Asoka, un grande fotografo a Badulla. prima parte – bortolindie 27 – 99

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il viaggio da Arugam Bay, costa sud-orientale dello Sri Lanka, a Badulla che ho scelto come prossima tappa del mio giro dell’isola, dura in tutto 5 ore; non che il tratto da percorre sia particolarmente lungo, ed anzi la prima parte del percorso, fino a Monaragala, dove si deve cambiare il bus, si svolge in tempi sorprendentemente rapidi, sempre in proporzione, s’intende: un’ora e mezza.

ma è il tratto successivo, in teoria più breve, che richiede tre ore e mezza da brivido: siamo oramai in uno Sri Lanka di montagna, paesaggi per me sconosciuti e in una delle zone più povere del paese e per niente turistica, come mi accorgo dal fatto che i prezzi, già bassi, si dimezzano ulteriormente; del resto la stessa Arugam Bay sorgeva al limite di una zona totalmente selvaggia e perfino priva di strade, che occupa la parte meridionale della costa est.

quindi anche le strade condividono la povertà dell’impianto generale: strette, tortuose, risparmiano sui ponti e non conoscono tunnel; a volte mi sembra di essere tornato nel Laos, perfino per un paio di frane immani che hanno asportato del tutto il fondo stradale, per cui il bus passa vacillando per tratturi appena più larghi di lui in terra battuta.

si procede per larghi tratti a stretto passo d’uomo, salvo delle terrorizzanti levate d’ingegno dell’autista che, appena può, si butta a velocità da infarto senza freni giù per tornanti in discesa senza parapetto, sul ciglio di burroni e scarpate, per poi tornare al suo passo di crociera da lumaca senza ragione apparente.

ecco qualche cima verde che si leva nella giornata nuvolosa, ed episodicamente il verde regolato, quasi da giardini pubblici, di qualche piantagione di thé.

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sia come sia, si arriva in un centro disordinato e caotico, ma mai quanto quello del paese precedente, dove mi rimane impressa la sequenza di forse duecento tuktuk in fila lungo la strada principale, in attesa di improbabili clienti.

qui del resto nessuno parla l’inglese, tra la gente comune, e la comunicazione è particolarmente difficile: sembra che anche i gesti aiutino poco; trovare l’albergo che ho prenotato è laborioso, ma alla fine il driver la spunta.

è un edificio bianco, pulito, in una zona semi-periferica, che tuttavia si rivelerà strategica; le scarpe allineate all’ingresso mi fanno capire che devo togliermi anche le mie; sono numerose, ma non vedrò altri ospiti: sono quelle dei numerosi lavoranti di questa struttura senza clienti, cordiali, ma dall’inglese incerto; la stanza è bella e pulita, e c’è la prima doccia calda del mio viaggio, ringraziando i 700 metri di altitudine del luogo (come a casa mia) e il clima piacevolmente fresco e mite.

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soltanto dopo essermi ripreso un paio d’ore dalla cavalcata esco a caso: le richieste di una cartina del paese sono rimaste senza risposta, ma probabilmente la cartina non c’è e neppure ho avuto voglia di cercarla in internet e di salvarmela come foto sul cellulare.

esco quindi cercando di memorizzare il percorso per il rientro, e scelgo la direzione della strada leggermente in discesa: premiato quasi subito: ecco una lunga e dondolante passerella di legno sconnesso che attraversa alta un fiume dove ci sono donne che lavano e ragazzini che giocano nell’acqua.

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lo spettacolo è fotogenico, l’attraversamento emozionante, ma senza veri pericoli, anche se in diversi punti il fondo è caduto e ci sono dei buchi malamente rimediati con travi di traverso neppure inchiodate; ma basta procedere tenendosi ai parapetti di ferro, sul ponte che dondola.

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e pensate che questa è l’unica via di collegamento pedonale, piuttosto veloce e piuttosto trafficata, a quello che ho visto, tra un piccolo sobborgo e il resto della città.

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aldilà sul versante della montagna che sale ripido case sparse ed edicole buddiste che spandono le loro solite preghiere obbligate; salgo anche io: la vista spazia su una vallata sormontata da un picco sul quale si scorge una grande statua di Buddha; gli abitanti locali sembrano piuttosto chiusi, ma soprattutto per timidezza, e poi sono tra montanari.

qualche eccezione? un uomo giovane, basso e piuttosto tarchiato, che mi invita a casa sua, mi presenta la bella moglie, avvia una conversazione in un inglese abbastanza sciolto.

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si chiama Asoka, come il re che introdusse il buddismo in India cercando di farlo diventare la religione di stato, come fu per alcuni secoli, prima che l’induismo, evidentemente sopravvissuto a livello popolare, riprendesse sopravvento; anche questo Asoka è tipo sveglio, ma fa il guidatore di tuktuk; eccomi un biglietto col suo numero di telefono, per farlo chiamare domattina al telefono dal mio hotel: mi porterà a vedere le famose cascate di Badulla, che sono a 5 km da qui, e la mia idea originaria di andarci a piedi si sarebbe rivelata pessima, come dirà domani la strada molto trafficata e per niente attraente; promesso (ma perderò, inspiegabilmente il bigliettino).

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pubblico il post non ancora finito, allo stato di bozza e per il momento senza fotografie, per non perdere del tutto il ritmo; spero di completarlo al più presto…

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e adesso ecco il completamento con le fotografie; alla prosecuzione dedico il prossimo post.


2 risposte a "Asoka, un grande fotografo a Badulla. prima parte – bortolindie 27 – 99"

    1. hai visto il post con le fotografie già inserite?

      ma dai, per una passerella un poco traballante, sulla quale passano ogni giorno centinaia di persone…

      loro si sono rassegnati; se ricorderai avevano provato invano a bloccarmi a Dubai…, ma come mi disse una figlia una volta: Papà, noi abbiamo già messo nel conto che una volta o l’altra non torni…

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