Dubai l’effimera? (e una telefonata che non arriva) – bortolindie 12 – 68

intanto che col metrò torno a casa, cioè al mio ostello di Dubai, piuttosto stanco dalle camminate, cerco di mettere a fuoco anche i limiti di questa città che sinora mi ha solamente attratto con le sue meraviglie così differenti, e non ripeto quelli che ho già citato via via, e neppure voglio parlare del clima che diventa infernale per nove mesi all’anno; e infatti anche oggi il caldo era notevole.

alla fine la sintesi perfetta su questa realtà l’ha fatta Fabio e me l’ha mandata via whatsapp:
Leggendo le tue parole rivivo la sensazione di straniamento che mi causò Dubai; aggiungi che a luglio c’erano 51 gradi. Vagando per quella città-non città, che in quei giorni era avvolta da un fitto pulviscolo atmosferico e da una pungente umidità, avvertivo di non poter dare una spiegazione razionale a quella cattedrale nel deserto, priva di materie prime ad eccezione dei datteri, tranne il petrolio, ovviamente, priva di un ordinamento democratico, multiculturale ma senza integrazione, una selva di grattacieli di dubbio valore estetico e con buchi enormi, una città che fa a gara con se stessa a chi “ce l’ha più alto”…
E se gli Emirati fossero soltanto una grossa bolla speculativa destinata a scoppiare?

inevitabilmente, dico io, se non si trasformano: quando il petrolio finirà.

. . .

Fabio coglie punti essenziali: la multiculuralità come puro accostamento di popoli diversi e senza integrazione, dove comunque gli arabi sono un gruppo come gli altri, il 15%, e non potranno mai passare alla democrazia, oltre che perché non prevista dal Corano, anche perché perderebbero il potere; una integrazione che pare una scommessa impossibile: che cosa potrebbe uscire da un melting pot simile?

il carattere perennemente non finito di questa metropoli, e questo sembra indicare, più che una difficoltà pratica, l’assenza di un vero progetto, e la prosecuzione giorno per giorno sull’onda dei perenni profitti petroliferi.

ma se questi finissero di colpo e con loro la possibilità stessa dell’immane manutenzione necessaria a questo non finito immenso, la città apparirebbe da subito una enorme raccolta di rovine.

mi viene in mente Meknès, una delle antiche capitali del Marocco, che ha 19 km di mura, come Roma, ma mai finite e non chiuse, perché mancava un progetto globale e se ne facevano poche per volta, a caso, fino a che l’impero crollò e le mura servirono ai nidi delle cicogne.

e infine la terribile incognita del riscaldamento globale, che pesa su un paese che è già al limite della invivibilità climatica alcuni mesi dell’anno: qui una vita civile dipende totalmente dagli impianti di condizionamento, come l’acqua da quelli di desalinizzazione: una crisi energetica globale distruggerebbe tutte le meraviglie di Dubai in un solo momento.

. . .

ma Fabio ha una giusta precisazione da fare: 
Prof, grazie per la citazione nel tuo post. Ti devo solo rimproverare l’aggiunta del riferimento al petrolio. 🙂
Dubai non ha petrolio, è un emirato che ha esaurito da anni il già poco petrolio, è una città che campa di turismo e di “immobiliarismo”, e proprio per questo ancora più straniante e sfuggente.

grazie per la precisazione, Fabio: ho toppato di brutto nella mia analisi, allora.
per fortuna l’integrazione è in neretto, il che dice che è mia.
naturalmente aggiungo anche questa tua integrazione, e alla fine mi pare che il mio errore sia in qualche modo utile a dare più rilievo alla cosa.
grazie ancora.

tuttavia, lo sai che controllando qua e là si trovano notizie molto contraddittorie?

A me era stato detto da un “local”.
E informandomi mi era parso di leggere che Dubai potesse vantare risorse petrolifere in quantità risibili rispetto, ad esempio, ad Abu Dhabi.

i fatti certi sono due, mi pare: che Dubai ha sempre avuto meno petrolio di Abu Dhabi e che gli Emirati restano tra i principali produttori mondiali con tre milioni di barili al giorno.
resta vero, comunque, che da tempo Dubai non punta più sul petrolio.

Questo è certo!
Ogni emirato gode comunque di ampia autonomia anche in materia economica.
Dubai tenta di sopperire alla mancanza o scarsità di petrolio puntando sul brand, che si tratti di piste da sci coperte, palazzi vertiginosi, trasporti (terzo aeroporto al mondo), lusso.

quindi, esaurimento completo o no, la mia analisi resta sbagliata.
era solo per fare meglio il punto.

Non credo sia sbagliata, sono convinto che l’innesco dello sviluppo di Dubai sia da ricondursi all’attività di estrazione del petrolio, ma questo fatto aggiunge senz’altro un elemento interessante.

in sostanza, per Dubai il picco della produzione petrolifera è indubbiamente alle spalle e la città già giusto vivendo il suo tentativo di riconversione nel modo che abbiamo visto; può sembrare incredibile che abbia puntato sul turismo di lusso in un ambiente dove d’estate si possono superare i 50 gradi, eppure è così: la domanda ha seguito l’offerta.

almeno sinora: l’ultimo anno i prezzi degli immobili sono calati del 25%, e forse l’avventura di Dubai potrebbe avvicinarsi alla sua fine.

. . .

Un’altra mancanza è che non ho visto in tre giorni una libreria a pagarla a peso d’oro; e anche il teatro, che pure ho appena scoperto (c’era in cartellone La Traviata!) è palesemente riservato ad una élite occidentalizzante, che certamente usa queste istituzioni principalmente come segno di distinzione sociale (penso anche a mia cugina, la sdegnosa).

A me pare che tutta la popolazione qui sia appiattita nella dimensione del mercato: guadagnare e spendere, che sono lo stesso mondo mentale sia se usi milioni, sia se spendi e guadagni l’essenziale per vivere.

Alla fine a me pare che il moderno islam, cioè l’islam come è concepito oggi, sia la religione perfetta per questa realtà esistenziale: taglia le ali ad ogni volo della mente, incasella dentro una moralità del dovere formalmente adempiuto.

Non troppo diverso dal farisaismo del tempo di Jeshu, riduce il bisogno religioso ad una grammatica dei gesti, molto vincolante perché tanto più vuota di slancio ideale: è l’islam dei mercanti di Dubai, quelli di una volta e quelli di oggi, che alla fine sono fratelli.

. . .

Io intanto devo tornare alla stazione del metrò all’ufficio cambi, perché mi rendo conto che la quantità di moneta locale che ho in tasca non sarà sufficiente a farmi arrivare da mia figlia domani.

e quando rientro, l’ostello mi pare stia dilagando ulteriormente occupando via via il palazzo che lo ospita (ma è solo un’impressione ottica, naturalmente): tornando a casa, mi sono sbagliato a ricordare il numero dell’appartamento dove sta la mia camera; mi pareva fosse la 01, e invece questo era il numero di quella al secondo piano del giorno prima; così sono entrato in questo appartamento al quindicesimo piano, e ho trovato che c‘erano delle camere con ospiti anche lì, solo che non erano la mia.

Disorientato sono dovuto risalire a farmi ridefinire le coordinate spaziali, ed eccomi in camera.

. . .

I miei tre compagni sembrano quasi aspettarmi e sono tutti cordiali oggi, ma ho poco tempo per loro: sto provando a telefonare a mia figlia, come le avevo promesso, ma non riesco a prendere la linea; agitato le mando dei whatsapp perché provi a chiamarmi almeno lei o mi risponda lì, ma non ricevo risposta.

A questo punto scopro anche un bella fregatura, andato sul mio sito TIM: il mio telefono è bloccato perché, SECONDO LORO, ho accumulato 140 euro di debito in questi giorni all’estero: maledetti, come è possibile?

Sono furioso, ma impossibilitato a reagire e, pur di raggiungere mia figlia, mi metto compulsivamente a fare ricariche con le due carte di credito, ma quando arrivo a 125 euro, loro smettono di accettare le ricariche – per la cronaca finirà la ricarica mia figlia domani, ma il telefono non funzionerà egualmente.

La mia agitazione cresce, del tutto sproporzionata, e diventa panico: non riesco a sopportare questa condizione di volere comunicare con lei senza riuscirsi, e non riesco a capire come lei non si ponga il problema di come comunicare con me; certo, riuscirò a partire egualmente, se riesco a capire come si fa ad andare dalla stazione dei bus di Abu Dhabi all’aeroporto; poi devo anche prenotare un ostello a Negombo, vicino all’aeroporto per domani, anzi estendo a due giorni, perché penso che arriverò molto stanco e sarà meglio riposarsi camminando sulla spiaggia.

Le diverse cose da fare si mescolano nella mia mente, dove cresce una confusione incredibile, accompagnata da uno stato di angoscia decisamente sproporzionata; aggiungete che oramai Google è un delirio di indicazioni contrastanti, di informazioni farlocche o devianti, che cercano sempre di indirizzarti verso forme di consumo.

Ci credete che non riesco a capire neppure bene da dove parte l’autobus da Dubai per Abu Dhabi? Insistono a darmi il nome di una stazione del metrò che non esiste, o probabilmente ha cambiato nome; in compenso non mancano le vagonate di chat sui forum, che mi pare siano diventati l’equivalente dei selfie o dei messaggi sulle chat di gruppo di whatsapp: moriremo soffocati dalla merda delle parole inutili e delle foto senza senso.

. . .

poco male, mi dico: domattina all’ostello mi diranno di sicuro come fare per partire, arrivare so già dove si arriva; ma anche su un collegamento successivo con mezzi pubblici tra la stazione dei bus e l’aeroporto di Abu Dhabi i siti forniscono informazioni confuse e carenti e sono piuttosto occupati a raccontare le esperienze balorde dei viaggiatori e le loro recensioni: voi direte che lo sto facendo anche io; vero, ma io mica mi aspetto di essere letto da qualcuno che ha bisogno urgente di sapere da che parte deve uscire dall’atrio della stazione e quale bus deve prendere se ce n’è uno: un taxi è da escludere, perché sarebbero 40 km.

l’unica cosa che accerto positivamente è che ci sono tre terminal molto distanti fra loro, e che il mio è il numero uno; alla fine, insomma, potrò chiedere anche lì, direttamente, come si faceva una volta, con meno rischio di ricevere informazioni sbagliate o truffaldine: recuperiamo l’autonomia; intanto ricopio sullo schermo del netbook in pdf il biglietto aereo per Colombo; al massimo mostrerò questo al check-in; quindi dovrei cavarmela anche se l’appuntamento con la figlia non ci sarà; ma del profumo comprato per lei che me ne faccio? Me lo porto in giro per due mesi in India?

Questo parossismo, adesso che lo descrivo senza renderlo adeguatamente e mi distanzio, considerando un sintomo di senilità l’angoscia che mi ha preso a non capire perché mia figlia non mi messaggia almeno su whatspp, ha un significato chiaro, anche se tenuto oscuro a chi lo sta vivendo: riuscite a dare un nome ad una situazione in cui desiderate ardentemente comunicare con i vostri cari, ma vi è proibito? Proibito per sempre…

Io sì; ed è di questo che ho paura, senza saperlo.

. . .

insomma, alla fine mando un whatsapp ai due figli in Italia, e sono perfino preoccupato che le possa essere successo qualcosa: perché non la chiamano al telefono loro dall’Italia e non le dicono di guardare whatsapp?

Pochi minuti, ed eccola a chattare; in nome di Dio, era ora, ma sono passate ore di ansia incredibile: dice che arriva domani alle sei e un quarto davanti alla stazione degli autobus a prendermi per l’aeroporto; io mi sono già programmato di partire con largo anticipo a mezzogiorno da Dubai, nel caso avessi dovuto provvedere da solo; arrivi troppo presto, dice lei, in mezzora saremo a destinazione; tu mettiti nel punto dove ti ho sbarcato lunedì; e se non me lo ricordo? facciamo davanti allo sportello dei biglietti per Dubai, dico.

Beh, adesso che ci sono tornato, l’ho ritrovato subito, e tutto è molto semplice, ma l’ansia ieri sera era forte, decisamente troppo forte.

. . .

Comunque tutto ok, per il momento; sospendo diverse chattate via internet ed esco per mangiare; una vicina mi ha comunicato che due galli nel mio pollaio hanno ucciso un terzo e che l’ha buttato nel bosco per la volpe; però un’anatra ha cominciato a covare le uova e a breve sarò pieno di anatroccoli, allora; l’altra mi dice che il gatto la schifa, e non si presenta a mangiare da lei, ma le dico di non preoccuparsi perché starà ancora facendo fuori le scorte che gli ho accumulato da me, nella stanzaccia dove riesce ad entrare ed uscire da una vecchia finestra rotta.

. . .

Esco a mangiare finalmente, ho fatto solo colazione, oggi, ed è mezzanotte, e torno al supermercato; ho giusto la moneta contata in tasca e non serve neppure usare il portafoglio: dopo averlo tirato fuori, me lo rimetto in tasca, provo a rilassarmi su una panchina nella notte fresca: sono felice.

smart

capite perché i viaggi – o almeno i miei – non sono una vacanza e perché mi sono abituato a viaggiare da solo?

perché la felicità sta nel superare le difficoltà, dicono, e faccio parte dei retori che lo dicono anche io; la mia tragedia è che io ci credo anche.

(fosse finita qui…, il peggio deve ancora arrivare).


8 risposte a "Dubai l’effimera? (e una telefonata che non arriva) – bortolindie 12 – 68"

  1. La sensazione di panico nel non riuscire a comunicare con i cari in un momento di difficoltà mentre sei in viaggio mi è chiarissima, così come il sollievo nell’aver superato uno scoglio e riuscire finalmente a rilassarsi. Non viaggio sola, ma il mio compagno nella vita e nei vagabondaggi è una persona assolutamente razionale e sul pezzo, dunque non può comprendere il panico di noi emotivi (nel mio caso direi psicolabile). Buon proseguimento.

    "Mi piace"

    1. qualche motivo reale di preoccupazione c’era, visto che mia figlia aveva stampato il biglietto aereo cartaceo che mi serviva per l’imbarco il giorno dopo.

      purtroppo credo anche che tutta questa tempesta emotiva abbia contribuito alla perdita del portafoglio con tutti i miei soldi e i miei documenti, avvenuta poco dopo.

      questo per difendermi dall’accusa di labilità emotiva, che rivolgi a te stessa e indirettamente quindi 🙂 anche a me, ma che però in me stesso non ritrovo, onestamente.

      io credo, invece, che si tratti di ipersensibilità, una caratteristica accertata in un 15% della popolazione umana (se non sbaglio a ricordare la percentuale): l’iper-sensibilità spiega meglio perché poi noi iper-sensibili tendiamo a scrivere: esprimendola, cerchiamo di dominarla meglio.

      grazie del commento, rossa!

      Piace a 1 persona

  2. Fai venire lo stress solo a leggerti… no no, questi viaggi non fanno per me. La riflessione su tutta questa gente che sta insieme ma senza integrarsi fa pensare… cambiamenti troppo veloci, come i tempi di costruzione delle città finte… ci vuole tempo per capirsi, sempre che lo si voglia. Ma perché uno dovrebbe volersi integrare con gli sceicchi e i loro sudditi? Aspettiamo che si integrino loro, prima…

    "Mi piace"

    1. Caro Mauro, una verità biblica l’hai detta: moriremo soffocati da merda di parole inutili e da foto senza senso. Sterco su sterco.
      Ti seguo e imparo, con discernimento e con affetto

      "Mi piace"

Lascia un commento, soprattutto se stai scuotendo la testa. Un blog lo fa chi lo commenta. E questo potrebbe diventare il tuo blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.