Galle, una meraviglia poco conosciuta – bortolindie 33 – 110

l’ultimo momento magico del mio viaggio è stata la riscoperta di Galle, 14 anni dopo; in seguito sono cominciati giorni di confusione, di ansia, di sofferenza, mentre l’immagine interiore stessa del mio viaggio cambiava radicalmente e questo cominciava ad assomigliare dolorosamente alla mia prima visita a questa città, nel 2005, passando, pochi mesi dopo, attraverso le rovine dello tsunami: solo che lo tsunami, questa volta, si sta svolgendo in Italia, ma è di una violenza tale che le sue conseguenze stanno arrivando fino a qui.

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la mia tentazione è di affidarmi ad un racconto fatto più di immagini che di parole, cominciando da tre foto della strada su cui si trovava la mia guesthouse.

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la mia uscita nella sera di sabato 14 è ad esplorare almeno la parte meridionale e occidentale delle poderose mura olandesi che, con un percorso credo di almeno 4 chilometri, chiudono il promontorio: questo è occupato da case e strutture religiose varie solo nella sua metà settentrionale e orientale, in un borgo anticamente militarizzato nel quale si entrava da una porta sola, e per il resto rimane come era in antico, quando era destinato ad usi di guerra: spianate o ulteriori fortificazioni.

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questo nulla toglie oggi alla suggestione pacifica del luogo, oggi.

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quindi proprio su queste mura ci si può abbandonare ad un tramonto tanto più fascinoso e malandrino in quanto accompagnato dalla musica di una coppia con una lei clarinettista davvero notevole: vecchie signore, che sono il mio equivalente al femminile, accompagnano i motivi più struggenti del patrimonio musicale internazionale dondolando la testa e accennando movimenti di una danza immaginaria: mi verrebbe voglia di invitare la più mossa a ballare davvero, magari a distanza, in fonte all’oceano e al sole che incendia anche il mare, ma poi lei mi pare un po’ troppo anglosassone e interpreterebbe male; quindi riprendo anche io il paesaggio, come i giovani innamorati che si stringono guardando il sole che per oggi se ne va…

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è quella sera che rispondo, dopo un giorno di silenzio legato alle disavventure raccontate nel post precedente, a chi mi chiede come sta andando il viaggio:
tutto alla perfezione o quasi, grazie.
talmente alla perfezione che ogni tanto ho delle crisi di stanchezza da eccesso di fatica o di bellezza…

ignaro di quello che mi attende.

comunque la sera la vecchia signora della guesthouse mi porta per la cena un riso al curry semplicemente gigantesco, con accompagnamento di sei diverse ciotoline con aromi, condimenti e verdure diverse: la fotocopia esatta di quello che mangiavo quindici anni fa e che qui non avevo più ritrovato…

poi non rimane che lo sgomento della notte.

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la giornata successiva la dedico all’esplorazione della parte orientale delle fortificazioni e al borgo.

sembra incredibile che, con una breve sosta nelle ore più calde, riesca ad occuparmi tutta la giornata questo passeggiare indulgente, anche a piedi nudi nell’acqua tiepida nella spiaggetta che sta davanti alla moschea.

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ma se guardate la meraviglia delle immagini capirete facilmente perché.

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peccato soltanto che i musei siano chiusi.

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ma per fortuna, non la piazzetta dedicata all’artigianato locale.

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ma è anche qui che mi accorgo della prima diffusione delle mascherine contro il coronavirus, che prima erano assolutamente occasionali, ed ora invece sembrano intenzionate a diventare una parte importante del paesaggio.

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il tramonto è occupato da una piccola processione di monaci buddisti che dal piccolo tempio vicino alla mia guesthouse si recano ad un padiglione provvisorio costruito nella spianata sotto le mura: loro siedono ruminando le loro giaculatorie, ma poi dei musicanti, vestiti di colori squillanti, producono ritmi strumentali dalle tonalità equivalenti a quei colori, e sembrano più una eredità induista che una tipica musica buddista; infatti la convivenza di religioni diverse produce anche qualche mescolanza delle abitudini rituali: ecco, per esempio, che qui ci si toglie le scarpe anche per entrare in chiesa, come fanno buddisti e induisti per entrare nei loro templi; e anche qui tutti sono a piedi nudi.

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ho cercato di fare il check-in del mio volo in internet, questa seconda sera, ma non era ancora aperto; poi l’indomani ho scelto il treno, per partire da Galle: ed è bastato fare qualche centinaio di metri a piedi con la sacca sulle spalle, nella luce del  mattino, respingendo i tuktuk, per ritrovarsi alla stazione.

è il 16 mattina e mancano soltanto due giorni alla partenza: questo Sri Lanka mi resterà nel cuore…

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ho proprio esagerato con le foto in questo post, ma la vecchia Galle è indubitabilmente la più bella città dello Sri Lanka; spero che il post sia rimasto leggibile.


10 risposte a "Galle, una meraviglia poco conosciuta – bortolindie 33 – 110"

  1. Molto bella Galle un gioiello le foto molto belle e adatte alla circostanza.
    Sarai in viaggio, presto spero a casa tua !
    Aspettiamo notizie buon tutto

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      1. Sono contenta che il viaggio ti ha portato fino a Roma. Sarà un pò lunga.
        Il resto lo sai .
        Bentornato a casa tua.
        E dopo con un pò di attenzione e di fortuna ce la possiamo fare 🐞✌
        Amico io sono molto triste però non potrebbe essere diversamente
        Mauro ciao 😘

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        1. anche io sono triste.

          continuo i miei racconti di viaggio, diventati oramai un poco insensati, soltanto per tenermi un poco su.

          buona giornata: la mia sarà lunga e faticosa (ho dormito due ore, in aeroporto e ora vado alla stazione).

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  2. Essì, Galle è una “pure luxury”, soprattutto se si arriva da zone più modeste… Grazie per le bellissime foto di Galle, che aggiungerò alle mie.

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    1. Ma sul treno Galle – Colombo, causa brusco sbattimento freno-rilascio del freno, mia moglie Ersilia ha preso una capocciata memorabile, che ha lasciato il segno per vari giorni.

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