mail ad un amico sul virus – 118

sempre nell’ottica di risparmiare le parole, copio e incollo questa mia mail di risposta a quella di un amico che faceva osservazioni e domande sulla pandemia da coronavirus:

. . .

che mail: il tuo solito cervello effervescente e una valanga di temi.

io, come già ti accennavo, sono invece in un periodo in cui il mio cervello è chiuso, semi-latitante: mi concentro poco e male, faccio perfino un poco fatica a scrivere; potrebbe essere uno stato transitorio, dovuto allo stress, oppure l’effetto dell’invecchiamento, vedremo.

quindi mi scuserai se ti rispondo sui vari punti in modo molto sintetico (sempre rispetto ai miei parametri, ovvio).

1 – no, personalmente non ho mai sottovalutato, in nessun momento, il problema di questa epidemia: è diventato il tema centrale e quasi unico delle mie riflessioni e del mio blog da subito. intuizione? non ti so dire. ma al momento faccio fatica a continuare, perché i problemi che pone sono di dimensioni tali e di portata tale che non riesco ad afferrarli pienamente.

2 – per capirne la portata reale, occorre astrarsi da tutto il frastuono mediatico e guardare ad una dato solo, chiaro ed incontrovertibile: il numero dei morti; ovviamente, come dici tu, la percezione (ma anche la portata) dell’epidemia è diversa nei diversi contesti, sia ambientali sia soggettivi; uso l’osservatorio della Val Sabbia, come a portata di mano e in quanto zona relativamente meno colpita nella Lombardia; il quotidiano locale online invita a guardare al numero dei necrologi, che è più che triplicato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso; il che significa, se l’anno scorso in Italia ci sono stati 600mila morti, che quest’anno, in linea assolutamente teorica, ce ne potrebbero essere 2 milioni, il che farebbe del coronavirus una tragedia ben peggiore sia della prima sia della seconda guerra mondiale.
naturalmente i numeri finali non saranno questi, dato che non tutto il paese è colpito come la Lombardia; però basterebbe anche soltanto un raddoppio del numero dei morti con 600mila morti in più per equiparare il coronavirus a prima guerra mondiale ed epidemia di spagnola messi assieme.
e io credo che la portata reale dell’epidemia sia questa: sperando di sbagliarmi ovviamente, considerando che attualmente nelle statistiche non si calcolano i morti in casa…
del resto, se riteniamo che il numero degli infetti ufficialmente calcolato sia un decimo del reale, arriviamo facilmente vicini ad un milione di infetti; con un tasso di mortalità dell’1%, molto ottimistico, fanno 10mila morti, quelli che in effetti calcoliamo; con una diffusione dell’epidemia a tutta la popolazione, 60 milioni, eccoci da capo ai 600mila morti prevedibili come ordine di grandezza; e sempre in linea assolutamente teorica, ovviamente, ma per dare la portata del rischio possibile.

3 – e questi morti sono distribuiti secondo curve statistiche che concentrano i decessi sicuramente nella fasce deboli e negli anziani, ma non soltanto in loro e secondo parametri imprevedibili; così del resto è in tutte le epidemie di questo tipo: nella mia saga familiare rimase vivo il ricordo di mia zia Amabile, morta di spagnola a vent’anni nel 1919, lei che era stata richiesta in sposa dallo Zanussi che poi fondò la Rex, ed era stato rifiutato da mia nonna, perché allora era soltanto un robivecchi ambulante che commerciava in rottami di ferro: quello che fregò quella zia è che non sapeva adattarsi a mangiare le bucce delle patate come gli altri otto fratelli.
quindi, accettare la perdita, che massacra anche giovani e meno giovani, ma comunque attivi e produttivi, è impossibile.
in ogni caso, la perdita di 600mila abitanti è un colpo tale, fossero anche tutti anziani, che sarà duro riprendersi; senza contare che, nella mancanza di forme valide di assistenza pubblica, i pensionati sono spesso il sostegno di troppi giovani disoccupati.
e questo sia detto ai Renzi vari che, come Johnson in Inghilterra o i Trump, in sostanza come tutte le destre mondiali, giocano a fare i negazionisti virali.
chi comincia a chiedere di tornare al lavoro – che per la verità non è mai stato bloccato del tutto e questo spiega i risultati – non so se ha messo nel conto questi costi.

4 – ma potrebbe essere il costo dell’immunità di gregge, si dice: costo altissimo, ma almeno con un risultato.
peccato che il virus non lo conosciamo e potrebbe essere come quello dell’influenza, diventare endemico e onnipresente e riproporsi ad ogni stagione con qualche piccola variante che rendono inefficace l’immunità acquisita su una forma precedente; già adesso mi pare accertato che ne circolano due forme diverse e che, molto probabilmente, chi è immune da una, non lo è automaticamente anche dall’altra.

5 – virus e riscaldamento globale: la sostanza è che dopo anni che predichiamo che il nostro attuale modello sociale è insostenibile e va cambiato, è arrivato adesso il virus a farne piazza pulita per sempre, e siamo di fronte a scelte drammatiche di radicale ristrutturazione del nostro modello di vita: a parte i tragici costi umani – questo potrebbe perfino essere considerato provvidenziale, se sapremo capire la lezione.
per dirla in altra maniera, Gaia, il pianeta vivente, è viva e lotta insieme a noi, ma anche contro di noi, specie umana; visto che non siamo capaci di autoregolarci è iniziata la battaglia per eliminarci del tutto.
l’effetto serra verrà drasticamente ridotto da una severa riduzione della popolazione umana e dall’impoverimento radicale dei sopravvissuti: era lo scenario razionalmente prevedibile, ed ora ce l’abbiamo davanti: nella variante imprevista, ma secondaria, di un virus come strumento killer: lo scenario principale resta quello della morte di miliardi di esseri umani, come effetto concatenato della crisi che si è avviata.
che cosa potrà uscirne io sinceramente non lo so e neppure mi sento di provare a dirne qualcosa.

so soltanto che le volontà umane, anche quelle malvagie, anche quelle di chi antepone il delirio del profitto alla vita, non contano un cazzo: ora decide la natura.

6 – non credo al vaccino: non credo ad un vaccino efficace per un virus mutevole; non credo affatto alla strategia alla Bill Gates dei vaccini come risposta alla crisi biologica provocata da questo modello di sviluppo.
vedremo di sbagliarci.
resta l’idea che, se il virus davvero è maturato dalla fusione di un virus del pangolino con uno di un pipistrello, lo scenario più plausibile dove questo può essere avvenuto è un laboratorio di ricerca sui virus per arrivare a un vaccino: sfido qualunque pipistrello a trasmettere il suo virus ad un pangolino mordendolo, o viceversa.
chi aspetta la soluzione del dramma da un vaccino è come chi aspetta di essere salvato da Hannibal, il cannibale.

7 – la privacy in pericolo, dici e mi chiedi che ne penso. ho una risposta sola: e chi se ne frega?
allargo il discorso; democrazia in pericolo; e chi se ne frega?
democrazia e diritti individuali sono uno strumento, non sono lo scopo: il primo obiettivo è la vita; e se privacy e democrazia diventano un pericolo per la vita, è perfettamente normale che vengano messi da parte.
questo virus ha messo l’accento in modo definitivo sulla fragilità del modello politico e culturale dell’individualismo occidentale; non a caso escono vincenti i cinesi, dopo l’apparente scacco iniziale: 3% di QI in più rispetto alla media del resto del mondo ed etica che vede l’individuo come parte del gruppo e ad esso inferiore: ed è intelligenza anche questa, pensare che il singolo serva al gruppo e non viceversa il gruppo al singolo.

non sono stato poi così breve come credevo e forse ho saltato qualche punto, ma tanto la discussione continua.


8 risposte a "mail ad un amico sul virus – 118"

  1. Milioni di morti mi sembra una stima esageratamente pessimistica, posto che interpretare dati incompleti è difficile, il trend di nuovi contagiati e ricoverati sembra in rallentamento, entro una o due settimane dovremmo raggiungere il picco.
    Certo, non finirà a breve, e le vittime in Italia sono già tantissime, ma non credo che si arriverà a milioni (a meno che le conseguenze economiche e politiche non dovessero fare molte piú vittime del virus stesso)!
    L’eccesso di mortalità (rispetto alla media mensile) nelle zone piú colpite(dove il sistema sanitario è saturo), credo che sia piú imputabile alla malasanità che al virus stesso.
    Con gli ospedali pieni di pazienti covid19, chiunque abbia altri problemi di salute non viene piú curato o viene curato molto peggio. E anche i centri di salute mentale non funzionano piú come prima (solo tramite colloquio telefonico)…
    Nei sistemi sanitari che reggono meglio (sia perchè si è fatta piú prevenzione, sia perchè avevano di base un sistema sanitario in condizioni migliori, hanno fornito il personale sanitario di piú dispositivi di protezione ecc…) la mortalità è molto piú bassa che in Italia e Spagna, in cui il virus sta rivelando tutte le magagne del sistema sanitario (e anche in America credo che la mortalità raggiungerà livelli simili ai nostri, se non peggiori).

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    1. temo di essermi espresso male o in modo un poco ambiguo in qualche passaggio, anche se poi ho precisato che non intendo certamente fare delle previsioni sul numero dei decessi che la pandemia provocherà in Italia, ma semplicemente indicare l’ordine di grandezza del problema, se lasciato alle sue dinamiche spontanee.

      naturalmente sono convinto che le misure di contenimento in atto potranno avere qualche risultato, anche se credo inferiore a quelli cinesi per la storica indisciplina del nostro popolo: qui hanno appena denunciato sei persone che avevano pensato bene di trovarsi per una festa di compleanno,per fare un esempio.

      però i costi sociali ed economici di questo blocco, come giustamente accenni, sono già altissimi e ancora di più lo saranno, e creano uno scenario di “doppio vincolo” veramente cupo (non ci sto a denunciare semplicemente come avidi gli imprenditori che vogliono continuare a produrre, anche se questo ha dei costi sanitari altissimi, e stiamo pagando l’incertezza nel bloccare tutto subito; capisco bene che ci sono anche dei vincoli oggettivi in questo senso: ma questo traccia il quadro di una situazione disperante e priva di una via d’uscita chiara; e quali saranno i costi economici, sociali e quindi anche sanitari di un blocco produttivo prolungato per mesi?

      condivido completamente la tua analisi sul rapporto fra malasanità e mortalità per il virus: non a caso Lombardia e Veneto, pur se entrambe a gestione leghista, hanno una gestione completamente diversa dell’epidemia e risultati non paragonabili: noi scontiamo i due decenni del potere di Formigoni e ,lo smantellamento della sanità lombarda.

      anche io credo che, per questo stesso motivo, l’America uscirà ancora più a pezzi di noi lombardi da questa prova…

      ricordo ancora una volta i numeri: Germania, posti in rianimazione 28mila, Italia, con tre quarti della popolazione tedesca, 5mila.

      poi è chiaro che la mortalità è diversa. in queste condizioni.

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    1. avranno certamente i loro problemi anche loro, ma hanno una cultura millenaria che sottolinea la responsabilità sociale e che a noi manca.
      noi chiamiamo dittatura questo senso di disciplina, obbedienza e responsabilità verso il gruppo.

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        1. giustissimo, marta.

          però forse dovremmo guardare al cristianesimo e al cattolicesimo più dall’esterno: strutturalmente sono religioni estremamente individualiste;
          è evidente, infatti, che dove il destino dopo la morte viene identificato con forme di reincarnazione, come nelle religioni dell’Oriente, si pongono le basi oggettive di una visione della vita molto più interconnessa, visto che il destino del singolo si prolunga in altri esseri attorno a lui, spesso neppure umani, oltretutto;
          dove invece la vita è vista come una prova per un premio o una punizione esclusivamente individuali, come nel cristianesimo dell’Occidente, si sono poste le premesse dell’individualismo come modo profondo di concepirsi nel mondo.

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      1. accetto volentieri il tuo richiamo alla cautela; ho creduto alla propaganda cinese già cinquant’anni fa e ora sono molto cauto; tuttavia non fino al punto di negare l’evidenza.

        e le caratteristiche profonde della millenaria cultura cinese non dovrebbero essere oggetto di contestazione; noi sovrapponiamo il nostro modo di pensare al loro, ma dovremmo essere più rispettosi delle particolari forme della loro cultura.
        appiattire questi problemi nella dicotomia dittatura democrazia non è convincente; anche quella cinese è una democrazia, indubbiamente molto più autoritaria della nostra e meno rispettosa dei diritti individuali, ma le forme di creazione del consenso e della rappresentanza le trovo anzi decisamente più convincenti di quella grottesca parodia della democrazia, regolata oramai soltanto dal denaro, che sono diventate le democrazie parlamentari occidentali.

        credo che sia ora di guardare in faccia a questi problemi con uno spirito più aperto e critico.

        – scusa se faccio un’aggiunta, spero che la leggerai.
        per evitare ogni equivoco di natura politica sul mio giudizio, aggiungo che il paese che meglio di tutti ha saputo gestire l’epidemia non è stata la Cina comunista, ma la Corea del Sud capitalista; ma qui il risultato è stato ottenuto con una politica di tracciamento informatico dei movimenti dei positivi tramite localizzazione con GPS, che noi in Occidente non riusciamo ad accettare per il nostro tabù della privacy: è questo che intendo quando dico che le culture orientali sono meglio strutturate della nostra per gestire le emergenze, perché subordinano senza incertezze i diritti del singolo al benessere collettivo.

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