disavventure varie tra Ella e Galle – bortolindie 32 – 109

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non so bene quando la qualità del mio viaggio in Sri Lanka ha cominciato a deteriorarsi, forse già il giorno prima, ma la notte tra il 13 e il 14 ha rappresentato certamente una svolta.

occorre sapere che io ostento una grande e a volte sconclusionata sicurezza nei miei spostamenti, che vivo effettivamente come li descrivo, in uno stato di grazia spesso un poco irresponsabile; tutti pensano del resto che io sia uno scavezzacollo imprudente, anche se non è poi tutto come sembra.

in particolare questa tranquillità apparentemente imperturbabile e un pochino disumana è bilanciata da improvvise e incomprensibili crisi di panico su aspetti molto marginali e secondari.

aggiungiamo che questo è il mio primo viaggio che cerco di organizzare esclusivamente via internet, ed è giunto il momento di trarre delle prime direttive su che cosa fare e che cosa non fare in futuro, e proprio alla luce delle esperienze molto negative della giornata.

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dunque, finita la cena, mi chiudo in camera a organizzare la giornata successiva, con l’idea di fondo di trasferirmi sulla costa meridionale dell’isola, possibilmente in qualche località che ancora non conosco prima di Galle, la principale città di questa parte dello Sri Lanka.

so già che non c’è treno, ma quando consulto gli orari dei bus con google, eccomi in preda al panico più stupido: non esistono bus diretti da Ella verso la costa meridionale, e il bus torna ancora una volta prima verso occidente, per poi piegare di nuovo verso oriente, allungando molto il percorso e il tempo dello spostamento viene indicato in circa 12 ore, tanto da consigliare di farlo di notte: ma in questo caso sarei già dovuto partire, per rispettare la mia tabella ideale di marcia.

eccomi freneticamente convinto, colpevolizzandomi, che ho sbagliato i miei conteggi e non riuscirò ad arrivare in tempo: sono preoccupazioni stupide, perché l’indomani sarà il 14 e l’aereo che ho prenotato è fissato al 18: 4 giorni interi per i 300 km circa per arrivare all’aeroporto bastano ed avanzano anche nello Sri Lanka; comunque finisco nell’agitazione più assurda e prenoto convulsamente una guesthouse in una insignificante località intermedia, per non farmi 12 ore di us di seguito.

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ma quando l’autobus parte, nelle luci ancora dell’alba, eccoci alla solita guida gagliarda e terrorizzante dell’autista e poco più di un’ora serve per arrivare alla prima tappa, ancora nel cuore dell’isola; poi basta il trasbordo nel giro di dieci minuti per arrivare, in un altro paio d’ore di corsa altrettanto disperata, a quella cittadina dove ho prenotato la mia guesthouse; condivido questo viaggio con una donna paciosa di meno di quarant’anni che è venuta a sedersi di fianco a me e sembra particolarmente desiderosa di fare amicizia, mentre io ho altro per la testa.

è ridicolo dirlo, lo so, ma la mia mentre rimane a lungo occupata dal problema di come comportarmi rispetto alla richiesta di Alax di mentire al sito che mi ha messo in contatto con la sua guesthouse: da un lato mi infastidisce partecipare ad una piccola truffa anche abbastanza miserabile (5 euro divisi in due), e il problema mi viene riacutizzato la sera, quando mi arriva da quel sito la mail che dice che il gestore ha dichiarato che non mi sono presentato e mi chiede, brutalmente, se è vero; dall’altro lato non ho avuto la prontezza di spirito di rifiutare subito e ho pur preso le 500 rupie che Alax mi ha restituito, scalandole dal conto, per la fretta di partire evitando discussioni; e poi penso che nelle condizioni in cui si trova, tutto gli serve tranne che i problemi derivanti da una denuncia mia.

ci ho messo comunque un giorno per decidere, oscillando fra varie scelte, ma alla fine ho deciso per l’omertà; non che la ritenessi giusta, ma avrei dovuto rispondere di no subito: risponderò domani che non sono andato, scoraggiato dalle esperienze della giornata precedente, in cui avevo abbandonato la guesthouse senza wi-fi e che mi aveva relegato in una camera senza finestra.

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Ruby Residence, 1st mile post Ridiyagama Road, Ambalantota, questa è la mia meta; e intanto mi guardo attorno, in questa stazione dei bus che dà direttamente su una spiaggia con dei pescherecci, ma per il resto deserta, nonostante sia carina.

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il tuktuk che aggancio non conosce la struttura e non sa cavarsela con l’indirizzo; gli do il numero di telefono e chiama, ma dopo avere parlato me lo restituisce dicendo che qualcuno ha risposto dicendo che sono chiusi; ma come? se hanno accettato la prenotazione…; non mi fido di lui, e pretendo che mi porti lo stesso, per verificare con i miei occhi, ed effettivamente la struttura sembra chiusa, peggio: abbandonata.

torno indietro, e decido di passare direttamente alla tappa successiva, che ho prenotato per il giorno dopo: Aluthgama, Villa River View, che dovrebbe essere una graziosa pensioncina, affacciata su una laguna in un piccolo centro che sulla carta non sembra neppure troppo lontano dall’oceano.

il percorso per arrivarci col bus, ma devo dire meglio: con i bus, si rivela molto problematico, per me, e non lo descrivo: basterà dire, per rendere vagamente l’idea, che uno sceneggiatore crudele del mio viaggio ha voluto che qui, a 13 km di distanza l’una dall’altra ci fosse, oltre ad Ambalantota, anche Hambantota, e – mentre giro per errori vari tra i due scioglilingua – che c’è stata una stazione dei bus, non chiedetemi quale, che ho visto tre volte, e la terza c’era anche la cicciona trentacinquenne del bus, molto felice di ritrovarmi di nuovo, e decisa ad andare al sodo: massage? ha domandato, ma il movimento delle labbra era esplicito e diceva bene che cosa intendeva con questa parola; al che a me sembrava di essere finito in una versione singalese a luci rosse di un film di Fellini.

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basta, riesco alla fine ad azzeccare l’autobus per Aluthgama e a farmi sbarcare al punto che mi sembra giusto, subito dopo il ponte sulla laguna; la Villa River View dovrebbe essere a 200 metri al massimo…; infilo la prima stradina che va verso la laguna, ma non è lì, e allora chiedo.

ecco il solito singalese gentilissimo: è a un paio di km, dice, ti cerco un tuktuk; veramente non si dovrebbe avere bisogno di supporto per cercare un tuktuk da queste parti…, ne stanno passando diversi, tra l’altro, mentre parliamo sulla strada subito dopo il ponte, ma visto che è così gentile…; e poi, due km?, si vede che ho sbagliato fermata.

dopo una decina di minuti, sempre più nervosi da parte mia, eccolo che torna col tuktuk: non posso dargli 100 rupie per il disturbo? intanto glieli anticipa il driver, ok?

partiamo col driver, che chiaramente non ha la più pallida idea di dove andare e comincia a macinare km su km, sempre più lontano dalla laguna sulle cui rive deve stare la guesthouse, che non si chiamerebbe River View, altrimenti, no?: torna indietro! gli grido e quello, dopo avere tentato ancora un paio di accostamenti per chiedere, mi riporta al punto di partenza: sono 500 rupie, dice; sono furioso e lo mando a cagare, allontanandomi senza pagare niente; mi aspetterei di essere inseguito, magari una rissa, ma invece non succede niente; giro sulla strada principale e domando; il primo non sa nulla, il secondo neppure, ma lo sguardo gli cade su un’insegna: è qui! mi dice ridendo.

già, ma sembra chiusa anche questa…, viene una vicina: sono andati a Colombo; troviamo un campanello, nascosto molto bene, suoniamo a distesa, alla fine si apre una porta ed escono due ragazzoni: no, il governo ha consigliato prudenza per il coronavirus e loro hanno chiuso…

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insomma, ecco che la situazione si sta facendo problematica, e il sistema di prenotazione via internet palesemente non funziona.

se dovessi dare un consiglio a me stesso per il futuro, d’ora in poi userei questi siti che offrono le prenotazioni online soltanto per fotografarsi la mappa dei luoghi e poi andrei a controllare personalmente lo stato dei locali – e anche le condizioni dei gestori…

ma in generale tutto il sistema di consultazione via internet è veramente macchinoso ed incerto, per sovrabbondanza di notizie improprie e non controllate.

insomma da questo viaggio esco con una piccola personale profezia, che è la crisi futura di internet come la conosciamo, improvvisata, pletorica e non controllata; inevitabile l’avvento di una internet di qualità, ma a pagamento anche per chi la consulta, non soltanto per chi offre i servizi; oppure, se internet non è in grado di fare questo salto, il ritorno a metodi di organizzazione dei viaggi più tradizionali.

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comunque la giornata non è ancora finita e rimane quindi il tempo di decidere di saltare a questo punto tutte le tappe intermedie di dubbio interesse e di spostarmi direttamente su Galle, col suo forte olandese del Seicento, patrimonio UNESCO dell’umanità, anche se lo conosco bene dalla visita del 2005.

da lì sarà facile andare, in una sola giornata, a Negombo, vicino all’aeroporto, passando per Colombo, e prendere il mio volo il 18, immagino…

ed eccomi percorrere col bus un lungo tratto di costa a est di Galle, prima di arrivarci: uno spettacolo degno delle Maldive, di sabbie incontaminate (viste da lontano), di palme e di mare di un azzurro strappacuore, alternato a lagune, angoli di paradiso con le barche e le capanne dei pescatori; ma anche uno spettacolo desolante di chiusure, recinzioni, privatizzazioni, industrializzazione turistica.

viene voglia, prima o poi, di fare un viaggio di esplorazione, località dopo località, di questa costa meravigliosa.

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Galle l’ho vista nel 2005 e me la ricordo come una cittadina sonnacchiosa e molto provinciale; anche lei, come Anuradhapura, è irriconoscibile per il dinamismo, l’espansione urbana, la vivacità economica, ma in qualche modo sembra meno devastata dall’impatto con la post-modernità, forse perché comunque c’è il mare ad attutirlo, quando la metà di una veduta è occupato dalle onde azzurre.

allo sbarco ecco un tuktuk-driver che si piglia carico di me; gli chiedo di portarmi alla stazione ferroviaria e gli spiego che glielo chiedo perché vorrei andare in una struttura economica vicina alla stazione; ma, come scopro subito, questa è poi di fianco alla stazione dei bus; per cui lui si assume l’incarico invece di aiutarmi a cercare la sistemazione.

la prima dove mi scarica è alle spalle della stazione, in un vicoletto anche grazioso; è gestita da due ragazze che sembrano giapponesi, dietro la mascherina; ma quando mi chiedono la nazionalità, mi rispondono che per me non c’è posto.

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si riparte: e il driver a questo punto ha una felice intuizione che centra perfettamente i miei desideri: dentro il vecchio forte, che rinchiude dietro mura potenti una vecchia cittadina coloniale, praticamente intatta, una antica locanda olandese, bellissima, abbastanza economica, gestita con una buona dose di pigrizia e noncuranza da una vecchia e tollerante signora.

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è amore a prima vista e sono risarcito di tutte le sofferenze e le ansie della giornata: ancora nulla rispetto a quelle che mi aspettano – e non le immagino ancora…

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il quartiere coloniale olandese del Seicento, nel cuore della fortezza di Galle, è uno spettacolo: non lo ricordo nel 2005, che strano: forse non era stato ancora recuperato?

un trionfo della bellezza raffinata dei centri storici, che diventano dei gioielli per i viaggiatori nello spazio-tempo; qui a volte sembra quasi di essere all’Avana per qualche vecchia auto storica parcheggiate nelle stradine del sito; ma fra tutte preferisco postare l’immagine di questa bizzarra ed allusiva rielaborazione di un tuktuk.

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tutto quasi troppo bello per essere vero, ok, ma perché non lasciarsi andare a queste stupende suggestioni?


2 risposte a "disavventure varie tra Ella e Galle – bortolindie 32 – 109"

  1. Inizia anche lì la paura dell’italiano …(anche se tra l’altro non sanno che tu sei in viaggio da tempo…)
    Un pò birbanti questi tassisti, che pazienza.

    chissà ancora in che avventure sei occorso 😦

    "Mi piace"

    1. è interessante la rapidità con cui il coronavirus mi ha fatto passare da sir, erede inconscio ancora dell’impero britannico, a reietto della terra, quasi peggio di un cinese in Italia…

      io glielo spiego tutte le volte che sono qui da un mese, e dunque non posso avere portato il virus dall’Italia, ma proprio gli manca la forma mentis per capire perché è così importante.

      sui guidatori di tuktuk, luci ed ombre: devo la bellezza delle due giornate trascorse a Galle (prossimo post) dopotutto, ad uno di loro che mi ha preso in carico, senza cercare di fregarmi…

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