natura bastarda? il seguito – 220

 

ripeto il caveat, già accennato all’inizio dell’altro post sul tema, ma qui in modo ancora più chiaro: non legga questo post chi è impressionabile, ok?

qui non si parla di natura da giardino, ma di natura di montagna, che ha le sue shockanti crudeltà.

. . .

ma, prima di tutto, per quel che valgono, le mie scuse ufficiali alla mamma coniglia assassina, di cui ho parlato lì, nel mio primo post su questo tema.

mi sono informato ancora sulle possibili cause del suo comportamento e ho trovato una spiegazione che scagiona sia lei sia chi la alleva: sembra che le coniglie uccidano i piccoli nati, dissanguandoli col divorargli la punta delle zampine, quando si accorgono di non avere più latte e piuttosto che lasciargli a una morte più lunga e dolorosa per fame.

questa almeno è la versione pietosa del loro gesto e ve la vendo come l’ho saputa, ma almeno scagiona tutti.

salvo il narratore, naturalmente.

che poi osserva una cosa: sia che si sottolinei la crudeltà degli animali, sia che si preferisca parlare della loro innocenza primigenia, antecedente alla ragione che ci rende colpevoli, si sbaglia sempre.

perché non solo la colpa, ma anche l’innocenza sono concetti umani, e dunque totalmente inadatti a descrivere comportamenti che sono aldilà o aldiqua dei coincetti tipicamente umani di bene e male.

diremmo mai di un tramonto che è colpevole? parleremmo mai dell’innocenza dell’alba?

e allora perché istintivamente applichiamo i nostri giudizi morali ai loro gesti?

perchè sono così simili ai nostri?

e se li descrivessimo appunto come si fa di un paesaggio, come oggettività pura?

ma qui il filosofo della domenica si ferma, perché si rende conto di essere pericolosamente vicino ad un discorso anche sulla morale umana.

e poi, oltretutto, è anche martedì.

. . .

ma dove proprio non ci sono attenuanti pietiste, invece, è in quel che fanno le galline ovaiole ai pulcini appena nati.

raccontiamo allora che dopo quaranta giorni di cova eroica e al 19esimo giorno del terzo tentativo (il primo con l’incubatrice), ieri sera, finalmente, tornando da Brescia ho scoperto che nel mio pollaio di 5 pennuti in tutto (un gallo dal ciuffo e quattro galline, due rosse ovaiole livornesi e due galline bianche e nere di quelle che io dico con le calze, leggasi con le piume anche sulle zampe) le uova sotto la chioccia in bianco e nero si erano schiuse: cinque gusci rotti stavano davanti all’impavida ancora accucciata.

ho dato la notizia a chi mi è caro e partecipa alle mie gioie un poco infantili; poi, guidato via whatsapp da una vicina esperta, ho sollevato la chioccia da dietro per le ali, schivando le sue beccate indignate, e nella penombra del tramonto già calato, ho contato nove pulcini e cinque uova ancora chiuse.

vero che subito una delle due livornesi rosse si è avventata contro un pulcino rimasto indifeso per beccarlo, io credevo per curiosità.

fagli un recinto attorno, mi hanno consigliato, e io ho disposto delle assi, ho castigato l’importuna facendole paura, e sono andato a dormire, pensando di avere sistemato la faccenda.

del resto la notte era quasi calata e le galline al buio perdono la vista: che cosa poteva succedere?

. . .

la notte niente, ma la mattina, alle prime luci dell’alba, quando sono tornato al pollaio, ho scoperto di non essere stato previdente abbastanza.

le due galline rosse si stavano disputando un primo pulcinoucciso a beccate:

il cadaverino, inerte come uno straccetto inutile e quasi irriconoscibile, una volta uscito dalla vita che quasi non aveva conosciuto, eraq sbatacchiato di qua e di là, mentre lo due lo facevano a pezzi correndo esaltate da ogni parte come baccanti e strappandoselo a beccate l’una con l’altra.

. . .

abbastanza sconvolto da questo attentato al mio intenerimento romantico per il mite pigolio dei superstiti, ho sistemato il recinto di protezione e sono uscito a prendere dell’acqua da versare in un contenitore basso, oper permettere ai pulcini di bere.

ma la gallina assassina aveva già scavalcato la protezione e stava attaccando un secondo pulcino, debolmente difeso dalla chioccia, che non aveva libertà di movimento, visto che doveva tenere coperti gli altri sette.

o bastarda! ho gridato dentro di me, mentre la inseguivo con la scopa, in barba a tutte le mie riflessioni filosofiche di sopra.

ma ancora più schifo mi faceva l’altra livornese rossa, che non aveva il coraggio diu uccidere personalmente, ma poi non si tirava indietro al momento di divorarsi il cadaverino.

. . .

succede, mi dicono, e soprattutto con le ovaiole.

io penso che sono razze selezionate apposta per fare più uova, e probabilmente anche con conseguenti caratteristiche psicologiche particolari, ma non avrei mai pensato che le livornesi fossero un po’ i doberman delle galline.

e così ho salvato di nuovo il concetto di colpa, riportandolo al più appropriato contesto umano.

. . .

dopo, non mi è rimasto che provvedere al trasferimento delle altre tre galline e del gallo in un altro recinto altrove, allestito in qualche modo e un poco di fortuna. passeranno la notte all’aperto; la volpe non dovrebbe riuscire ad entrare, ma temo per la faina, che ha già sgozzato le galline di una vicina, entrando attraverso la rete, e succhiandogli il sangue, come la natura le ha insegnato a fare.

vedremo domattina se la mia è stata una condanna a morte: per un’assassina e tre complici. 

meritata?

comunque ho salvato i pigolanti variopinti pulcini: innocenti, fino a che ne non diventeranno adulti a loro volta.

 

 


6 risposte a "natura bastarda? il seguito – 220"

  1. sono curioso quante galline ti resteranno dopo tutta l’avventura, tra guerra civile e minacce esterne. Secondo me se la faina entra di notte la facenda è finita…

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    1. ci sono già state molte vittime con le piume da me in questa storia: almeno 5 ovaiole scomparse e rimpiazzate da queste, che per ora vantano un record di sopravvivenza in un tempo in cui volpe e faina hanno peraltro fatto strage di tutti i pollai vicini.

      la prima notte è passata senza danno, vediamo la seconda.

      poi domani devo trovare assolutamente un’altra sistemaziuone, senza poortarle negli stessi locali dei pulcini, visto che è prevìsta una seconda bomba d’acqua in arrivo e, se passano la notte, non possono certo affrontarla all’aperto.

      suspence, eh? 😉

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      1. il clima un altro nemico. Le cose si mettono male. Mettiamola così… se trovi la faina e la volpe morte hai un grande problema. Hai rubato le galline a Chuck Norris 😀

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        1. clima nemico anche di ben altro che delle galline…

          in questo momento sono tranquillo, perché sti polli sono in esilio in un recinto dalla parte della mia camera e sento cantare il gallo, ceretasmente in vita dunque.

          scendo a preparargli un ricovero contro la bomba d’acqua in arrivo domani, che almeno mi permette di risparmiarmi l’innaffio dell’orto.

          in Trentino in cima a questa stessa valle, che di là si chiama delle Giudicarie, un orso sta ammazzando i maiali dei contadini incattiviti: faccio conto che non scenda da queste parti e che comunque non perda tempo con le mie galline… 😉

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  2. Proiezioni indebite….

    1197
    MANDANTE

    Il giorno dopo
    Assolda la notte
    Per uccidere
    Il giorno prima
    E per un solo giorno
    Occupare
    Il suo regno.

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