Negombo e il mondo, a.C. e d.C. (C. sta per Coronavirus) – bortolindie 35 – 112

questo, naturalmente, non è più un resoconto di viaggio, piacevole ed allettante, ma il resoconto di una tortura, di una serie di tormenti che mi vengono sistematicamente e successivamente applicati dalla sorte (forse per punirmi della troppa felicità dei giorni scorsi?) e della mia dura lotta, non sempre riuscita, per mantenere l’equilibrio e la speranza di una soluzione; mi sto battendo contro l’avanzata oscura del grande nulla del Coronavirus che ha cominciato a distruggere gli usi della vita che conosciamo e sta arrivando anche qui, in Sri Lanka, mentre sta menando una strage mai vista in Italia: una specie di nuova guerra mondiale.

Lettori, siete avvisati: non è affatto un resoconto piacevole, neppure questo, ben più modesto, del mio viaggio che sta andando a rotoli, tutt’altro…

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17 mattina, martedì: un tuktuk mi porta all’aeroporto alle sei e mi aspetta con la sacca a bordo, da andare effettivamente a recuperare nell’ipotesi troppo speranzosa che, nel caso il volo da Muscat per Milano sia stato effettivamente cancellato, io riesca ad anticipare di un giorno la mia partenza per Muscat – Milano, con l’ultimo volo utile di oggi su questo tragitto.

nel sistema dei trasporti locale ai tuktuk è interdetto l’accesso agli aeroporti, solo i taxi possono arrivare all’interno del recinto; quindi sono piuttosto scettico sulla promessa del driver di riuscire a farmi entrare, ma evidentemente c’è un sistema parallelo di bustarelle; così, da un cancellino vigilatissimo, proprio i vigilanti in realtà mi fanno passare, mentre gli spiego che vado dentro soltanto per informazioni.

Ma serve a poco, perché poi altri vigilanti mi bloccano all’ingresso: non ho il biglietto per la giornata, quindi non posso entrare; e mi mandano da Ponzio a Pilato agli sportelli esterni: le Informazioni non mi sanno dire se il volo di domani Muscat Milano è operativo oppure no – come potrebbero? – e mi mandano alle linee aeree singalesi, che c’entrano come i cavoli a merenda, ovviamente, e queste mi rimandano alle Informazioni; alla fine decidono di dirmi che lo staff Oman Air arriva all’una: semmai posso provare a quell’ora.

Decisamente non è il caso di fermarsi lì sette ore ad aspettarli e – non fatemi precisare i dettagli – non mi pare neppure il caso di ributtare via 15 euro per fare un nuovo tentativo, di sicuro inutile, sei ore dopo; insomma il viaggio è andato del tutto a vuoto e non ho neppure la conferma definitiva che il mio volo per l’Italia domani non c’è,la situazione resta da panico.

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Torno a casa e faccio colazione: e decido – soltanto ora! – che non posso continuare a comunicare con il resto del mondo soltanto appoggiandomi ai wi-fi dei posti dove dormo: io non ho più avuto il cellulare attivo nell’ultimo mese, visti i costi mostruosi dei primi tre giorni.

proprio sull’altro lato della strada principale degli angeli singalesi hanno un negozietto che gestisce le comunicazioni telefoniche: riescono ad estrarre la scheda che ad Abu Dhabi non eravamo riusciti, mia figlia ed io, a togliere dall’apparecchio ed ecco la mia nuova scheda base singalese, che, con una spesa di due euro, da questo momento mi rende autonomo (quanto ai costi ulteriori, li vedremo più avanti: sinceramente non ho capito come funziona la cosa, e credo che la pagherò cara per la seconda volta; ma oramai la situazione è uno stato di necessità).

Il genio della situazione è Frank, da quel momento un altro mio amico singalese di whatsapp, che è un quarantenne focomelico e sta su una sedia a rotelle, con dei moncherini al posto delle dita delle mani e dei piedi, e risolve i problemi con efficienza e disponibilità, contento di riuscire.

ed eccomi con la stampa felice dei miei biglietti aerei e del mio check-in per la battaglia di domani.

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Torno anche all’ostello del mio primo soggiorno, per abbandonare la mefitica locanda, ma il ristorante italiano sottostante è ancora chiuso, e nell’ostello Johann non c’è neppure oggi; faccio anche fatica a trovare un ATM che mi accetti la carta di credito, oggi, visto che sono a corto di contante.

è qui che mi sento salutare: Mauro! è il gestore appunto del ristorante Dolce Vita, con casco di motociclista sulla testa; ci informiamo reciprocamente sulle nostre disgrazie; lui ha chiuso il suo locale e vedrà che cosa fare; il turismo in Sri Lanka è finito, secondo lui, e non si riprenderà; siamo di fronte ad una catastrofe epocale, che lui paragona al prima e dopo Cristo; il mondo che abbiamo conosciuto è finito, meglio scappare; non è soltanto il secondo anno consecutivo di crisi del turismo singalese, dopo l’ondata di attentati dell’anno scorso contro chiese, alberghi, templi buddisti, e dunque presumibilmente islamisti – come del resto da rivendicazione, per quel che vale -, che ha sconvolto l’isola provocando più di 250 morti in varie località: ora è la crisi globale di un modo di vivere, che viene colpito alle radici da un nemico oscuro.

lui non sa se faccio bene a tornare in Italia; anche lui unisce la sua voce a quella di chi mi consiglia di restare qui, piuttosto; ma in realtà non mi consiglia neppure di restare: in questo momento non si può davvero consigliare nulla di sensato; qualunque scelta si faccia, anche la meglio calibrata, potrebbe essere una sciocchezza ed esserti rinfacciata (anche se almeno do atto ai miei figli, in queste ore di convulse chattate whatsapp, di avere evitato finora il fastidioso noi te lo avevamo detto).

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lunga la camminata anche per cercare una farmacia dove comperare delle mascherine, in vista dell’ipotetico arrivo in Italia: ci sono solo quelle giornaliere, mi dice la farmacista: ne prendo 5; basteranno per arrivare in Italia e passare dall’aeroporto a casa mia?

rimane il tempo di un po’ di spiaggia, per l’esplorazione delle baracche dei disperati di cui ho già parlato ieri.

smart

ma è proprio qui che arriva quel metaforico nero temporale profetico; ne approfitto per  una sosta in una della grandi chiese cattoliche di Negombo: avrei proprio bisogno di un miracolo; ce ne sono anche per i non credenti?

smart

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ad un ufficietto non lontano da quello di Frank, prenoto un taxi per l’indomani:  all’aeroporto domani entro con la mia sacca, e voglio un ingresso regolare e senza problemi: ore 6 a.m., proprio qui davanti a voi, ok? me lo segnano anche sulla ricevuta.

mi chiedono di saldare i 10 euro in anticipo; rifiuto; la metà, allora: rifiuto anche questo; alla fine gli lascio un anticipo del 25%, rischio contenuto, mi pare.

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al rientro frettoloso alla guesthouse il gestore ha un present per me: una mascherina, ma permanente; su whatsapp qualche frenetica comunicazione con tutta la cerchia familiare in Italia e negli Emirates; e io che scherzo sulla possibilità di mettere su un commercio di mascherine tra lo Sri Lanka, dove non mancano completamente, e l’Italia.

rientro frettoloso, perché oggi il governo della Repubblica Democratica Socialista dello Sri Lanka ha decretato un coprifuoco che inizia oggi alle 6 e durerà fino a domattina.

non lo so ancora, ma sono le prove generali di un nuovo coprifuoco che durerà tutto il weekend.

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R.: Alura, set partìt, o ti tengono lì?

In teoria dovrei partire domani mattina, ma pare proprio che da domani abbiano sospeso i voli dall’Oman all’Italia. Vedremo

R.: Ma porcccccxxx. Cazzo. 

Aggiungi, ciliegina sulla torta, che stamattina è andato in tilt il pc, con tutto salvato lì dentro. Oggi ho provato ad andare in aeroporto ma era troppo presto, a chiamare la compagnia, ma non rispondono. Oh, comunque in qualche modo torno, magari ci metto di più.

M.: Papà, sono riuscita a chiamare la Oman Air: Purtroppo mi hanno detto di richiamare fra due ore. Perché ora non potevano controllare.

vedi che un inglese migliore serve? tra due ore? lavorano anche di notte, allora. ho visto adesso che nel biglietto c’è scritto cambio aeromobile. l’ipotesi peggiore: prepariamoci all’acquisto di un altro biglietto con un altro giro.

M.: Non vorrei seminare il panico ma varie cose indicano che il secondo volo non c’è.

sono ormai convinto anche io.

M.: Ho richiamato subito, mi ha risposto un altro operatore e la notizia è confermata: NON volano verso l’Italia.

e riuscire a trovare un volo da Muscat per domani verso qualche altro paese che consenta di arrivare in Italia per domani? Il secondo per domani, toglilo. ce ne sono diversi sui 500 euro, ma col cellulare non riesco a salvarmeli. Marta, se ne trovi uno, fammi il biglietto e mandamelo, perché il numero della carta di credito non ce l’ho più. comunque ci sentiamo prima.

M.: La Farnesina, attraverso l’unità di crisi, organizza i rimpatri dall’estero. Io credo che tu debba metterti in contatto con l’ambasciata. Perché non sai se magari quei voli domani vengo no cancellati, né come arrivare in Italia se atterri in un altro paese EU. Ho recuperato il numero delle emergenze dell’ambasciata a Colombo. Lo vuoi chiamare? 

Ok, però i voli che ho trovato portano a Fiumicino con vari scali interni e dovrebbero non creare problemi. cerca con Volagratis. io intanto provo a chiamare l’Ambasciata.

M.: Sì, ieri li abbiamo cercati e abbiamo un paio di opzioni. ma prima prova a sentire l’Ambasciata. Il numero è …. Sperando di non avere sbagliato a scriverlo.

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Che casino, i figli intervengono freneticamente sulla chat di gruppo di famiglia con tutte le indicazioni più diverse, ma con la comune invocazione di tornare subito, a qualunque costo.

e, come avete già letto, ad un certo momento, il mio netbook si blocca: schermo nero, nessuna possibilità di riavviarlo né di accedere più ai vari documenti salvati lì dentro; ed il panico mio ora è completo!

Anche gli angeli singalesi, dai quali mi precipito subito per chiedere soccorso, hanno esaurito i miracoli: sì, conoscono un tecnico informatico, lo chiamano anche al telefono, ma oggi non lavora, difficilmente potrebbe sistemarmi il pc in giornata, e in ogni caso è meglio che lo faccia riparare in Italia, secondo loro.

Ma in Italia è tutto bloccato! – vorrei gridare – non si può fare niente…; e anche la prospettiva di restare senza blog, scrittura, contatti nei prossimi giorni di quarantena che mi attendono mi manda nella desolazione più completa: qui ho toccato davvero il fondo.

col senno di poi, invece, quel guasto è provvidenziale, perché mi ha impedito di fare qualche mossa avventata, come è nella mia natura…

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Il migliore consiglio che mi è arrivato dai miei figli è dunque chiamare l’ambasciata: risponde una voce pacata; mette a punto alcune informazioni fondamentali, la cui utilità si vedrà l’indomani; in ogni caso Oman Air è obbligata a darmi una soluzione alternativa; ci penserà lui a chiamare e a vedere che cosa si può fare.

Ciao. Ho sentito l’ambasciata, mi ha risposto un tipo molto gentile, disponibile; lui consiglia: se loro non hanno niente in contrario, di andare comunque a Muscat, che una soluzione me la devono trovare. Si è meravigliato che non mi avessero avvisato e secondo lui la strada più giusta è appunto quella di cercare un percorso alternativo poi da Muscat.

M.: Ok, ci penso.

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Al momento è il supporto psicologico che mi torna utile, non sentirmi solo a cercare la soluzione, ma avere una istituzione competente al mio fianco; intanto io passo il pomeriggio a smanettare sui siti internet per trovare qualche volo che mi riporti a casa in tempi rapidi.

Ma finisco in fretta in un cul di sacco: o spendo due o tremila euro per prendermi un biglietto entro un paio di giorni, scommettendo sul fatto che non salterà di nuovo all’ultimo momento, e sinceramente sono già stato salassato abbastanza in questo viaggio, oppure ci sono soluzioni più lontane, che però finiscono a loro volta nel rischio di qualche ulteriore cambio di regole e di impossibilità di passare.

In ogni caso Andrea, che all’ambasciata di Colombo dev’essere il responsabile dei servizi consolari, mi ha consigliato l’indomani di prendere comunque il volo per Muscat, visto che ho fatto il check-in: quando sarò lì, dovranno comunque trovarmi una soluzione.

davvero? non sarà un modo per liberarsi del mio caso? in realtà sarebbe una soluzione praticabile, che poi ho visto realizzare anche all’aeroporto di Mosca, ma per uno che era in aeroporto da tre giorni, quindi il rischio di restare giorni in attesa in aeroporto è reale.

in ogni caso mi guardo bene dal seguire il suo consiglio; preferisco concentrare le mie speranze sull’ipotesi che l’indomani mi sostituiranno il volo da Muscat su Milano col volo su qualche altra città europea, da cui poi cercherò di tornare in Italia.

non attraverso l’India, però. perché non ammette neppure il transito – per gli italiani -. Etiopia, per esempi. c’è un volo Alitalia su Milano via Abu Dhabi e Roma. comunque aspettiamo domani? per vedere se mi fanno andare a Muscat, prima di tutto. Emirates non fa più volare per l’Italia. occorre capire se Alitalia può (dubito). fino ad ora l’Etiopia fa fare soltanto uno screening ai passeggeri. voli Oman Etiopia coronavirus. ops, questa era per google. Etiopia ha sospeso i voli da oggi.  😦 quelli per l’Italia… mi resta solo di andare in Germania a Monaco e rientrare in treno. il transito per l’Austria sembra consentito

R.: Richiama ambasciata. E digli che non ti possono mollare così… 🙂

gli ho già detto che li richiamerò, se non trovo una soluzione, ma prima devo cercarla. da Muscat su Muenchen può andare.

R.: Intanto vieni a Monaco… Poi vediamo… E’ un posto raggiungibile in qualche modo. O almeno sei in Europa…

infatti, domani gli propongo questo. e poi oggi ho anche comperato cinque mascherine 🙂 scusate se cerco di ridere, nonostante tutto.

io qui infatti mi convinco che l’incontro del giorno prima con le tre donne di Monaco sia stato una specie di segnale magico per farmi trovare la strada giusta… (ma si può?).

M.: Anche io concordo che quelli dell’ambasciata ti dovrebbero dare più supporto. Che soluzione è andare a Muscat se poi non riesci a partire da lì?

i voli per Monaco ci sono, basta che mi cambino il biglietto. è che non potranno farlo in aeroporto e dovrò andare alla loro sede di Colombo.

R.: Chiama ambasciata e digli che hai trovato la soluzione, ma che ti serve supporto per il cambio volo. O riesci a raggiungere la sede della compagnia aerea?

Colombo da qui è a un’ora di treno… dovrei riuscire domani ad andare e tornare in giornata. Sia per compagnia aerea sia per ambasciata.

R.: Richiama ambasciata e prova a chiedere loro se ti possono supportare per cambio volo. O è impossibile?

lo faccio domani, se necessario. del resto qui gli uffici sono chiusi, ormai.

M.: Ma il numero che ti ho dato funziona 24 ore su 24!

ho sentito di nuovo l’ambasciata. il sultano dell’Oman ha decretato la chiusura degli uffici per tre giorni – bella questa, no? comunque lui proverà lo stesso a chiamare. quella di Monaco gli pare una buona soluzione e dice di stare tranquillo perché ha visto Oman Air cambiare tranquillamente la destinazione. resta solo da capire quando.

alcuni giorni di festa in Oman a partire da oggi e fino alla settimana prossima? non so perché – a meno che non sia una sospensione delle attività per il virus…

si aggiunge un problema supplementare che contribuisce a far tramontare ogni ipotesi: che secondo la legge dell’Oman, se ti fermi in aeroporto per un transfer più di sei ore, ti considerano entrato nel paese e dunque devi avere un visto.

D.: E mi raccomando, Mauro, metti guanti e mascherine quando fai sto travaglio di viaggio, perché è un viaggio abbastanza rischioso, metti i guanti e la mascherina per tutto il viaggio, E lavati le mani ogni cazzo di cosa che fai.

R.: Concordo con Demian. Cerca di prendere tutte le precauzioni del caso.

S.:

ok, mascherine ne ho cinque. ai guanti non ho pensato, ma provvederò oggi, visto che sarà difficile che riesca a partire.

. . .

infatti è già diventato domani, intanto: giovedì 19, in Sri Lanka.


38 risposte a "Negombo e il mondo, a.C. e d.C. (C. sta per Coronavirus) – bortolindie 35 – 112"

  1. “UNA RETE DI AIUTI” È IMPRTANTE “A FUTURA MEMORIA”….
    NESSUN UOMO È UN’ISOLA ”
    Eccomi qua a dire che la mia dottoressa sta male, è in terapia semintensiva. Non è stata intubata, ansia in famiglia. Lei è una persona molto in gamba ed un brava professionista.
    Ed io sto bene. Sono senza parole .
    Spero che il tuo parente ce la faccia.
    Ho letto di due infermiere operative in covid poi contagiate che non hanno neppure tentato di farcela.
    Non mi pare che siano le uniche.
    Credo che sia tempo di dare sostegno a chi opera in “trincea”….
    Il mio quadro è tra il nero e il grigio, ‘azzurro è appena accennato, ha la forma di un occhio che non vede più chiaro.
    Credo che aggiungerò un pò di rosso, una sorta di corone rotanti.
    Fantasia sfrenata
    Buona notte Mauro 😘

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    1. testimonianza su testimonianza su come stiamo precipitando nel gorgo tutti.

      a questo punto è provvidenziale che la tua dottoressa non abbia voluto vederti – ma forse ho capito male e questa è quella di fiducia di cui avevi già parlato, non il tuo medico di base.

      ma forse ci sei già passata anche tu, attraverso il virus, con quella poca febbre, e te la sei cavata.

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      1. Mauro ,è la mia dottoressa di fiducia, valore che riconfermo dopo oltre venticinque anni.
        Una specialista che ha cessato un anno fa di essere responsabile di un centro,consistente, di malati tossicodipendenti.
        Noi siamo incontrate il 4 marzo e il 20 mi avverte ,-sono in ospedale con covid 19 e polmonite. È tutto rimandato a data da destinarsi. –
        Non ho chiesto altro,non era il caso.
        Un colpo al cuore. Per lei immediato ,il giorno dopo per me, figlie e famiglie.
        14 gioni certo ,ma erano 3-4 giorni forse ,che accusava qualche disturbo.
        Il giorno dopo realizzo nitidamente,avverto mie figlie e chiamo il medico di base.
        Riesco a parlarci al terzo giorno.
        Lei tempestata da chiamate e messaggi urgenti, e i miei le sono sfuggiti….
        Conclusione mi dice che è passato ormai il tempo per essere a rischio
        Amen e aggiungo tra me e me ,
        Che c…o !!!

        Ci incontiamo alle 2 di pomeriggio, va bene a entrambe
        Il nostro incontro dura un’ora circa senza distanza di sicurezza,con strette di mano…
        Mi accoglie con l’ energia e la pacata sicurezza dell’essere,senza eccessi, professionale e spontanea, come sempre.
        Mi fa accomodare, mi offre da bere tea o tisana, le rispondo che un bel bicchiere d’acqua era perfetto.
        La stanza è piccolina.
        La sua prestazione di comune accordo è a offerta, la mia coscienza , mi impone di non essere avara, comunico una quota il doppio che emblematica .
        lo so che appare strano,non lo è perché le nostre vite si sono incrociate da tanto tempo .
        Il mio stro è stato un caso famigliare venticinque anni prima. È questione delicata, seppure nota nella mia zona perché resa pubblica.
        Grazie a mio cognato medico e collaboratore con lavoro fianco a fianco.
        Io vengo messa nelle sue mani, allora era urgente per la condizione

        La parentesi è utile per spiegare che le RELAZIONI sono IMPORTATI e FRUTTUOSE quando è se LA RETE DI AIUTI ,VIENE MESSA IN CAMPO

        Lei mi ripete salutandomi cordialmente ,per la seconda volta : – Non posso smettere di vivere, no non posso –
        Ancora le restrizioni più incisive non erano in atto.
        E io le rispondo – Cara dottoressa un pò di paura meglio che lei ce l’abbia –
        Scuote la testa
        Parlavo ad una donna medico chirurgo anestesista , esperta in terapia del dolore cronico,psichiatra psicoterapeuta.
        Ho tremato per lei.
        Salita in auto mi passo le mani , ho una mini confezione di amuchina…
        NON CREDO CHE SIAMO TUTTI NEL VORTICE ….
        SIAMO TUTTI SCOSSI, L’ARCA DI NOÈ E TROPPO STRETTA
        LA PARTENZA PER COSTRUIRLA TARDIVA FATTO GRAVE PER I MORTI E I CONTAGI
        NEL VORTICE SAPPIAMO CHI C’È DISTINGUIAMO
        LE ZONE PARTICOLARMENTE INQUINATE E UMIDE SEMBRANO SOFFRIRE DI PIÙ
        PESARO -ANCONA NON È ZONA CON LO STESSO PROBLEMA
        IN COMUNE PIU INCONTRI SPORTIVI CON FOLLE A STRETTISSIMO CONTATTO

        Credo che siano andate piuttosto male diverse situazioni
        Non sono a caccia di colpevoli, senza rassegnazione dichiaro che i fatti lo dimostrò.
        La rete di aiuti si sta formando si aggiustare dove è necessario.
        Aiutare gli Aiutanti
        Sono arrivate squadre dalla Cina da Cuba e dalla Russia.
        C’è bisogno per carità
        Per gli Idioti irrecuparabili multa e altro
        Per chi si muove da solo nel rispetto stop caxxate e per motivi di salute
        Niente ciclisti
        Niente podisti maratoneti volpini senza occhi nè orecchi

        Attenzioni a stati di assedio e coprifuoco, confronto democratico scelte incisive
        Non siamo in guerra nota
        non siamo pronti il confronto e la rete di aiuti si realizza chiamando solo chi può fornire risposte umane efficaci.
        Altre decisioni spettano al Governo.
        Nel sociale per le case di riposo e i casi di disagio per presenza in famiglia di soggetti bambini ,giovani, adulti ,anziani estremamente fragili.
        La protezione civile non basta.
        In questo clima restiamo a casa godiamoci la famiglia, comunque sia.
        Stiamo calma consiglio antiansiolitici per chi idiota ignorante fa danno forinite reptranquillamente agli adulti irresponsabili ciò di cui necessitano.
        Ho scritto un pò di cose giuste forse…no so l’intento è buono
        Ragazzi aiutate se possibile non tutti siete portati ma forza, dovete entrare a fare parte dei gruppi ufficiali in azione
        E vi serve tutto il necessario
        Ma sto vaneggiando Mauro ho preso una tazzona di latte e muesli e caffè doppio
        Bo…Dai un’occhiata Mauro e provvedi tranquillamente.
        L’isolamento produce i suoi effetti
        Ciao grazie 🌐💜✌

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  2. @ andrea c. 25 marzo 2020 alle 0:05
    Carestie da milioni di morti? addirittura? in questo sei piú pessimista di me.
    Un livello di miseria da morire di fame mi sembra improbabile, anche nel peggiore degli scenari, comunque i progressi nelle tecniche agricole dell’ultimo mezzo secolo non credo che verrebbero completamente persi. Quindi, a meno di catastrofi di proporzioni immensamente piú gravi del coronavirus, credo che il cibo è l’unica cosa che non ci mancherà!
    Ma potremmo venirci a mancare tante altre cose, e forse saremo costretti a rinunciare anche a tante conquiste sociali e politiche, a diritti che diamo per scontati. Già ora viviamo agli arresti domiciliari, in balia delle frenesie di potere di amministratori locali trasformati in sceriffi, con le strade militarizzate. Situazione che fino a poco tempo fa ci sarebbe sembrata surreale in tempi di pace!

    vedi, la scelta di andare a vivere in (mezza) montagna ha messo me, cittadino sinora, di fronte ad evidenze che ai tuttora cittadini come te sfuggono: il peggioramento climatico avanza ad una velocità impressionante e il ritmo delle stagioni è completamente sconvolto: già l’anno scorso il raccolto di frutta e verdura è andato praticamente dimezzato per scarsità di neve, grandinate violente e siccità estiva.
    nella zona dell’alto Garda bresciano dove vivo le precipitazioni negli ultimi dieci anni sono diminuite del 70%.

    del resto, se pensi che negli scenari previsionali, al ritmo attuale tra settant’anni in Italia avremo le temperature del centro del Sahara non vedo come la mia previsione possa essere considerata troppo pessimistica.
    Lovelock prevedeva per fine secolo una stentata sopravvivenza di una cinquantina di milioni di esseri umani attorno ai due circoli polari; è vero che poi se l’è rimangiata o gliel’hanno fatta rimangiare, ma secondo me resta uno scenario abbastanza realistico, se non si fa qualcosa – che però ancora non si vede in atto.

    a meno di non considerare, paradossalmente, salvifico, proprio il coronavirus che ci costringe con le brutte quello che non siamo in grado di fare col buon senso.

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    1. Il cambiamento climatico si percepisce chiaramente anche in ambiente urbano (molte giornate di Gennaio erano piú calde di oggi!), peró certo non avevo pensato alle ripercussioni sull’agricoltura. Ogni tanto andavo (parlo al passato, perchè ormai i mercatini sono chiusi) a far spesa nei mercatini degli agricoltori locali, e le bancherelle erano sempre piene, non si percepisce chiaramente un calo. I contadini si lamentano solo che con la quasi estinzione dell’inverno vero e proprio (perlomeno per come lo conoscevamo fino a pochi anni fa), è diventato molto piú difficile pianificare le colture, e nonostante tutte le contromisure possibili il rischio di avere raccolti danneggiati è un po’ aumentato. Ma poi, girando per le campagne marchigiane la situazione non sembra di scarsità, dopo il raccolto si accumulano cataste enormi di cassette piene di frutta e verdura di tutti i tipi.
      Credo che per molti piccoli agricoltori saranno assai piú dure le perdite causate dal coronavirus (che suppongo li costringerà a vendere, anche sottocosto, alla grande distribuzione), che dal clima!

      Poi non so, magari sull’agricoltura di montagna il cambiamento climatico è molto piú devastante.

      Comunque sono convinto che le previsioni sul clima siano ancora piú difficili delle previsioni sul mondo post-pandemia, scienziati e studiosi si basano su modelli matematici senza peró conoscere tutte le variabili e i dati.
      Che le attività umane abbiano un impatto forte sul clima, e devastante sulla flora e sulla fauna, non c’è dubbio… ma come sarà il clima tra 70anni non lo puó prevedere nessuno.
      Come non si possono prevedere le capacità di adattamento umane a un clima mutato!
      Del resto da 50 anni a questa parte, nonostante il cambiamento climatico, le carestie sono diventate piú rare (le poche che ci sono state nel mondo, sono piú per motivi politici che per eventi atmosferici), e sovrappeso e obesità sono aumentate quasi ovunque.

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      1. è incredibile la capacità umana di negare l’evidenza, se questa non è immediatamente percepibile (ma a volte anche quando lo è), ma soltanto razionalmente prevedibile; e questo purtroppo frega la razza umana.

        l’aumento delle temperature medie di almeno un paio di gradi abbastanza a breve è certo, anche perché oramai in larga parte realizzato: hai provato a considerare quali sono le fasce climatiche che corrispondono a due gradi medi di temperatura di più? non dubito che lo farai.

        l’aumento delle temperature medie, poi, è distribuito in maniera diseguale sul pianeta: molto più sensibile ai poli e nelle zone vicine, poco significativo nelle zone equatoriali.

        certamente nessuno può prevedere con certezza il clima particolare di una certa zona tra cinquant’anni: ad esempio, per paradosso del riscaldamento globale l’Europa tenderà a raffreddarsi, in un primo momento, per l’esaurimento della corrente del Golfo.

        poi mettici anche le variabili come le epidemie: in passato lo sterminio di percentuali importanti della popolazione umana ha portato a raffreddamenti del pianeta; qui può darsi che il coronavirus, se lavorerà bene dal suo punto di vista, sia proprio quello che ci salva…

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        1. No, io non nego l’evidenza, lo riconosco anche che negli ultimi anni il clima è sempre piú strano, inverni mediamente sempre piú caldi(con gelate occasionali), primavere talvolta caldissime, talvolta piú fredde dell’inverno, estati straordinariamente torride. Peró non ho ancora ben chiaro cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni, a sentire gli esperti mediatici si passa da previsioni super catastrafiche con abbondante retrogusto di millenarismo, a posizioni ultra-ottimistiche che sembrano confezionate su misura per accontentate chi ha interesse affichè non si faccia nulla per diminuire i consumi di combustibili fossili, passando per tante vie di mezzo, fino a chi ammette candidamente di non poter fare previsioni a lungo termine. A chi credere?
          Forse dovrei approfondire un po’ di piú l’argomento, se hai qualche lettura valida da consigliarmi dimmi pure, tanto nei prossimi mesi il tempo per leggere non mancherà!

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          1. non giudicarmi presuntuoso, ma è la scelta che mi viene più facile: ripercorri nel mio blog i post con l’etichetta effetto-serra https://corpus15.wordpress.com/category/effetto-serra/

            ci trovi dentro varie cose (in ordine cronologico inverso), ma anche riferimenti ad articoli e pubblicazioni sui quali mi sono via costruito le mie convinzioni.

            esagerando e risalendo sempre all’indietro, potresti vedere anche i miei due blog precedenti, selezionando i post che davvero sono utili (prima o poi dovrei farne io una raccolta, avendo tempo):

            https://bortocal.wordpress.com/category/effetto-serra/

            https://corpus0blog.wordpress.com/category/riscaldamento-globale/

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  3. Che nel post-coronavirus ci saranno dei grossi cambiamenti è sicuro, cosa cambierà esattamente difficile prevederlo.

    Probabilmente ci sarà un ritorno al nazionalismo e all’autosufficienza(perlomeno in quei settori cruciali, come l’industria farmaceutica, la produzione di presidi sanitari, l’industria alimentare, ecc…), meno delocalizzazioni anche per quanto riguarda altri settori(dipendere da altri Paesi è sempre un fattore di rischio), ritorno dei confini(addio Schengen), meno immigrazione/emigrazione(nei momenti di difficoltà come questo l’illusione della cittadinanza globale va a farsi benedire).

    Ridimensionamento del settore turistico, immagino che tante compagnie aeree falliranno, e forse per il modello di business dei voli low cost sarà la fine.

    Poi piú in piccola scala, probabilmente molta gente rivedrà la proprie priorità per quanto riguarda scelte di lavoro e di vita. Forse molti abbandoneranno le grandi città, per tornare a popolare i piccoli paesi e le campagne(che in situazioni di crisi del genere, offrono diversi vantaggi. Vuoi mettere settimane di “arresti domiciliari” in monolocale condominiale, con la stessa situazione vissuta in un casolare di capagna?) ??e a rivalutate anche scelte di parziale autosufficienza personale.

    Poi magari ho scritto un mare di cazzate, e non cambierà nulla di tutto questo, chissà…

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    1. sto riflettendo molto su questo, ma ho sospeso i post sull’argomento,come avrai visto, perché il pericolo di fare previsioni sbagliate è troppo alto.

      l’unica cosa che mi sento di dire è che ci sarà un drastico abbassamento del nostro tenore di vita, come dopo una guerra: tutto il resto è incerto.

      non credo neppure ad un ritorno dei nazionalismi, al contrario, mi pare che quello che sta succedendo sia la prova provata che siamo una sola grande famiglia e che possiamo farcela solo lottando insieme.

      l’altra variabile non calcolabile è come si intreccerà questo con l’effetto serra.

      quanto all’abbandono delle città, penso che chi potrà lo farà, effettivamente; ma può essere una scelta di pochi, purtroppo; io ho precorso i tempi e sono in mezza montagna da cinque anni; ma vedo anche che non è la soluzione ai problemi del mondo, al massimo un miglioramento individuale.

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      1. “non credo neppure ad un ritorno dei nazionalismi, al contrario, mi pare che quello che sta succedendo sia la prova provata che siamo una sola grande famiglia e che possiamo farcela solo lottando insieme.”

        Intendevo nazionalismo anche in senso positivo, non necessariamente mancanza di solidarietà verso gli stranieri, l’interesse nazionale prima dell’interesse degli azionisti!

        Ma a dire il vero si assiste anche a tanti episodi di comprensibile e umanissimo egoismo nazionale, la Repubblica Ceca e la Polonia che si sono fregate i dispositivi medici destinati all’Italia, Francia e Germania che hanno vietato l’esportazione di mascherine e altri dispositivi, Cina e India che bloccano l’esportazione di farmaci…quando le cose vanno male la globalizzazione e la solidarietà si rivelano per quello che sono, illusioni, ipocrisie…
        Una sincera solidarietà è piú facile verso il proprio prossimo, familiari, amici, vicini, concittadini, ecc… piú ci si allontana, piú cresce l’indifferenza e la diffidenza. L’hai sperimentato anche tu in Sri Lanka, tutti finti gentili e accoglienti finchè ti hanno visto come turista da spennare, ma poi appena sei diventato un potenziale untore bianco, mi par di capire che molti singalesi(eccezioni a parte) hanno cambiato atteggiamento nei tuoi confronti!

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        1. forse questa discussione prepara un post sul tema, forse no; dipenderà da quanto mi sentirò sicuro di poter dire qualcosa di sensato…

          l’egoismo degli esseri umani è un dato che dovremmo abituarci a considerare di natura evitando di darne giudizi morali; in fondo è soltanto il cristianesimo che crea questo obbligo, e dunque anche questa aspettativa, della solidarietà, tanto da renderci critici e perfino astiosi, quando questa non arriva.

          la solidarietà umanamente consentita è invece quella che si concilia con l’egoismo.

          l’interesse per gli uomini, prima che per gli azionisti, è una prospettiva che mi vede d’accordo; l’evidenza dell’epidemia è che il nemico è comune a tutti e che chi propone strategie separate per gestirlo lo favorisce; anzi dal coronavirus emerge con forza la negatività della mancanza di solide strutture politiche internazionali per gestire questo e altri problemi globali del futuro.

          forse passeremo dalla globalizzazione dei commerci alla globalizzazione della solidarietà possibile?

          è evidente che la solidarietà si affievolisce quanto più la cerchia dei co-solidali si allarga; però è altrettanto evidente che ci sono problemi di fronte ai quali, per salvarsi, occorre fare fronte comune, sia questa solidarietà oppure soltanto auto-difesa.

          quanto alla relazione tra il viaggiatore che scrive questo blog e i suoi ospiti dello Sri Lanka, è complessa: ho amici di quel posto che continuano a scrivermi su whatsapp in queste ore, per sapere come sto, e mi pare che l’orizzonte dell’interesse economico diretto sia alquanto sfuocato, ormai; del resto neppure mi aspetto che queste relazioni di reciproche simpatie precarie possano avere chissà quale forza straordinaria; però ci sono e sono molto piacevoli, perfino se rette da qualche briciolino di interesse, che qui però mi viene di chiamare più semplicemente bisogno.

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          1. Forse ho esagerato nel parallelismo tra egoismo delle nazioni ed esperienza personale, non dico che non possa esistere amicizia sincera tra persone di culture diverse. Peró è un fatto di affinità individuale che supera la barriera culturale, tra sconosciuti la solidarietà è piú semplice con quelli che si considerano piú vicini al proprio gruppo di appartenenza.
            Detto questo hai ragione che da un punto di vista ideale sarebbe piú logico fare fronte comune per risolvere un problema che riguarda tutto il mondo, peró forse non è nella natura umana pensare in termini universali.
            In questa emergenza si vedono slanci di solidarietà(gli aiuti dalla Cina, i medici cubani, ecc..), ma anche tante tendenze di egoismo nazionalista. Schengen sospesa, confini chiusi, ogni Paese europeo che cerca di accaparrarsi le scarse risorse cruciali per far fronte alle esigenze interne, condividendo il meno possibile con gli altri, l’India che blocca l’esportazione di farmaci…
            Non si tratta di nazionalismi guerrafondai come quelli del secolo scorso, peró ritorno del nazionalismo per quanto riguarda l’autoproduzione delle risorse essenziali e strategiche credo che ci sarà, la frammentazione produttiva creata dalla globalizzazione non funziona nelle emergenze. Se si blocca un solo anello della catena di produzione, si blocca tutto!

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            1. ti rispondo su un punto solo, perché è quello che mi pare più problematico: l’autoproduzione delle risorse essenziali e strategiche…
              a me pare che questa prospettiva non esista proprio: forse soltanto alcuni paesi che hanno l’estensione di un continente o quasi possono muoversi in una prospettiva di questo genere, ma c’è da dubitarne perfino per loro; nessuna area del mondo è davvero totalmente autosufficiente rispetto alle esigenze della tecnologia moderna; non parlo poi di piccoli paesi come l’Italia.
              il commercio e gli scambi non sono un’invenzione malvagia del profitto, ma un’esigenza vitale dell’umanità, di cui il profitto si è impadronito.
              solo a prezzo di un impoverimento radicale e quasi totale si può pensare al ritorno alle piccole patrie e all’autosufficienza (che del resto non è mai stata completa neppure nei secoli più bui della storia umana e si commerciava già all’epoca di Oetzli, 5.000 anni fa, per non dire, prima, della civiltà delle isole Lipari del 7.000 a.C., che fornivano l’ossidiana a tutta Europa): insomma, la fine totale della globalizzazione a me pare una utopia reazionaria senza fondamento alcuno.

              è perfettamente vero, come dici, che, se si blocca un anello della catena si blocca tutto, ma, senza quella catena, tutto è già bloccato fin dall’inizio.

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              1. Hai ragione, l’autosufficienza completa è utopia, peró quantomeno una tendenza a riportare in casa le produzioni che sappiamo e possiamo fare bene anche in Italia, e sono state portate in Asia o in Est Europa solo per risparmiare su manodopera e tasse, ci potrebbe essere.
                Insomma, credo che dopo il coronavirus la globalizzazione potrebbe “accorciarsi” (meno anelli possibile) e diventare piú diversificata. Non piú una sola produzione mondiale concentrata in un unico territorio, Cina non piú “fabbrica del mondo” o India non piú laboratorio chimico-farmaceutico internazionale, ma partner commerciali al pari di tanti altri, in modo che al prossimo virus cinese (le zoonosi partono quasi tutte da lí, e non è certo un caso), o alla prossima crisi, guerra, catastrofe naturale ecc… che interessi un dato Paese o continente, non debba incepparsi anche il resto del mondo!

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                1. be’, chi non direbbe che è auspicabile che si facciano in casa propria le produzioni che si possono fare? con vantaggi evidenti per il lavoro e l’occupazione, per non parlare della diminuzione dei trasporti e dunque dell’inquinamento…

                  oserei perfino dire che questo è il modello di vita più sana che abbiamo cento altre buone regioni per scegliere.

                  ma proprio perché lo sostengo e non da oggi, ho il dovere di dire che forse non è altrettanto evidente che i prodotti diventeranno più cari, e dunque un modello economico diverso deve necessariamente collegarsi ad una maggiore povertà; una povertà che nessuno avrebbe scelto spontaneamente e che a sua volta può diventare talmente consistente da portare al collasso generale del sistema.

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                  1. Dipende che tipo di povertà ci aspetterebbe in un mondo parzialmente deglobalizzato.
                    Se per povertà si intende un ritorno al tenore di vita di fine anni ’80/inizio anni ’90 del secolo scorso, in cui la maggior parte della gente poteva permettersi molti meno viaggi all’estero (prendere l’aereo solo per andare un weekend a Parigi o a Bruxelles era folle, roba da ricchi), e un consumismo piú moderato, ma in fin dei conti non mancava nulla, ci si poteva comunque permettere molto piú dello stretto necessario.
                    Se invece si intende miseria vera e propria, tenore di vita da ex Unione Sovietica o da buona parte dell’odierno sud est asiatico, allora è un altro paio di maniche, in quel caso ci converrebbe tenerci stretta la globalizzazione.
                    Anche se, ahinoi, non dipende certo dalla nostra volontà…se l’Unione Europea dovesse implodere e l’Italia finire in miseria, non potremmo farci niente…

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                    1. ecco, è abbastanza chiaro che non saremo noi a decidere; l’unica variabile che potrebbe dipendere da noi è il grado di uguaglianza sociale nella distribuzione della ricchezza e/o della povertà.

                      la vera variabile è come si intrecceranno emergenze di questo tipo, che potrebbero anche presto ripetersi, con la povertà che sarà inevitabilmente provocata dalla crisi climatica.
                      in questo caso credo che anche la povertà tipo Unione Sovietica, o Cuba attuale, o certi paesi del Terzo Mondo – in realtà in alcuni casi, come Thailandia, Vietnam, Indonesia, molto meno poveri di quel che pensiamo,potrebbe parerci un sogno.
                      no, io penso che andiamo incontro ad una povertà da Cina anni Trenta o India del passato: la povertà dove arrivano delle carestie che fanno morire di fame decine di milioni di persone: sinceramente l’orizzonte realistico del nostro futuro a me pare questo, nel giro di una generazione.

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                    2. Carestie da milioni di morti? addirittura? in questo sei piú pessimista di me.

                      Un livello di miseria da morire di fame mi sembra improbabile, anche nel peggiore degli scenari comunque i progressi nelle tecniche agricole dell’ultimo mezzo secolo non credi che verrebbero completamente persi. Quindi, a meno di catastrofi di proporzioni immensamente piú gravi del coronavirus, credo che il cibo è l’unica cosa che non ci mancherà!
                      Ma potremmo venirci a mancare tante altre cose, e forse saremo costretti a rinunciare anche a tante conquiste sociali e politiche, a diritti che diamo per scontati. Già ora viviamo agli arresti domiciliari, in balia delle frenesie di potere di amministratori locali trasformati in sceriffi, con le strade militarizzate. Situazione che fino a poco tempo fa ci sarebbe sembrata surreale in tempi di pace!

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      2. Non credo sia tempo di fare previsioni post corona virus. Credo che ci fermiamo a come e dove arriverà. Ai morti, ancora i bilanci di “casa nostra” sono in mutamento.
        C’è l’Europa e c’è il resto del mondo.
        L’Uomo non è un’isola. L’homo sapiens fu definito planetario proprio perché partendo dall’Africa camminando raggiunse il resto del mondo.
        Il viaggio, gli incontri con altri antenati e il linguaggio forse gli permise di essere l’unico a sopravvivere.
        Sui guai che abbiamo combinato sono tangibili per tutti.
        Ecco solo questo mi domando ma l’homo sapiens sapiens lo è davvero.
        La mia risposta forse è implicita.
        In fondo il tuo progetto di cercare un luogo abbastanza lontano dalla città come scappatoia si è rivelato utile.
        Parlare di soddisfazione non mi pare possibile, ma di conforto si per te e per i tuoi figli. Sono contenta per voi.
        Qualche giorno fa della dottoressa di mia fiducia, da tanto tempo, cui mi recavo ogni due settimane, ho saputo che era all’ospedale con polmonite e coronavirus.
        Prima mi ha preso un colpo per lei, 62 anni circa e in buona salute.
        Dopo poco ho realizzato che il contatto era stato rischioso.
        Conclusione del mio medico di base quando ho verificato che non aveva capito affatto quanto le avevo scritto: – Ormai sono passati più di 15 giorni, il rischio non c’è più –
        – Ma sono stata dalle figlie e a fare la spesa –
        – Se state tutti bene a posto così, in caso contrario, chiami pure. Ci sono molte urgenze, lei non lo è –
        – Grazie dottoressa lo penso, anche io –

        Rifugiato dove sei, in quarantena, te la cavi, un abbraccio

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        1. è stato Diamond, uno scienziato autorevole, a proporre di cambiare la definizione scientifica della nostra specie da Homo sapiens sapiens a Pan sapiens sapiens: col termine Pan indichiamo gli scimpanzé, ma noi siamo troppo simili alle altre due specie di scimpanzé geneticamente, per metterci in un genere a parte.

          per il resto c’è solo da citare il titolo di quel vecchio libro: Io, speriamo che me la cavo; certamente l’isolamento on fa bene alle persone come me, ma si cerca di resistere, per se stessi e per gli altri.

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  4. Non staro anch’io a darti consigli visto che la tua rete di supporto mi sembra ben preparata e assortita.
    La consapevolezza che il mondo sia cambiato forever a me non sembra affatto diffusa, almeno parlando con i vicini ed i colleghi.
    Io sono molto preoccupato per la tenuta dei servizi primari del nostro paese quali luce acqua gas e rifornimenti alimentari, cose non affatto scontate. Oltre che per la tenuta della rete dati che rappresenta il sistema nervoso mondiale.
    Consiglio di lettura: “il medioevo prossimo venturo” di Roberto Vacca, 1971
    Mauro, spero tu riesca a tornare sano e salvo fra noi agiati e dannati.

    PS. Il pc non parte

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    1. il libro di Vacca l’ho riletto di recente; hai ragione; è un testo fondamentale.

      quanto alle svolte epocali, viene in mente il 1348: allora ci vollero trent’anni per cominciare a riprendersi: vero che lì la peste fece molta più strage, ma vero anche che l’economia era basata in larga parte sull’autoproduzione e sull’autoconsumo, e dunque la società non era così fragile.

      quanto alle mie cronache, sono ovviamente posticipate, ma non voglio rovinare esplicitamente quel tanto di thrilling che possono contenere, raccontando subito il finale… 😉

      ciao!

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  5. questa sensazione che stia cambiando tutto sembra generale in ogni parte del mondo. E forse accettiamo il cambiamento con più coraggio anche. Bentornato!
    PS: Per il PC puoi ancora fare shopping online. Disinfetta il pacco all’arrivo

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    1. credo che il problema non sarà tanto quello di accettare il cambiamento, perché non ci saranno alternative; il problema è piuttosto quale cambiamento ci sarà.

      l’epidemia potrebbe alla fine avere anche dei sorprendenti effetti positivi, sia pure a prezzo di una strage che fa paura.

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      1. immagino che sarà un cambiamento che porterà maggiore isolamento e lentezza nelle attività e spostamenti, anche se il virus dovesse scomparire.

        Per ora vedo i vicini di casa che si apprestano a scappare al Sud. Mentre quelli dall’altra parte hanno qualcuno in famiglia positivo e si fanno visitare da tutta la cerchia famigliare e amici di nascosto. Bisognerebbe forse fucilarne qualcuno? ahah

        Come va l’autoisolamento?

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        1. basterebbero delle multe salate: è abbastanza evidente che ci sono molti in questo paese che tengono più al denaro che alla vita.

          l’auto-isolamento? sono al secondo giorno, passo diverso tempo a dormire per recuperare il sonno perso, ma già non ne posso più.

          per fortuna sono costretto ad andare a farmi la spesa, ahaha.

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          1. beh… sono curioso. Penso vogliano partire stanotte perché ci sono grandi preparativi. Se non tornano indietro è perché i controlli non funzionano. Il doppio gioco residenza / domicilio in Italia potrebbe essere drammatico. La residenza sta sul documento è di solito è al sud. Il domicilio no ma puoi dichiararlo se vuoi tornare al nord.

            Puoi andare a fare la spesa tranquillamente, tanto c’è più rischio che tu il virus lo prenda che lo possa trasmettere. Vediamo se vai ancora a fare la spesa 😀

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            1. ma l’ultimo decreto ha pensato anche a questo: infatti impone di restare comunque dove si è, indipendentemente dalla residenza; era l’errore che avevano fatto col decreto precedente. – questo ha sanato anche situazioni come quella della famiglia di mio figlio che non avrebbe potuto stare qui da me, dove non ha la residenza.

              certo che lo so che rischio più io ad andare a fare la spesa che gli altri; oltretutto ieri in Val Sabbia si è registrato un bel salto in avanti nel numero dei casi, con 44 contagi in più e i morti sono saliti a 17 su 60mila abitanti.
              per ora sono alimentato dal figlio, che depone il pasto su uno sgabello, appena fuori dalla porta che ci separa, due volte al giorno: ma è giusto continuare ad approfittare di loro?
              devo anche andare dai carabinieri a denunciare la perdita della patente, e cercherò di fare un giro solo: di mascherine ne ho; 5 dallo Sri Lanka e una quarantina che avevo comperato prima di partire…- ne metterò su due alla volta per essere più sicuro… ahaha

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              1. può darsi che sia come dici tu. Però devono aver visto ieri al notiziario i traghetti pieni di macchine. Quindi si sono convinti che possono farcela. Stamattina infatti hanno dato il via alle preparazioni.

                Non so se ti conviene sprecare le mascherine così. Io è un po’ che provo ad acquistarne qualcuna su internet.

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                1. se ti serve, te ne mando qualcuna per posta, ma ti avviso, sono quelle da muratore e non servono a nulla, fannosolo scena.

                  sarebbe anche il caso di dire che l’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsiglia l’uso generalizzato delle mascherine e dice che andrebbe riservato a chi è infetto: proteggono più gli altri che chi le porta, infatti.

                  comunque io le porto lo stesso, quando giro, proprio per rispetto agli altri, nel dubbio peregrino di poter aver portato qualche virus dallo Sri Lanka afoso e inospitale (per loro), ma soprattutto dagli aerei oppure dall’aeroporto di Fiumicino, peraltro abbastanza deserto quando ci sono stato io.

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                2. ah: no, non è può darsi: il nuovo decreto dispone chiaramente così: se sei nella seconda casa, ad esempio, col primo stupidissimo decreto dovevi rientrare, adesso al contrario è vietato tornare in città.

                  evidentemente contano sulla mancanza di controlli, io ne ho visti di abbastanza stringenti stavolta, però.

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                  1. Ne ho ancora qualcuna con filtro ffp2. Sempre che non sia di quelle false. Ho anche scoperto un loro effetto collaterale. Tolgono un po’ il fiato. Ne utilizzo anche qualcuna usata in precedenza. Ne ho ordinate 50 chirurgiche su ebay e conto di trovarne qualcuna nelle farmacie vicine. Quelle da muratore servono forse come quelle chirurgiche. Non credo che l’OMS dica tutta la verità. Altrimenti come mai i medici che si occupano di pazienti Covid19 le indossano? Per non infettare i pazienti?

                    Secondo me i vicini sono pronti a scappare di notte forse perché vogliono evitare di essere visti/denunciati. Io dico che non arrivano lontano e può darsi che domani tornino qua. A meno che come dicevo non abbiano la residenza a SUD. Potrebbero anche avere il domicilio qua ma per verificarlo la polizia dovrebbe andare a controllare il codice fiscale. Immagino che una pattuglia non sia nelle condizioni di farlo in fretta.

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                    1. oh bene, ora ho capito che le mascherine tu le collezioni addirittura, e le mie sfigurerebbero in una raccolta simile 😉

                      poi chiaramente l’OMS dà questi consigli per evitare che le mascherine le usino i sani piuttosto che i malati, è chiaro.

                      vedi, a me all’aeroporto e all’ingresso a stazione Termini a Roma hanno fatto compilare un modulo col quale dichiaravo di rientrare alla mia abitazione, ma poi quando sono uscito dalla stazione a Brescia me ne hanno fatto compilare un altro nel quale dovevo dichiarare da dove venivo, e mi hanno spiegato che questo serve per i controlli incrociati sui miei movimenti.

                      per me entrare a stazione Termini è stato facile perché ho mostrato la foto della dichiarazione fatta all’aeroporto, ma loro? il ritorno alla propria abitazione non è più consentito. quindi dove hai la residenza è indifferente: devi avere una emergenza veramente grave per spostarti dalla casa dove comunque sei.
                      poi, per carità, sappiamo bene che i controlli in Italia spesso sono un colabrodo, ma se funzionano come hanno funzionato con me, quelli non solo non dovrebbero passare, ma si beccano anche una denuncia.

                      ma forse fuggiranno in macchina, invece?

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                    2. L’OMS pensava ovviamente che le mascherine erano insufficienti per i medici per cui invece di stimolare con urgenza la produzione di quelle che servivano hanno ben pensato di invitare gli altri a non usarle. Può darsi che abbiano raggione loro, non lo metto in dubbio.
                      Chiaramente sul fatto di riutilazzarle, beh in realtà è sbagliato. Però se la uso per 30 minute che faccio la butto o magari ne faccio 5 utilizzi stando comunque attento a non stare troppo vicino agli altri.
                      Ho anche visto un vecchio che aveva la maschera ma poi incontrando l’amico al supermercato se l’era tolta per poter parlare con lui. Ottimo lavoro!

                      Pensano di scappare in macchina credo. Poi magari non partono, vediamo domani. Magari l’impressione che facessero preparativi tipo agosto era sbagliata. Se spariscono e non tornano entro domani sera potrebbero avercela fatta. Penso che in Italia ci siano tantissimi che le multe le usano come carta igienica.

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  6. Comprendo il panico totale!😱
    È vero che era nell’aria come è vero che io non sono partita più.

    Una riflessione bellissima di David Grossman pubblicata su Repubblica di ieri
    «Quando l’epidemia finirà, non è da escludere che ci sia chi non vorrà tornare alla sua vita precedente. Chi, potendo, lascerà un posto di lavoro che per anni lo ha soffocato e oppresso. Chi deciderà di abbandonare la famiglia, di dire addio al coniuge o al partner. Di mettere al mondo un figlio o di non volere figli. Di fare coming out. Ci sarà chi comincerà a credere in Dio e chi smetterà di credere in lui».
    «Ci sarà chi, per la prima volta si interrogherà sulle scelte fatte, sulle rinunce, sui compromessi. Sugli amori che non ha osato amare. Sulla vita che non ha osato vivere. Uomini e donne si chiederanno perché sprecano l’esistenza in relazioni che provocano loro amarezza. Ci sarà forse chi si domanderà perché israeliani e palestinesi continuino a lottare a distruggersi la vita a vicenda da oltre un secolo, in una guerra che avrebbe potuto essere risolta da tempo».
    «Ci sarà forse chi, osservando gli effetti distorti della società del benessere, si sentirà nauseato e fulminato dalla banale, ingenua consapevolezza che è terribile che ci sia gente molto ricca e tanta altra molto povera. Che è terribile che in un mondo opulento e sazio non tutti i neonati abbiano le stesse opportunità. E forse anche i mass media, presenti in modo quasi totale nelle nostre vite e nella nostra epoca, si chiederanno con onestà quale ruolo abbiano giocato nel suscitare il generale senso di disgusto che provavamo prima dell’epidemia».

    poche linee di febbre tosse e mal di testa, più mie figlie che hanno alzato un muro, muraglia, mi hanno bloccata.
    È stato un bene due settimana con il desiderio di protrarre non andava bene.
    Ho letto excursus con il susseguirsi del tam tam.
    Con gli occhi delle ultime ore tutto sembra cosa superata, non il ricordo e la trappola emotiva motivata. Ero preoccupata perché come da notizie intuivo.
    Le notizie dal Bergamo Brescia Milano Piacenza Parma Modena Bologna, Rimini.
    Marche Pesaro e Fano in Ancona i morti sembrano pochi ma noi non abbiamo città la popolazione è poca.. Il virus viaggia fino a sud dove le carenze di tutto sono forti. Isole comprese.IL rientro senza controlli ha prodotto i suoi frutti.
    L’incoscienza resta ancora
    Non faccio al commenti per ora….
    Pensa che io sono andata in tilt, stando a casa perché internet mi funziona pochissimo. O affatto. Non ho il numero fisso.
    Sabato sera è saltata la luce verso le 8 di sera, mentre ero dalla parte opposta. Finestre chiuse e buio pesto. Dopo un pò di giri affannosi ho capito che il forno non è utilizzabile. Salta il salvavita. Limito anche la cucina. Nel condominio ognuno a casa sua non parliamo neppure per telefono nè dai balconi. Tranne rari attimi. Comunico solo la con la dirimpettaia. Meno male…
    Pure la famiglia di cinesi non si vede quasi più, sono una decina.
    La lettura impegnata mi è impossibile perché non ho la concentrazione..
    Il cavalletto è pronto, una tavolozza rimediata e i colori, manca il resto.io…
    Sei a casa isolato, lassù… taccio
    Ciao 😙💚💙🌐

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    1. bellissima la citazione.

      belle le testimonianze, anche: vita vissuta.

      non sono del tutto isolato; abbiamo diviso la casa in due e di fianco ho figlio, nuora e nipoti: comunichiamo via whatsapp: oggi il primo nipote compie dieci anni; penso come resteranno nella sua vita questi giorni…

      non sapevo, o forse non ricordavo, che tu dipingessi: grandissima risorsa! dai, ispirati a questi giorni così strani…

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