente: costringe il sistema cerebrale a integrare tutte le info provenienti dall’ambiente senza una selezione preliminare; in altre parole, il plusdotato trova tanto faticoso organizzare e strutturare il suo pensiero.
Il plusdotato è campo-dipendente: smarrito nel flusso vorticoso della sua percezione della realtà, è incapace di estrapolare l’essenziale perché non riesce a compiere le distinzioni necessarie a un’elaborazione rapida ed efficiente delle informazioni ricevute
– rendimento in base al contesto: il plusdotato lavora in modo efficiente solo se deve confrontarsi con un numero ristretto di informazioni: in un compito chiuso è rapido è concentrato ed efficiente, mentre in un compito aperto girandole di idee e informazioni si rincorrono a ritmi frenetici
– intelligenza intuitiva: il plusdotato pensa per immagini, il linguaggio, le parole e la struttura verbale non sono il suo punto forte.
In altre parole, essere plusdotato non significa essere più intelligente degli altri, bensì avere una diversa intelligenza.

. . .

ma vediamo meglio altri punti particolari:

L’individuo zebra possiede un’intelligenza di tipo globale, vale a dire contrapposta a quella lineare. Una persona lineare vede le cose l’una dopo l’altra. La zebra risolve i problemi in maniera globale: vede tutto in un colpo solo.

e per questo può trovare anche delle difficoltà ad esplicitare i passaggi necessari per comprendere i problemi dal punto di vista di una intelligenza normale: la sua visione è intuitiva, coglie l’insieme, a volta in maniera persino un poco misteriosa per gli altri, ma perfino per lui stesso: faticherà a spiegarti come ha trovato la sua soluzione. Effettua diversi collegamenti in un solo istante, e quindi per lui è complicato spiegare il percorso che ha intrapreso verso la soluzione.
Per ogni problema vede simultaneamente diversi percorsi che lo conducono al risultato, Se tutto ciò ti appare incomprensibile, per lui invece è normale. Per ogni problema può seguire molteplici percorsi risolutivi.
E’ super recettivo, effettua con grande rapidità molti diversi collegamenti tra le cose e, per imparare, ha bisogno di farlo. Può faticare nell’organizzazione delle idee, quando deve fornire una risposta chiara e non saprà spiegare il percorso che l’ha portato fino a essa; potrebbe però anche offrire molti percorsi di risposta
, e questo rappresenta un problema per lui, se deve arrivare ad un’esposizione chiara.

. . .

ma il campo più intrigante (per me) di questo quadro sono gli effetti psicologici di una intelligenza in eccesso:
I bambini con un elevato quoziente intellettivo tendono a manifestare problemi psicologici anche gravi (disturbi di comportamento e di socializzazione); in realtà chi è affetto – notate bene il termine!da plusdotazione è semplicemente diverso, una diversità che si esprime in una marcata sensibilità emotiva e cognitiva.
I tratti specifici della personalità del plusdotato sono: ipersensibilità, costante ingerenza delle emozioni, ricettività sensoriale esacerbata, empatia in grado di captare le emozioni altrui, ipertrofia dei cinque sensi.
Esiste un rapporto stretto e sofferente tra l’alto potenziale cognitivo e la vulnerabilità psichica.
Caratteristica peculiare di questa condizione, oltre all’iperattività cerebrale, è l’ipersensibilità emotiva – e quindi nervosismo, tendenza alla depressione, empatia eccessiva, amplificata reattività emotiva.
L’intelligenza è una grandissima forza, certo, ma anche un continuo, estenuante interrogarsi che può generare sofferenze, incomprensioni, derive esistenziali.
“Strani rapporti” – ha scritto Maurice Blanchot – “l’estremo pensiero e l’estrema sofferenza aprono forse il medesimo orizzonte?

Forse soffrire è, in definitiva, pensare?”


6 risposte a "ero un bambino zebra (e non lo sapevo) – 39"

  1. cara Carla, per fortuna neppure l’intelligenza è statica, ma si evolve e trasforma, entro certi limiti. l’anagrafe mi permette di sperimentare che vi è un ridimensionamento con l’età degli eccessi della creatività e finalmente subentra il bisogno di delimitare e ricondurre ad unità il flusso dei pensieri.

    anche la sofferenza tende a ridimensionarsi, almeno in me: è come la la pellaccia, riempitasi di cicatrici, fosse diventata più insesibile.

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  2. Zebre si resta … pensavo che il dolore fosse un modo di indurre il pensiero, invece ecco qua: ci si nasce; le cure sono poche, ti ritrovi solo soletto nel perenne tentativo di comprendere.

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  3. Azzz…sono arrivato alla fine esausto. Le sinapsi si sono surriscaldate e il mio cervello registra una forte perdita di celluline grigie, che vedo sulle spalle, come fosse forfora.
    Ma la cosa più grave è che non so più chi e cosa sono.
    E’ possibile che io sia un diversamente mediamente intelligente, con qualche momentaneo sforamento nella stupidità? Una cosa è certa: non sono stato un bambino zebra. Forse solo un introverso e timido bambino a pois. E’ possibile? E adesso temo la tua risposta.

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    1. appunto, esistono anche le zebre a pois: ne ha inventata una Mina tanti anni fa.

      ma poi l’hanno anche trovata:
      https://tg24.sky.it/mondo/2019/09/18/zebra-pois-kenya.html

      hai ragione: in questo post ho messo troppa carne al fuoco contemporaneamente e lo sapevo anche scrivendolo: ma dovevo pur mantenermi in tema, no? 🙂 e dovevo anche far capire come ci ero arrivato a sti pensieri strani….

      e sono io che temo i commenti critici, non sono i commentatori giustamente critici che devono temere! 😉 😉 😉

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