rom, immigrati, ma soprattutto emigrati: ancora a proposito del rivolta-Calzini – 241

dev’essere perché io un blog lo tenevo anche dieci anni fa…

e cosi succede che quel mostruoso potenziamento tecnologico della memoria informatizzata che viene usato per costruirci attorno il più capillare controllo della storia serve un pochino artigianalmente anche a me per non ridurmi a lombrico della mente.

dieci anni fa la destra italiana vinse le elezioni alla grande: 80,5% i votanti,  e di questi il 46,8% votarono la destra (Berlusconi e Lega, con un alleato minore): più di 17 milioni di voti, e la Lega Nord lì dentro aveva l’8% dei voti: un altro 5,6% andò all’UDC.

gridammo al pericolo per la democrazia, ma non successe nulla.

. . .

e sapete, vi ricordate, quale fu la prima cosa che questa destra promise dieci anni fa?

il censimento dei rom…

giuro, me ne ero dimenticato anche io e facevo perfino fatica a crederlo.

cominciarono a distrarre la gente esattamente con le stesse identiche tecniche che stanno usando oggi.

se qualcuno vuole le prove, eccole:

Il ministro degli interni leghista Maroni illustra alla Camera nel 2008 la schedatura dei bambini rom prevista dal pacchetto sicurezza

in questi due link:

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-9/maroni-impronte/maroni-impronte.html

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-9/merlo-impronte/merlo-impronte.html

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non ne venne fuori niente, sono cose illegali, senza fondamento; i censimenti e le schedature su base etnica, figurarsi.

questi sono truffa-popolo seriali, e neppure particolarmente fantasiosi, dato che il loro gioco delle tre carte è sempre lo stesso.

eppure bastarono tre anni a fare crollare quel governo che pareva invincibile: ah sì, ora blaterano del colpo di stato…, ma allora lo approvarono loro stessi in parlamento, con l’acqua alla gola.

. . .

ed ora veniamo all’oggi, per un confronto.

elezioni del 2018: ha votato un po’ meno del 73% degli elettori e la destra ha preso il 37%, appena un poco di più di 12 milioni di voti; qui dentro la Lega ha preso 5.700.000 circa, erano stati 3 milioni dieci anni prima.

ma naturalmente i media del sistema sono scatenati a presentare il nostro rustico rivolta-Calzini come il nuovo padrone d’Italia e quasi quasi il prossimo Hitler.

allo scopo ecco i soliti sondaggi, il metodo sempre buono per raccontare le elezioni che si vorrebbero e provare ad aumentare consensi immaginari.

e tutti a cascarci!

al gioco si prestano gratis tutti coloro che si mobilitano facendogli il favore di far credere che lui sia una cosa seria.

ma per piacere!

io tutto questo entusiasmo per lui non lo sento da nessuna parte, neppure qui in terra di leghismo.

. . .

una cosa seria sono, certamente, le vittime di questo spietato gioco politico al massacro, in tutti i sensi.

e protestare è giusto, non voglio dire di no.

l’appello agli istinti peggiori trova di sicuro gli squilibrati che lo seguono eccitato e il numero dei fetenti che si fanno belli del disprezzo di chi è più poveraccio di loro è da un po’ che cresce.

ma smettiamola di fare il suo gioco e di pigliarlo sul serio.

teniamo i piedi per terra e guardiamo alla sostanza.

la politica del governo e dei partiti va giudicata da quello che fanno e non da quello che va strepitando un politico che deve nascondere la sua incapacità pratica di realizzare davvero qualcosa.

. . .

Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 30 giugno 2018 sono sbarcate in Italia 16.414 persone, l’80% in meno rispetto ai primi sei mesi del 2017.

quindi la cosa non dipende da questo governo.

Nel mese di giugno 2018 sono arrivate tremila persone, mentre in tutti gli anni precedenti – 2014, 2015, 2016, 2017 – erano sempre arrivate 22/23 mila persone.

chi vuole far credere che il problema italiano sia questo, gioca sporco, anche se gioca a sinistra mobilitandosi su fatti quasi solamente mediatici e usati per la propaganda.

. . .

quale è il vero problema dell’Italia, piuttosto?

sono i 285.000 italiani emigrati all’estero nel 2017, e in prevalenza quelli col titolo di studio più alto.

sono ben più gli italiani che se ne vanno degli immigrati che arrivano, e questo dice da solo il declino del paese, che non si risolve impedendo agli immigrati di entrare, ma dando a chi se ne va l’opportunità di restare.

secondo l’OCSE oramai l’Italia è l’ottavo paese del mondo per EMIGRAZIONE:

Cina, Siria, Romania, Polonia, India, Messico ci precedono.

togliamo i paesi ben più grandi del nostro o la Siria massacrata dalla guerra e ci accorgeremo di essere uno dei bubboni malati dell’Europa.

come Romania e Polonia.

la nostra emigrazione ha oramai raggiunto la consistenza di quella del dopoguerra.

e noi siamo qui ad agitarci, anche a fin di bene, si intende, per le 16.000 persone sbarcate nei primi sei mesi del 2018!!!

 


18 risposte a "rom, immigrati, ma soprattutto emigrati: ancora a proposito del rivolta-Calzini – 241"

  1. Il problema, infatti, non è il rivolta Calzini, che da un mese e mezzo lancia proclami, promettendo cose che non ha il potere di attuare (ed infatti, nello stesso periodo è stato più in campagna elettorale che nel suo ministero… ovviamente), ma tutta quella banda di vigliacchi frustrati che non attende altro che qualcuno gli dia la stura per sfogare i suoi più bassi istinti. Tipo quelli che sono andati a sparare coi pallini agli immigrati, o gli imprenditori che minacciano i propri dipendenti stranieri dicendo: ora c’è Salvini, ti faccio un culo così (testuali parole).

    P.S.: nel computo dei voti della destra, però, ti sei dimenticato di includere quelli dei 5 Stelle…

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    1. rispondo alla nota finale.

      che cosa è di destra?

      la destra si misura su due parametri, essenzialmente, secondo me: la solidarietà e la democrazia.

      per questo ho sempre considerato di destra Beppe Grillo, per il suo indulgere al razzismo, anche se una destra intelligente, capace di dotarsi anche di buoni obiettivi, a cui fare attenzione.

      sul suo movimento, il mio giudizio è stato più sfumato: è ambiguo; anni fa Grillo fece un referendum interno pro o contro immigrati e i favorevoli prevalsero, anche se di poco: naturalmente lui si fece un baffo del risultato.

      dopo la morte di Casaleggio però il Movimento è cambiato, Grillo si è, oppure è stato, abbastanza emarginato, la struttura poadronale superata (anche se male).

      sotto la guida di Di Maio i CinqueStelle sono diventati la nuova Democrazia Cristiana: né completamente di destra né di sinistra, anche se lo stigma originario di destra è ancora forte, soprattutto per le debolezze del discorso democratico.

      non sono una destra berlusco-salviniana, comunque, e per questo, anche ripensandoci, credo sia corretto mantenere l’impostazione del confronto elettorale 2008 2018 nei termini in cui l’ho impostato.

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      1. Io invece ritengo che la distinzione passi attraverso due assi: inclusione/esclusione e conflitto/pacificazione. In questo, secondo me, i 5 Stelle sono profondamente di destra, anche se non beceri come Salvini.

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        1. d’accordo sul primo punto, mi pare: inclusione/esclusione o solidarietà mi paiono in fondo due varianti linguistiche dello stesso concetto di base, se non capisco male, e dunque fino a qui l’invece non ce lo vedo.

          ma serve, eccome, per il punto successivo, sempre se non capisco male: conflitto la destra, pacificazione la sinistra?

          vogliamo scherzare? sarebbe come dire che i giacobini, Marx e le rivoluzioni comuniste del Novecento oppure il Sessantotto non sono la sinistra?

          ma allora la sinistra, secondo te, che cos’è, scusa?

          la sinistra nasce per modificare il mondo nel suo aspetto sociale, e in questo è necessariamente implicita una lotta: che poi oggi questa debba essere necessariamente pacifica, possiamo concordare, al momento, così come che della sinistra faccia parte il rifiuto della guerra.

          ma la sinistra non è in se stessa politically correct e anche l’odio di classe, quello contro gli sfruttatori, fa parte del suo DNA storico e culturale.

          forse ci siamo dimenticati che cos’è stata la sinistra stalinista degli anni Cinquanta oppure quella che si diceva rivoluzionaria negli anni Settanta.

          in ogni caso, per chiudere, è chiaro che in un paese senza vera sinistra, come l’Italia, un partito che rimette in vita la Democrazia Cristiana, e come quello senza una chiara identità fra destra e sinistra (ma alla fine in prevalenza di destra), rischia di essere, ma di fatto è anche, la forza politica più di sinistra che c’è in Italia.

          senza che con questo mi venga in mente di votarla, naturalmente…

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          1. Veramente intendevo l’esatto opposto: la sinistra riconosce il conflitto, ed anzi in certa misura lo persegue, laddove la destra ricerca la pacificazione, cosa assai diversa dalla pace, e riconosce unicamente una visione manichea del mondo, con un “noi” buono e un “loro” cattivo per “nascita”.

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            1. sono in confusione, caro gaber.

              ma se allora siamo d’accordo anche sul secondo punto di identificazione della sinistra, perché mai hai scritto nel tuo commento “invece”, riferendoti al mio?

              mi ero espresso male io e avevo fatto pensare di non credere alla positività del conflitto (ben regolato)?

              strano, dato che la vera base della democrazia è appunto che permette di esprimersi al conflitto sociale e ne fa una forza di trasformazione positiva della società: insomma, se il conflitto è dannoso, allora la democrazia stessa lo è e serve un Duce; ma se è utile, allora la democrazia è necessaria come forma di sua regolamentazione non cruenta.

              e tuttavia mi è difficile ritrovare nei 5Stelle una visione politica simile a quella di destra che correttamente descrivi, dove il conflitto viene spostato su un nemico esterno.

              inoltre la separazione manichea fra buoini e cattivi è una semplificazione populista, ma appartiene ad una idea della vita sociale come conflitto interno e non come inquadramento acritico al seguito di un dittatore contro i nemici esterni.

              che è poi, a ben guardare, la differenza fra 5Stelle e Lega.

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              1. Forse avevo inteso male, ma non mi sembrava tu avessi parlato del conflitto.

                Ma è appunto quella la dimensione propagandistica a 5 Stelle: i buoni contro i nemico esterni, la “gente per bene” contro “la casta”. Come se i primi non potessero diventare i secondi.

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                1. no, non avevo parlato esplicitamente del conflitto, ma avevo parlato di democrazia, concetto nel quale, secondo me, è implicito il conflitto, ma anche la sua regolamentazione equilibrata e senza privilegi, condizione per la quale il conflitto diventa una dinamica sociale politicamente coistruttiva.

                  no, non riesco a concepire la critica al cetoi dirigente, definito come casta, come un conflitto esterno.

                  ne seguirebbe una visione della politica da brividi…, se ai governati non è possibile criticare i governanti.

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                    1. non c’è dubbio: del resto chi ha gestito la polemica contro la casta e introdotto il concetto, prima ancora dei 5Stelle, non è stato il Corriere della Sera con Stella?

                      però mi sapresti dire chi altro lo fa in Italia?

                      e andrà pur detto che questa lotta al sistema globale è oramai difficilissima e forse nessuno sa dire davvero come si fa.

                      ci si accontenterebbe almeno di una lotta per una minore diseguaglianza sociale, ma manca anche questa; solo i 5Stelle ne propongono una variante spuria, in una guerra tra poveri che non può riuscire, attaccando le pensioni per introdurre un barlume di reddito di cittadinanza.

                      e comunque è l’unica parvenza di una politica sociale che ci è stata data negli ultimi anni.

                      il PD si è battuto come un leone per peggiorare le condizioni di lavoro e precarizzarle.

                      torniano al punto di partenza: in Italia manca una sinistra, dato che quella che c’era si è autodissolta per la sua storia poco credibile e per smania di governo.

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