la giustificazione di Lisbona [Portugal 2.2] – 175

mi giustifico, siccome sono arrivato a Lisbona.

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e questa qui sopra è la Conca d’Oro della Val Sabbia, vista dal mio paesello, il giorno della partenza, in cui ampiamente demeritava del suo nome; era per me la prima discesa a valle, per acquistare all’ultimo momento un nuovo trolley, visto che quello che avevo aveva lasciato le sue ruote appunto in Portogallo l’anno scorso e non era stato ancora sostituito.

l’aereo l’ho preso per il rotto della cuffia, come piace a me: parto con 4 ore di anticipo per arrivare ad Orio al Serio col bus per le 18; ho il pieno di GPL da fare, ma al primo distributore non c’è nessuno e il secondo ha chiuso il GPL, e qui mi ingolfo alla ricerca nevrotica di complicazioni, ritorno indietro, vado alla superstrada, il mio riduttore perde, l’addetto, un africano, si innervosisce per il mio nervosismo e va a cercarne uno suo, la strada è piena di camion lenti; non serve trovare il parcheggio subito e il metrò che passa all’istante; quando arrivo a fare il biglietto del bus, il prossimo passa fra 50 minuti e l’arrivo all’aeroporto è previsto per le 17,30, giusto l’orario in cui chiude il gate; ma possibile che il bus metta 60 minuti a fare 40 km di autostrada?

il bigliettaio mi dice di provare lo stesso; io telefono a mia figlia se può portarmi lei in auto, ma ha un appuntamento proprio a quell’ora; però io sono tranquillo, sento che ce la farò.

e, arrivato alle 17,20, con una corsa disperata attraverso il centro commerciale l’aeroporto di Orio al Serio, ce la farò, in effetti, ma solo per scoprire che poi l’aereo partiva con mezzora di ritardo per via di un ingorgo di velivoli: ma mi avrebbero lasciato a terra lo stesso…

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troppi, troppa gente viaggia, e forse mi devo scusare non soltanto perché viaggio e dunque trascuro il blog e i grandi argomenti, ma proprio DI viaggiare.

capite da soli perché.

. . .

troppi lo fanno, ormai, e in che cosa io dovrei sentirmi diverso da questa massa annoiata che viaggia come se oramai fosse un dovere farlo?

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sull’aereo Ryanair uno strano clima: da un lato molte delle solite facce incazzate degli italiani, che continui a riconoscere, girando il mondo, non più soltanto per quanto sono siamo caciaroni, ma anche perché moltissimi ormai girano con una faccia che pare che non aspetti altro che dire o fare qualcosa di sgradevole.

ma dall’altro c’era un bel gruppo di ragazze adolescenti che suscitavano irresistibili rimpianti confronti, o forse irresistibili confronti rimpianti; mi stavo giusto chiedendo se fossero una classe in gita e come mai tutta al femminile, quando all’altoparlante ci è stato detto di salutare la squadra di rugby taldeitali, che andava certamente a vincere la sua partita, e loro hanno fatto la ola per i loro due allenatori.

che clima di famiglia: alla faccia di quelle facce.

. . .

dovrei raccontare altre cose dell’arrivo: splendido sorvolare Lisbona,

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e della cena e dell’ostello ricavato dentro l’edificio stesso della stazione; facilissimo arrivarci dunque col metrò, come mi spiegò l’anno scorso un moldavo conosciuto sull’autobus per Fatima: ciononostante scendo, a memoria, una fermata prima: ma poco male, perché mi oriento subito e bastano dieci minuti di discesa verso il mare per arrivare alla stazione .

ma qui piuttosto il problema è identificare dove si trova l’ostello, dato che il numero indicato sulla prenotazione sembra più una formula magica che un indirizzo operativo, che nessuno ne ha sentito parlare tra quelli a cui domando, e neppure il primo poliziotto, ma per fortuna mi ci porta quasi il secondo a cui chiede il primo: è lì, dietro l’angolo, e posso cavarmela da solo adesso.

simpatica l’accoglienza: architettura moderna, e perfino una terrazza spettacolare dal punto di vista panoramico.

. . .

subito esco per la cena, che sarà una croccante economica dorada, cioè un’orata.

tranquilla e distesa realtà multietnica, Lisbona, vorrei dire, osservando la varia umanità che mi circonda, e in questa tolleranza riconosco come l’ultima eredità positiva del passato coloniale: ma poi ho cenato nella piazza della stazione, all’aperto, davanti ad un giro sfacciato di spacciatori chiaramente immigrati.

e altro e altro, ma purtroppo il caricabatteria del mio netbook non è compatibile con la presa portoghese, come mi accorgo proprio in questo momento, e qui smetto e carico il post fino a che sono in tempo.

il resto e qualche foto alla prossima, appena possibile: aggiornerò il post…

a presto.

. . .

e, aggiornando il post, mi accontento di mettere come ultima foto l’immagine della camerata dove passerò la notte…

in basso a sinistra, dove la tendina è aperta, ovviamente.

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22 risposte a "la giustificazione di Lisbona [Portugal 2.2] – 175"

          1. Stand up comedian americano. Parlando delle persone che si lamentano dei ritardi aerei dice: sono tutti: “è stato il peggior giorno della mia vita. Non ci hanno fatto imbarcare per venti minuti e poi ci hanno fatto stare fermi sulla pista per altri quaranta. Fermi sulla pista!”. Oh, davvero? E poi cos’è accaduto? Per caso ti sei incredibilmente alzato in volo come un uccello? Hai partecipato al miracolo del volo umano, tu, insignificante nullità? Uao, stai volando! È straordinario! […] Stai volando, stai… stai seduto su una sedia nel cielo! Oh, già, ma non c’è spazio per le gambe. E puzza. Persone del genere dicono che ci sono ritardi, su un aereo che magari fa New York-California in 5 ore. Una volta ci volevano 30 anni per farlo, e parecchi di voi sarebbero morti per strada o avrebbero fatto un bambino!

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            1. grande!

              quindi dici che erano incazzati per i trenta minuti di ritardo dell’aereo e anche se il comandante aveva annunciato che li avremmo recuperati nel volo? come in effetti è stato…

              non ci posso credere, ma forse hai ragione…

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  1. Molti viaggiano ormai perchè “fa figo” ma è un po’ è il discorso che si faceva qualche tempo fa… ci sono molti turisti e pochi viaggiatori.
    Tu sei del secondo gruppo, ecco perchè sei intollenrante come me alle “masse”😂😂😂😂

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    1. credo sia vero; e certamente per molti il viaggio è una esibizione come il SUV.

      mi paiono gente infelice, e questo spiegherebbe molte cose.

      a presto, Veronica: ho trovato una riduzione nel nuovo ostello e i resoconti sono già ripresi…

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      1. Assolutamente d’accordo con te…infelici è il termine esatto…lo fanno per tornare e dire di averlo fatto ma non hanno luce negli occhi, non sono curiosi, non vogliono scoprire e si prenotano persino il momento in cui devono andare al bagno🤣🤣🤣🤣

        Aspetto con impazienza di sapere cosa combinerai in quel di Lisbona😊

        Un abbraccio forte

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