chi scrisse l’Annuncio del Nuovo Regno? Eleazar. l’Annuncio del Nuovo Regno 28 – 43

ora possiamo osservare il testo complessivo dell’Annuncio del Nuovo Regno, dal quale nacque attraverso rielaborazioni successive il Vangelo secondo Giovanni, e arrivare ad alcune considerazioni finali sulla sua natura.

l’ho presentato qui: https://corpus15.wordpress.com/2020/01/28/il-testo-completo-dellannuncio-del-nuovo-regno-27-34/

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la prima domanda riguarda ovviamente l’origine del testo, ed ha una risposta abbastanza chiara, a partire proprio dalla sua conclusione, dove la fonte della sua autorità è esplicitamente indicata, anche se non direttamente nominata:
24 Questo è il seguace che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.

ma chi era allora questo seguace senza nome?
21, 20 Macigno si voltò e vide che li seguiva quel seguace che Jeshu amava, quello che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». […]

lo stesso seguace di Jeshu è indicato al cap. 21,2 e 7:
2 Corse allora e andò da Simone Macigno e dall’altro seguace, quello che Jeshu amava […]
7 Allora quel seguace che Jeshu amava disse a Pietro: «È il Signore!».

ma l’episodio di riferimento citato sopra è al cap. 13, 23:
23 Ora uno dei seguaci, quello che Jeshu amava, si trovava a tavola al fianco di Jeshu.
24 Simone Macigno gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. 25 Ed egli, chinandosi sul petto di Jeshu, gli disse: «Signore, chi è?».
26 Rispose Jeshu: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò».

ed è molto probabile che sia lo stesso che compare, poco dopo, sempre a fianco di Simone Macigno, qui:
18,15 Intanto Simone Macigno seguiva Jeshu insieme con un altro seguace.
Questo seguace era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Jeshu nel cortile del sommo sacerdote.

ma la sua identificazione sta nel racconto a monte di tutti questi:
11, 32 Quando Maria giunse dove si trovava Jeshu, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».
33 Jeshu allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34 domandò: «Dove lo avete posto?».
Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!».
35 Jeshu scoppiò in pianto.
36 Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!».

so bene di andare contro idee comuni, ma può sussistere un qualche dubbio ragionevole che, nel testo originario che sta a monte del Vangelo secondo Giovanni il seguace che Jeshu amava è Eleazar?

quando questi compare per la prima volta nel racconto, in occasione della sua miracolosa liberazione dalla morte, si sottolinea quanto profondamente Jeshu lo amasse e appare legato a lui da un rapporto di straordinaria intensità; non è normale che, quando in seguito si parla del seguace che Jeshu amava ci si riferisse a lui?

se vi fosse un cambio di identità, questo non dovrebbe essere sottolineato? qualunque lettore che legga il testo a mente sgombra non può che ricavare l’impressione di una univoca designazione.

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ma la tradizione cristiana successiva – di molto successiva – ha spostato questa chiara indicazione del testo verso la figura di un altro seguace: Giovanni, figlio di Zebedeo, ed è a questo che oggi, fin dal titolo, viene ricondotta la nascita di questo testo, nella sua nuova versione così profondamente rimaneggiata e integrata, che meglio dovremmo definirla stravolta.

vi è però un ulteriore ostacolo, a mio parere insuperabile, a questa identificazione: che, quando qui si parla espressamente di questo Giovanni, lo si chiama appunto in questo modo: figlio di Zebedeo; e siamo poche righe prima del riferimento al seguace che Jeshu amava:
21, 2 Si trovavano insieme Simone Macigno, il Gemello [Tommaso] detto Dìdimo – cioè gemello in greco – , Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due seguaci.

come è possibile che poche righe dopo si scriva 7 Allora quel seguace che Jeshu amava disse, riferendosi alla stessa persona appena indicata come uno dei figli di Zebedeo?

l’osservazione, peraltro, è già stata fatta da Raymond Edward Brown, Joseph A. Fitzmyer, Giuseppe Segalla, Flavio Dalla Vecchia, Roland Edmund Murphy e Marco Vironda (a cura di), Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002

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ma, se le cose stanno così, come avvenne questa sostituzione in capo al quarto vangelo della figura di Giovanni figlio di Zebedeo a quella di Eleazar, che, dopo la prima identificazione, qui rimane sempre sullo sfondo e non viene ulteriormente identificata?

la ricostruzione non è semplice.

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1. Papia di Ierapoli nella prima metà del II secolo dice, in uno dei rarissimi frammenti testuali della sua opera Cinque libri di spiegazione dei detti del Signore, citato da Eusebio di Cesare nella sua Storia della Chiesa, III, 39:
4. Che se in qualche luogo m’imbattevo in qualcuno che avesse convissuto con i più anziani [presbiteri], io cercavo di conoscere i discorsi dei più anziani [presbiteri]: che cosa disse Andrea o che cosa Macigno [Pietro] o che cosa Filippo o che cosa il Gemello [Tommaso] o Giacomo o che cosa Giovanni o Matteo o alcun altro dei seguaci del Signore; e ciò che dicono Aristione ed il presbitero Giovanni, seguaci del Signore.
Poiché io ero persuaso che ciò che potevo ricavare dai libri non mi avrebbe giovato tanto, quanto quello che udivo dalla viva voce ancora superstite.

qui questo Giovanni figlio di Zebedeo viene citato nel primo gruppo tra le voci più autorevoli dei seguaci di Jeshu, oramai scomparsi al tempo in cui era vissuto Papia, tanto che lui si preoccupa di raccogliere informazioni dirette di quello che dicevano, dai più anziani di lui che li avevano conosciuti personalmente.

tra le righe si lascia intendere che alcuni di loro potevano anche avere lasciato degli scritti (ciò che potevo ricavare dai libri non mi avrebbe giovato tanto), ma questo non ci autorizza affatto a pensare che a Giovanni potesse essere attribuito un vangelo, secondo Papia.

i vangeli che Papia mostra di conoscere riportando per i primi due il giudizio che ne dà il presbitero Giovanni, suo maestro, sono due, anzi forse tre:
1) “Marco, interprete di Macigno [Pietro], scrisse con esattezza, ma senza ordine, tutto ciò che egli – Pietro – ricordava delle parole e delle azioni di Cristo.
2) “Matteo scrisse i detti [del Signore] in lingua ebraica; e ciascuno poi li interpretava come poteva”.
3) il Vangelo degli Ebrei, forse; a proposito del quale Eusebio dice di Papia: Ed espone anche un altro racconto, di una donna accusata presso il Signore di molti peccati, racconto contenuto nel Vangelo degli Ebrei – ma qui non è del tutto chiaro se il riferimento a questo Vangelo degli Ebrei non sia soltanto di Eusebio.

quindi Papia non fa riferimento ad un Vangelo scritto da Giovanni figlio di Zebedeo o comunque riferibile a lui, e dove si può leggere tra le righe un riferimento a lui, in un altro passo di Eusebio, questo riguarda soltanto la Prima Lettera che gli viene attribuita:
Papia si serve di testimonianze ricavate dalla prima lettera di Giovanni e dalla prima di Pietro.

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ma, se torniamo alla citazione iniziale, ci rendiamo conto che Papia parla di coloro che hanno conosciuto direttamente Jeshu e dice che cerca di conoscere attraverso i più anziani che cosa ne avevano riferito i suoi seguaci, tra i quali nomina anche Giovanni (il figlio di Zebedeo), e poi aggiunge che riferisce anche che cosa ne dicono  (al presente) Giovanni il presbitero e Aristione, che sono pure seguaci del Signore: ma con questa parola a me pare che qui Papia intenda dire che sono autentici seguaci del suo vero messaggio e non li definisca affatto come testimoni diretti della sua azione, visto che dice chiaramente che sono contemporanei a lui.

come pure rileva anche Eusebio, che sta in parte citando, in parte riassumendo il testo, piegandolo ai suoi scopi, i Giovanni di cui Papia parlava sono due, differenti: il figlio di Zebedeo, di cui Papia conosceva la prima Lettera, e il Presbitero, di cui dice, assieme ad Aristione, di essere invece stato uditore diretto.

Eusebio attribuisce al primo Giovanni il titolo di apostolo, però è abbastanza chiaro che questa definizione non c’era ancora in Papia.

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2. è Ireneo, nella seconda metà del secondo secolo, che, nel suo Adversus haereses, Contro le eresie, V, 33,3-4, afferma che Papia, discepolo di Giovanni e compagno di Policarpo, uomo antico, fornisce testimonianza per scritto, nel quarto dei suoi libri, di alcuni insegnamenti del Signore, che “i più anziani [presbiteri], che videro Giovanni seguace del Signore, ricordano d’avere udito da lui“.

qui non è più chiaro, quando si dice che Papia era discepolo di Giovanni, che non si sta parlando del Giovanni figlio di Zebedeo, ma del presbitero Giovanni vissuto una generazione dopo, almeno.

in sostanza, dall’omonimia tra il Giovanni figlio di Zebedeo e il Giovanni “presbitero” conosciuto direttamente da Papia e suo maestro, comincia a svilupparsi una progressiva identificazione tra queste due figure.

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3. la troviamo oramai consolidata nel cosiddetto Canone Muratoriano, che definisce una prima lista dei testi canonici che devono entrare a far parte del Nuovo Testamento: siamo verso il 170, secondo la datazione data dagli studiosi all’originale, in base al fatto che vi si parla come recente del pontificato di Pio I (142-157):
[10] quarti euangeliorum Iohannis ex discipulis. [11] cohortantibus condiscipulis et episcopis suis dixit [12] Conieiunate mihi hodie triduum, [13] et quid cuique fuerit reuelatum alteratrum nobis enarremus. [14] eadem nocte reuelatum Andreae ex apostolis, ut recognoscentibus cunctis, Iohannes suo nomine cuncta describeret.
10. del quarto vangelo di Giovanni ricavato dai seguaci.
Per esortazione degli altri adepti e dei suoi vescovi, disse: Digiunate con me per tre giorni e raccontiamoci tra noi qualunque cosa sarà stata rivelata a ciascuno di noi.
E quella stessa notte fu rivelato ad Andrea, tra gli apostoli, che, sotto la supervisione di tutti, Giovanni doveva descrivere a suo nome ogni cosa.

– testimonianza che considero tuttora decisiva, indipendentemente dalla falsa attribuzione a Giovanni del testo originario, come spiegazione della forma composita di questo testo, fin dalla sua nascita; ma quanto a chi vada ricondotto il Vangelo secondo Giovanni, decisiva nel documentare la svolta.

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4. Eusebio di Cesarea – e siamo nel IV secolo, a cristianesimo già divenuto religione di stato dell’impero romano – cerca ancora di distinguere le due figure:
5. E qui conviene osservare che Papia pone due volte il nome di Giovanni: il primo lo annovera con Pietro, Giacomo e Matteo e gli altri Apostoli, ed è evidente che vuole indicare l’Evangelista. Egli poi distingue nella sua esposizione, e colloca il secondo Giovanni tra gli altri che sono fuori del numero degli Apostoli, anteponendo a lui Aristione; 6. e lo chiama espressamente presbitero. […] 7. Questo Papia, di cui parliamo, confessa di avere ricevuto i detti degli Apostoli da coloro che li avvicinarono e di essere invece stato uditore diretto di Aristione e del presbitero Giovanni. Egli ricorda sovente i loro nomi e nei suoi scritti riferisce ciò che essi hanno tramandato.

ma per lui, ormai, l’autore del Vangelo secondo Giovanni non è il Presbitero che – secondo me – potrebbe effettivamente avergli dato la rielaborazione finale (o quasi), ma l’“apostolo”, visto che oramai anche il concetto di apostolo si è formato; e attribuisce invece al presbitero l’Apocalisse, pure tramandata sotto il nome di Giovanni: ricostruzione inconsistente.

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5. con Filippo di Side siamo nella prima metà del V secolo; nella sua Storia della chiesa, riferisce questo:
1. Papia, vescovo di Gerapoli, che fu uditore di Giovanni il teologo e compagno di Policarpo, scrisse cinque libri di discorsi del Signore, nei quali, facendo l’enumerazione degli Apostoli, dopo Pietro e Giovanni, Filippo e Tommaso e Matteo, ricordò tra i discepoli del Signore Aristione e un altro Giovanni, che chiamò anche presbitero; cosicché alcuni credono che siano di questo Giovanni le due lettere brevi e cattoliche, che ci sono giunte sotto il nome di Giovanni, poiché gli antichi riconoscono solo la prima. Alcuni poi, errando, ritennero che fosse di costui anche l’Apocalisse. […] 2. Papia, nel secondo libro, dice che Giovanni il teologo e Giacomo, suo fratello, furono uccisi dai Giudei.

come si vede, è qui che la confusione diventa completa e che Giovanni il Teologo viene identificato non con il Presbitero che era stato maestro di Papia, ma direttamente con l’apostolo Giovanni, e nello stesso tempo l’autore confonde con gli apostoli anche i discepoli, credendo che Giovanni il presbitero e Aristione fossero comunque vissuti al tempo di Jeshu.

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6. ma, ecco Anastasio sinaita, Contemplatio anagogica in Hexameron:Papia, uomo illustre di Gerapoli, discepolo di colui che riposò sul petto [del Signore]; oppure: “il celeberrimo Papia, discepolo di Giovanni l’Evangelista, di Gerapoli”; e siamo già nel VII secolo.

a questo punto si registra una identificazione compiuta da tempo del primo Giovanni col secondo, che ha portato anche a costruire la biografia totalmente fantastica di un Giovanni evangelista ultracentenario, visto che doveva coprire col suo nome la vita di due personaggi diversi, che avevano lo stesso nome di battesimo, ma erano di due ben distinte generazioni.

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7. e oramai la notizia dilaga senza controllo: nel Codice Vaticano Alessandrino 14, del IX secolo, si afferma che “il Vangelo di Giovanni fu reso manifesto e dato alle Chiese da Giovanni mentre era ancora in vita, come riferisce Papia di Gerapoli, il discepolo caro a Giovanni, nei libri esoterici, cioè negli ultimi cinque.
2. Scrisse infatti senza errori il Vangelo dettatogli da Giovanni.
L’eretico Marcione, essendo stato biasimato da lui per i suoi contrari sentimenti (a riguardo della fede), fu scacciato da Giovanni.
Egli infatti aveva portato degli scritti o lettere da parte dei fratelli che erano nel Ponto”
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e qui oramai è ben difficile distinguere il leggendario da quel che potrebbe avere di fondamento storico, con un Papia che scrive il Vangelo secondo Giovanni, su dettatura del medesimo, che però non è il suo maestro Giovanni il Presbitero o il Teologo, ma sarebbe l’ultracentenario Giovanni figlio di Zebedeo.

certo, qui non mancano le notizie gustose e in qualche modo plausibili (chissà quali sono le fonti di questo testo così tardo): che l’autore della redazione finale del Vangelo secondo Giovanni fosse proprio Papia, che scriveva per conto di Giovanni, sotto sua dettatura; e che il testo finale fosse stato addirittura dettato a Papia (e quindi da lui fatto proprio come autentica versione della azione di Jeshu) spiegherebbe le sue critiche al Vangelo secondo Marco come incoerente cronologicamente; si aggiunge la chicca per me preziosa, che è la notizia che Marcione avrebbe portato dal Ponto, dove viveva, degli scritti o lettere, che chiaramente non possono essere altro che le pseudo-lettere di Paulus.

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ma torniamo ora al punto iniziale: se dunque si deve dare per scontato che il punto di riferimento di questo Annuncio del Nuovo Regno sia il seguace effettivamente amato da Jeshu, cioè Eleazar, o Lazzaro, due domande si propongono:
chi era questo Eleazar?
e come mai scompare completamente da tutta la letteratura cristiana delle origini? – sola discussa eccezione un riferimento in una versione più antica del Vangelo secondo Marco, che poi sarebbe stata censurata proprio di questa parte.

è veramente sconvolgente pensare che su questa figura chiave, che qui viene definita come il seguace prediletto e quasi l’erede spirituale di Jeshu, sia calata una damnatio memoriae addirittura più dura di quella che ha colpito la figura di Giuda il Sicario (Iscariota), il traditore per antonomasia.

anzi, se il nome sopravvive nei vangeli sinottici è solo nel Vangelo secondo Luca, per designare un mendicante che ha nell’oltretomba la soddisfazione di vedere punito tra le fiamme il ricco Epulone alla cui porta chiedeva l’elemosina, e alla richiesta di questo a Dio di mandare Lazzaro a casa sua, perché almeno i suoi fratelli non facciano la sua stessa fine, risponde Abramo dicendo: neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi.

stranissima fine nella tradizione cristiana per un personaggio che invece, in questa tradizione era assolutamente centrale e con ben altri significati.

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ma alle due domande di sopra e a quest’ultima osservazione sarà opportuno rispondere in un prossimo post.

ma in via eccezionale la foto finale lo anticipa: è quella di un frammento trovato nella fortezza di Masada dove nel 73 si concluse la guerra degli ebrei contro i romani: contiene il nome di uno sconosciuto, ben Jair, figlio di Jair, che guidò la resistenza all’assedio fino al suicidio di massa degli ultimi 900 resistenti, quando tutto fu perduto.

già, ma chi era il figlio di Jair?

Ben_Yair_Ostracon
445. MASADA – OSTRACON INSCRIBED: “BEN YAIR”, WHICH WAS THE NAME OF ONE OF THE LEADERS OF THE REVOLT AGAINST THE ROMANS

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