la paura grande – bortolindie 38 – 115

ero così contento di essere scampato alla mia paura piccola di dovere restare in Sri Lanka, incastrato in qualche coprifuoco anti-coronavirus, che, quando sono arrivato, non ho neppure voluto vedere subito la paura grande che mi aspettava qui.

sì, mi hanno detto che avevi la febbre da due o tre giorni, ma dobbiamo forse pensare che chiunque ha un po’ di febbre stia lottando contro la peste? Luca e Alex, i miei vicini di casa, non hanno forse avuto la febbre per pochi giorni, mentre ero via, ed era una normale influenza? oltretutto tu sei giovane e sano e forte e non c’era neppure motivo che ti vaccinassi contro l’influenza normale.

certo, quando ti sei affacciato per salutarmi al rientro avevi un’aria un pochino sciupata, un viso forse tendente al pallido più del dovuto e un’espressione tirata che avrebbe dovuto insospettirmi subito, ma poi sei stato ironico e spiritoso come sempre, e dunque era molto meglio pensare che, tempo un giorno o due, la febbre sarebbe passata, confermando di essere innocua.

. . .

io del resto avevo fretta di correre a casa a rinchiudermi in questa bolla dorata dell’auto-isolamento, dove la vita è sospesa e avere per se stessi tutto il tempo che abbiamo sempre sognato è diventata una prigione psicologica, per il semplice fatto che è una imposizione e che l’assoluta libertà del niente diventa un incubo se è riempita da una paura che impedisce di fare alcunché.

in ogni caso un tarlo sotterraneo del dubbio lavorava, senza che gli consentissi di uscire alla luce del sole, e già nello Sri Lanka, pensando a quelli di casa, ho sempre saputo che il più esposto eri tu, per il tipo del tuo lavoro; ma ho anche pensato che, forte come sei, avresti comunque evitato il contagio, come se di fronte a questo contagio potesse esserci qualcuno di davvero forte.

. . .

comunque ieri sera è crollata la fragile muraglia di una bugia forse precauzionale verso il vecchio, o forse dovuta ad un’ansia di perfezione per cui tutto dev’essere sempre a posto: del resto, dopo domenica, non troppo convinto, anche se desideroso di credere a quello che mi era stato raccontato, io ho telefonato tutte le sere per sapere come stavi: 37,7 – 37,8 – 38; la febbre non passa, dura da una settimana, e insomma è giunto il momento di sentirsi dire con naturalezza che sì, ci sei dentro: è coronavirus; ovvio, no?

è anche per questo, non solo per restare mentalmente in Sri Lanka, che sono le quattro di mattina ed io sono già sveglio, mi sono alzato, ho controllato che il nevischio iniziato ieri pomeriggio nella notte non ha continuato, che la luna regolarmente non c’è, perché siamo a luna nuova, ma lo stesso la luce dei lampioni lascia un riverbero misterioso sull’erba dietro casa, che sembra brina, ma non lo è.

smart
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e mi sono svegliato con questo pensiero, che era già pronto ad aspettarmi, vigile e lucido, lui, perché si era allenato dentro di me per tutta la notte, mentre io malamente e precariamente dormivo.

. . .

allora sei nell’appartamento di fianco a quello delle bambine e della loro mamma, il cibo ti viene messo su uno sgabello davanti alla porta di casa, esattamente come fa mio figlio di qua con me: ieri ho telefonato ai carabinieri per andare a fare la denuncia di smarrimento della patente, come avevamo concordato, ma ho avuto il buon senso di avvisarli che sono in auto-isolamento obbligatorio, visto che sono rientrato dall’estero, e mi hanno chiarito che non posso assolutamente muovermi, neppure andare a fare la spesa, non devo in nessun modo uscire di casa, e la patente che mi serve a fare?

bella fortuna, quindi, che mio figlio sia venuto a stare qui, mentre ero via: ora mi trovo anche assistito nei miei bisogni fondamentali, senza bisogno di ricorrere al Comune per procurarmi da mangiare; e mi sarebbe anche difficile considerando che mi sono rimasti 50 euro in tasca e neppure potrei andare a ritirarne altri al bancomat.

eccoci dunque in un isolamento simile, tu ed io, ma tanto diverso, almeno fino a quando io posso continuare a considerarmi sano, ma tu no: e questo potrebbe apparirmi perfino ingiusto: come è possibile che io me la cavi indenne con più di trent’anni sopra i tuoi e tu sia così inguaiato da comparirmi con la faccia vagamente terrea e un sorriso sforzato, da lontano?

(ma non è detto, non è detto, quanto a me: stiamo a vedere).

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non ho nessun dubbio che te la caverai, dico, ma non è vero: è chiaro che un dubbio piccolo piccolo ce l’ho lo stesso, anche se ci hanno riempito la testa con la certezza forzata che sotto i sessanta nessuno rischia, e non è vero; e adesso come mi morderei la lingua per averlo sostenuto, discutendo qui dentro e avendo ragione…

ma il dubbio diventa più grande, diventa terrore puro, se penso a lei, che come moglie ti è stata vicina: Se non sono stata infettata anche io, sarò una miracolata – mi dice adesso con la sua solita disinvoltura, che – ora che la vedo in qualcun altra fuori di me – mi sembra insopportabile.

vero: le donne sono un poco più protette dall’infezione, ma basterà? e lei non è una roccia come lui, è fragile: l’anno scorso si è fatta due polmoniti di fila e la seconda con una recidiva, sconfitta a forza di ogni tipo di antibiotico.

e come si farebbe con le bambine, se doveste ammalarvi tutti due? sarebbero anche loro almeno portatrici sane, è chiaro, ma chi potrebbe occuparsi di loro?

. . .

la diga della pietosa bugia è crollata; io forse sono stato l’ultimo ad essere raggiunto dalla piena; nella notte i nostri cervelli familiari macinano tutti in contemporanea, ma tutti ben isolati l’uno dall’altro, alla ricerca di una soluzione che non c’è e di una tranquillità che non può venire.

e non aiuta pensare perché mai non ti fanno un tampone, o perché si aspetta, per darti gli antivirali, che tu dimostri di averne davvero bisogno, così che ti verranno concessi soltanto se ti la sarai meritati mettendo davvero a rischio la pelle.

te la caverai, ce la caveremo, spero, ma questa malattia la dobbiamo a loro: questo rischio è il prezzo pagato ad un benessere da quadro di alto livello, che non può, per primo, venire meno.

… questi uomini di potere assassini, questi lombardi cani del Boccaccio, amanti del guadagno – e non sono soltanto i politici: non hanno fermato il lavoro neppure davanti alla peste, né la loro fame bulimica di profitto neppure sotto la falce fischiante della morte.

. . .

le prossime ore saranno cruciali: si arriva al settimo giorno di malattia conclamata, quello in cui può apparire il miglioramento e la guarigione – anche se il tuo capo che ti ha infettato la febbre ce l’ha oramai da quindici giorni.

la febbre calerà oppure le cose possono prendere la piega negativa, quella del crollo delle difese.

. . .

ma sono anche le ore nelle quali si saprà, fino ad un certo punto, se c’è stato un contagio, nella tua cerchia familiare e sulle bambine e quanto la malattia si sarà allargata lì, perché si rimane capaci di diffonderla per una quindicina di giorni da quando la si è presa (ecco i tempi della mia quarantena), ma chi viene infettato ha circa una settimana per manifestarla, se si ammala.

se invece ci saranno soltanto portatori sani non si saprà mai, perché questo paese che un mese fa si vantava di avere più contagi degli altri perché noi facciamo i tamponi e gli altri no, ha praticamente smesso di farli, forse per non scoprire che i contagiati dalla febbre del profitto sono centinaia di migliaia.

. . .

eccoci qui disarmati ad aspettare un’alba incerta, consapevoli del Tanto non ci si può fare niente, che anche tu, piccola mentitrice a fin di bene, hai buttato lì con nonchalance, ieri sera parlando con me.

ma io vorrei dirti che non è bello negare le paure, che abbiamo il diritto di essere fragili, che dobbiamo concederci la debolezza di tremare e di piangere.

vorrei anche dirti che abbiamo il diritto di ragionare su quello che succede, di incazzarci, di protestare: ma il senso dell’impotenza si è allargato tanto che non sono neppure più così sicuro di questo, invece.


24 risposte a "la paura grande – bortolindie 38 – 115"

  1. caro Mauro, immagino che tormento.. ora rileggendo ancora una volta questo post ho capito di chi parli e capisco meglio le tue paure. Scrivevo stamattina, in un commento che deve essersi perso, che sarebbe utile tenere un saturimetro per controllare l’ossigenazione del sangue. Ormai abbiamo in tanti la sensazione che si aspetti troppo ad intervenire con le cure. Se l’ossigenazione dovesse abbassarsi sotto i 95/90 deve farlo presente al suo medico che deciderà cosa è meglio fare e nel caso farlo ricoverare. Si i giovani reagiscono meglio, stai tranquillo ma meglio essere prudenti. ti abbraccio

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    1. Ciao non ti conosco Firdis ma sono certa che un saturitometro sia uno strumento vitale almeno segnala la situazione reale di ossigeno. Spero che Mauro legga se possa intervenire in tal senso non lo so.
      Sono sicura che si aiuteranno, neppure l’età è garanzia di vita ma è importante.
      Grazie aiutiamoci tra di noi vicini o lontani che siamo.
      Questo silenzio mi fa tremare.. Abbraccio tutti, non importa se non vi conosco, vi leggo, siamo sulla stessa barca e vi penso. Salvarsi ora è ciò che conta. È presto forse dormi .
      In bocca al lupo, coraggio Mauro

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      1. anche a te, cara Francesca, la notizia che la febbre ieri sera era passata, e dunque la paura da grande che era è diventata molto vicina alla paura normale che abbiamo tutti in questi giorni terribili.
        forse è un poco egoista spargere la propria paura anche nel blog e diffonderla anche a persone che potrebbero esserne immuni; ma conosco soltanto due modi per gestire la paura: parlarne o farsi venire gli incubi di notte: la mia deve essere ben forte, perché sto usando entrambi i metodi, ma resta molto presente.
        prendo l’augurio del coraggio per tutto il resto, perché ne abbiamo ben bisogno, grazie.

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    2. ciao Firdis, ieri sera finalmente la febbre di lui è finita; questo non elimina del tutto tutte le paure, ma le ridimensiona molto.
      grazie per la tua vicinanza, che mi fa sapere anche che mi leggi anche quando non commenti; spero che tu sia lontana da queste paure, anche se non certo non puoi esserlo neppure tu da ogni preoccupazione.
      ho cercato il tuo commento nello spam, ma non l’ho trovato.
      un abbraccio rigorosamente virtuale da un segregato in auto-isolamento forzato.

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      1. Che sollievo… Dai dai.. Bisogna vivere alla giornata un passo per volta. A volte capita pure che me ne dimentichi oppure mi faccio bastare piccole buone notizie, come questa tua che è in realtà immensa. Oppure sentendo l’odore dell’aria limpida senza inquinamento. Una giornata di sole,risate in famiglia. È uno slalom tra paure terribili notizie tristissime. Faccio quello che posso per proteggermi. Si ti leggo, leggo soprattutto i tuoi diari di viaggio e le note autobiografiche a cui sono molto affezionata e che spesso mi divertono.
        Ciao Mauro!

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        1. ciao firdis. ecco, ritrovo nl tuo commento l’antica grazia, in certi accostamenti di parole e di immagini, semplici e preziose.

          qui si invecchia, anche cercando di credere e di far credere che non è vero, ma non è poi così terribile, anche se resta un pochino triste; e poi non è detto che la tristezza non abbia la sua bellezza.

          tieniti riguardata, come ci diciamo tutti: oggi perfino mi è arrivato un messaggio dal Nepal per dirmi questa cosa, un ragazzo conosciuto laggiù dodici anni fa, era sopravvissuto alla guerra (aveva un buco nella fronte, ancora); poi è sopravvissuto al terremoto tremendo, e adesso deve sopravvivere al virus, e mi accenna alla situazione di laggiù, dove non esiste neppure la possibilità teorica di fare un esame per sapere che cosa hai…

          ecco, vivere giorno per giorno che cosa può voler dire.

          a me spiace non potere più leggere qualcosa di te, ma mi accontenterò di qualche commento, quando verrà.

          siamo forti (esortativo), intanto.

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  2. Mi dispiace per la situazione che hai trovato, spero che le cose si sistemano, immagino la preoccupazione… ci siamo fatti travolgere, specialmente quelle zone sono martoriate. Ci sarà tempo per le responsabilità, è triste che non ci siano tamponi e nemmeno le mascherine…

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    1. ciao, gio; la situazione sembra volgere al meglio, con la fine della febbre da ieri sera; adesso restano da passare per lui i 14 giorni di quarantena (io sono al mio quinto, per motivi prudenziali), e aspettare ancora due o tre giorni per capire se l’infezione ha colpito altri (altre) della sua cerchia familiare.
      la scelta di tacere al vecchio (io) e di dirgli qualcosa solo quando proprio non si poteva farne più a meno si è rivelata saggia, per come mi sono spaventato; non ti dico quanto apprezzo ancora di più retroattivamente che ci sia stato chi si è occupato così a fondo del mio rientro, mentre era nella tempesta di preoccupazioni simili; e spero che la mia riuscita sia stata come il segnale positivo che tutto poteva tornare a posto.

      la ricerca delle responsabilità…, ma le conosciamo già a grandi linee, solo che adesso la cosa non ci aiuta per niente.
      ciao, e grazie della solidarietà.

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  3. Ho scritto una cosa che adesso non è nemmeno possibile. La forte teazionev emotiva per il vicino i n difficoltà con la sua famiglia.
    A Piacenza il comune ha attivato servizi a casa in collaborazione con le aziende sanitarie. Solo che da voi la situazione è molto grave.
    A Milano si sono concentrati molti aiuti.Anche Emergency ..
    A Brescia non ho controllato., guardo un pò. Ma voi lo avrete già fatto.
    Fortuna questa tua casa comunque un rifugio !

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    1. sì, la casa la pensavo come un rifugio per altre future emergenze, ma sta svolgendo alla grande la sua funzione.

      anche qui ci sono servizi del Comune per gli anziani in difficoltà, ma è bello non doverci ricorrere, fa sentire meglio.

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  4. Mauro perché non gli fanno il tampone?
    Quale medico di base prende tale decisione dove sta la deontologia e la possibilità di salvarsi.
    Non è vero che muiono solo i vecchi, i morti qui si contano su uomini e donne cinquantenni.
    Che vuol dire non ci possiamo fare niente !
    E non fanno più tamponi
    LA LOMBARDIA GOVERNATORE E COMPANY TUTTI I GIORNI IN TELEVISIONE CON LA MASCHERA A FARE CHE ?
    A DIRE STRONZATE FACCIAMO DI TUTTO E DI PIÙ
    E SAREBBE QUESTO ?
    NON AGGIUNGO ALTRO NON VOGLIO ALIMENTARE L’ANGOSCIA
    CHIAMARE LE IENE CRISTO È SANTA MARIA
    SOS Gabibbo 800055077
    Fax 02 21023666
    ” 0225148915
    Email gabibbo@Mediaset. it

    Segnalazioni 0895-9895-999
    Whatsapp 3355469853
    Non posso fare niente magari sono idiota ma la QUESTIONE
    NON FANNO TAMPONI
    NON IO NON CI STO
    E TENTEREI
    SCUSA MAURO IL FINE È GIUSTO E SACROSANTO IL MEZZO LO DECIDONO GLI INTERESSATI

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    1. scusa, ma non riesco proprio a concepire il Gabibbo come un servizio sociale.

      e i tamponi, qui, è inutile strepitare per farli: non ce ne sono più, non se ne fanno perché sono finiti e noi siamo così disorganizzati da non averli predisposti per tempo; e che qui le cose stanno così non occorre telefonare al Gabibbo, perché lo sanno tutti.

      siamo Lombardia e governo Lega qui, si sa: solo che, diavolo, anche il Veneto è a guida leghista, ma lì i tamponi li fanno a manetta; e allora? neppure la spiegazione politica basta del tutto.

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      1. In che senso finiti? i laboratori di analisi non riescono a “processarne” piú di un certo numero?
        In ogni caso credo che sia una (non) scelta politica quella di centellinare i test (solo per i comuni cittadini; Zingaretti, Bertolaso, Borrelli… ma anche personaggi televisivi che non ricoprono alcuna carica politica nè dirigenziale , vengono testati al minimo sospetto).

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        1. non ti so dire di più, ma la situazione è questa.

          il che rende anche totalmente arbitrario il numero dei morti, dato che non si fanno i tamponi neppure ai morti per verificare il motivo per cui sono morti, e si calcola in loco – abbastanza fondatamente – che i morti reali per il virus possano essere il quadruplo di quelli dichiarati.

          ti cito quello che dichiara il quotidiano online locale della Va Sabbia:
          http://www.vallesabbianews.it/notizie-it/(Valsabbia)-Eccolo-anche-in-Valsabbia-52819.html

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          1. Stavo giusto leggendo questo.
            https://www.open.online/2020/03/26/vittime-coronavirus-italia-4-volte-di-piu-studio-nembro-numero-anomalo-decessi/

            Se a fine febbraio-inizio marzi facevano test anche post mortem, ora pare che abbiano “deciso” di minimizzare.Anche se fosse per carenze nei laboratori di analisi, comunque il decidere di NON potenziare la capacità operativa è pur sempre una scelta. Scelta passiva, come tutte quelle effettuate da questo governo fin dall’inizio dell’epidemia!

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            1. credo che questo studio sia molto serio e documentato e vada preso assolutamente sul serio; del resto conferma l’osservazione empirica che si fa anche qui.

              non credo che sui tamponi c’entri tanto il governo, quanto le Regioni: infatti il Veneto sta facendo tamponi a raffica; è la Lombardia che ha deciso di non fare i tamponi; e possiamo dirlo senza paura di dare giudizi politicizzati, perché anche il Veneto è a guida leghista, come la Lombardia, eppure sta gestendo l’epidemia in modo molto diverso e con risultati decisamente migliori.

              ci dovrebbe essere una riflessione seria, equilibrata, ma dura su queste cose, e forse, a catastrofe conclusa, qualcuno dovrebbe essere chiamato a rispondere in tribunale degli errori che ha fatto.

              forse ci stiamo dimenticando che la sanità lombarda è stata gestita per più di dieci anni da Formigoni, finito in galera per come ci ha lucrato su.

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      2. Si ho letto i dati e sentito l’appello del sindaco di Brescia su RAI News 24.
        Il Veneto è andato avanti autonomamente. Come si siano procurati i test non lo so.
        Leghisti in Lombardia e in Veneto.
        Certo per chi rappresenta i vertici si trova tutto.
        Può aver sbagliato anche il sindaco, io temo la speculazione più che altro. Cinque milioni di mascherine erano ferme in diversi paesi dell’Europa, bloccati, sbloccati, infine bloccati.
        La Copan group azienda di Brescia oggi Collection and Preservation for Analysis è una multinazionale tascabile. Circa 146 milioni di ricavi. Il 90% della produzione va all’estero.
        Triva presidente del gruppo leader mondiale dal 21 febbraio ha incrementato la produzione fino a 5 milioni di campioni mensile.
        La distribuzione è a livello mondiale.
        La legge del grande mercato globalizzatoe l’assurda situazione proprio a Brescia e in Lombardia
        In bocca al lupo a questo amico !
        Ciao

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  5. Faccio un enorme in bocca al lupo al tuo vicino e a tutti quelli che stanno lottando con questo maledetto virus.
    Ti abbraccio ancora una volte forte forte Mauro e resisti mi raccomando non ti abbattere che tutto passa anche l’ora peggiore ha sempre 60 minuti.

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