viaggiare in Sri Lanka e andare a Mutur al tempo del coronavirus – bortolindie 22 – 91

sono partito dall’Italia l’11 febbraio, sono entrato in Sri Lanka il 21 febbraio, passando prima per la Grecia, e poi, dopo un semplice scalo in Libano, per gli Emirates dal 13 al 20 febbraio, e, grazie alla diffusione del coronavirus in Italia, che in teoria non dovrebbe riguardarmi, dato che mi sono allontanato prima dell’esplosione pubblica dell’epidemia, comincio a sentirmi come un Clyde in fuga senza Bonnie a farmi compagnia…

sembra che io abbia infilato a caso l’ultima finestra di opportunità per fare questo viaggio: oggi sia per entrare negli Emirates sia nello Sri Lanka mi dovrei sottoporre ad una quarantena preventiva di 14 giorni; sembrava che questa sarebbe stata un rischio anche se fossi entrato in India, come nel mio progetto originario: avrebbero deciso l’eventuale quarantena le autorità aeroportuali per tutti coloro che erano partiti dall’Italia dopo il 10 febbraio, e io ero partito l’11: in questo caso la finestra mi si chiudeva un attimo prima, invece che un attimo dopo, alle spalle; ma mentre potevo sentirmi sicuro che avrei superato lo screening e stavo ancora valutando se correre questo rischio, in fondo ragionevole (ma so bene, per esperienza diretta, che la burocrazia indiana non lo è affatto), il governo indiano mi ha tolto ogni dubbio, vietando semplicemente ogni ingresso per gli italiani o per chi proviene dall’Italia.

allo stesso modo l’incontro con la blogger Veronica per salire insieme sul  picco di Adamo, qui in Sri Lanka, che all’inizio l’epidemia sembrava rendere possibile, costringendomi ad allungare il mio percorso qui, in attesa che la situazione per gli italiani in India si chiarisse, oramai è saltato definitivamente, dato che per lei sarebbe obbligatoria la quarantena preventiva.

e si sono chiuse le possibilità di chiudere il  viaggio, secondo il progetto iniziale, con qualche giorno in Oman e poi nel Libano, paesi che pure ora sottopongono a quarantena gli italiani e chi proviene dall’Italia.

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insomma, posso dire che mi sento come qualcuno che sta frodando la malasorte, anche se questa finora, non mi ha risparmiato i colpi avversi; ma so benissimo che alla fine vince sempre lei, perché questa è la legge non scritta del gioco; e in fondo comincio a sentirmi irresponsabile nei miei racconti di viaggio, quasi colpevole – il senso di colpa ce l’ho sempre in agguato, grazie, mamma.

come posso andare avanti con i miei racconti curiosi e scanzonati, mentre voi in Italia siete in ansia e la vostra situazione di pericolo cresce?

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ieri ho fatto brevemente il punto con i miei due figli a Brescia, via whatsapp, rendendomi conto delle loro preoccupazioni, visto che la città, che sembrava sinora risparmiata, è aggredita in maniera significativa, pure lei; e ho letto di un primo caso positivo anche nella mia valle, in un paese che sta sull’altro versante e che vedo da casa mia: un positivo e 15 colleghi di lavoro in casa…; quanto a Sara, la terza figlia, che sta ad Abu Dhabi a lavorare, di sicuro salta il progetto di un suo rientro in Italia a Pasqua, dato che poi non potrebbe rientrare, ed è saltato anche il viaggio del suo ragazzo, per andare a trovarla, che doveva svolgersi proprio in questi giorni; ma lei ha risposto: Non preoccupatevi, F. è già in quarantena, e poi non ci ha voluto dire di più; anche la sua mamma neo-sposa (la mia ex-moglie), che doveva andare questo mese, resterà a casa evidentemente; anzi, talmente a casa, da non poterne neppure uscire per 14 giorni, ad ascoltare, come si deve fare, i consigli delle autorità; la stessa sorte che toccherebbe a me, ma mi restano ancora 14 giorni di visto aperto qui in Sri Lanka e credo di doverli utilizzare tutti.

piuttosto: sicuro che troverò ancora voli per tornare a casa, visto che le compagnie li stanno tagliando?

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ma poi, per finire di fare il menagramo…: siamo sicuri che questa epidemia finirà? il virus non potrebbe diventare un ospite fisso del nostro modo di vivere (e di morire), facendo seguire all’attuale fase acuta, una cronica, in cui si ripresenta stagionalmente, con lievi varianti, come il raffreddore o l’influenza? – anche se ben più grave dell’influenza?

e in questo caso, che non è certezza, ma neppure fantascienza, che fine farebbe il viaggiare nell’età del coronavirus cronico? che fine farebbe il turismo?

sta a vedere che forse sono uno degli ultimi testimoni di un mondo di viaggiatori anarchici che hanno esplorato il pianeta senza neppure stare in compagnia e che questi racconti sono già le ultime voci di un mondo che sta per scomparire.

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ma questi sono stati i pensieri della sera, di ieri; prima la giornata è stata altrettanto deconcentrata e fine a se stessa delle altre.

il progetto iniziale, come ho già accennato, era quello di prendere un ferry per Mutur, dall’altra parte della larga insenatura chiusa a nord da Trinco, o Trincomalee che dir si voglia, e poi di tornare in autobus; ma l’avevo abbandonato dopo avere saputo che il servizio di traghetto è stato chiuso sei anni fa dopo la costruzione di un ponte, così che oggi si può fare la ventina di km che separano le due città solo in un’oretta di autobus.

e vi spiego subito come faccio a saperlo: in alternativa mi proponevo di esplorare i dintorni meridionali di questa Dutch Bay di Trinco, dopo essermi svegliato prima dell’alba per vedermela dal vivo (l’alba), e poi avere recuperato ancora un’oretta di sonno.

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ma ho scoperto presto che il percorso non aveva sviluppi, quest’ultimo angolo della baia, per quanto bello, era non soltanto in una condizione di sporcizia ributtante, dato che non c’erano più hotel a ripulire la spiaggia, ma anche privo di sentieri che risalissero il basso promontorio permettendo di esplorarlo: eh sì, il turismo previsto in Sri Lanka è quello dei spaparanzati in spiaggia; il fascino dei camminatori su sentieri impervi non è ancora arrivato fino a qui…

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una rapida conversione all’idea di spostarsi allora per visitare le mitiche spiagge settentrionali: Uppuveli e Nilaveli, ancora più a nord; purtroppo la stagione per l’avvistamento delle balene inizia soltanto a maggio, ma lo spettacolo stesso delle spiagge sembra meraviglioso, a quel che se ne legge.

mi sposto per andare alla stazione degli autobus, ma proprio vicino alla guesthouse, a una fermata secondaria, ecco un autobus per Mutur, che sembra aspettarmi: sono già le due del pomeriggio: andare o non andare? ma sì, vediamo come butta, è un po’ tardino, ma ci sarà pur sempre un modo per tornare.

e poi si dice Mùtur, con l’accento sulla prima u; io dicevo Mutùr, alla bresciana…

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sull’autobus  affollatissimo, altro che tenere un metro di distanza qui, e molti tossiscono, un gruppo di giovani studentesse islamiche di una scuola di cucito che stanno tornando a casa dopo la fine delle lezioni: tutte col velo e una col burka, ma mi adottano immediatamente; e ho voglia io a volere sentirmi come dovrebbe fare un cinese solo potenzialmente infetto in Europa secondo i nostri razzisti: risatine adolescenti, interviste, inglese vacillante da entrambe le parti, ma rifiutano di farsi fotografare; riuscire a fotografare una giovane donna qui è praticamente impossibile, o lo fai di nascosto, oppure, se chiedi, devi aspettarti un rifiuto: il fotografare una donna sembra un comportamento vagamente immorale nella cultura islamica che mi pare sia, oppure si sia, diffusa molto in questa parte dello Sri Lanka.

superiamo intanto un paio di posti di blocco militari che si trovano in ogni strada attorno a Trincomalee e di cui non ho ancora parlato: la guerra civile non è poi finita da molto ed è tutt’altro che raro trovare soldati armati non solo qui, ma anche in vari punti della città.

alla stazione degli autobus mi aggancia subito un tuktukdriver: gli chiedo di portarmi alla vecchia stazione del traghetto e lui mi risponde: ti va di andare al faro, invece? – perché no? è pur sempre il mare che voglio vedere…

per fortuna, dopo un chilometrino, butta lì che il faro è a 35 km:  il doppio della distanza da Trincomalee! – ehi, ferma, no no! piuttosto perché non mi porti a quel vecchio tempio buddista dei dintorni? – capisce di che tempio si tratta, anche se io non ricordo il nome: Seruwawila temple, per la cronaca – sono 20 km, fa lui, e contrattiamo un poco sul prezzo, come so che si deva fare in segno di rispetto per la mancanza di denaro di chi te lo chiede.

ci accordiamo su 1.600 rupie, circa 8 euro, e si va, per una campagna pur sempre affascinante, interrotta da squarci di lagune o laghi, vai a capire bene dove si distinguono; compare una cupola bianca, ma non è quella giusta, questo è nuovo; c’è ancora il doppio di strada da fare su un fondo dissestatissimo; là ecco una mucca che sta mangiando il cereale di un contadino steso al sole a seccare, e altrove piccoli branchi di vacche randage: gli esseri umani stanno diventando islamici, forse, ma le mucche restano induiste…

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il grandi dagoba bianco che alla fine compare è stato riscoperto negli anni Trenta, era disperso in un centinaio di pezzi, sepolti nel terreno, ed è stato restaurato splendidamente; è del secondo secolo avanti Cristo, di pochi decenni successivo al grande dagoba di mattoni pieni di Anuradhapura, altrettanto pieno pure lui: certo, questo non è alto 120 metri e non occupa con la sua base tre ettari, però ha una purezza di linee straordinaria ed esercita una suggestione notevole, che non viene distrutta neppure da una moderna struttura di cemento armato, costruita li vicino, ma per fortuna abbastanza discosta, e riempita di affreschi grossolani, di cui mi colpiscono alcuni che sembrano un inno al conformismo buddista.

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il driver ha voluto accompagnarmi nella mia visita (anche questo monumento è vigilato da soldati in armi); intanto si parla, sia camminando, sia sul tuktuk: ha cinquant’anni, quattro figli, di cui una di due anni, messa al mondo dopo che è tornato dall’avere lavorato per sette anni ad Abu Dhabi; come me in Germania, commento.

ma la vita è dura, i prezzi degli alimentari stanno andando alle stelle – dice lui; e questa sarebbe l’economia vera di cui non trovate traccia sui nostri media, molto più interessati all’andamento delle speculazioni finanziarie dei loro padroni.

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torniamo, ma dopo esserci avvicinati alla città, sembra che ce ne allontaniamo di nuovo e le case non arrivano mai; il percorso si fa straordinariamente lungo e accidentato: ehi, friend, ma dove stiamo andando?al faro, fa lui, con grande naturalezza – no, no friend, torniamo indietro: non ho tutti questi soldi.

lo fa senza discutere, ed è vero che sto finendo i 100 euro in contanti prelevati nel partire da Negombo: domani devo fornirmi di altro cash; anzi, mi faccio portare ad uno sportello ATM (sono piuttosto rari in Sri Lanka) e provo a prelevare col PIN che ricordo, ma non è quello giusto, con delusione del driver: era ..886, non ..668.

nel salutarlo aggiungo comunque qualcosa al contrattato, lui me lo chiede e io so che questa è la seconda regola non scritta per un buon rapporto col driver: prima contrattare e poi aggiungere; ecco infatti un sorriso, che so di non meritare, perché qui è col bisogno che ci si confronta; ma ho perso metà dei soldi del mio viaggio a Dubai, e devo fare il taccagno.

a proposito, mentre aspetto il bus alla fermata ecco 4 o 5 ragazzotti, strafottenti, ma cordiali e mai offensivi, soltanto ironici e beffardi: si tratta soltanto di tenergli testa a battute: Ma quelle scarpe nuove, da dove vengono? – originali Sri Lanka! – E quanto le hai pagate? 3.000 rupie? … sarebbero 15 euro – no, errore! 2.400. 2.400, davvero? Li sai fare, gli affari: non sono neppure di pelle. Queste, tempo un mese, le devi buttare via.Per questo le ho prese, così prima di prendere l’aereo le butto davvero e non mi pesano neppure sul bagaglio…

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alla guesthouse, a conclusione di una giornata in tono forse minore, ma in cui tutto è filato liscio, affidandosi alla forza innata delle coincidenze, mi aspetta un piatto di pesce, ordinato la mattina: non si sa come si chiama, dice il gestore, ma è strepitoso; e aggiungete che me lo mangio direttamente in riva al mare, da cui è stato pescato, e me lo mastico al ritmo delle onde, senza perderne neppure un succulento frammento: speriamo soltanto che non sia velenoso, ahha: ma siccome sono qui a raccontarla, e anzi ieri sera c’è stato anche il bis, sapete già anche voi che non lo era.

smart


16 risposte a "viaggiare in Sri Lanka e andare a Mutur al tempo del coronavirus – bortolindie 22 – 91"

  1. Ma più che altro sarà un miracolo trovare ancora qualche compagnia aerea non fallita. Qua ci sono casi che spuntano tutt’attorno… e gli aerei sono completamente o quasi vuoti.

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      1. Vuoi sperimentare anche tu la paura del virus? Beh, immagino che qua saresti comunque abbastanza isolato. Però devi stare attento nel viaggio di ritorno. Prendi tutte le precauzioni.

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  2. Questa storia della quarantena aleggia come un avvoltoio…

    Vedo che per fortuna continui a viaggiare contro tutti gli ostacoli, grandi e piccoli, che incontri.
    Ma sei un ariete, immagino, con ascendente bilancia? :D:D:D
    quindi… avanti così

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    1. no no, gli arieti fanno degli exploit occasionali, ma non sono costanti; io ho invece la pazienza e l’ostinazione del toro; quanto all’ascendente sta lì, al punto esatto di equilibrio tra il cancro e il leone, e se ti intendi un poco di astrologia, puoi ben capire che razza di confusione ne salti fuori.

      per fortuna ho un quadro astrale pieno di trigoni, e con poche opposizioni e quadrati; forse è per questo che me la cavo, alla fine, nonostante tutto. 🙂

      (come sempre, rileggo e integro soltanto al primo commento che arriva; stavolta con l’occasione ho aggiunto ancora un paio di foto…)

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  3. Ah meno male, ci sei ancora. Pensavo di allertare la Farnesina e fargli sguinzagliare i cani molecolari.
    Ieri in TV è passato che in India hanno messo in quarantena una intera comitiva di italiani, pensavo che avessero pescato anche te… avventura nell’avventura diventa lo spostarsi, fra poco gli italiani verranno banditi da tutto il pianeta.
    Ingrati, dopo tutto quello che abbiamo fatto per l’umanità!

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    1. ehi, ma tutta quest’ansia non fa bene, non fa bene.

      in quarantena? gli è andata molto bene, ancora.
      io, quella volta che mi sono dimenticato il visto prima di partire, non sono stato dirottato sul Bangladesh da Calcutta dov’ero, come chiedevo, ma re-imbarcato a forza, e rispedito in Germania…

      questo virus è decisamente beffardo e mi pare che abbia dei conti aperti con gli italiani e gli sa facendo vivere un contrappasso mica male: fortuna che qui in Sri Lanka pare che tutti mi vogliano un gran bene lo stesso…

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        1. penso oramai di dovermi affidare alla reincarnazione: in India non ci posso più andare: ingresso interdetto agli italiani e visti già concessi revocati – col che si vendicano anche dei marò…

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            1. ovvio, sto giusto prenotando il biglietto aereo del ritorno: a meno di non andare in Pakistan… che era la terzultima tappa del progetto, ma mi tocca saltare anche Oman e Libano per non farmi la quarantena.

              ma in fondo tutto è diventato troppo rischioso; spero soltanto che non cancellino anche i voli da qui…

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                  1. O mamma, se non passa siamo messi male… mica possiamo stare un anno in emergenza… stare un epidemiologo di non so che università diceva che il virus colpirà tra il 20 e il 60 per cento della popolazione (non parlava solo dell’Italia). Sarà vero? E se fosse vero, un conto è il 20 un altro il 60 (dipende dalle misure che si prenderanno, diceva). Per l’anno prossimo però dovrebbe esserci il vaccino, speriamo. E speriamo non faccia la fine delle mascherine…

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                    1. to’, quell’epidemiologo è ben più menagramo di me, o forse sta preparando le menti ai nostri scenari: in Cina lo stanno fermando molto prima che infetti anche soltanto il 20% della popolazione, ma da noi tutt’altri scenari perché lo stiamo affrontando come se non fosse quel nemico pericoloso che è.

                      se la mortalità finale sarà del 3%, come dicono, col 20% di infetti, 12 milioni di persone in Italia, i morti sarebbero 360.000; col 60% di infetti, un milione.

                      mica male come profeta di sventure quel tipo lì.

                      per il resto è normale e quasi obbligatorio che dobbiamo attaccarci a qualche speranza; certo un virus che continua a mutare e già soltanto in tre mesi produce tre o quattro varianti, rende il vaccino più difficile, ma comunque stiamo a vedere:

                      prevedere tutte le possibilità è razionale, farsi prendere dal panico non serve a nulla.

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