prigionieri di Matrix? – 484

l’articolo e` piuttosto pasticciato, ma almeno il titolo e` chiaro:

Viviamo in un Universo simulato? Due miliardari tech finanziano la ricerca su “Matrix”

L’indiscrezione dal New Yorker: l’ipotesi è molto discussa.

E mentre Bank of America sostiene l’interpretazione, ora c’è chi paga gli scienziati per indagare la tesi del videogame planetario

di SIMONE COSIMI

. . .

La possibilità che il nostro Universo sia una simulazione sarebbe difficile da smentire.

vorrei umilmente ricordare che la tesi non e` nuova:

in occidente la rese nota Schopenauer nell’Ottocento,

ma l’intera filosofia indiana si misura da millenni con l’idea del velo di Maya,

cioe` della realta` come mera apparenza.

la nuova teoria dell’universo come Matrix ne rappresenta soltanto la versione tecnologica, per non dire tecnocratica.  

o fantascientifica?

. . .

secondo Cosimi, invece, la tesi che stiamo vivendo all’interno di una realtà completamente simulata e costruita da potenti computer muove, piu` concretamente da uno studio del filosofo Nick Bostrom dell’università di Oxford, di una dozzina di anni fa,

ripreso più volte, per esempio dall’astrofisico statunitense Neil deGrasse Tyson, che ha esteso la teoria all’intero universo.

la scorsa primavera al Museo di storia naturale di New York si e` svolto l’Isaac Asimov Memorial Debate.

qui un certo deGrasse Tyson (chi e`? l’astrofisico dirige l’Hayden Planetarium) ha discusso della teoria, che noi siamo tutti quanti soltanto dei personaggi di un gigantesco videogame.

. . .

ora alzi la mano chi non ha mai provato una volta nella sua vita qualche volta la precisa sensazione che sia proprio cosi` .

quante volte ci sembra di stare in un film a recitare la trama di una storia gia` scritta?

ogni volta che si parla di destino, non si sta dicendo in fondo la stessa cosa, senza neppure saperlo bene?

e perche`? la fede in una Divina Provvidenza che guida la vita degli uomini, per chi ci crede, e` poi in fondo qualcosa di profondamente diverso?

un grande onnipotente Dio, come sceneggiatore,

che fa di noi quello che vuole,

per il nostro bene, naturalmente…

. . .

no, devo smentirmi da solo, occorre mettere ben in chiaro la differenza, invece:

esiste un rapporto della Bank of America – sempre che non sia una simulazione anche questo 😉 – che sostiene, con un indice di probabilita` tra il 20 e il 50%che grazie agli avanzamenti dell’intelligenza artificiale, della realtà virtuale e della potenza di calcolo i membri di future civiltà abbiano deciso di avviare una simulazione dei loro antenati.

i nostri discendenti futuri, i discendenti cioe` di noi, che siamo soltanto simulati, ci stanno facendo divertire con un film in 4D?

. . .

se vi sentite un poco spiazzati dal punto di vista logico non fateci troppo caso: 

l’importante e` che in questa versione tecnologica del velo di Maya gli esseri umani hanno un futuro assolutamente garantito.

siamo sull’orlo di una catastrofe climatica planetaria, ma niente paura:

fuggiremo per la tangente di Matrix,

ci re-inventeremo come mera apparenza informatica di computer:

loro sapranno sopravvivere anche alle nuove temperature infernali del pianeta…

. . .

anzi, lo abbiamo gia` fatto!

polvere e vanita`, siamo soltanto un videogioco…

nelle mani iper-potenti di qualche iper-plutocrate pazzo.

. . .

dunque la possibilità che il nostro Universo sia una simulazione sarebbe difficile da smentire,

secondo coloro che stanno costruendo questa teoria.

tanto che, secondo un servizio pubblicato sul New Yorker da Tad Friend, due miliardari stanno investendo qualche miliardino 

per individuare il modo di rompere le barriere della Matrix 

e condurci al di fuori di questa realtà artificiale, grazie.

. . .

l’articolo non spiega chi sono, ma non si fa fatica a indovinarlo:

il primo e`  Elon Musk, fondatore di Tesla e di Space X:

sta progettando, assieme a Zuckerberg, un viaggio su Marte entro pochi anni con centinaia di persone,

per colonizzare il pianeta.

ciascun viaggiatore dovra` pagare 200.000 dollari di biglietto…

il secondo dovrebbe essere Sam Altman, capo del potente fondo di venture capital “Y Combinator”.

. . .

un razzo che Musk stava costruendo a Cape Canaveral per Space X e` esploso alla fine dell’agosto scorso, pochi giorni prima della partenza.

Il Falcon 9 esploso doveva portare in orbita il satellite per telecomunicazioni Amos-6 della compagnia israeliana Spacecom che, in collaborazione con Facebook, avrebbe dovuto garantire una copertura Internet  a gran parte dell’Africa Subsahariana.

Era stato lo stesso Mark Zuckerberg a dare la notizia il 5 ottobre scorso.

“Sono emozionato nell’annunciare il nostro primo progetto di Internet dallo spazio. Stiamo collaborando con Eutelsat per lanciare in orbita un satellite che possa connettere milioni di persone, anche in luoghi remoti dove le tradizionali infrastrutture di telecomunicazione risultano inefficienti”.

Al momento del boato, le 9.15 del mattino ora locale, erano in corso dei test sui motori del razzo.

In un comunicato SpaceX ha confermato che “si è verificata una anomalia sulla piattaforma di lancio con la conseguente perdita del veicolo e del suo carico.

Secondo le procedure di sicurezza, la piattaforma era deserta e dunque non ci sono vittime”.

e non si fa fatica a capire che articoli come questi vengono scritti a comando per provare a recuperare credibilita`.

. . .

non e` strano, anzi decisamente surreale e perfino divertente, che proprio gli inventori della realta` parallela di internet si diano tanto da fare per convincerci che la povera tradizionale realta` grossolanamente materiale in cui siamo abituati a vivere da miliardi di anni e` altrettanto finta che la loro?

e che ci promettano di condurci al di fuori di questa realtà artificiale,

forse in quella inventata da loro,

che sara` molto piu` perfezionata della nostra…

. . .

miliardi di dollari per ricerche strane su come uscire da Matrix?

e pensare che e` cosi` facile liberarsi delle realta` virtuale che vorrebbe sostituire quella vera…

la vera difesa da Matrix si chiama spirito critico, ragazzi.

solo che ho torto a pensare che sia cosi` facile liberarsene,

se mi guardo attorno.

. . .

pero` io ho una ipotesi alternativa, molto piu` semplice:

perche` inventare con Matrix un universo intero cosi` complicato, quando basterebbe inventarne uno relativamente piu` semplice ad personam?

Matrix c’est moi, direi io:

sono soltanto io il soggetto dell’esperimento.

sono io l’irriducibile che non crede a Matrix.

e si tiene stretto al cuore il suo universo fatto di carne…

. . .

buona giornata, lettori, esco per andare a vedere la prima neve dell’anno:

avessi fortuna, potrei portare a casa gli ultimi funghi non virtuali dell’anno.

e poi una bella pastasciutta alla Matrixiana.

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foto da un post di questo blog del 2006:  https://corpus0blog.wordpress.com/2016/09/21/__trashed/


26 risposte a "prigionieri di Matrix? – 484"

  1. originale e stimolante la riflessione su come sarebbero gli stessi magnati dell’informatica ad investire sulla “dimostrazione” che il mondo non sia altro che questo: realtà virtuale.
    naturalmente vorrebbero spianare la strada ad altri mondi altrettanto virtuali ma più appaganti e a-pagamento, un businness azzeccato 🙂
    il ragionamento non fa una grinza e merita un applauso!

    del resto se n’è parlato talmente tanto, anche qui… se immaginiamo quante persone in decine di migliaia di anni di storia si sono imbattute nello stesso dilemma esistenziale, direi proprio che si possa definire come argomento trito e ritrito 😀

    ciò che trovo curioso sono le spiegazioni venutesi via via a creare per risolverlo, figlie dei propri tempi: dalle divinità ancestrali al velo di maya al mito della caverna di Platone, per riprendere giusto gli altri commenti.
    non sono tutti questi dei modi per spiegare “ragionevolmente” l’inquieto rompicapo? cambia il tempo, cambia la cultura e cambia pure la ragione, incenerita dal fuoco dello spirito critico risorge come una fenice con nuove livree e mordente rinvigorito.

    oggi la logica e la tecnica, cardini dell’approccio scientifico, imbastiscono spiegazioni in linea col galoppo dei tempi.
    e tuttavia è sorprendente quando i risultati moderni finiscono per convergere con il pensiero antico: ad esempio l’elegante riflessione di Tegmark non si discosta di fondo dalla convinzione pitagorica che l’universo sia numero, puro essenza matematica.
    parimenti le moderne scoperte in fisica delle particelle e, in tutt’altro contesto, le applicazioni informatiche di intelligenza artificiale aprono sia all’ipotesi che la materia si manifesti casualmente dal nulla, sia che la vita possa ricondursi a programmazioni simulate da architetti superiori.

    la domanda cruciale che pongo è: queste convergenze sono un frutto oggettivo, per cui staremmo progredendo verso consapevolezze più profonde del reale che ci contiene, o piuttosto sono frutto di noi stessi, della natura biologica dell’essere umano, del funzionamento del nostro cervello che veicola pensiero ed osservazione entro certi schemi comprensivi ed espositivi ricorrenti?
    costruendo uno specchio ed osservandoci dentro non replichiamo l’uomo, lo riflettiamo soltanto.

    il pezzo che riporti scrive “La possibilità che il nostro Universo sia una simulazione sarebbe difficile da smentire”.
    la questione è più stringente: non difficile, è semmai impossibile da smentire!
    da smentire scientificamente intendo, dal momento che la realtà-universo viene trattata come sistema in cui tutto si definisce e vi agisce all’interno secondo precise regole fisiche (più o meno conosciute).
    quando comunichiamo una qualunque cosa di fatto la informatizziamo e l’informazione comunicata è riproducibile, così tutto ciò che è comunicabile rientra nel “matrix-universo”. sia il reale conosciuto sia pure l’ipotetico immaginabile: è sufficiente porvi definizioni e regole applicative coerenti per farlo entrare dalla porta principale. così pure le percezioni, una volta definite nel sistema studiato, sono riproducibili.
    qualsiasi modello scientifico è intrinsecamente simulabile, perciò restando in ambito scientifico parlare di realtà o di simulazione è irrilevante.
    anzi, ad essere rigorosi dovremmo parlare solo di simulazione e mai di realtà, in riferimento alla conoscenza scientifica.

    certo: simulare fedelmente l’universo conosciuto implicherebbe conoscere tutte le leggi che lo governano (per inciso, anche il nesso probabilistico è informaticamente riproducibile) oltre che una smisurata potenza elaborativa.
    ma qui non stiamo disquisendo sulla fattibilità tecnica bensì sul piano puramente teorico, o meglio paradigmatico.

    in ultima istanza non sapremo mai se l’architettura universale che ci contiene sia stata programmata o meno da qualche mente superiore, ma certamente il pensiero scientifico che riflette “sul contenitore” opera esclusivamente attraverso modelli e quanto più tali modelli riescono a simulare la realtà percepita, tanto più questa potrebbe essere frutto di simulazione.

    ma fa differenza? tra il non conoscere l’origine del reale piuttosto che della simulazione del reale? in ogni caso l’indagine umana resta proiettata comunque su di noi, sulle nostre percezione e pensieri: lo specchio cambia cornice ma noi ci guardiamo sempre solo all’interno.

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    1. grazie di questo commenjto densissimo, come al solito, e ben tornato!

      davvero ne abbiamo gia` parlato tanto? quando abbiamo parlato, e a lungo, di intelligenza artificiale, non stavamo affrontando una questione diversa? almeno in prima istanza, diversa, perche` poi effettivamente una connessione viene a stabilirsi…

      vado a informarmi almeno sommariamente su Tegmark, che citi, e resto fulminato, quasi.

      leggo: Tegmark ha anche formulato una teoria, il cui postulato è che “tutte le strutture che esistono matematicamente esistono anche fisicamente”. La teoria, del tutto priva di parametri liberi, suggerisce che in quelle strutture abbastanza complesse da contenere autocoscienti (SASs, self-aware substructures), queste substrutture autocoscienti percepiranno sé stesse come esistenti in un mondo fisico reale. Questa idea è formalizzata come ipotesi dell’universo matematico, come descritta nel libro L’universo matematico[1].

      qui ritrovo in una formulazione rigorosa e matematica una intuizione personale di una ventina d’anni fa: tutto cio` che e` probabile, perche` internamente coerente, si autodefinisce come esistente.

      l’autocoscienza e` una probabilita` che si auto-realizza.

      ho solamente qualche riserva su quel “fisicamente” che usa Tegmark, ma possiamo risolverla se diciamo che per fisico si deve intendere quel che appare tale ad una coscienza condivisa.

      insomma, io dicevo che l’essere e` una categoria del pensiero, e nient’altro.

      a me pare che questa posizione possa aiutare a superare la contrapposizione millenaria fra idealismo e materialismo.

      se la materia e` energia organizzata la contrapposizione stessa perde le sue basi oggettive.

      a questo punto pero` arrivi tu a porre la domanda delle cento pistole: queste teorie ci stanno facendo progredire verso consapevolezze più profonde del reale, o piuttosto sono frutto del funzionamento del nostro cervello?

      la domanda stessa pero` perde di senso che ammettiamo che la realta` non e` diversa dal funzionamento della nostra mente collettiva.

      e allora, anche la tua giusta osservazione sulla non decidibilita` del carattere eventualmente simulato dell’universo perde di senso.

      sappiamo bene che, se una teoria non e` falsificabile, allora non e` scientifica.

      in questo caso occorre ammettere che si tratta di una mera questione linguistica, che in quanto tale non sarebbe decidibile con esperimenti: due modi diversi di descrivere il mmondo della nostra esperienza…

      anche se poi i protagonisti di queste ricerche sembrano invece convinti del contrario…

      tu stesso concludi su una linea simile, a quel che vedo…

      piuttosto vorrei sottolineare un ultimo aspetto del problema: la simulazione di un intero universo come video gioco, per usare la metafora, comporta una potenza di calcolo sterminata; e se l’universo fosse infinito, infinita essa stessa.

      ora questo dovrebbe portarci ad escludere l’ipotesi, dato che se l’universo e` simulato da macchine, queste macchine per essere reali devono avere certamente potenza di calcolo e dimensione fisica finita…

      altrimenti finiremmo nell’equivalente borgesiano della carta geograifca in scala 1:1 che diventa la superficie stessa che dovrebbe descrivere…

      pero` anche questa obiezione e` superabile, se ammettiamo che l’universo sia frattale, ossia che si espanda in modo potenzialmente infinito se oasservato sempre piu` nel dettaglio, ma non sia mai effettivamente infinito.

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      1. “pero` anche questa obiezione e` superabile, se ammettiamo che l’universo sia frattale, ossia che si espanda in modo potenzialmente infinito se osservato sempre piu` nel dettaglio, ma non sia mai effettivamente infinito.”

        pensa che non serve neanche tirare in ballo i frattali, pur essendo questi delle interessantissime strutture matematiche che riflettono molte caratteristiche rilevate nel nostro universo.
        ma in generale una semplice formula matematica può descrivere in toto informazione “infinita”.

        quel libro di Tegmark che hai nominato, che continuo ad esortarti a leggerti come già fatto in passato, tratta nei capitoli finali tutto ciò di cui stiamo parlando e lo fa in un modo tanto chiaro e rigoroso che le nostre argomentazioni logiche restano pasticcetti da bimbi al confronto 🙂

        anche se ancora non è stato formalmente dimostrato, molti matematici postulano che la radice di 2 si possa considerare come un “generatore infinito di numeri casuali”, nel senso che all’interno della sequenza (infinita) di radice di 2 si ritrova una _qualunque_ altra sequenza di numeri, di lunghezza indefinita.
        comprese pure quelle lunghissime sequenze di bit che definirebbero su di un comune pc le nostre fotografie in alta definizione 🙂

        la totalità di informazione racchiusa in “radice di 2” è definibile con pochissima informazione, giusto la rappresentazione formale della relativa struttura matematica.
        ma la radice di 2 comprende, se fosse vero il postulato, qualsiasi informazione immaginabile.

        con questo esempio comprendiamo come la totalità possa essere semplicissima, ciò che diventa invece assai complesso è l’identificazione del dettaglio di una sua parte: per “scoprire” le nostre fotografie HD all’interno della radice di 2 dovremmo usare una smisurata mole di bit, che probabilmente non bastebbe l’intera quantità di particelle nell’universo conosciuto per contenerli.

        il dettaglio osservato si può considerare come un “indirizzo identificativo” in una semplice formula che descrive tutto: l’immagine HD di bortocal, ad esempio, è quella sequenza di bit compresa tra [numero smisurato] e [altro numero smisurato] di radice di 2.

        la radice di 2 è chiaramente solo un esempio.
        un discorso analogo si può fare con molte altre strutture matematiche compreso i frattali (che per inciso presentano particolari simmetrie nel loro sviluppo, a differenza di “radice di 2” che non sembra avere simmetrie interne).

        ciò che voglio dire è che non servono grosse architetture per definire strutture matematiche con infiniti sviluppi.

        avrai mille riflessioni, dubbi, obiezioni su ciò che scrivo, che è solo una minuscola parte di una teoria completa e a mio avviso magnifica, espressa male da uno come me.

        riparliamone pure dopo che avrai letto (almeno) quel libro.
        altrimenti sarebbe come discorrete di letteratura avendo letto poco più che i testi delle canzoni di Bob Dylan 😉

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        1. hai ragione a colpire la mia indolenza, che non e` disinteresse, credimi…

          qui pero` sei stato chiarissimo, anche se non ho letto il libro…

          naturalmente quello che dici per radice di 2, vale per qualunque altro numero della stessa natura, ad esempio per pi greco….

          insomma l’infinito, o meglio forse l’indefinito, germoglia dalla maggior parte dei rapporti.

          ossia dalla maggior parte delle operazioni con le quali cerchiamo di definire rigorosamente un oggetto in relazione ad un altro.

          qui mi pare si nasconda qualche segreto molto profondo, ma evito di sforzarmi, sapendo che direi delle stupidaggini.

          ne riparliamo a libro letto, ok,

          e grazie degli stimoli. 🙂

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    1. lo sai che cosa mi ha smosso? che per la prima volta (almeno per me) hai fatto capire lo sfondo familiare del tuo amore per la cucina…

      io poi oltre le insalatone multi-miste non sono mai riuscito ad andare…

      (come si vede anche qui 😉 )

      – per la cronaca: tempo bruttarello, ed escursione rinviata… 😦

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      1. Azzzz niente funghetti.
        Io nn mi ritengo una brava cuoca me la cavo in alcuni piatti basici ed è per questo che sogno leggendo l’Artusi e confrontandolo ai ristoranti che per lo più sono molto fumo e poco arrosto ovvero troppe stelle per le stalle.
        Il cibo è cultura condivisione nn un fatto snobbistico. Siamo seri!
        Cosa darei per i tuoi funghi!

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        1. devo raccontarti una storia non proprio a lieto fine: nel week end scorso ho trovato – piuttosto fuori stagione, direi – quattro splendide e grandi mazze di tamburo, proprio nel mio prato, figurati, soltanto in un angolo piu` ombreggiato.

          ho capito che non potevano resistere fino a domani, quando dovrebbero passare un figlio o due a trovarmi, quindi me li sono cotti, in parte li ho mangiati subito e per meta` abbondante li ho aggiunti a un risotto rimasto sulla cucina, dopo cotto.

          e questi se li sono mangiati i gatti, entrati in casa non so come, dalla porta oscchiusa, immagino!

          e` la prima volta che so di gatti che mangiano i funghi, ma purtroppo e` andata proprio cosi`!!!!

          condivido tutto quello che dici del cibo come cultura: quando viaggio e` per me punto essenziale nutrirmi secondo la cucina locale; chi non fa questo in un viaggio non puo` dire di conoscere davvero la cultura di un popolo!

          compresi gli scarafaggi fritti nell’olio in Thailandia, naturalmente!

          che, nella scala del gusto, pare siano proprio una delle cose in assolutopiu` disgustose che esistono… 😦 😦 😦

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          1. Tanto tempo fa, agli albori della nostra conoscenza parlammo di cavallette fritte passando attraverso le coscettine di rana che sono una leccornia…piemontese.
            Certo non potrei mangiare nè il cane proprio per un fattore culturale. ne il gatto e neppure il cervello di scimmia ma…se la fame è tanta allora nn più remore il conte Ugolino insegna “La bocca sollevò dal fiero pasto
            quel peccator, forbendola a’ capelli..”
            Ha smesso di piovere, ho smesso di cenare ora digerisco deliziose patate al forno e una salsiccia croccante: autunno!
            sherabuonanotteancheaigattisazi

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            1. ahime`, ho dimenticato quel dialogo.

              per il resto il cane l’ho mangiato a Pechino (ha un sapore come di faraona) e l’ho anche visto in vendita, come cibo, in un mercato del Laos settentrionale; il gatto credo di averlo mangiato una volta, fatto passare per coniglio, dato il gusto per niente conigliesco.

              in nessuno dei due casi la fame era eccessiva; non riuscirei ovviamente a mangiare un animale ucciso sotto i miei occhi, ma per il resto, come si dice, lontano dagli occhi…

              avevo una volta un inquilino della Costa d’Avorio che raccontava come erano buone le manine arrosto di scimmia; ma qui non sarei stato capace, lo ammetto.

              per il resto, sei perfida, considerando che un noioso mal di stomaco mi ha costretto ad una cena davvero parca… 🙂

              pero` faccio conto di avere ricambiato la perfidia con i miei racconti… 😉 😉 😉

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  2. se non puoi fuggire dal pianeta puoi salvarti creando una realtà alternativa. Può darsi che quelli discendenti che hanno ricreato questa realtà l’abbiano fatto perché prossimi all’estinzione. Purtroppo qualcosa è andato storno e ora l’illusione stessa si avvicina a grandi passi all’estinzione quindi a sua volta per salvarsi deve ricreare una realtà alternativa… questa cosa è destinata ad andare all’infinito 😦

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    1. ahaa, mi piace questo commento, lo direi quasi geniale…

      ripeto soltanto, come osservazione, uno spunto che e` gia` nella risposta a Raphael qui sotto:

      perche` complicare le cose immaginando che i creatori della nostra Matrix vivano nel futuro?

      (il che implica che abbiano imparato a viaggiare nel tempo e a modificare impunemente il passato stesso)

      non e` piu` semplice pensare che sono invece vissuti nel passato, prima dell’ultima glaciazione, nel periodo immediatamente precedente, che ha visto un rapidissimo quanto effimero surriscaldamento delle temperature terrestri di circa 10 gradi?

      proviamo ad ammettere per un momento che tutto quello che stiamo vivendo noi ora sia gia` avvenuto eguale nelle sue linee fondamentali 100.000 anni fa circa.

      e che, sull’orlo di estinguersi, i nostri antenati abbiano lasciato alle loro spalle qualche progetto per ricreare una civilta` umana…

      che poi e` arrivata alla stessa crisi vissuta da loro…

      naturalmente possiamo anche pensare che siano stati invece venusiani o marziani, o quel che meglio vogliamo.

      tanto che limiti ci sono alla fantasia creatrice? 🙂 🙂 🙂

      comunque, come trama di un film direi che puo` anche funzionare… 🙂

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      1. È assolutamente certo che vivano nel passato nella linea temporale assoluta. Semmai ci possiamo chiedere perché abbiano deciso di simulare il passato. Probabilmente perché sul passato avevano abbastanza informazioni per farlo e soprattutto per risolvere un problema. Prossimi all’estinzioni dovevano capire qual’era il loro punto debole da un punto di vista oggettivo. Quindi simulando mondi diversi e osservando l’esito di ciascuno. Una spiegazione alternativa è che abbiano raggiunto un tale livello di conoscenza che siano paragobabili a divinità.

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        1. be’, allora vivono nel passato, ma sono cosi` astuti e giocherelloni da far credere a noi che vivono nel futuro…

          ecco, vedi che abbiamo risolto con questa brillante battuta (scusa se me lo dico da solo) anche l’illogicita` dei viaggi del tempo degli UFO e di quant’altro, che avverrebbero al contrario…

          tutti sono vissuti nel passato, ma vogliono farci credere di provenire dal futuro, ahhah.

          ci sarebbe da chiedersi perche` lo fanno…

          probabilmente per proteggerci dalla paura di sapere che faremo una brutta fine anche noi… 🙂

          – giusto per continuare il giochino, naturalmente 😉

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          1. non homai detto che facessero viaggi nel tempo. L’unica cosa che crea dubbi qua è il fatto di vivere in un mondo simile quello del loro passato. Quindi in questo senso loro sono i nostri discendenti pur avendo vissuto e creato il nostro mondo, di fatto vivendo in senso assoluto prima di noi.

            sul perché l’ho detto prima. Hanno bisogno di capire qualcosa; Sono nostalgici e vogliono conoscere i propri antenati di persona; Hanno raggiunto una conoscenza enorme e i motivi possono sfuggirci. Su dai credici per qualche minuto 🙂 … e soprattutto smettila di pensare che lo facciano per noi !

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            1. non capisco piu` nulla: torna indietro di un commento, please.

              quando hai detto che e` assolutamente certo che vivono nel passato, e` un lapsus e volevi dire invece nel futuro?.

              ma no, ora capisco meglio:

              tu dici che sono vissuti prima di noi, e ci hanno creato come una simulazione del loro passato, a scopo di studio, o qualcosa di simile…

              be’, sul punto fondamentale almeno, siamo d’accordo: non ci sono realmente viaggi nel tempo e loro appartengono al nostro passato, ma ci hanno creato come una simulazione del loro passato precedente…

              ok, ci puo` stare.

              non chiedermi di crederci, pero`, stiamo soltanto facendo fantascienza… 😉

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              1. di fantascienza simile mi pare ci sia tanto in giro per il mondo… il più delle volte è religione… altre volte è semplicemente metafisica 😉

                come fai a dire che loro appartengono al nostro passato? Cosa c’era prima del Big Bang? Ha senso parlare di prima? No… loro sono il futuro ma hanno creato questa realtà 😀 … ma mica dev’esserci per forza una causa effetto (pur non viaggiando nel tempo, ammettendo che il tempo sia solo una costruzione mentale).

                se non si fosse capito cerco di confonderti. Ma non puoi negare che è fantascienza interessante… più di altre fantascienze più popolari 🙂

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                1. ahhha, non e` facile confondermi quando sono arrivato a un punto fermo di chiarezza; devi approfittarne prima, eh eh; adesso e` troppo tardi.

                  quindi loro potrebbero essere tranquillamente noi, cioe` i nostri discendenti…

                  perfetto! magari sono proprio il frutto del progetto della Bank of America…

                  nato per scoprire come si esce da un programma di realta` simulata, e lo ha scoperto cosi` bene da riuscire a inventarla a sua volta.

                  (e come negare che il modo migliore per scoprire come uscire e` di inventarsi come farci entrare qualcun altro?)

                  quando parlo di passato credo che il big bang (ammesso che ci sia stato davvero) e` il punto dal quale inizia il tempo e dunque anche il passato; non si puo` risalire prima.

                  prima del big bang potrebbe esserci un universo senza tempo:

                  quello dal quale germogliano continuamente questi fastidiosi universi a 4 dimensioni.

                  forse gli universi a 4 dimensioni sono TUTTI soltanto simulazioni.

                  be’ non e` fantascienza carina anche questa?

                  a meta` strada tra la filosofia e il polpettone hollywoodiano: potrebbe essere perfetto per la verita` 🙂

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    1. be’, non c’e` bisogno di aggiungere link e stai sfondando una porta aperta.

      sono del tutto d’accordo con te:

      la tesi di Matrix e` soltanto un aggiornameno in chiave tecologico-informatica della tradizionale visione filosofica che chiamiamo idealistica.

      l’uomo come pensiero di dio? ok.

      gia` che ci siamo, perche` non aggiungere Platone col mito della caverna?

      se la realta`, presunta materiale, che noi uomini percepiamo e` soltanto l’ombra proiettata sulle pareti di una caverna da una realta` superiore ideale, non siamo gia` in piena Matrix?

      interessante pero` non e` la continuita`, ma piuttosto l’innovazione, rispetto a questa tradizione.

      primo aspetto nuovo: si elimina dio.

      i nuovi pensatori si muovono oramai nel quadro dell’evidenza fissata da Feuerbach quasi due secoli fa:

      dio e` una creazione umana; con l’idea di dio l’uomo divinizza se stesso.

      quindi tanto vale dire che Matrix e` creata dall’uomo del futuro piuttosto che da dio…

      nota bene: che l’uomo del futuro crei noi che siamo il suo passato significa anche che ha imparato a muoversi liberamente avanti e indietro nel tempo, evidentemente e magari anche di lato, 😉

      secondo, e conseguente: l’invenzione della realta` non e` un misterioso processo mistico che avviene nella mente di Dio, ma un preciso processo tecnologico realizzato dagli esseri umani.

      si sono talmente esaltati gli inventori della realta` virtuale, da sentirsi dio loro stessi e da definirsi tali, senza falsi pudori…

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