ad Atene – bortolindie…, 4 – 57

Non è servita a nulla la sveglia, le quattro e apro gli occhi da me.

Tutta l’ansia che pare non abbia trovato uno sfogo sul piano mentale, dato che sono tranquillissimo, si è riversata a grandi ondate sul piano psico-fisico: palpitazioni, debolezza, uno sciame di farfalline dentro il cuore; quando arrivo da mia figlia – la cena di famiglia di ieri sera è saltata, perché un nipotino, Martin, era malato – e lei mi prova per scherzo la temperatura, visto che si parla di epidemie, ho 35,3: praticamente morto, fa lei, ridendo.

Con questo ho saltato di dire che le due ore in più non sono andate sprecate: cento mille cosette ancora e ho perfino attaccato il tappo della fotocamera alla macchina, altrimenti destinato a perdersi; ho infatti deciso di portare l’ingombrante reflex con me: chissà che non arrivi a riconciliarmi con lei…

poi, allo scoccare delle sei, si esce, in un paesaggio ancora lunare: la valle che si apre di sotto, appena usciti dal piccolo borgo di case, occupata da larghe pennellate di nebbia, che brilla un poco sotto la luna.

ecco, qui avrei messo la foto, ma ci credete che il pc non riesce a leggerle? esiste un viaggio mio dove in qualche modo non si crei un problema con le foto?

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Sarà questa nebbia che rallenta un poco, faticosamente, la prima parte del percorso per Brescia, almeno fino a che non si risale alle Coste di sant’Eusebio, che fanno passare nella piccola Val Gobbia, una laterale della Val Trompia, dove la nebbia non c’è più; ma un po’ di nebbia ricomincia con la città.

A casa di Marta scarico la trentina di uova che quelle indemoniate delle mie galline hanno deposto questa settimana, e le nipotine mi accolgono con grandi feste; pare che il mio arrivo abbia sveltito di molto stamattina il rito della vestizione, di solito lento e contrastato come poteva essere l’abbigliare mattutino di qualche principessa ancien regime, e scherzosamente mi propongo a mia figlia di venire a trovarla più spesso all’alba, se questo può aiutarla.

Ma intanto faccio pesare il mio zaino, che mi sembra a rischio multe Ryanair per eccesso di stazza; e invece no, sono sei chili e quattro, perfetto! entro il limite dei sette…

“In India! Lo sapete che il nonno va in India, vero?”, e le bimbe corrono a prendere un libro illustrato di racconti indiani con la copertina panciuta e gonfia, quasi fosse la pancia di un piccolo elefante…; buona occasione per esibirmi in una tipica rievocazione senile: A me a sei anni regalarono un riassunto del Mahabaratha, che cosa volete farci? Lo leggevo e sognavo e a sette anni la foto in classe me la fecero davanti ad un grande pannello illustrato con un cammello e il deserto: era destino; perfino la tesi di laurea, su Alessandro Magno e l’India.

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Ma insomma, è già ora di andare alla stazione degli autobus per la navetta: sono prudente e voglio arrivare prima; propongo di andare a piedi in un quarto d’ora alla stazione del metrò, ma Marta insiste per accompagnarmi in macchina: effettivamente forse non ce l’avrei fatta, se non fosse che l’autista si ferma dieci minuti ad aspettare i ritardatari.

Segue protesta di un passeggero e dialogo spassoso con lui che si esibisce in uno spettacolino che probabilmente fa ogni volta, alzando la voce: Che orario c’è scritto? Le nove? Le garantisco che per le nove arriva… L’orario l’ho fatto io, non i miei capi, e se ho messo che ci vuole un’ora per arrivare all’aeroporto è perché so di poterlo rispettare. – Qualcuno ha già preso questa navetta?

Assieme a qualcun altro alzo la mano; “Qualcuno è mai arrivato in ritardo?”, scuotiamola testa o diciamo di no; “Visto?”.

Ma io mi addormento quasi subito, cullato dalle ruote, e mi sveglio che siamo già quasi in aeroporto; mentre scendiamo l’autista sta facendo il bis, con le stesse esattissime parole, anche se nessuno glielo ha chiesto…; forse si aspetta l’applauso, almeno dei quattro ritardatari che ha salvato; e invece niente, o ingratitudine umana!

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Eccomi all’aeroporto, lo zaino, sospettato a rischio di ferocissime multe, viene guardato soltanto un attimo e da lontano da due belle addette all’accoglienza Ryanair, e nemmeno pesato; via libera! Piuttosto, mi chiedono: e il check-in on line? Me lo sono stampato su carta, io l’arretrato tecnologico, ma al momento non lo trovo e un tentativo di recuperarlo dalla mail via internet va a vuoto perché non riesco a connettermi…; riprovo con la ricerca manuale e finalmente salta fuori: “l’ansia”, dico alle ragazze e loro confermano concilianti, come si fa appunto con i vecchietti un poco pasticcioni…

però avrò la mia rivincita morale fra un paio d’ore all’imbarco, dove una ragazza che ha affidato il suo ticket allo smartphone, digita invano disperata per recuperarlo da un aggeggio che si rifiuta di restituirglielo.

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Ho due ore, per via degli orari della navetta, prima dell’imbarco, e mi sono comperato Repubblica: giornale inutile, e politica italiana da dementi; lo abbandonerò sul sedile, come un ideale calcio nel sedere al sistema mediatico italiano, di cui spero nei prossimi giorni di fare del tutto a meno…

intanto mi guardo intorno con curiosità, per vedere gli effetti del coronavirus in aeroporto: chissà che cosa mi aspettavo io…, solo un paio di persone hanno messo la mascherina, uno è un ragazzo, mi pare romeno, salito pure a Brescia; non si vede nessuna particolare apprensione in giro, ci sono anche asiatici dall’occhio a mandorla, e alcuni direi del tipo cinese, ma nessuno cerca di evitarli (in questo momento ho una mamma e due bimbe nel sedile dell’aereo davanti al mio); tanto meno appaiono controlli di nessun tipo; e io che credevo che mi avrebbero misurato la temperatura, almeno!

c’è giusto il tempo per un altro mezzo pisolino, col che mi sono riportato in pari col sonno; ci si muove e io sono nella fila piuttosto esigua di coloro che non hanno pagato per la priorità all’imbarco; osservo il grottesco risultato della corsa a superare gli altri: i 4/5 dei passeggeri hanno pagato per farlo, e naturalmente fanno una coda lunghissima lo stesso; noi, proletari del volo, veniamo tenuti per ultimi, più che altro a scopo dimostrativo, suppongo, ma nel nostro gruppo ce la caviamo velocemente, anche perché i controllori sono già stufi e hanno voglia di fare in fretta: la ragazza sta annaspando ancora con lo smartphone, ma mi sono dimenticato di preoccuparmi che fine ha fatto…

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ma intanto arriva un messaggio sul cellulare da Salam Air (il nome avrebbe dovuto insospettirmi, anche se è la compagnia aerea low cost dell’Oman): il mio volo dei prossimi giorni è stato cancellato e sostituito da un altro, ma si guardano bene dal dirmi quale e quando…; io poi non ricordo neppure bene di che volo si trattasse in particolare: sarà quello che mi porta da mia figlia? e allora sarebbe un bel problema visto che abbiamo programmato il weekend assieme.

Mi danno soltanto un numero con prefisso internazionale, ma quando chiamo rispondono prima in arabo e poi in un inglese che definisco arabegggiante, per giustificare che non capisco una mazza, salvo che, se voglio prenotare un biglietto, devo cliccare il tasto 2.

mi agito un po’, ma poi sull’aereo vado a controllare le mie carte stampate e per fortuna è quello che parte da Abu Dhabi per lo Sri Lanka; quando arrivo lì all’aeroporto cercherò di informarmi meglio allo sportello, e magari mi aiuta anche mia figlia che parla l’inglese meglio di me; tutto ok, allora, spero: contrattempo, ma non letale; al massimo disdico le prenotazioni singalesi online e mi fermo da lei un po’ di più, ahaha.

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partiamo con un certo ritardo, l’aereo è al completo; rimane da scontare la solita penitenza degli annunci con l’altoparlante, che è regolarmente gracchiante; quanto agli speaker, vengono tutti da qualche corso di aggiornamento in scioglilingua o dalle Olimpiadi interne tra hostess su chi batte il record di velocità di pronuncia; diventano comprensibili soltanto quando annunciano offerte favolose e very very chip, come un panino a 10 euro o un profumo a 30.

per fortuna il cielo è limpido e la prima mezzora di volo è una bella veduta dall’alto: le nostre città da quassù sembrano così piccole…; riconosco Parma dalla sagoma del Palazzo Farnese, dal torrente che l’attraversa, dall’Oltreparma, ma faccio fatica a credere che sia così piccola, e anche così vicina al Po, che si allunga come un serpente tortuoso e verdastro, e anche lui sembra al di sotto della sua fama.

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c’è stato un intermezzo di nebbia, intanto, che io ho occupato scrivendo (non ho libri con me), ma ora stiamo sorvolando la costa adriatica e posso riprendere a osservare dall’alto…

ecco la Croazia, di là.

Ma no, che dico, deve essere già l’Albania.

Aspetta, manco è bastato il tempo di scriverlo, ma questa che scorre qui sotto, brulla e poco popolata, con la sua tipica forma allungata, è Corfù, Korkyra per gli antichi greci; tra poco dovremmo sorvolare o quasi anche la petrosa Itaca; peccato che le nubi si sono formate di nuovo ed ora le stiamo attraversando senza vedere niente più altro che loro.

E io non so neppure più di che cosa scrivere; chiudo le trasmissioni, se il cielo non si riapre…

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riaperto: siamo sulla Grecia continentale, adesso, e si vedono perfino delle cime nevose; chissà se quello laggiù non è addirittura l’Olimpo…

ma dai, siamo già su Atene e quello era l’istmo di Corinto!

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e capo Sunio!smart

c’è il metrò n. 3 dall’aeroporto all’ostello dove dormirò le prossime due notti.

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niente metrò, all’ultimo momento ho optato per l’autobus, attesa più lunga e anche il percorso; ma ha permesso di confermare che Atene è in gran parte una città molto brutta e ha così poco a che fare col suo passato glorioso quanto l’Egitto di oggi con quello dei Faraoni.

ma quando sbarco, intanto che cerco di orientarmi per l’ostello e mi mandano anche dalla parte opposta, non passo davanti al palazzo reale (ex-reale) proprio nel momento del cambio della guardia? ore 16 in punto.

tutto pieno di turisti che fotografano e riprendono…, ma non sono un turista anche io?

smart

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le foto prima o poi le metto, giuro; se non ci riesco stasera, almeno al ritorno; ma al ritorno, quando?

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ce l’ho fatta, ma ho dovuto cambiare le impostazioni; ma ora si esce: a domani.

 

 


12 risposte a "ad Atene – bortolindie…, 4 – 57"

    1. assolutamente no, ma hanno fatto anche di peggio: non mi hanno neppure controllato i documenti, è bastato infilarsi nell’uscita “area Schengen” e andarsene…
      neppure controlli doganali: così anche il formaggio grana per mia figlia per ora l’ha fatta franca… 🙂

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      1. Buon per te, però la cosa fa pensare che tutti questi controlli aeroportuali anti-virus tanto sbandierati sui giornali lasciano il tempo che trovano, solo propaganda. Anche il controllo della temperatura sarebbe una misura insufficiente, ma non farlo per niente è anche peggio!

        Leggo ora che la misurazione della temperatura pare sia riservata solo ai passeggeri dei voli internazionali, ma possono essere facilmente aggirati da chi fa scalo in un aeroporto UE per un’altra meta europea. Cioè ad esempio chi viene da Tokyo o Singapore a Milano, per poi imbarcarsi direttamente per Roma, o per Barcellona, o per Parigi ecc..non subisce alcun controllo della temperatura.

        Idem per il blocco dei voli diretti dalla Cina, che può essere facilmente aggirato facendo scalo a Dubai, o Mosca, o Varsavia, o Francoforte, per poi arrivare a Milano o Roma, forse senza neanche controllo della temperatura! (basta cercare sui motori di ricerca di biglietti aerei, tipo eDreams, e si trovano tuttora voli Pechino-Roma, o Pechino-MIlano con scali, sola andata entro Febbraio a partire da 350 euro)

        A che serve bloccare solo i voli diretti, senza fermare chi proviene da zone a rischio tramite gli scali? solo a complicare un po’ la vita ai viaggiatori, ma per il contenimento del virus è una barzelletta!

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        1. In realtà Italia Grecia sarebbe pur sempre un volo internazionale, ma forse la Grecia non fa controlli. O forse quelli nell’Unione Europea non sono più considerati internazionali? Ti saprò dire di più domani quando passo agli Emirati.
          Certo anche controlli rigorosi da noi, che dovrebbero essere anche in ingresso all’aeroporto, evidentemente, servirebbero a poco, se anche i paesi vicini non ne fanno di simili.
          Giusta considerazione la tua sugli scali intermedi, ma anche la misura che proponi sarebbe aggirabile con una semplice uscita dall’aeroporto con rientro.
          Credo che sia anche per questo che Cina ha definito antiscientifica la misura italiana…
          Ma in ogni caso penso sempre che sia meglio eccedere in prudenza, ma il vero problema è che nel mondo globalizzato non puoi veramente fermare il contagio per questa via, al massimo puoi ridurlo.
          Del resto le grandi pestilenze del passato si diffondevano ben di più anche senza aerei.

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          1. “In realtà Italia Grecia sarebbe pur sempre un volo internazionale, ma forse la Grecia non fa controlli.”

            Io mi riferivo ai controllo implementati in Italia, in Grecia non so.
            In Italia dovrebbero controllare la temperatura a tutti i passeggeri arrivati con voli dall’estero, ma a quanto scrivono alcuni giornali se un passeggero sbarcato da un volo internazionale non esce dal terminal, ma prende un altro volo interno, non viene mai controllato.
            Comunque poco male, credo che questi controlli della temperatura, anche se fossero eseguiti a tappeto, siano sostanzialmente inutili. Buoni giusto come rituale per tranquillizzare la gente!

            “Credo che sia anche per questo che Cina ha definito antiscientifica la misura italiana…”

            Hanno ragione, il blocco dei voli diretti rende soltanto piú scomoda la vita ai viaggiatori, ma non impedisce a una persona che sia stata di recente in Cina di mettere piede in Italia. Puó fungere da deterrente per viaggi rimandabili(ma comunque chi puó posticipare un viaggio turistico in zone a rischio lo farebbe lo stesso), ma non blocca le persone altamente motivate(chi viaggia per lavoro, chi vuole andare a trovare la famiglia o una persona cara e puó farlo solo ora, ecc…)

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            1. be’, sui controlli in Italia non posso risponderti ancora, fino a che non rientro ( e se…).

              la logica di non controllare chi esce è implicitamente sovranista e soffre della stessa idiozia: come se il diffondersi dell’epidemia non fosse un problema globale e non fosse interesse anche nostro che fuori se la prendano il meno possibile; ma l’elementare buon senso sta sparendo dal mondo, come è ovvio per una razza, quella umana, che si sta distruggendo con le sue mani non capendo di essere tutt’uno con la natura…

              TUTTO quello che facciamo è LEGGERMENTE inutile? bisognerebbe rendersi conto che, nei grandi fatti sociali o altro, questo LEGGERMENTE è il massimo che si è dato, e che l’alternativa è che le nostre azioni siano TOTALMENTE inutili.; quindi è dalla somma di tante azioni QUASI inutili che può nascere qualcosa di efficace, sempre relativamente parlando; ma è il senso del limite che ci manca e il delirio di onnipotenza ci ha travolto da un pezzo.

              diciamo che questa considerazione vagamente filosofica vorrebbe essere la risposta globale a tutte le tue altre obiezioni, in fondo giuste, ma da leggere, secondo me, in quest’ottica.

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