e a Uppuveli finalmente un cane mi ha morso – bortolindie 23 – 92

la terza mattinata a Trincomalee comincia ieri con il lavoro dei pescatori davanti al tavolo dove faccio colazione, oggi occidentale.

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poi esco di guesthouse e per prima cosa mi dico: voglio capire come ho fatto a perdermi l’altra sera al buio; e cerco di riportarmi, con la luce, al punto in cui ho sbagliato direzione: ecco, sono finito da quella parte, e invece si doveva andare di qui…

morale? mi sono perso di nuovo! evidentemente c’è qualcosa di sbagliato nella mappa mentale che mi sono fatto di questo posto; e sono finito di fronte alla baia interna: contento di avere visto anche questo aspetto di Trincomalee, ma che razza di giro per ritornare all’obiettivo.

che era poi un ATM di fronte alla stazione degli autobus, a poca distanza dal mercato, al quale tuttavia, prima di passare all’incasso, dedico la visita rapida di rito: ma non presenta aspetti particolari degni di nota; si profila un esaurimento del contante e sarà meglio che mi rifornisca da capo di 150 euro, ho anche avvisato mia figlia via whatsapp: inserisco la sua card, quella che mi ha mandato dall’Italia a Negombo, digito il PIN finalmente imparato a memoria, lo sportello lo accetta, ma alla fine l’operazione non parte; per fortuna a 50 metri ce n’è un altro, ma la situazione si ripresenta uguale; entro in banca e mi spiegano che il loro ATM non accetta le carte di credito; vorrei obiettare che a Negombo l’ho usata e funzionava, ma la cosa supera le mie capacità di comunicazione in inglese; la nuova banca che invece le accetta, indicata nebulosamente, è a circa un km; poi la devo cercare in una strada stretta e trafficata che sembra quasi il vecchio cuore commerciale di Trinco; ma l’esito è lo stesso.

per fortuna l’impiegato esce per assistermi; rifacciamo assieme tutti i passaggi, ma quando digito 3.000 rupie, circa 150 euro, interviene: ecco è qui che sbaglio, non si possono prelevare più di 2.000 rupie (così la banca incassa 4 euro di commissione ogni volta).

ok, ma almeno adesso ho il portafoglio carico per qualche giorno di autonomia e domani mattina posso saldare senza problemi gli extra della guesthouse, lavanderia e pasti.

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a questo punto il piano della giornata è ridiventato quello del giorno prima: le due celebratissime spiagge di Niluveli e di Uppuveli, paragonate alle Maldive, ai Caraibi o alla Polinesia; si parte dalla prima, che è la più lontana e mi ci porta un autobus; il bigliettaio mi chiede dove voglio andare, e io rispondo Nilavelisì, ma Nilaveli dove? e siccome vede che sono incerto, borbotta qualcosa in tono interrogativo e io, che ho provato a biascicare a mia volta, last stop, ora per cavarmela faccio segno di sì.

eccomi su uno stradone, a una quindicina di km da Trinco; la strada secondaria verso la spiaggia è di terra battuta e una piccola mandria di mucche randagie mi scivola attorno.

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ma, un momento, che cos’è quella sagoma scura nel profondo fossato di cemento ai lati della strada? non credo ai miei occhi, c’è caduta dentro una vaccherella, che ora pare esausta e neppure si lamenta o si muove; ansima soltanto, da quante ore sarà lì? sarà caduta ancora stanotte, immagino.

ha un gamba incastrata malamente e questa riesco a liberargliela, ma non accenna neppure a provare a rialzarsi, e quando provo a tirarla su per le orecchie, che almeno si alzi sulle quattro zampe, è troppo pesante, ma anche priva di forze e neppure reagisce; ma per fortuna ecco che arriva un motociclista e lo fermo: anche lui prova a tirarla su prendendola per le orecchie, come ho fatto io, ma fallisce anche lui; e neppure in due ce la facciamo: andrà a chiamare tre o quattro amici, dice; se è vero la mucca si salverà, altrimenti finirà di morire di sete sotto quel sole implacabile.

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ancora qualche centinaio di metri e poi l’oceano: ho controllato ora che veli in singalese vuol dire sabbia e Nila significa blu; dite voi se sabbia blu vi sembra un nome adeguato per questo luogo.

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il posto è incantevole secondo i nostri cliché, davanti ci sono due isolotti, con tanto di barriera corallina e colonia di tartarughe; ci si può immergere e andare a visitare i fondali.

è quello che mi vengono a proporre, per un prezzo abbastanza modesto, oltretutto, ma qualcosa mi trattiene a mangiare piuttosto un lussuosissimo quanto proibitissimo gelato di frutta in questo posto per ricchi e ad andarmene: sono restio all’idea di affidarmi da solo in una barca, l’annegamento evitato per un soffio a undici anni fa sentire ancora i suoi effetti; oppure questa gita è troppo standard per i miei gusti, chissà…

ma qui, se lo spettacolo naturale è stupendo, quello sociale è devastante: siamo in uno spettrale, anche se affascinante, deserto: ma questa solitudine non è quella primigenia dei sandpits di Chillaw, è un vuoto a sua volta artificiale, dato dalla improvvisa scomparsa quasi totale del turismo. 

in questi giorni mi sto abituando ad un diverso scenario, alla domanda di rito where are u from? alla risposta Italia non segue più un gioioso mafia! ma un inquieto coronavirus…; al che io mi metto a tossire, e poi a ridere.

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nella sabbia deserta, due pezzettini di corallo buttati dalle onde, uno a forma di V, e me lo metto da parte per Veronica, in nome del nostro appuntamento mancato al picco di Adamo; poi, camminando faticosamente nella sabbia e dopo per un sentiero, ecco che riappare il mondo reale, dietro lo scenario da cartolina: un contadino che si agita per scacciare le scimmie rapinatrici dal suo campo.

il prossimo tuktuk mi lascia a Uppuveli, che credo significa sabbia d’oro; ma prima finisco in un ristorante locale dove lavora qualche cuoco straordinario: la sua insalata di frutti di mare me la ricorderò per un pezzo.

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da lì fare a piedi i 6 km per tornare a Trincomalee, per metà lungo la costa, non è un problema, e il tramonto si chiude come si era aperta l’alba alla Dutch Bay: osservando, a Uppuveli, per un paio d’ore, i pescatori al lavoro che recuperano le reti dal mare: alcune pienissime e traboccanti di pesce, altre misere, per la posizione più infelice solo 200 metri più in là; ma qui la spiaggia non è artificiale, trabocca di vita vera…

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ma ecco che mi lascio andare nella sabbia, sedendomi in mezzo ad un gruppo di giovani uomini che non sono neppure pescatori: uomini sulla trentina, nessuno sposato, per mancanza di lavoro e di risorse: bei discorsi quasi amicali, con uno che insiste un poco perché vada a casa sua a conoscere i suoi genitori, ma poi lascia cadere il discorso, quasi sorpreso che io abbia accettato.

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esistono ancora uomini che non posseggono un telefonino e non a caso, qui, con la parola selfie si indica genericamente un ritratto fotografico, anche se te lo fa un altro: ecco che accorrono dei bambini a farsi fotografare e a sorridere poi guardandosi, come del resto anche molti adulti.

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è qui, sulla strada del ritorno, che mi morde il cane, anzi la cagna; mi ha seguito ringhiando per un po’, poi sembrava che fossi riuscito a disperderla agitando il mio cappellone singalese; e invece, subdola, si è buttata di colpo sulla preda colpendomi alle spalle e mi ha avvinghiato di sorpresa una caviglia con i denti, mollandomi peraltro subito e senza danno, come mostro al padrone, che accorre preoccupato; mi spiega che ha appena partorito i cuccioli e forse si sente in dovere di difenderli…

per questo mi considero fortunato: intanto il cane non mi ha fatto niente, mentre quello che mi morse a Los Angeles mi strappò i pantaloni; e poi, adesso, per legge statistica, dovrei essere indenne per altri sei anni, no?

eh no, papà, mi dice mia figlia al telefono: guarda che non funziona così. ah, tu dici che è come col rosso e col nero alla roulette… esatto. se un cane ti ha morso oggi, quello di domani non lo sa. 

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domani si va a Batticaloa (con l’accento sulla i, quasi impronunciabile per noi): due semi-coetanee francesi che viaggiano in compagnia, dicono che è bella, sparsa su isole tra laguna e oceano; vedremo.

e vedremo anche se qualche altro cane mi morde prima della fine del viaggio.


7 risposte a "e a Uppuveli finalmente un cane mi ha morso – bortolindie 23 – 92"

  1. Meno male povero cane altrimenti avrebbero dovuto metterlo in isolamento! A parte scherzi , hai visto come è cambiato il mondo in questi pochi giorni? Noi qua ne risentiremo, ma quelli di là che vivono di turismo ci lasceranno le penne… (metaforicamente e non solo…)

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    1. un cane che morde un uomo che viene dalla zona rossa lombarda del coronavirus potrebbe tornare a diventare una notizia, in effetti, ahha.

      oggi sono 200 km più a sud in una località favolosamente turistica…, qui di italiani neppure l’ombra e tutto esaurito, ma in effetti il posto è incredibile e la cabana costa 4 euro a notte…

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