un Gesù storico? no, soltanto uno Jeshuu da romanzo. – L’annuncio del nuovo regno 30 – 117

un amico mi manda un link ad una recente e presumo volenterosa pubblicazione che riassume le ultime scoperte sul Gesù storico.

colgo al volo l’occasione per una dichiarazione di intenti sul tema, ma ho l’aspirazione che diventi una specie di mia dichiarazione universale sulla storia, anche aldilà del tema concreto che affronto qui.

dopo anni che ci provo sono arrivato alla constatazione del titolo: che è impossibile ricostruire la figura storica di Jeshu (tanto per cominciare chiamiamolo col suo vero nome, in aramaico, anzi, se vogliamo trascriverlo come si pronunciava scriviamo addirittura Jeshù, purché si sappia che in aramaico antico quell’accento indica soltanto un sospiroso allungamento della vocale con una leggerissima marcatura d’accento, e quindi meglio ancora sarebbe trascriverlo con Jeshuu: aramaico, lingua nella quale ho sentito pronunciare il padrenostro in una chiesetta ortodossa di Malula, sul bordo del deserto siriaco, prima che venisse distrutta dalla guerra civile – a volerla chiamare così).

non possiamo ritrovarlo, lo Jeshuu storico, perché la sua figura si trova al punto di incontro impossibile di due diverse forme di manipolazione di quel che successe davvero, che rimane sepolto sotto una congerie di favole e leggende inestricabile.

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da un lato ci sta quel che raccontano i suoi seguaci, che sono una banda di mitomani fuori controllo – per dirla nel modo più gentile possibile e mi scuso in anticipo se offenderò le opinioni di qualcuno, ma si deve pur dire quello che risulta.

questi messianisti fanatici ed esaltati non si sono fermati di fronte a nulla: raccontano non solo miracoli, che pure a volte potrebbero trovare qualche spiegazione negli anfratti nascosti della psicologia umana e dell’autosuggestione, ma perfino resurrezioni dalla morte, prima di un altro, poi sua; sono testi nei quali la metafora diventa facilmente racconto letterale, in un trionfo di superstizione credulona che può ricordarci oggi i testimoni di Geova, o i seguaci di Ron Hubbard, il fondatore di Scientology nel 1950; i primi seguaci di Jeshuu non erano tipologicamente diversi: convinti come loro dell’imminenza della fine del mondo e pronti a suicidarsi in massa, come effettivamente fecero i seguaci di Eleazar a Masada.

e questa osservazione valga, come definitiva, per il peso che bisogna dare ad una tradizione orale, certamente precedente a quella scritta e nata contemporaneamente ai fatti: ma purtroppo si tratta dei racconti di un gruppo di mitomani.

considerare i loro racconti una fonte storica, senza fare loro la tara di questa caratteristica di chi li propaga, è francamente ridicolo, ed io mi meraviglio che ci sia una tradizione, così forte accademicamente, ma così inconsistente scientificamente, che ancora si ostina da un paio di secoli a far quadrare dei conti impossibili e a costruire percorsi storici immaginari su dicerie balorde: come considerare fonte storica le Lettere di Paulus, che sono, in tutta evidenza, un ciclo leggendario inventato nel secondo secolo? e quel resoconto inverosimile degli Atti degli Apostoli, completamente decontestualizzato rispetto alla situazione storica reale degli anni di cui si occupa? come continuare a cercare di mettere insieme raccolte di lettere dette apostoliche, tutte pseudo-epigrafe per definizione, considerando che il concetto stesso di apostolo è tardo rispetto ai fatti ai quali viene sovrapposto?

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ma quindi una verità può essere definita, mi si potrebbe obiettare: non ne sto dando io stesso, a mio modo, una prova, con questa critica?

se la verità consiste nello smentire una menzogna, allora sì, è facile stabilire la verità della assoluta inconsistenza dei racconti che oggi definiamo evangelici, che cominciano col mascherare l’autentico significato politicamente eversivo che aveva l’uso della parola Evanghelion in quel tempo; ma, anche se queste lallazioni favolistiche fuori controllo hanno pur sempre al loro fondo qualche spezzone di verità, riuscire a riconoscere quale esattamente e in modo incontrovertibile è fuori dalla nostra portata.

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per lungo tempo ho pensato che il rimedio a questo stato di cose potesse consistere nell’utilizzo alternativo delle fonti storiche autentiche del periodo, e ovviamente soprattutto di Giuseppe Flavio, lo storico del primo secolo della guerra giudaica e dell’ebraismo: uno storico, quantomeno, non si inventa apparizioni, ascensioni al cielo, angeli e moltiplicazioni di pani e di pesci.

sì, ma anche Giuseppe Flavio è uno storico bugiardo, e si prenda l’espressione nel suo doppio significato possibile: è bugiardo come storico, ma è anche un bugiardo di rilevanza storica.

scrive per dire agli ebrei superstiti che l’impero mondiale delle loro profezie si è incarnato in Vespasiano, il generale che ha raso al suolo la loro capitale e città sacra e li ha in gran parte dispersi e annientati; come generale dell’esercito ebraico sconfitto, ha aderito ad una rivolta, alla quale poi dice di non avere mai creduto; si salva convincendo i suoi commilitoni, rimasti insaccati senza scampo, a uccidersi fra loro e si riserva l’ultimo posto, solo che a quel punto non si uccide, ma si consegna al generale in capo dei nemici e per prima cosa gli profetizza che diventerà imperatore, facendoselo caro, visto che in breve tempo l’auspicio si realizza; per colmo di sfacciataggine conclude la sua prima opera – forse inventando, forse no – col racconto dell’ultimo capo militare della rivolta ebraica, Eleazar, che analogamente convince i suoi, rinchiusi senza speranza nella fortezza di Masada, ad uccidersi tra loro, solo che lui è onesto e muore effettivamente con loro; ma nel discorso che fa pronunciare ad Eleazar per convincere i suoi a morire con lui, questo potente quadro di una scena drammatica, quanto deve esserci del discorso che tenne ai suoi, per ingannarli e liberarsi di loro, Giuseppe Flavio, Joseph ben Matityahu, prima di cambiare il suo nome in un altro, falso come la sua opera e atto servile di omaggio al vincitore che gli aveva salvato la vita: farsi, da ebreo osservante e fariseo, Flavius, servo dell’imperatore!

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e Giuseppe Flavio è ferocemente contrario ai movimenti messianisti che hanno riempito la storia di Israele del suo tempo, e il suo odio necessario traspira da ogni notizia che dà di loro; questi movimenti erano lo sfondo storico dell’azione di Jeshuu, per come viene descritta dai suoi seguaci (che tuttavia in seguito ignorano completamente questo aspetto), e dunque in qualche modo erano all’origine stessa del cristianesimo, se questo andava effettivamente ricondotto ad uno Jeshuu storico; quindi anche i suoi libri storici soffrono a loro volta di una diversa inattendibilità, e lui non può mai essere considerato davvero sincero fino in fondo; tanto meno obiettivo.

ma il paradosso è che, quando il cristianesimo cominciò a definirsi davvero come tale, nel passaggio tra il primo e il secondo secolo, e definitivamente con la rottura finale col mondo ebraico al tempo della seconda guerra giudaica del 115-117 d.C. e soprattutto dell’ultima rivolta anti-romana di Bar Kokhba, o terza guerra giudaica, tra il 132 e il 135, questo preferì assumere come proprio testo di riferimento, per la storia di quegli anni in Palestina, la storia ferocemente anti-zelota di Giuseppe Flavio (che esprimeva la sua stessa aspirazione a conciliarsi con l’impero, per conquistarlo dall’interno), piuttosto che l’opera di un altro storico del tempo, Giusto di Tiberiade, che invece simpatizzava con quei movimenti e dunque anche col cristianesimo nascente:

il cristianesimo di quei primi anni, ancora interno al mondo ebraico, e ben differente da quello del secolo successivo, dopo la spaventosa sconfitta subita dai messianisti ebrei (cioè dai primi, originari cristiani), per prima cosa inventò una storia, radicalmente nuova e inoffensiva, delle sue origini: negando di essere nato dalla sanguinosa sconfitta di un tentativo rivoluzionario e presentandosi invece, fin dalla nascita, come un innocuo movimento umanitario e solidaristico.

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Fozio, che ancora poteva consultarla nel IX secolo, dice chiaramente che nella sua Storia della guerra giudaica Giusto non nominava mai – neppure lui! – Jeshuu, ma nel corso della mia analisi ho fatto l’ipotesi, forse un poco avventurosa, che un brano dello Yosippon, un testo ebraico composto in Italia meridionale nel X secolo, possa risalire in realtà proprio all’opera di Giusto di Tiberiade – che a quel tempo ancora si poteva leggere -, visto che in effetti parla, effettivamente senza nominarlo, di un personaggio che potrebbe ricordare lo Jeshu delle narrazioni evangeliche (oltre che il profeta egiziano descritto tanto negativamente da Giuseppe Flavio), ma con un atteggiamento molto meno ostile verso di lui:
https://corpus15.wordpress.com/2019/11/08/il-testimonium-slavianum-in-margine-alla-sesta-testimonianza-lannuncio-del-nuovo-regno-15-495/

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ma di nuovo siamo di fronte a dilemmi insolubili, visto che lo Yosippon riconduce la vicenda pur sempre al tempo di Pilato e non a quello di Felice, nel quale si svolse la vicenda del profeta egiziano.

l’ipotesi che lì facevo in quel post, che il nome di Pilato fosse diventato una specie di nome generico per indicare il procuratore romano pro tempore, è molto audace e non potrà mai essere dimostrata; l’analisi successiva dell’Annuncio del Nuovo Regno non ha portato altre prove in questo senso; altrettanto si dica di un deliberato spostamento temporale, per motivi di sicurezza cospirativa, oppure per collocare la vicenda nel tempo esatto previsto per l’avvento del messia dalla profezia del libro di Daniele.

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quindi le contraddizioni storiche rimangono e la mia ricostruzione rimane romanzesca più che storica; è un’altra versione romanzesca della storia, meno favolistica di quella dei cristiani osservanti, meno miracolistica e più laica, più coerente con quello che dice del cristianesimo nascente nel secondo secolo Celso nel suo Discorso vero, ma – forse anche per questo – non pretende in alcun modo di essere indiscutibile e certa.

fa parte di questa versione romanzesca l’idea che Jeshuu fosse il figlio, già maturo, di Giuda il Galileo, cresciuto in esilio e semi-clandestinità in Egitto, presso un santuario ebraico locale, e che, tornato, avesse sposato Maria di Magdala, la sorella di Eleazar – membro di una famiglia sacerdotale e figlio addirittura del sommo sacerdote Anania (Anna nei vangeli), ma leader di movimenti anti-romani -, e avesse generato con lei un figlio, Menahem, che fu poi, per regolare successione dinastica, re a Gerusalemme durante la rivolta e finì ucciso da questo stesso Eleazar, di volta in volta definito da Giuseppe Flavio figlio, ma forse intende discendente, di Jair o di Anania stesso.

che lo Jeshuu che riesco a ricostruire alla fine della mia ricerca, il profeta egiziano, risulti soltanto un personaggio romanzesco è solo in parte una sconfitta finale del mio lavoro: e invece del resto abbastanza coerente con quello che egli fu effettivamente nella storia: un personaggio ampiamente romanzato, prima da Eleazar che preparò la stesura dell’Annuncio del Nuovo Regno sulla sua figura, ingigantita e arricchita da varie vicende solo in parte sue, e poi dai suoi altri e ben diversi seguaci, che su quella storia nei decenni successivi ne innescarono molte altre, tutte da romanzo, e tutte ben diverse fra loro.

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c’è qualcuno che pubblica saggi ponderosi per dimostrare la storicità del Gesù dei vangeli, palesemente ben più leggendario e romanzesco del mio: varie testimonianze vengono portate a favore di questa tesi palesemente assurda, e non mi soffermo a lungo a smentirle:

  1. si citano papiri con datazioni forzate o false; il papiro in assoluto più antico di un testo evangelico non risale, neppure forzando le date, oltre la metà del secondo secolo, e per i più antichi si tratta di papiri che, guarda caso, appartengono o al Vangelo secondo Giovanni (cioè al pre-esistente Annuncio del Nuovo Regno) oppure ai Detti di Jeshuu scritti da suo fratello Gemello Giuda il Gemello; testi più antichi ed entrambi irregolari rispetto alla tandizione evangelica sinottica; ogni altra testimonianza è successiva, e dunque non è in grado di dimostrare l’affermazione fantasiosa che i vangeli che la tradizione cristiana riconosce come ispirati siano stati scritti pochi decenni dopo i fatti che raccontano.
  2. la testimonianza, riportata secoli dopo da scrittori cristiani, di un Thallos storico samaritano, che avrebbe parlato dell’eclisse avvenuta al tempo presunto della morte di Jeshu, non dimostra affatto, a differenza di quel che si dice, che essa fosse riferita al racconto evangelico dell’oscurità che avrebbe ricoperto tutta la Terra per tre ore alla morte di Gesù in croce, dato che questa descrizione è totalmente incompatibile con un’eclisse; d’altra parte solo con forzature filologicamente inaccettabili questo personaggio può essere identificato con un altro, vissuto nel primo secolo: per farlo si aggiunge arbitrariamente la lettera Th ad un testo che contiene la parola allos, che significa semplicemente un altro.
  3. il riferimento ad una lettera di Mara Bar Serapion, collocabile alla fine del primo secolo, che afferma che gli ebrei sono stati puniti per avere ucciso il loro re giusto e che questo comunque sopravvive nella storia per le nuove leggi che ha portato, come altri saggi ingiustamente uccisi, è abbastanza vago da non consentire di affermare nulla di più preciso sulla storicità di questa figura.
  4. l’idea che il Satyricon di Petronio sia una precisa e puntuale satira anti-cristiana è talmente spiritosa e infondata da non meritare smentita; vero piuttosto che può documentare, attraverso riferimenti ironici, superstizioni ed idee popolari diffuse, da cui in seguito anche il cristianesimo attinse.
  5. tutte le altre citazioni di testi cristiani non dimostrano niente di storico dato che si tratta di testi inventati dopo, che si sostengono fra loro nelle loro manipolazioni della verità storica.
  6. i riferimenti a Jeshuu in Giuseppe Flavio sono palesemente dei falsi cristiani, come credo di avere abbastanza seriamente documentato.

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io trovo un’unica, vera, solida obiezione alla mia ricostruzione ipotetica e discutibile, ed è la testimonianza chiara e netta di Tacito che afferma negli Annali, XV, 44, scritti nel secondo decennio del secondo secolo:
Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani.
Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato; e, momentaneamente sopita, questa esiziale pratica religiosa di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, focolare di quel morbo, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ciò che vi è di turpe e di vergognoso. Perciò, da principio vennero arrestati coloro che confessavano, quindi, dietro denuncia di questi, fu condannata una ingente moltitudine, non tanto per l’accusa dell’incendio, quanto per odio del genere umano.
Inoltre, a quelli che andavano a morire si aggiungevano beffe: coperti di pelli ferine, perivano dilaniati dai cani, o venivano crocifissi oppure arsi vivi in guisa di torce, per servire da illuminazione notturna al calare della notte.
Nerone aveva offerto i suoi giardini e celebrava giochi circensi, mescolato alla plebe in veste d’auriga o ritto sul cocchio. Perciò, benché si trattasse di rei, meritevoli di pene severissime, nasceva un senso di pietà, in quanto venivano uccisi non per il bene comune, ma per la ferocia di un solo uomo.

la parte che più ci interessa, in questa descrizione molto cupa e drammatizzata, è ovviamente quella in cui Tacito afferma che Cristo – lo considera un nome proprio – era stato condannato a morte dal procuratore Ponzio Pilato sotto l’impero di Tiberio.

non userò l’argomento troppo fragile che questa possa essere una interpolazione cristiana, anche se c’è chi lo ha fatto; cercherò invece di capire se, nel dare queste notizie, Tacito utilizzava fonti ufficiali, come qualcuno afferma; ed è certo di no, perché Ponzio Pilato non ricoprì mai la carica di procuratore, che fu invece quella che ricopriva Felice, al tempo del profeta egiziano; così come è altrettanto evidente che, se vi fosse stato qualche documento ufficiale in cui era registrato il processo a Jeshuu, questi vi sarebbe apparso col suo nome e non col titolo di Christòs, cioè di messia.

e questo basta ad affermare che qui Tacito sta semplicemente riferendo la versione dei fatti che circolava fra i cristiani e che era diventata di dominio comune ai suoi tempi, prendendola per buona; l’idea che poi Tacito utilizzasse altre opere precedenti, in particolare quella di Plinio, che aveva visitato in Palestina al tempo della prima guerra giudaica, è una pura illazione non dimostrabile, e comunque sposta soltanto eventualmente su Plinio la scelta di riferire quel che si raccontava lì su questa figura.

. . .

in conclusione, la mia ricostruzione è e rimane romanzesca, ma di un romanzesco di tipo storico che è, a parere mio, abbastanza plausibile, o comunque meno implausibile di altri; e sinceramente non credo che si possa andare più in là: chi scopre qualche ipotesi e vi si attacca definendola indiscutibile fa sinceramente soltanto sorridere.

certo, chi ha ipotesi romanzesche più credibili, si faccia pure avanti; ma chi spaccia per verità storica le favole fantasiose dei primi testi cristiani abbia il pudore di tacere.

e con questo invito chiudo, alla trentesima puntata, questa mia faticata ricerca.


4 risposte a "un Gesù storico? no, soltanto uno Jeshuu da romanzo. – L’annuncio del nuovo regno 30 – 117"

    1. il “bel commento su Gamaliele” credo sia quello di un altro post, e ringrazio del giudizio.

      delle ipotesi fatte qui, la maggior parte sono state, più che documentate – cosa che ritengo impossibile – sostenute indiziariamente come meglio si poteva da parte mia in numerosi altri post che qui non ho distintamente richiamato.

      la conclusione sulla impossibilità della ricostruzione di un Gesù storico è quella che è, esposta qui sopra; non scrivo per darmi le arie di chi ha scoperto la verità, e ho preferito dire che alla verità non ci sono arrivato; mi pare di essere più o meno l’unico, qui di mi sono perfino convinto che non è confessione da poco.

      grazie di essere passato da queste parti, e mi scuso se ho dato l’impressione di far perdere il tempo.

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  1. commento ricevuto via mail:

    1 – Hai alzato bandiera bianca?
    Non mi pare che del tutto, giacché precisi che « … ma quindi una verità può essere definita, mi si potrebbe obiettare: non ne sto dando io stesso, a mio modo, una prova, con questa critica? se la verità consiste nello smentire una menzogna, allora sì, è facile stabilire la verità della asso­luta inconsistenza dei racconti … »
    Non è che «smentire una menzogna» è l’ unica metodologia sulla verità che ci resta?
    Non sarebbe poco. Del resto, come fu teorizzata la “teologia negativa”, non pensi che potrebbe darsi una “cristologia negativa” o una”storiologia negativa”?
    Il negazionismo gode di cattiva stampa, ma forse è il caso di distinguere.
    Il tuo abbassamento della serranda non è che sia dovuto alla fortunosità del tuo redito? O al coronavirus?

    2 – Bada che nel tuo “post”, quasi in fondo, hai avuto un lapsus: scrivi Tiberio intendendo Tacito. Se è così, correggi, perché i tuoi scritti hanno peso.

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    1. ciao,
      iniziando dal fondo, grazie della segnalazione, prima di tutto: ho corretto; oramai è una nevrosi, se non infilo qualche lapsus grossolano nei miei post, il mio inconscio sembra che non sia contento.

      e grazie ancora di più del commento, che ha colto proprio il punto centrale, rendendolo più chiaro (ancora una volta ti riporterò nel blog in forma anonima, dato che questo credo tu preferisca): il mio punto di arrivo è appunto che si può fare soltanto una cristologia negativa, e in senso più ampio appunto una storiografia negativa.
      posizione pirroniana di comodo? spero che sia piuttosto un passo in avanti fondamentale
      possiamo dimostrare la falsità sicura delle ricostruzioni storiche, ma non possiamo con eguale certezza affermare una verità storica; vi è uno squilibrio probabilmente necessario – come nel mondo della fisica fra materia – diffusissima – ed antimateria, rarissima.
      qui la verità storica funziona come l’antimateria: praticamente introvabile quasi sempre; ma questo non impedisce affatto di scoprire la falsità storica; insomma la menzogna e la falsificazione possono essere scoperte e disvelate anche senza conoscere la verità.
      filosoficamente (scusa se mi do delle arie) non è una cosa da poco.

      per smentire le tue ultime ipotesi di tipo autobiografico, devo dirti che il post era scritto per tre quarti già prima di partire e lo avevo tenuto in caldo per dargli l’ultima rifinitura; e sono partito, sperando di tornare per finirlo, perché lo ritengo una importante conquista e per nulla una sconfitta, per nulla una bandiera bianca, anzi.

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