la crisi in Germania e la nostra – 370

conflitto commerciale fra Usa e Cina: la prima, vera vittima è la Germania.

è ovvio: se le due principali economie del mondo cominciano a farsi la guerra, per ora tariffaria, con i dazi, e dunque diminuiscono il commercio fra loro e di riflesso quello mondiale, la prima vittima è la principale economia esportatrice europea, la Germania.

e forse la cosa è stata perfino messa nel conto…

il Pil tedesco nel secondo trimestre è sceso dello 0,1%, percentuale che potrebbe parere un’inezia, se non fosse l’indice di una tendenza che non si vede bene come possa essere rovesciata, e questa non è una novità.

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un poco meno ovvio che la crisi economica tedesca possa essere una via più efficace per interpretare quel che sta succedendo nella politica italiana.

ma per arrivare a questo, occorre sorbirsi qualche dato: chi non è interessato a conoscerli, salti addirittura alla fine del post.

. . .

vero che questo blog da tempo ritiene che un ristagno o un lieve calo del PIL non sia una specie di catastrofe planetaria, ma un modus vivendi col quale dovremmo abituarci a convivere: solo che è molto difficile farlo dopo un paio di secoli di capitalismo selvaggio e di crescita dell’ideologia della crescita infinita.

siamo arrivati a un paradosso difficile persino da credere: che i titoli di stato tedeschi rimborsabili fra 10 anni, danno un rendimento, negativo, dello 0,62%: in poche parole c’è gente che presta allo stato tedesco 1.000 euro sapendo che fra dieci anni ne riceverà meno di 930, e considera questo ancora un affare; questo anche per dire che razza di fiducia nel futuro circola da quelle parti.

però, proprio per quanto appena detto, un ristagno della produzione, che potrebbe essere considerato fisiologico o quasi, diventa invece, in Germania, l’elemento scatenante della crisi delle due principali banche del paese: le azioni della Commerzbank e della Deutsche Bank continuano a perdere di valore, così che le due banche hanno oramai un livello di capitalizzazione di mercato totalmente insufficiente: meno di 6,3 miliardi di dollari la prima e di 12,8 miliardi di dollari la seconda; per dare dei termini di confronto, l’Industrial and Commercial Bank of China, il cui principale azionista è lo stato, ha un valore commerciale sul mercato di circa 4.000 miliardi di dollari e altre tre grandi banche cinesi superano agevolmente i 3 mila miliardi di dollari di valore. 

ma il fatto più drammatico è che Commerzbank ha perso valore per 1 miliardo di dollari e Deutsche Bank per più di 400 milioni di dollari negli ultimi due giorni, tra l’11 e il 13 agosto: tanto che qualcuno parla di una sorprendente vera Caporetto bancaria in corso in Germania, dagli esiti imprevedibili.

. . .

non che per l’Italia vada meglio: il nostro rande malato bancario è Unicredit, il cui valore commerciale all’11 agosto era poco sopra all’asticella delle due banche tedesche: 21 miliardi di dollari (erano 80 miliardi di dollari prima dell’inizio della crisi del 2009).

ma anche l’Italia è un paese esportatore, e quale è il suo principale partner commerciale, cioè il più importante cliente dei nostri prodotti? la Germania.

una Germania in recessione economica significa anche una Germania che produce e compera meno da noi, e dunque crisi economica anche per noi.

e infatti la stiamo appunto registrando.

. . .

l’articolo di Mauro Bottarelli su Business Insider Italia, che sto riassumendo qui, apre a questo punto una interessante e inedita prospettiva sull’attuale crisi politica del nostro governo giallo-verde-nero.

lui la fa risalire all’elezione di Ursula von Der Leyen come presidente di una Commissione Europea che dovrà affrontare un autunno da incubo per l’Europa intera.

il 2 agosto Ursula von Der Leyen ha fatto visita a Roma a Giuseppe Conte e due giorni dopo, il 4 agosto, Salvini ha avanzato la prima minaccia diretta ed esplicita alla tenuta del governo.

la sceneggiata sulla TAV, vinta oggettivamente da Salvini, è stata un diversivo e un tipico casus belli che serve a nascondere le cause vere del conflitto:

la sostanza del problema è che la rottura a sorpresa e unilaterale del contratto di governo da parte di Salvini l’8 agosto è in realtà avvenuta sulla sua pretesa assurda di fare una finanziaria di totale scontro con l’Unione Europea, premessa probabilmente di un’uscita del nostro paese dalla medesima (anche se a parole negata, ma la parola di Salvini è come quella di Renzi o di Veltroni: non vale chiaramente nulla).

ma l’Europa si è decisamente opposta, alla vigilia, com’è, di una crisi che potrebbe essere devastante per la sua stessa tenuta e di una brexit che Trump e Johnson vogliono senza accordo, come vero e proprio atto di guerra.

e Conte ha deciso di stare in Europa…;

di qui una crisi sbagliata e una scommessa persa del Capitone, che segna l’inizio ufficiale del suo declino politico.

. . .

dite che è presto per dirlo?

può essere, ma d’ora in poi al Matteo diventato il numero 1 spetta lo stesso rapido declino del Matteo che fu cronologicamente il primo, né di quell’altro ha neppure mai raggiunto le percentuali in nessuna elezione.

 


2 risposte a "la crisi in Germania e la nostra – 370"

  1. Carissimo, saluti;
    riporti considerazioni condivisibili sull ormai inadeguato sistema economico finanziario che ha perso ogni eticità e senso della misura, non meno del sistema politico istituzionale mondiale, che non ha più nulla di democratico in senso reale e formale!
    Ti scrivo per dirti che la mossa del capitano è in linea al pensiero ‘leghista – autonomista’, pensiero che per qualche tempo è stato lasciato covare sotto la cenere per adire a più ampia visibilità e forse, forse, potere contrattuale.
    Trovo inadeguato e arrogante il modo di dire e di fare ma sono totalmente d accordo sulla necessità di ristabilire la supremazia della politica sull economia e sulla finanza speculativa; i veri cancro della condizione di dittatura e sofferenza dell umanità.
    Se considerassimo condiviso che ‘ tutto il male non vien per nuocere e/o che … ‘ un robusto scrollone al sistema che obblighi ad un ‘reset di sistema’ oggi si è necessario, purtroppo, a causa dell egoismo ed avidità che ha reso ‘non equo e/o ingiusto’ vivere di stenti, soprusi e sfruttamento l umanità.
    Sono pertanto a considerare necessario avviare un processo di ‘reset’ del sistema Europa in primis imponendo l avvio dello studio di una costituzione federale per addivenire quanto prima agli Stati Uniti d Europa, cosa che influenzerà tutti gli attori del mondo a considerare come modello istituzionale ed economico come modello di riferimento … sempre che saremo capaci, noi europei, di istituire un modello di equità che veda l uomo riconosciuto in dignità, libertà e serenità davanti ad ogni interesse di parte.
    Questa è una grande scommessa che oggi ha qualche possibilità di realizzarsi, cosa che a breve, non sarà più possibile per mancanza di menti che del passato, hanno fatto tesoro!!

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    1. grazie a te del commento; tralascio i vigorosi punti di contatto all’inizio (inadeguatezza e crisi dell’attuale sistema economico, ma io direi più economico-sociale che economico-finanziario) e della fine: necessità di una costituzione federale europea (ricordando però che il tentativo di dare all’Europa una vera e propria Costituzione fallì qualche anno fa perché bocciato in due referendum in Francia e Paesi Bassi: ma forse si doveva proseguire con chi ci stava…)

      mi concentro invece sui passaggi centrali e soprattutto su questo punto: ristabilire la supremazia della politica sull’economia e sulla finanza speculativa.
      giustissimo, come non essere d’accordo con te? e tuttavia badiamo bene che questa potrebbe essere una rivendicazione priva di significato, se poi la massa degli elettori determina, perché facilmente manovrata, una politica giusto appunto favorevole proprio alla finanza speculativa.

      ciao.

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