il bidone di Trincomalee – bortolindie 20 – 88

sto in Sri lanka e mi tocca leggere queste fesserie: l’assessore al Welfare della regione Lombardia lancia un appello agli over 65:
“E’ vero che la patologia ha una grossa diffusione ma il 50% la supera senza accorgersene e il 40% non ha gravi problemi.
Però c’è un 10%, che è quello che va in terapia intensiva, e sono quasi tutte persone che hanno più di 65 anni.
Quindi invito gli anziani a uscire il meno possibile nelle prossime due/tre settimane”.

lasciamo perdere le percentuali sballate; e quelli che sono già usciti di casa, anzi dalla Lombardia addirittura, da tre settimane?

l’invito mi pare chiaro: non rientrare prima del 20 marzo almeno…, lo prendo in parola.

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l’autobus per Trincomalee, costa orientale dello Sri Lanka, è alle 11:30, mi hanno detto alla reception di Anuradhapura; meglio partire alle 11 con un tuktuk; io, che sono prudente, parto ancor prima; poi si vedrà che l’autobus invece parte alle 11:50, e perdipiù per i primi dieci minuti rifà esattamente lo stesso percorso del tuktuk e passa proprio davanti al vicolo della guesthouse; ma sono grato lo stesso di quest’ora abbondante persa solo in apparenza, e per due motivi, che salendo nelle vicinanze della guesthouse sarei rimasto in piedi, e soprattutto perché, salendo con tutto il mio anticipo, sull’autobus, nelle prime postazioni ci incontro quasi subito due viaggiatori del mio tipo: un ragazzo russo dai lunghi capelli rasta raccolti dietro la nuca, che va a fare meditazione da qualche parte (anche lui!), e soprattutto lei, una tedesca stranamente ben fatta, anche se di mezza età, che è arrivata con un valigione enorme trascinato da un cavalier servente singalese, ma, a parte questo, sembra il mio alter ego viaggiante, per spirito di avventura e curiosità, e scoprirò che lavora ad Amburgo proprio nell’ufficio del Land per la prevenzione delle infezioni, figuratevi le chiacchiere sul coronavirus!

ma poco dopo arriva un potente monaco buddista – lei è esperta: se hanno tutte due le spalle coperte sono di grado più elevato – che neppure le rivolge la parola per farla sloggiare dal posto riservato ai monaci dove sta seduta; ci pensa il bigliettaio a dirglielo perché lui non si contamini la bocca neppure…; io invece sto nel posto degli invalidi, e nessuno me lo contesta, eheh.

ma fra noi tre si crea immediatamente un clima magico e travolgente, una sintonia di vedute e una corrente di simpatia; per fare un esempio, la tedesca, che è di una allegria contagiosa, mi chiede se ho notato come è straordinario l’autobus dove siamo; lei lo ha subito fotografato; infatti! rispondo io, che a mia volta ho già fatto la mia foto, e gliela mostro.

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e gliela commento anche: il guidatore, oltre a vari amuleti e ad una scimmietta di pezza, tiene in buona evidenza sia il Ganesha benevolo e portafortuna degli indù, sia il Buddha della casta dei sacerdoti che domina il paese: come a dire, non si sa mai, io me li tengo buoni tutti e due; e pensare che c’è stata una guerra civile di vent’anni con decine di migliaia di morti, tra i seguaci delle due religioni, concentrati in due etnie differenti.

l’autista, un ciccione imponente, sembra che capisca, perché mi fa grandi sorrisi di approvazione e anche più tardi, quando saremo arrivati (vivi), si darà pena di farmi cenno per una vigorosa stretta di mano.

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ma il significato di questa multipla devozione religiosa dell’autista ci diventa chiaro quando parte; già in città la guida è disinvolta, ma appena fuori si scatena nella corsa più incredibile di autobus che io abbia mai visto, e fa sfumare anche il ricordo di analoghi thriller vissuti sulle strade dell’India o dell’Indonesia; curve vissute a grande velocità, sorpassi a un ritmo folle, preannunciati da suoni di clacson a distesa, ma soprattutto il tentativo di stabilire qualche record del mondo nella frenata più breve possibile; non ci si crederà, ma io penso che quell’uomo riuscisse a fermarsi da un velocità di 100 km all’ora in non più di cinque metri, e senza far cadere neppure nessuna delle persone in piedi nel pullman, sbatacchiando soltanto quelli seduti, contro il seggiolino opposto.

insomma, un paio d’ore di montagne russe orizzontali, ma senza nessuna sicurezza di uscirne vivi, mentre la tedesca, che è seduta dall’altra parte del corridoio, anche lei vicino al finestrino, si sporge per farmi l’occhiolino ridendo come una bambina pazza al lunapark.

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solo dopo la sosta di dieci minuti per il pranzo, il recordman si dà una calmata: lo abbiamo visto, infatti, controllare un pneumatico, che sembrava alquanto provato…

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insomma, nonostante la sosta si sia prolungata alquanto, il viaggio dura poco più di tre ore, lasciando irrisolto il problema di come comunque ci sia voluto tutto questo tempo per fare 106 km a 100 km all’ora.

alla fine vorrei agganciare la tedesca, ma mi va male, perché è lei, piuttosto, che sta agganciando il giovane russo belloccio e mistico, con occhi azzurri profondi e ispiratissimi.

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entriamo in Trincomalee, una città che si è sparsa anche lungo una laguna che sfocia in un golfo, che potrebbe essere bello come quello di San Francisco, a cui un poco somiglia nella forma, se non lo avessero irrimediabilmente deturpato con un paio di grossi impianti industriali e non ci circolassero brutte navi da carico; poi il centro da cui è mosso lo sviluppo della città sta in una penisola che si spinge nel mare aperto, con piccole alture alle spalle e spiagge davanti.

qui ho prenotato male il mio pernottamento, lo so, per via del fatto che la linea internet di Anuradhapura all’inizio non funzionava ed era lentissima e avevo paura di restare a piedi, e poi per un trucco del sito di prenotazioni, che all’inizio mi ha mostrato due o tre sistemazioni accessibili vicino alla spiaggia del centro, ma poi le ha fatte sparire; volevo andare lì; so già che la mia guesthouse di 15 anni fa è stata spazzata via dallo tsunami (ho visto le foto in internet), ma ce ne sarà pure qualcun’altra al suo posto, dico; e infatti c’era su quel sito, ma poi non c’era più.

il tuktuk dunque deve portarmi sulle rive della laguna dove sta un anonimo edificio bianco moderno, scelto unicamente sulla base del costo e del wi-fi, per due notti e per la pigrizia di non rimettermi a rifare la prenotazione quando ho avuto una connessione efficiente; pigrizia che adesso verrà giustamente punita; rifacciamo qualche km all’indietro, stranamente il driver conosce l’hotel, eccomi sbarcato, lui se ne va.

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il cancello del passo carraio è  aperto, ma l’hotel è chiuso a chiave e sembra completamente vuoto; mi guardo intorno sperduto, vedo se per caso c’è qualche altro ingresso che mi è sfuggito; e adesso che fare? non ho pagato anticipi online, ma cercare un tuktuk senza neppure sapere dirgli dove andare…

mi metto a picchiare sul vetro, per disperazione, e dopo un poco ecco un’ombra che si muove, compare una ragazza; le dico che ho una prenotazione, ma non sembra capire molto; una camera comunque c’è: squallidissima, con vista su un cortilaccio nel retro; provo a farmela cambiare con una con vista sulla laguna, almeno, ma la camera è infestata da orribile odore di chemicals (vedi contrapasso!); no, non c’è il wi-fi (come abbiamo fatto a capirci non lo so, lei praticamente non parlava inglese).

non faccio fatica a capire di essere l’unico ospite di quel postaccio; protesto, faccio l’arrabbiato, ma che serve? non è lei certamente la responsabile della faccenda; comincio a lasciare la scena con la mia sacca sulle spalle, ma poi ci ripenso; dove potrei andare? fatemi cercare prima una sistemazione alternativa; come se avesse capito, lei pretende il pagamento anticipato; inutile dirle che non me l’ha mai chiesto nessuno e provare a rifiutare; chiedo almeno garanzie sul fatto che non mi farà trovare la porta chiusa a chiave di nuovo, quando torno; ma lei è in grado di dire open open, e dunque fidiamoci di nuovo.

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senza mappa, non avendo potuto aprire internet, ma fidandomi dell’immagine mentale dei luoghi di quindici anni prima, inizio la ricerca della mia spiaggia del cuore e di una nuova location per l’indomani, e non è breve, non perché io sbagli la strada, ma perché siamo effettivamente lontani; tuttavia si capisce abbastanza facilmente qual’è il lato dell’oceano, che anzi ad un certo punto compare, ma in un punto dove l’accesso alla spiaggia è interrotto verso sud ed è in quella direzione che si deve andare.

ma dopo qualche centinaio di metri l’accesso al mare riappare ed entro finalmente nella spiaggia; non è proprio come me la ricordavo: a sud si vede la grande fortezza olandese che a me sembrava fosse invece sul lato opposto, poi anche la spiaggia sembra quasi completamente mangiata dal mare, ed è molto più piccola di quindici anni fa; le barche dei pescatori, quelle sì, ci sono ancora; ma come sono incredibilmente cresciute di numero: occupano la piccolissima striscia di sabbia quasi completamente; sono uomini cupi, che non mostrano nessuna simpatia, e i loro cani cercano ripetutamente di attaccarmi, tanto che mi armo di un aggeggio a caso per respingerli; ma soprattutto ovunque domina un luridume insopportabile, che fa di questo luogo un letamaio ripugnante; che cambiamento, che degradazione, mi dico…

sembra che perfino l’integralismo religioso sia dilagato in questi anni: ecco infatti un tempietto indù che certamente non c’era, più alcuni altri in costruzione; e forse la riduzione della spiaggia dipende dal fatto che, ricostruendo dopo lo tsunami, sembra che alcune costruzioni si siano aggiunte fino a tre o quattro metri dal mare, giusto lo spazio per una barca tirata a secco; tuttavia arrivo al punto da convincermi che una casetta azzurra fatiscente potrebbe essere un resto sopravvissuto della mia pensioncina di allora.

smartil tutto contribuisce a mettermi in uno stato d’animo di desolazione: del resto, mi dico, lo sapevo bene che l’avrei trovata stravolta, non si subisce uno tsunami per nulla.

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all’estremità meridionale della spiaggia, nel tratto più pulito dove ho trovato la forza di fare qualche foto, ecco il forte olandese, ma la porta è murata ed era differente da quel che ricordo; passando qualche metro di vera discarica di rifiuti, eccomi però nell’ampio prato sottostante dove dei giovani stanno giocando a baseball, l’eterno sport nazionale; sono militari perché il forte è ancora in funzione, ora per l’esercito singalese, ovviamente.

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ma appena supero questo improvvisato campo di gioco e mi riaffaccio sul mare, mi si apre di colpo la mente e trovo la soluzione del mio spaesamento, talmente ovvia che qualche lettore ci sarà già arrivato da solo, io no: incipienti segni di Alzheimer? la spiaggia che ho appena attraversato non era quella che cercavo, ma un’altra, a nord, che non avevo mai visto; la mia vera autentica splendida spiaggia era questa.

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ma anche lei come è cambiata, anche se in un senso quasi opposto a quello che credevo.

nel senso che se di là la situazione era di degrado, qui viceversa la trasformazione sta nel presunto miglioramento che si è voluto dare alla zona dopo la catastrofe che l’aveva distrutta, ma l’effetto di straniamento non è inferiore.

il borgo formato dalle casette dei pescatori lungo la riva, distrutto dallo tsunami, non è stato ricostruito; nella parte più aperta si è spianato tutto, in modo da costituire un ampio spazio libero e allargare la spiaggia, più a sud sono subentrati alcuni alberghi di nuova impostazione; soltanto una piccola parte finale della spiaggia, forse rimasta protetta dal promontorio che subito la segue, ha conservato per un breve tratto le caratteristiche di un tempo; ed è qui che trovo il mio angoletto di economico paradiso: oggi no, sono al completo, ma domani un ospite se ne va e mi tengono la camera.

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non me lo faccio dire due volte, e la mattina presto di oggi sono già qui: colazione sulla spiaggia…

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qui sono le 23:30, sto scrivendo in riva all’oceano, tra il rumore delle onde, ma la connessione internet sta perdendo di efficienza; sperando di riuscire a pubblicare almeno questo, interrompo per il momento la mia cronaca, che riprenderò domani.

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5 risposte a "il bidone di Trincomalee – bortolindie 20 – 88"

  1. Un bus che vale da solo il viaggio! E pensa che se fossi rimasto qua ti sarebbe toccato rimanere chiuso in casa! 🙂 La spiaggia (l’ultima) sembra bella, vediamo che ci racconti nella seconda parte…

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    1. no, no, la spiaggia delle ultime tre foto è sempre la stessa ed è bellissima e tenuta abbastanza pulita, ma solo davanti agli alberghi; appena ti discosti inizia un immondezzaio immondo che fa pensare che le spiagge della Sicilia siano Svizzera…

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