domenica a Colombo – bortolindie 15 – 73

non ho un ricordo particolarmente positivo di Colombo, e credo di averla vista soltanto una volta nel 2004; ma qualcosa bisogna pur fare per occupare i giorni fino a giovedì sera, quando dovrebbe arrivarmi qui una nuova credit card dall’Italia; potrei andare al Picco di Adamo, che è la meta principale di questo mio viaggio in Sri Lanka, e ritornare giovedì, ma la liquidità limitata che ho in tasca lo sconsiglia; inoltre attorno al 10 marzo ci arriva anche la blogger Veronica e avevamo previsto di fare la salita assieme; dubito di poter resistere in Sri Lanka fino ad allora, ma la perdita del portafoglio, prima, e poi il coronavirus in Italia stanno facendo di tutto per tenermi qui; del resto, a sto punto, chi ha voglia di correre di nuovo nella Wuhan d’Italia? e metti che davvero mi fanno anche fare la quarantena al rientro e mi piglio il virus lì…

quindi mi stravacco qui per altri quattro giorni e mi dedico a un turismo minore: domenica, gita a Colombo; l’agenzia di viaggi ti chiede 50 euro per un’escursione in pullman con aria condizionata, ma il  treno in terza classe – che ancora esiste in Sri Lanka – ti chiede l’equivalente di 25 centesimi di euro; non ho sbagliato col cambio, giuro; è la stessa cifra esatta che chiedevano 15 anni fa, e me lo ricordo perché la cosa mi colpì molto e lo scrissi nelle mie cronache di viaggio di allora; quindi devo dire a Maggie e al suo amico Richard, i due blogger canadesi che sono stati qui l’anno scorso, che si sbagliano: i prezzi non sono aumentati, solo che loro la terza classe non l’hanno certo provata.

e sono 27 km; vero anche che il treno ci impiega un’ora e mezza a farli, praticamente procedendo poco più che a passo d’uomo (altro che i mitici 50 km all’ora delle ferrovie indiane!), fermandosi a tutte le stazioncine, scricchiolando e ripartendo ogni volta con un colpo brusco; ma lo Sri Lanka è una delle patrie dell’indolenza saggia e un poco buddista; e poi, una volta arrivato al treno con un tuc tuc fermato al volo sotto l’hostel, è sempre un piacere stare ad osservare i compagni di viaggio, più taciturni del solito peraltro: come questo fan dell’Italia, per esempio:

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il primo pugno dell’occhio allo sbarco alla Colombo Fort Station è la nuova torre a forma di fiore di loto, più alta volutamente di qualche metro della Tour Eifel di Parigi: il fastidio si ripeterà varie volte nella giornata, perché questo obbrobrio, che simboleggia il potere clericale dei monaci buddisti sul paese, si fa vedere praticamente da ogni dove.

ci sono monumenti arroganti come la torre Khalifa di Dubai che almeno risultano visivamente gradevoli e da loro ti distanzi con la forza del ragionamento, ma questa di Colombo non fai neppure fatica a considerarla criticamente: è proprio brutta senza discussione alcuna: una delle cose di architettura moderna più brutte mai viste.

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la prima meta della giornata è un grande market non troppo lontano dalla stazione Colombo Fort (ma il forte olandese non c’è più); potrei andarci anche a piedi, se avessi una mappa o ce ne fosse una pubblica all’uscita dalla stazione, e la prima ricerca avviene in una direzione di poco sbagliata: a sud dell’edificio della stazione, anziché a nord, anche se nella direzione giusta.

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ma mi affido a un tuc: una tratta costa 200 rupie, un euro; il driver la prende larga, e mi porta anche alla Moschea Rossa a fare le foto; basta così, del resto è impossibile entrare.

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controllando la pianta della città adesso vedo che il mio market era davvero attaccato alla stazione e non lontano da un tempio induista: meglio, così mercoledì so di nuovo che cosa fare: torno a Colombo, e ci aggiungo il Cinnamomo Garden.

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il driver punta a farmi fare un tour turistico della città, e si inventa anche che il Museo Nazionale è chiuso oggi, perché è domenica: non ci casco, andrò a controllare di persona e, lasciandolo con una smorfia di delusione, scendo davvero a questo market che non so dove sia; in realtà è piuttosto spento e poco pieno di vita; mi è utile soprattutto per rendermi conto del livello dei costi del cibo di base per la gente del posto: 25 centesimi di euro un chilo di patate; 10 centesimi un chilo di cavoli coltivati di sicuro biologicamente…

mi chiedevo come fosse possibile, ma ora vedo meglio che costano 50 rupie, 25 centesimi di euro 20 foglie…

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aggiungete comunque che qui una bottiglia d’acqua viene a costarmi una cifra, in pratica dieci chili di patate, perché do 1.000 rupie, e mi viene dato il resto di 500, ma è inutile protestare subito, perché è la mia parola contro la sua.

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nuovo tuc tuc, per la spiaggia di Colombo: faccio un po’ fatica a spiegarmi anche col nuovo driver, ma alla fine ci arriviamo: aldilà del terrapieno alto sull’oceano, la spiaggia non c’è più, mangiata dalle onde e nessuno ha pensato a ricostituirla o difenderla; anzi, una parte, se non sbaglio è stata cancellata dagli enormi lavori per la costruzione del nuovo centro direzionale di Colombo, che viene preparato con sbancamento e riempimento di un tratto di oceano aperto, presumibilmente dai bassi fondali, almeno spero.

ricordo vagamente dei ragazzi che giocavano a cricket, lo sport nazionale, in mezzo ad una folla festosa, tre lustri fa, qui dietro nel grande prato, ma adesso è quasi deserto, anche se qualcuno si ostina a passeggiare in questo luogo desolato, dove due cornacchie stanno sventrando un topo morto.

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ecco un altro segno del degrado di questo paese, dove una classe dirigente criminale non fa nulla per migliorare la condizione della parte miserabile della popolazione e si indebita per queste operazioni insensate che servono soltanto al cattivo gusto dei privilegiati locali.

com’è possibile che questo paese sia scivolato così in basso? negli anni Cinquanta, appena ottenuta l’indipendenza, lo Sri Lanka era un paese molto in vista tra i cosiddetti non allineati tra i due blocchi, e fu il primo paese del mondo ad avere un primo ministro donna.

ora è dominato dall’oscurantismo buddista che serve a mantenere al potere una cricca autoritaria che ha gestito il dissenso tamil con un bagno di sangue.

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il Museo Nazionale, adesso, con un terzo tratto in tuc tuc; lo ricordo per il settore delle maschere teatrali soprattutto; ma allora lo vidi all’inizio del mio viaggio, quando non conoscevo ancora i siti archeologici dello Sri Lanka; con questi ricordi alle spalle, tutto diventa molto più interessante, direi perfino chiarificatore della storia del paese; ditemi che resto un pedante professore, ma posso dirvi la verità?

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il museo non è cambiato: certo oggi mi pare ancora più polveroso e quasi abbandonato a se stesso, all’interno: un pezzetto di cultura coloniale inglese trapiantato qui e rimasto ad ammuffire, senza nessun vero né autentico interesse locale per la storia di questo paese, che fin dal nome Sri, risplendente, e per secoli, venne considerato un giardino di delizie e la gemma dell’Asia.

ma quello che del museo non ricordavo e che è la sua vera meraviglia è la sala dedicata agli affreschi sulla rocca di Sigirihyia: ne avevo visto alcuni in loco, allora; qui ce ne è una rassegna molto più completa e stupefacente, non soltanto per bellezza, ma direi quasi anche per modernità.

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neppure le maschere mi deludono; certo, rimane sempre uno stacco tra la sorpresa che suscita qualcosa la prima volta e il riconoscimento, che è una sensazione diversa, ma meno forte.

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fuori dal museo c’è nei giardini una qualche esposizione, dall’ingresso sbarrato per il controllo dei visitatori con metal detector e vigilata a vista: segno atroce di una guerra civile tremenda e  conclusa da non molto ed ha lasciato uno strascico di tensioni pericolose.

la mia prossima meta è un tempio buddista vicino ad un laghetto interno, fra i tanti della città; non dovrebbe essere lontano, a quel che ricordo, ma mi dirigo nella direzione sbagliata; i poliziotti a cui chiedo fanno fatica a capire dove voglio andare e le loro indicazioni non mi permettono di proseguire a piedi; il successivo guidatore di tuc tuc è più intuitivo e mi porta al tempio, proprio nel momento in cui ne sta uscendo un elefante, che purtroppo si dilegua prima che possa riprenderlo nel tempo che impiego a pagare il mio viaggio.

il tempio lo ricordo così bene che la cosa mi fa impressione: mi sembra di esserci stato ieri, come si suol dire; è vero che ci sono effettivamente stato ieri, ora che racconto, ma non l’altroieri: quindici anni prima! ma mi ricordo perfino le singole stanze!

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mi tolgo le scarpe, pago i due euro di ingresso e ricomincio il viaggio della memoria in questo delirio di kitsch buddista che diventa assolutamente inverosimile ed emozionante, e trova il suo centro nel grande ambiente laterale, totalmente riempito di statue che urlano i loro colori:

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il lago che poi volevo vedere, è praticamente lì di fronte, come ricordavo, ma il tempietto che sorge tra le sue acque, dove ebbi una bella discussione con due giovani monaci buddisti sull’ateismo, non è accessibile e la prospettiva stessa del tempietto è totalmente devastata da un palazzone che sta sorgendo alle sue spalle.

ricordiamocelo com’era, allora, ritagliando l’inquadratura.

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e dimentichiamo anche i grattacieli enormi alle sue spalle.

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c’è un’altra isoletta più in là, dove mi stendo a riposare su una panchina, fino a che il custode non invita ad uscire perché alle 16 chiudono; sembra l’isola degli innamorati, tanto è piena di belle coppie di ragazzi che si tengono pudicamente per mano…

ma all’uscita ecco una esibizione di cobra più modesta del solito; se non ci fosse anche un pitone, che mi viene messo attorno al collo; e qui mi vedete con un’aria molto perplessa, per così  dire, nel primo selfie del mio viaggio…

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il guidatore di tuc tuc che mi riporta in stazione per il solito euro, prezzo fisso, dopo che ne ho scartati altri due che vorrebbero farmi pagare a tassametro e fanno finta di non sapere dove è la Fort Station, premessa certa di un girovagare spennapolli, è un onesto adepto del Movimento degli Studenti Islamici dello Sri Lanka.

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prendo al volo il treno precedente a quello che pensavo (avevo saggiamente già comperato il biglietto di ritorno all’arrivo), il che mi permette di godermi di nuovo il tramonto sulla spiaggia e, poco dopo, una nuova cena di pesce, per sei euro, alla Dolce Vita del bergamasco…

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una domenica così così, a viverla, ma forse più bella a raccontarla.

 

 

 

 

 


5 risposte a "domenica a Colombo – bortolindie 15 – 73"

  1. Mi ha colpito la foto delle foglie di cavolo in vendita e il relativo prezzo. Noi le foglie abbiamo sempre buttate o al piu usate nel passato di verdura affogate fra le altre. Questa sera ho raccolto un cavolfiore dall’orto ed ho provato ad assaggiare alcune delle foglie piu piccole e interne, crude in pinzimonio. Devo dire che sono buone e che in una bella insalata farebbero la loro figura. Le consiglio a tutti.

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    1. ah dici che pretendevo anche che me la facessero vedere togliendomi 15 anni dal groppone? ahha, può darsi.

      diciamo che la città non ha identità e che stanno cercando di snaturarla anche in quel poco di positivo che aveva, che ha singoli monumenti interessanti, che però non fanno sistema, che ho messo alcune fotografie credo di begli aspetti della città e che forse ho anche raccontato la giornata in modo simpatico, così rovescio le tue lodi a Colombo e me le prendo io… 🙂

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