Dubai turistica a caso – bortolindie 10 – 65

ho già accennato che il risveglio di lunedì avviene con un nuovo sgradito compagno di viaggio – che però poi si stancherà della lunga camminata del pomeriggio, abbandonandomi per il momento – ed è il caldo; me ne accorgo andando al supermercato sotto casa, pardon sotto ostello, a comperarmi una solida colazione, sempre aggirandomi, come tutti, tra percorsi inverosimili nei cortili, per sfuggire al sadismo dell’urbanista che ha progettato il quartiere: pensate, ad esempio ulteriore, che l’enorme piazzale davanti alla moschea è ricoperto di una ghiaia quasi impercorribile, ma c’è una grossa griglia di camminamenti di pietra che sarebbero comodissimi e sembrerebbero fatti apposta per traversare il piazzale senza scivolare sui sassetti, se, ad ogni intersezione, il progettista folle non avesse piantato un alberello che impedisce di passare.

ma il tema del momento è naturalmente dove dormirò la notte, visto che non ho nessuna prenotazione; io fiducioso attendo che ci sia ancora un letto libero nell’ostello dove sto: ieri non hanno saputo dirmelo, stamattina invece sì: il gestore principale, che sembra arabo, sta dormendo sul divano del soggiorno e io mi guarderei bene dallo svegliarlo, ma arriva uno che deve fare il check-out e allora tocca anche a me; scartabella anche lui sul registro virtuale delle entrate e delle uscite, poi scuote la testa: niente!

in effetti l’ostello è richiesto: moderno e carino (un appartamento riadattato, non troppo lontano dal metrò, anche se quasi in fondo a Dubai, rispetto al luogo in cui era la cittadina fino a settant’anni fa); be’, mi dico, la sai la scocciatura adesso di mettersi alla ricerca online di un altro pernottamento simile e altrettanto quasi chip; ma non dubito per un momento solo che lo troverò.

ma la sequenza delle disavventure fortunate che sembra avermi preso in tutela interviene anche stavolta: non ho ancora finito di pensare quanto sopra, che il tipo continua dicendo che c’è un altro ostello al sedicesimo piano, perché non prova da loro?

detto fatto: ecco una cinesina con quello che sembra il suo boy nero e gigantesco; ma li fanno con lo stampino qui? il nuovo ostello a me pare una replica del precedente e forse è anche gestito dallo stesso gruppo; sta di fatto che il letto c’è e quindi basta che paghi, il check-in lo faremo stasera, perché adesso siamo fuori orario, si dovrebbero aspettare le due: per due notti? – chi me lo fare a mettermi in testa un trasloco in qualche altro luogo da vedere? sarà effetto dell’età, ma sono già nella condizione in cui ero sei anni fa a metà del giro del mondo: sto bene stanziato in un posto, e ci costruisco su anche una specie di legge morale del viaggio: che il vero viaggiatore non è un consumatore bulimico di attrazione, ma un aspirante conoscitore sistematico di una realtà, e preferisce cercare di comprenderne una in tutti i suoi aspetti che assaggiare velocemente in cerca di sguardi effimeri e superficiali.

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lascio un acconto di 100 dirham (un po’ di più di 25 euro, circa), perché il primo prelievo al bancomat è giunto quasi alla fine, pagherò il resto stasera – col che capisco anche di avere risparmiato qualche euro; ma la ricerca del bancomat secondo le indicazioni ricevute dall’africano e poi lungo la strada non danno frutti: pare che ce ne siano due dentro due supermercati, ma i due dove chiedo non ne hanno; sarà perché mi ostino a dire bancomat e non ATM? poco male, alla stazione del metrò c’è uno sportello per il cambio: sbaglio o l’euro si sta svalutando?

sarà l’effetto di questo virus che ci ammazzerà per interposta economia, temo: trovo terribile, ma ancor peggio che terribile, la notizia che la Cina distruggerà le banconote della zona infetta e metterà in quarantena le altre: significa che hanno accertato – o quanto meno sospettano – che il virus non si trasmetta soltanto direttamente tra persona e persona, ma che possa sopravvivere nell’ambiente, come si temeva da qualche giorno.

distruggere le banconote di Wuhan e mettere in quarantena le altre, per fermare il contagio? chissà che a qualcuno non venga in mente di fare altrettanto con gli esseri umani: ammazzare subito gli infetti e rinchiudere i sospetti; ma non prendetemi sul serio, è soltanto l’abbozzo per la sceneggiatura di un film horror.

come quest’altra idea, che però mi hanno già rubato: di chiudere in quarantena quasi tremila persone su una nave da crociera perché ne hanno trovato alcune poche infette, e tenercele lì mentre via via si infettano tutte via via; neanche Edgar Allan Poe avrebbe saputo pensare di meglio; e chi si ricorda di Gordon Pym, dell’apparizione della nave fantasma, dove, a bordo, sono morti tutti per la peste?

in compenso, in Cambogia, dove domina lo spirito umanitario, da un’altra nave di croceristi fanno scendere tutti, che siano infetti oppure no…; e in attesa che il contagio dilaghi in Africa, dove al momento non lascia tracce, ma probabilmente soltanto perché neppure lo riconoscono.

e nessuno pensi che la nostra nave è il pianeta…

a proposito, ecco il cartello con le istruzioni sulla gestione del coronavirus che trovo davanti all’ascensore dell’ostello…; ed è lui che ha suscitato queste lugubri profezie.

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del resto, i cinesi e soprattutto le cinesi con le mascherine si sprecano a Dubai, e ne trovi dappertutto, con la mascherina e senza.

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sì, sono proprio fortunato a farmi questo viaggio, sarà uno degli ultimi possibili, temo.

e intanto, per non farmi mancare niente decido che la mia giornata di oggi inizia con una meta che più turistica non si può: il Mall of Emirates, il centro commerciale più grande dello stato e forse del pianeta, che ha addirittura dato il nome a una fermata del metrò, la seconda dalla mia verso il centro.

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è una struttura davvero imponente, una gigantografia vivente, stracolma di locali benestanti e di turisti che fanno l’unica cosa che sanno fare, cioè comperare o almeno sognare di farlo.

che lo spettacolo sarebbe stato deprimente lo sapevo già, ma la visita faceva parte dei miei doveri di esploratore del posto anche nei suoi aspetti per me sgradevoli e poi comunque so dalle brevi note su una possibile escursione di un giorno a Dubai nella guida di Abu Dhabi che mi ha prestato Sara, che qui dentro c’è una cosa particolare che merita forse di essere vista per la sua stranezza.

la guida devo lasciarla a casa e mi muovo ad intuito: da una finestra vedo una strana struttura, alta diversi piani, che sembra ricoperta da un enorme telone di gomma, ma è chiaramente un isolante termico: vado in quella direzione e arrivo all’ingresso dove vendono i ticket: per un’ora di attività sono circa 50 euro, ma posso andare gratis al piano di sopra a guardare, assieme a qualche decina di curiosi come me, dalle vetrate i bambini e gli adulti con le slitte che scendono da montagne finte in mezzo agli abeti di Pasqua su una neve comunque vera, anche se artificiale, e risalgono con autentici impianti di risalita.

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ma dev’essere per una suggestione comunque maligna che passando davanti a un elegante finto carrello da gelataio, cinese, mi viene la voglia di assaggiarne uno: anzi, facciamo tre gusti; quali? chiede la cinesina – faccia Lei; ma lei sorride, la frase suona un poco ambigua; a Sua scelta, provo a correggere, ma la frase resta ambigua lo stesso e lei sorride: allora pistacchio, cioccolato e limone.

gusto strano, effettivamente; gelato pastoso e denso; anche caro, realizzo al momento di pagarlo: perché la mia mente continua a dividere i dirham per dieci anziché per due virgola cinque? dev’essere il ricordo di qualche viaggio precedente in qualche  altro paese arabo…. – ok, fanno 12 euro, e quindi il mio pranzo è alle spalle.

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sarebbe il caso di andarsene, per raggiungere il Greek, il fiordo di Dubai, e farmi un giretto nei battelli che lo attraversano, come programmato, no?

ma un diavoletto mi insinua la curiosità di andarmi a vedere quella famosa isola artificiale a forma di albero di palma, vista dall’alto: non sembra così lontana, nella mappa sommaria di Dubai che ho preso ieri dal bancone dell’ostello, ed era l’ultima: un paio di chilometri, forse, che sarà mai?

eccomi a scarpinare sotto il sole in un paesaggio vuoto, o meglio di cantieri sparsi: sto andando verso il mare, che non raggiungerò mai, e la mia scala mentale dev’essere sbagliata esattamente come il mio tasso di scambio mentale con la moneta locale, i chilometri sono di più e io mi aspetto di vedere il mare, dietro qualche recinzione, ma non si vede mai.

in compenso compare in fondo un aggregato di case color sabbia e quando sono più vicino, ecco una selva di torri del vento, un grande arco arabo; procedo, ed ecco un bellissimo pezzo di città araba finto-antica (evidentemente rifatta), che però ha anche qualcosa di cinese – mi ricorda irresistibilmente il Palazzo d’Estate di Pechino voluto dall’imperatrice folle: è un altro esempio di kitsch, altrettanto sublime, anche se ancora meno storico, per il momento: ci sono laghetti, ponti, palme in un delirio di accostamenti emozionante, che mi riempie di sorpresa e di entusiasmo, proprio perché non me lo aspettavo e perché il luogo è deserto.

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ma soltanto perché siamo nel primissimo pomeriggio; in realtà, più tardi, attorno si riempie di pullman, arrivano le guide con le bandierine, i masticatori di viaggi confezionati si riversano dentro il finto, ma spettacolare bazar – perché nulla ci  risparmiato.

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e bisogna compatirli: sono quelli che non si fidano ad andare nei bazar veri senza essere intruppati, e dunque vengono qui in gruppo, come bambini che si tengono per mano; lo spettacolo  lo stesso, ma loro sono come quelli che vanno al ristorante indiano e poi chiedono di mangiare not spicy, senza spezie: non conoscono i sapori della vita, che sono forti e possono anche bruciare; ma l’alternativa sono le vivande fatte di plastica di questa civiltà.

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insomma, ho parecchio tempo prima che arrivino questi barbari innocenti e annoiati e ripartano in fretta sui loro pullman con l’aria condizionata di farmi delle foto spettacolari; il complesso, poi, Umm Suqeim, a quanto capisco, si sviluppa attorno ad un paio di hotel da Mille e una Notte: può darsi che siano clienti i pochi visitatori che si aggirano al momento con me tra questi canali e questi scorsi artificiali, ma pur sempre belli: saranno qui dentro le suites per sceicchi che possono arrivare anche a 6mila euro a notte?

comunque, vedete il vantaggio di esplorare senza guida e senza mappe? a mente sveglia e ben informato, in questo luogo non sarei venuto, per uno snobistico disprezzo del kitsch e dei luoghi turistici di massa (come se Umm Suqeim fosse poi molto diverso dal castello di Ludwig o da altri luoghi simili); e invece così mi ha sorpreso e all’inizio illuso e ingannato, come in qualunque innamoramento anche di diverso genere; e mi ero anche convinto di avere fatto una scoperta straordinaria!

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lì vicino, stavolta davvero, c’è anche uno degli altri simboli di Dubai, la famosa torre a forma di vela.

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ma è inserita in un aquapark, con tariffe d’ingresso mostruose, e mi accontento di guardarla da lontano; per fortuna respingo la tentazione di andare alla spiaggia pubblica a farmi un riposino (sarebbero stati un altro paio di km) e invece mantengo il piano originale: la camminata prosegue ostinata costeggiando recinti di parchi favolosi nel loro verde: sullo sfondo le sagome controluce dei grattacieli di Dubai, che spuntano qua e là; compaiono perfino le rotaie dell’unico tram che esiste in questa città, e alla fine decido che questa è la mia salvezza; il biglietto è già compreso nel giornaliero che ho pagato all’inizio e devo soltanto farmi trasportare all’intersezione del metrò.

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d’accordo, all’inizio sbaglio a scendere: Marina Towers, anziché Marina Station, ma non sono stato il solo e alla fine capisco l’errore e risalgo, aiutato da alcune indicazioni, mentre il ragazzo pakistano che ha sbagliato come me e alla fine ha voluto fare di testa sua si disperde.

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eccomi sotto queste torri immense – che sono a Marina Station, non a Marina Towers, ma fa lo stesso, tanto oramai al metrò arrivo; ed eccomi quindi di nuovo sulla strada per il Greek, solo che oggi voglio scendere alla fermata prima e farmi un altro percorso.

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non è semplice orientarsi sulla base di una mappa senza dettagli della zona e soltanto avendo come punto di riferimento la luce del sole che tramonta; mi aggiro senza riuscire a capire bene la direzione: avessi avuto la mappa, che adesso ho consultato, sarebbe bastato andare diritti per il vialone per un chilometro, bastava indovinare quale, ma era così pieno di traffico che sono andato per vie traverse e, proprio quando stavo per buttare la spugna, ecco una torre del vento; non è proprio quella che pensavo, ma questa appare poco dopo: e sono arrivato, vedi serendipity, proprio al punto più avanzato della mia esplorazione di ieri sera, non rimane che andare avanti, per un paio di km ancora, tra le stesse meravigliose case antiche oggi trasformate in un diverso parco turistico, solo stavolta autentico, come autentica è perfino la spaesata cammella col suo cucciolo parcheggiata in una piazza.

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e poi fermarmi per una cena di pesce, sulla riva del fiordo.

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navigazione ancora nessuna, si è fatto tardi anche stasera, il metrò lo prendo ad una stazione diversa, piuttosto che tornare indietro: 500 metri lì in fondo, mi dice il ragazzo del baracchino che vende dolci (per me proibiti, trasgressioni a parte), e c’è perfino un cartello stradale (per le auto!, perché alle indicazioni per i pedoni non ha ancora pensato nessuno qui): come sempre ci sarà oramai qualcuno che cede premuroso il posto al vecchietto – ok, ho capito che la mia nuova parte nella vita è questa.

ma che ne dite se il vecchietto salta di slancio sul vagone che parte, tra le porte che si chiudono e col rischio che la sua Canon resti fuori a sfracellarsi? c’è un bel po’ di donne che guardano ammirate la mia prodezza qui dentro, sorrido soddisfatto, tanto più che l’ammirazione continua e mi fissano a lungo; vorrei quasi quasi ravvivarmi i capelli, sicuramente sconvolti dal salto; che mi guardino per questo?

finalmente una trova il coraggio e mi dice che sono sul vagone riservato alle donne; oh mio orgoglio infranto: mi sposto subito in quello misto che segue, ben aperto, ma stavolta il posto non me lo cede nessuno.

non è obbligatorio per le donne stare nel vagone riservato a loro, ma è obbligatorio per gli uomini non starci: tra me sogghigno che presto l’islam vincerà anche da noi: non sarebbe male un vagone per le femministe sui nostri metrò.

. . .

arrivato, finisco il check-in all’ostello; prima di me una ragazza che non parla assolutamente l’inglese e CREDEVA di avere la prenotazione (sono quasi le dieci di sera…): sorpresa! non sono neppure in una camerata con i letti a castello, ma in una normale camera a quattro letti, e anche piuttosto spaziosa, ma al piano di sotto: qui l’ostello si sta conquistando il palazzo, sogghigno.

in camera, per ora, solo un ragazzo giordano, elegantissimo, perché, spiega, viene da un colloquio di lavoro, che spera sia andato bene; faceva anche parte di una squadra di quatsch, nel suo paese, ma non ho capito se questo ha qualche relazione col nuovo lavoro in cui spera, oppure no; ovvio che gli racconto di essere stato in Giordania, acquistando subito punti…

poi arrivano due ragazzi indiani, uno panciuto e simpatico, che parla volentieri, l’altro più bello, che forse proprio per questo è più scontroso, e io qui dormo come Cristo fra i due ladroni…; naturalmente racconto di essere stato nel Kerala tre volte, ma ho già inserito nel numero il viaggio che farò il mese prossimo e che non è affatto sicuro: l’amico che volevo andare a trovare ha lasciato cadere il discorso via whatsapp e allora preferisco Goa e poi il nord-ovest dell’India e lo strepitoso Rajasthan, che non conosco ancora.

Sara mi ha stampato il biglietto aereo e non ci sono altre disdette al momento: forse dopodomani si parte per lo Sri Lanka davvero; e mi do la buonanotte: il caldo è tornato e gli indiani accendono addirittura l’aria condizionata: mi beccherò un accidente, altro che coronavirus…


18 risposte a "Dubai turistica a caso – bortolindie 10 – 65"

  1. @ fla 22 febbraio 2020 alle 20:24
    ti dico solo che al lavoro ho uno che inneggia allo sterminio dei cinesi e persino il mio parrucchiere di fiducia diceva di aver sempre odiato i cinesi popolo di m****. E io che lo credevo pacato.
    Germania è un sogno durato 5 anni che ho paura resterà un sogno a meno di un miracolo.

    io cambierei barbiere subito; personalmente vado da un pakistano molto pio che mi fa ascoltare vibranti discorsi e musica sacra mentre mi taglia i capelli, ma costa la metà 🙂

    sul sogno Germania non dico nulla, magari si avvera, ma nel momento sbagliato, visto che sta entrando in recessione, e non vorrei fare l’uccello del malaugurio.

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  2. Desperate times call for desperate measures. Non lo dire due volte che se questo virus fa un salto aumentando di pericolosità immagino che faranno fuori direttamente i malati. Per ora pare che in Cina si limitino a cancellare le loro grida da social e internet. Insomma li silenziano soltanto.

    Ma al di là di questo, questo viaggio tuo mi pare confermi la mia impressione di questi posti come artificiali. Però ultimamente vedo una brutta tendenza anche in Europa. Per chiedere chiarimenti sulla rete internet che non funziona se n’è occupato un bot, per chiedere info all’assicurazione devo chattare con un bot e ora pure la tanto desiderata intervista la devo fare con un AI parlando allo schermo del PC cercando di convincere un chip. Ma il test di Turing non era per le macchine?

    Ormai il mondo intero è come quella tua pista di sci a Dubai.

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    1. vedo che abbiamo una propensione simile alle profezie lugubri, ma un po’ lo sapevamo già; la belva umana è in agguato e se, durante le epidemie,una volta si linciavano gli autori, ora che si sa un po’ meglio come avviene il contagio, non sarebbe strano l’impulso a linciare i malati…

      che cos’è un bot? – scusa l’ignoranza…, e non chiedo dei Buoni Ordinari del Tesoro,evidentemente.

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      1. i bot sono dei programmi in grado di chattare con te e capire le tue richieste. Un po’ come l’assistente Google o Siri di Apple. Quando tornerai trovarai automi simili dappertutto.

        Penso che lo farò domani il colloquio, infatti puoi scegliere quando farlo. Lo svantaggio è che ti legge benissimo il linguaggio del corpo. Il mio inglese sarà degno del miglior Rowan Atkinson oppure Mr. Bean. Io non ho vie di mezzo… o perfetto o una schiappa.

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        1. ah, adesso capisco meglio e soprattutto colgo lo sfondo autobiografico: grazie per i chiarimenti e in bocca al lupo!

          arriva rilassato: un bot avrà sempre più problemi di quanti possa averne tu, e soprattutto non sa neppure di averli. 🙂

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          1. è una macchina… non prova sentimenti. Con la solita tipa HR basta un occhiolino ed è fatta, la conquisto subito. Questa roba ti misura la faccia e cerca tra le parole che usi. Che selezione di tipo industriale è mai questa?

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              1. detto così se poi mi dessero mai il posto sarebbe un insulto ahah. Fatto, ora aspetto il solito Reject. Hanno promesso di non usare AI all’inizio dell’interview. Mi fido dai!

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                1. be’, mica è detto che poi uno non riesca a passare tra le maglie lo stesso; anche io divenni preside non un regolare concorso…

                  fa’ sapere come va a finire: comunque vada, ti ho fornito in anticipo la giustificazione… 🙂

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                  1. beh… riuscirei a sfugire al virus per il rotto della cuffia. È vero che sono un esperto di fuga al limite ma in questo caso il destino mi darebbe una mano incredibile, al punto che non ci credo neppure. In ogni caso è per roba civile non più militare che penso sia anche meglio.

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                    1. ho aena letto del rimo caso a Torino.., e anche degli episodi di violenza contro i cinesi nella città.
                      meno male che una volta si diceva dei torinesi: falsi e cortesi.
                      Germania, allora?

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                    2. ti dico solo che al lavoro ho uno che inneggia allo sterminio dei cinesi e persino il mio parrucchiere di fiducia diceva di aver sempre odiato i cinesi popolo di m****. E io che lo credevo pacato.
                      Germania è un sogno durato 5 anni che ho paura resterà un sogno a meno di un miracolo.

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  3. Interessante seguirti in questa avventura non foss’altro per il tuo raccontare, riflettere etc..che fai a volce alta e riporti qui…
    Luoghi pieni di contrasti incredibili; quel parco giochi con la neve…boh, non ci avrei mai pensato. Non sembra così frequentato
    Tu puoi viaggiare da solo: cosa che per me sarebbe impensabile…

    alla prossima!

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    1. certo che non è molto frequentato: hai dei biglietti di ingresso sopra i 50 euro l’ora…

      forse neppure io posso in realtà viaggiare da solo, considerando tutto quello che combino – e che si saprà nelle prossime puntate… 😦

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  4. Un bel gelato a Dubai è un’esperienza da fare, hai fatto bene! E grazie per le foto della pista da sci artificiale, mi sforzavo di immaginarla, sembra la Svizzera in miniatura. Sto pensando che forse se avessi indossato ancora i pantaloni di tua figlia sul metro non ti avrebbero fatto storie… non male l’idea di vagoni solo per donne, da pendolare apprezzerei molto perché di sentire tutti i santi giorni storie dei figli piccoli, e poi adolescenti, e poi che cercano lavoro… hai idea di quanto tempo passano le donne a parlare dei loro figli? E si che ne fanno così pochi… se ne parlassero un po’ meno e ne facessero un po’ di più, si viaggerebbe meglio…

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