disavventure varie ad Ella (e al Ravana Rock) 2a parte – bortolindie 31bis – 108

oltre ad aggiungere le foto alla prima parte di questa pagina del mio diario di viaggio, devo affrettarmi con i resoconti, che hanno accumulato un discreto ritardo.

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la prima meta della mia giornata ad Ella, a mezza costa tra le stupende piantagioni di the dello Sri Lanka centro-meridionale, è una grotta presentata come preistorica: il largo sentiero di terra battuta che porta nella sua direzione ha ad un certo punto un cancellino di ferro e dall’altro il baracchino di una biglietteria inglobata in una casa di campagna; si paga il modestissimo ticket e si comincia a salire per un percorso pietroso sconnesso e non facile; una coppia che ha iniziato prima di me si è già divisa: lei seduta su un grosso sasso e lui che sale assieme a me.

la grotta è ampia e il gioco delle luci e dei colori sulla montagna di fronte permette di fare qualche discreta fotografia scolastica (che ora vi risparmio); a me ricorda certe grotte del Laos, che però avevano in più o qualche presenza buddista oppure il ricordo ancora vivo della guerra che gli americani fecero al paese.

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ma la vera meta della giornata è il Ravana Rock, una altura rocciosa che spicca bene contro il cielo orientale; non ha l’imponenza assoluta dell’Adam’s Peak, naturalmente, però rimane sempre affascinante l’idea di salire anche lì: basta solo trovare la strada.

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non c’è l’abitudine in Sri Lanka di una segnaletica dei luoghi di interesse non dirò turistico, ma naturalistico; anche se questo percorso si rivelerà davvero bello e in alcuni tratti non so se più emozionante o commovente, niente lo indica al turista, che viene ricondotto dunque alla dimensione dell’esploratore improvvisato; del resto Ella, in realtà, non ha altre vere attrazioni che i suoi panorami e il suo clima freschissimo e piacevole e, giustamente, luoghi come questi sono piuttosto popolari.

devo faticare un po’, chiedendo, per trovare l’angusto sentierino che, poco dopo la grotta, curva a sinistra per salire sulla montagna e, dopo qualche tornante, conduce in una piantagione di the, dove i sentieri, logicamente si disperdono e non è facile distinguere quelli strumentali alla cura delle piante e alla raccolta delle foglie, da quello per il quale si deve proseguire per raggiungere il punto panoramico.

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ma ecco che si materializza un piccolo contadino, si direbbe sessantenne, che sta girando con una roncola, e che alla mia domanda non si accontenta di indicarmi la strada, ma vuole accompagnarmi: com’è gentile, mi dico io, mentre lui taglia con la roncola un ramo perfettamente diritto, che potrebbe essere di frassino, per farmene con tre o quattro colpi un bastone perfetto; comunque girando qua e là per i sentieri arriviamo in un quarto d’ora davanti a un baracchino che vende sacchettini di thé e diverse spezie locali (ne comprerò un po’ al ritorno).

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e qui io penso che non è il caso di approfittare ulteriormente della gentilezza del mio accompagnatore e decido di congedarlo, preparandomi ad una ricompensa che mi sembra commisurata al quarto d’ora di impegno che mi ha dedicato, secondo i parametri locali, ma forse anche secondo quelli europei.

lui mi guarda con uno sguardo incredulo, e rifiuta con decisione: eh no, devo dargli almeno l’equivalente di 5 euro in valuta locale; trovereste forse la richiesta adeguata da noi? in Sri Lanka equivale ad una rapina; ma io dimentico – oh utilità dell’Alzheimer! – che il tipo ha una roncola di cui mi ha appena dimostrato l’efficienza e dico che assolutamente non intendo darglieli, raddoppiando comunque la posta; ma incontro un nuovo rifiuto: allora, meglio che vada avanti da solo, dice il vecchio: ci sono due strade, una facile ed una difficile e solo lui saprebbe dirmi quella giusta, così mi perderò.

alla fine il mio compenso viene alla fine raccattato, anche se non accettato, mentre il mio accompagnatore mancato se ne va con evidenti manifestazioni di disgusto; ma io sono anche più contento di salire da solo lungo un sentiero tra gli alberi del bosco, che ora posso fotografare liberamente (trovo anche un termitaio), e mi piacerebbe anche che un paio di riprese fossero riuscite ad incidere dei caratteristici scricchiolii dei tronchi altissimi smossi dal vento.

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si cammina risalendo il costone, scavalcati a volte da giovani più efficienti, alcuni accompagnati da consimili guide del posto, fino ad arrivare ad uno spartiacque abbastanza pianeggiante che si prolunga in una punta che si spinge avanti, a picco, sulla valle che verso sud-est si apre verso colline che digradano nella foschia.

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nessuna foto è riuscita bene a rendere il senso di vertigine che provoca l’affaccio, ma ci sono alcuni che lo sfidano spingendosi all’estremo limite del precipizio.

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io preferisco sedermi su un tronco a bermi un succo di lime e di un altro frutto esotico mescolati fra loro.

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per molti l’escursione è finita nel suo punto canonico, ma io so che volendo si può continuare ad una specie di sacrario degli alberi, che si rivelerà una esperienza veramente straordinaria, per niente inferiore alla famosissima foresta di bambù di Kyoto: alberi incredibilmente alti e sottili si alzano ritmicamente verso il cielo, come una preghiera o un canto esotici, e qualche uccello selvatico fa sentire i suoi versi, mentre il vento continua a farli cigolare nella solitudine quasi completa che corona questo paesaggio.

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poi la sorpresa improvvisa di una roccia molto appartata, che sporge e ospita un affascinante buddha contadino, protetto da una zanna di elefante.

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continuerei volentieri, ma penso che sia meglio scendere; so che lì sotto ci sono le cascate, anche se, da come le ho intraviste, quasi completamente asciutte.

rifaccio dunque, orientandomi abbastanza bene, il percorso della salita, ma poi, arrivato ad un punto strategico, giro a sinistra, convinto che il sentiero porterà in qualche punto ad affacciarsi sulla spettacolare caduta rocciosa di una trentina di metri.

mi sbaglio: faticando non poco lungo un sentiero quasi ricoperto dalla vegetazione (dove presumibilmente perdo il maglioncino arrotolato in vita), arrivo soltanto in cima alla cascata, ma da punti dai quali non la si può vedere, e invano mi ostino ad ogni traccia di sentiero, sperando di sbucare su qualche organico percorso che permetta di goderne la vista complessiva: sono stradine che portano a case agricole incredibilmente isolate e difficili da raggiungere; e non prive di preoccupanti cani slegati.

pian piano l’esperienza mi costringe a rassegnarmi all’idea che non c’è alcuna connessione col fondovalle: questi poderi sono collegati ad una strada superiore soltanto; non c’è mai alcun modo di raggiungere quella di sotto, che porta alla Guesthouse.

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la situazione si fa ancora più strana quando arrivo alla ferrovia, percorsa da coppie di fanatici camminatori occidentali: ci sono case e perfino un paio di strutture turistiche che hanno soltanto un accesso carraio, ovviamente sbarrato, sulla ferrovia; il che significa fatiche incredibili nei rifornimenti essenziali.

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un paio di volte passano anche dei treni, alla incredibile velocità indicata da un cartello, di 15 km all’ora, facendoci discendere, noi turisti curiosi, dalla traccia ferroviaria tra i binari.

ma io poi trovo uno spiraglio, sul lato opposto della cascata, che è quello di un sentiero che sembra totalmente abbandonato, ora che l’acqua lì sotto è quasi esaurita, ma porta ad una postazione, pure palesemente in disuso, che è tuttavia molto pittoresca e si affaccia finalmente davvero sulle cascate che non ci sono più.

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ma di nuovo, nessuno sviluppo verso il basso di questo sentiero mozzo.

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una signora vende succhi di frutta fatti al momento oppure noci di cocco da svuotare del dolce liquido interno su un baracchino vicino alla ferrovia e ne approfitto di nuovo; c’è un tuktuk non lontano, suggerisce; ma io preferisco continuare verso la stazione, da cui sono disceso ieri, sentendo le vibrazioni, sul ferro dei binari, dei convogli che si avvicinano.

ricordo di simili esplorazioni infantili lungo la ferrovia di Merano Maia Bassa, ed eccomi ad inciampare di nuovo su un filo basso di ferro, quasi invisibile: come allora, ma con meno danno, perché sessant’anni fa mi fratturai un gomito, in quel modo.

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è a sorpresa che, ad un chilometro o più, ancora, dalla stazione, ad una svolta, compare inattesa la strada che porta alla guesthouse e fa risparmiare almeno una mezzora di cammino, ed è tempo, finalmente, di mangiare, allora, in un ristorante tipico singalese.

e poi non resta che l’ultimo pezzo a piedi di mezzora sul tramonto, e non mancano le scimmie sulla strada.

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la mattina si parte di nuovo; Alax mi ha spiegato ieri che il bus verso il sud si ferma proprio davanti alla sua guesthouse, e mi ha detto l’orario: le sette e mezza; ho messo la sveglia alle sei e salgo a piedi nelle belle luci dell’alba, a prelevare a un’ATM, lassù, dopo che ho fatto ricaricare ierisera da mia figlia la carta di credito; un’oretta di camminata salutare, ed ora non mi resta che aspettare che si alzi, ma sono sempre più nervoso per la paura di perdere il bus.

Alax, quando finalmente arriva, mi presenta il conto (senza le cene, effettivamente), ma ha una proposta da farmi: io devo dire all’agenzia virtuale che mi ha mandato da lui, che non ho passato queste due notti da lui, così lui evita di pagargli la commissione e a me lui fa uno sconto di 5 euro.

e quant’è la commissione, Alax?il dieci per cento…non è poco.

capite quanto lucrano questi succhiasangue su internet, che di fatto hanno realizzato un monopolio informativo sul turismo che una volta era fai da te?

 


6 risposte a "disavventure varie ad Ella (e al Ravana Rock) 2a parte – bortolindie 31bis – 108"

    1. 🙂 sequoie anoressiche?

      io non ho sentito un particolare profumo annusando una foglia fresca; vero che ho un olfatto debole, e mi sono anche chiesto se l’aroma non si concentri attraverso il processo di essiccazione.

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      1. 🙂 quasi…

        Immagino sempre che sul luogo di piantagioni si senta anche il profumo…
        Evidentemente non è così ed è come tu dici
        Poi una essiccate le figlie a contatto con l’acqua calda sprigionano il profumo a lungo conservato
        È come se tenessero memoria

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        1. ti correggo le figlie in foglie, ma era carino anche così. 😉

          la mia impressione, però, è che, anche se non percepiamo coscientemente il profumo, essendo molto leggero, tuttavia attraversi l’aria ed entri nella testa senza essere riconosciuto: da qui un senso leggero di eccitazione, molto piacevole.

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  1. Da quelle parti c’è anche una interessante “fabbrica di tè” (Newburgh Green Teas (PVT) LTD.), che abbiamo visitato dopo la salita a Ravana Rock e prima di tornare a piedi sulla ferrovia. Ah che favolose piantagioni di tè in quella zona…

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